Lucia Del Grosso

Grande è la confusione sotto il cielo ……..

PERCHE’ ABBIAMO SOSTENUTO CUPERLO

dicembre10

CUP3Premesso che è più facile essere lucidi quando si vince che quando si perde e che io ho perso.

Perché abbiamo sostenuto Cuperlo? Semplice: Perché a noi questa bizzarra idea che la sinistra si riassume nel ritornello del cambiamento non convinceva. Ci sembrava una sfacciata presa per i fondelli. Ci mancherebbe altro che la sinistra non è cambiamento dello status quo. E a che serve se non si propone di cambiare un mondo di privilegi, iniquità, sfruttamento, povertà, guerre e tanti altri mali che offendono l’umanità? Ma “Cambiare verso” e “Le cose si cambiano cambiandole” ci sembravano grottesche tautologie. E le tautologie sono appunto prese per i fondelli.

Eravamo convinti che il mondo, e con il mondo l’Italia, fossero avviluppati nella paurosa implosione di un modello di sviluppo che aveva promesso ricchezza per tutti e invece estendeva le sacche di povertà e che siccome questo paradigma si era affermato anche per colpa della sinistra, il vero cambiamento dovesse riguardare in primis la   ridefinizione dell’identità della sinistra. Insomma pensavamo che il cambiamento non fosse né solo un ricambio di poltrone, né una riverniciatura dell’immagine, ma che la sinistra dovesse tornare a parlare tutte le sue lingue e abbandonasse il balbettio inconcludente con cui aveva commentato l’avanzata a grandi passi del liberismo estremo.

Una cosa è cambiata ieri: quel balbettio si è trasformato in un vocione che promette svolte e cambiamenti, ma non parla dei nodi veri che dovrebbe affrontare la sinistra.

Una sinistra che da un quarto di secolo o più ha iniziato a perdere tutte le sue battaglie fino a rinunciarci. E noi dicevamo che l’autocritica doveva necessariamente partire da lì e che sarebbe stato un esercizio più faticoso e francamente più serio del ricercarcare le ragioni della persistenza delle macchie dei giaguari.

E dicevamo che la sinistra ha iniziato a perdere da quando ha rinunciato al suo pluralismo e ha perso pezzi di tradizione.

Perché la sinistra, come d’altra parte la destra, non è data storicamente come un blocco liscio, ma è sfaccettata in tante tradizioni, spesso conflittuali. Possiamo però ridurre la sua complessità a due grandi famiglie di tradizioni classificate rispetto alla concezione della libera espressione della soggettività umana, che è il tema fondamentale della sinistra: quella che ritiene la soggettività dell’uomo ancorata all’individuo e che pertanto assegna priorità ai diritti civili e quella che invece la collega a processi di emancipazione collettiva e che quindi  si batte per i diritti sociali. Poi all’inteno delle due famiglie di tradizioni le declinazioni sono tante ed ognuna di esse nel corso della storia ha cercato di esercitare l’egemonia sulle altre.

La sintesi delle due macroaree della sinistra non è mai avvenuta compiutamente: una delle due, la tradizione liberaldemocratica dei diritti civili, ha nell’ultimo trentennio quasi fagocitato l’altra, quella dei diritti sociali.

Ed è stata la rinuncia a questo pluralismo della sinistra a preparare il terreno per l’avanzata delle destre, che si sono appropriate anche della protesta sociale declinandola in termini populistici.

E’ avvenuto a livello europeo ed è avvenuto anche nel PD, che non è mai riuscito a fondere queste due famiglie di tradizioni e ne ha lasciata morire a poco a poco una, fino all’atto finale di ieri.

Noi che sostenevamo Cuperlo chiedevamo solo questo: di far tornare a vivere la sinistra dei diritti sociali, per non ripetere la storia degli ultimi trent’anni, che ci ha regalato vittorie effimere che hanno interrotto solo momentaneamente il lungo monologo della destra.

Abbiamo perso, per ora.

Ma non finirà qui, perché le contraddizioni del neoliberismo esploderanno ancora e con sempre maggiore virulenza. E la sinistra sarà stretta nella tenaglia del populismo e del “sovversivismo della classi dirigenti” da una parte e dall’attacco allo stato sociale dall’altra. Basta la sua configurazione attuale, zoppa di una gamba, per non essere stritolata dalla tenaglia? La storia insegna: dove la sinistra ha assunto solo l’abito liberaldemocratico e non ha saputo contrastare la destra anche sul versante dei diritti sociali i deboli e gli svantaggiati hanno avuto un altro destino: confrontate gli Stati Uniti con l’Europa che abbiamo conosciuto prima della deriva dell’ultimo trentennio.

Questo chiedevamo a questo Congresso: di allineare le due gambe. Di tornare al progetto originario del PD con due gambe.

Ma abbiamo perso. E male.

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6 Comments to

“PERCHE’ ABBIAMO SOSTENUTO CUPERLO”

  1. Avatar dicembre 10th, 2013 at 14:31 Filippo Crescentini Says:

    Dove sarebbe contato veramente (solamente) in qualunque partito europeo, ovvero nel voto degli iscritti – che sono corpo e padroni del partito – non avevamo perso. Il 54% degli iscritti aveva detto no a Renzi. Con la legge per l’elezione del Sindaco si sarebbe dovuti andare al ballottaggio. Avremmo potuto anche vincere. Abbiamo perso, quando al voto degli iscritti (pochi, visto che avevano già dato) si sono sommati i voti degli elettori e i voti degli estranei, dei passanti, che l’Unità di ieri quantificava nel 30% dei votanti totali. Gente che non vota il PD alle elezioni e un certo numero di nemici giurati, ai quali un partito coglione concede il diritto di concorrere a scegliere il suo segretario (non dovremo avere pace fino a quando non sarà eliminata questa stronzata assoluta). In ogni caso, detto del tuo “abbiamo perso e male”, prendo atto senza obiezioni dell’atrettanto tuo “abbiamo perso, per ora”. Questa frase la condivido. Il PD è contendibile ed è, quindi, reversibile. Il presupposto è la chiarezza. Chi ha vinto si prenda tutte le responsabilità. Poi vedremo i risultati, dovendo passare dal parlare male degli altri al fare, in prima persona.


  2. Avatar dicembre 10th, 2013 at 14:49 Angelica Lubrano Says:

    Siamo la minoranza nel PD. Hanno vinto gli altri. Noi sappiamo che non sempre è il meglio a vincere. Altrimenti non ci spiegheremmo il successo elettorale di Berlusconi e di Grillo…..
    Di qui possiamo provare a far partire quel PD che non è mai partito. Di andare in direzione ostinata e contraria VERSO SINISTRA, perché senza sinistra non c’è partito, ma comitato elettorale e ufficio collocamento per professionisti della politica con tripli incarichi.
    Un PD capace di darsi finalmente un’identità e di saperla difendere nei luoghi del confronto. Dobbiamo essere pronti a definire con CUPERLO, BERSANI, ORLANDO, FASSINA, ecc… i vari punti: dalla legge elettorale a un progetto economico compiuto alternativo a quello liberista-blairiano dei renziani
    Sarà dura, difficile, ci imporrà dei sacrifici, perché siamo senza mezzi e senza supporti mediatici, escluso FB e la rete …. e la nostra passione disinteressata, ma non dobbiamo mollare, non ci dobbiamo disperdere, abbiamo mostrato forza, capacità, anche il piacere di condividere in sintonia pensieri, riflessioni, speranze. RESTIAMO BELLI E DEMOCRATICI E, PRIMA DI TUTTO, DI SINISTRA


  3. Avatar dicembre 10th, 2013 at 14:55 fiorenzo Says:

    Molti confondono la sinistra con i soggetti in cerca di riconoscimento identitario e individuale. Sono i paladini dei nuovi diritti, i girotondini, gli entusiasti della democrazia della rete, gli inventori delle “terze vie”, ecc. ecc. Queste culture si muovono in contiguità con l’ideologia liberale con la quale vorrebbero entrare in conflitto. Spontaneismo e velleità rivoluzionarie non pagano; dobbiamo riflettere sull’identità del partito come soggetto antagonista degli interessi di classe, partire dagli interessi in gioco e non dalle identità perché altrimenti si rimane sul terreno dell’ideologia liberale. La sinistra potrà tornare all’altezza delle sfide del nostro tempo solo se sarà in grado di elaborare una visione del mondo alternativa a quella neoliberale. Un partito non esaurisce la sua funzione con le elezioni e poi con il governo del paese. Un partito deve soprattutto avere un’opzione identitaria, deve avere nel suo dna una chiara visione del mondo e deve essere in grado di svolgere una funzione culturale ed anche pedagogica.


  4. Avatar dicembre 10th, 2013 at 16:51 Paolo Cerceo Says:

    Condivido tutto; compreso il fatto che le poche vittorie della sinistra siano state effimere. Viviamo in un paese dove la destra è sempre stata maggioritaria e ogni qualvolta la sinistra si è avvicinata al potere la destra è riuscita a trovare il modo di impedirgli di prenderlo (Berlusconi nel 94, Beppe Grillo 2013 e adesso Renzi che Prospero ha definito più o meno ultimo baluardo della destra post Berlusconiana), anche stumentalizzando le divisioni interne che la sinistra non si è fatto mai mancare………ma sicuramente non finirà qui. Come dice Bersani “è una ruota”…..e prima o poi la faremo girare dalla parte giusta.


  5. Avatar dicembre 10th, 2013 at 18:04 Elisabetta Barrella Says:

    concordissimo


  6. Avatar dicembre 10th, 2013 at 19:53 dorzacc Says:

    Che avremmo perso lo sapevamo. Oggi le battaglie si vincono in tv e conta chi le possiede, e queste hanno convinto la nostra gente che con Renzi si vince e questo spiega il voto.
    Noi abbiamo presentato uno sconosciuto ai più: bravo, intelligente, di sinistra, ma sconosciuto. Un autentico suicidio che del resto è partito con le dimissioni di Bersani.
    Diciamo che in generale questo è l’esito del suicidio del gruppo dirigente del PD.
    E allora io penso che si suicida ha sempre torto.
    Quanto al nuovo gruppo dirigente dalle prime mosse sembrano dei passanti, giovani di belle speranze e nulla di più.
    Non so se la linea sarà liberista, lo vedremo, ma in questo caso penso che sarà spazzato via. E il liberismo lo abbiamo in realtà appoggiato noi col governo Monti, per esempio, e questo lo abbiamo pagato con la sconfitta.
    Una nuova sinistra nascerà? Forse, ma non avrà come protagonisti il gruppo dirigente del PD, ormai bollito.


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