Lucia Del Grosso

Grande è la confusione sotto il cielo ……..

I GENITORI NATURALI DELLA SCONFITTA

maggio12

EPIFANI“Si vince insieme, ma si perde da soli”. Si dice anche “La vittoria ha tanti padri, la sconfitta nessuno”, ma non si addice a quella brava persona che è Bersani. Uomo serio in un Paese di buffoni: non si nasconde dietro a scuse. La verità è che la sconfitta viene sempre addebitata a quello che rimane con il cerino in mano. Specialmente se è tanto responsabile da rischiare di scottarsi le dita invece di buttarlo e chissenefrega se brucia tutto.
Si dice pure, oggi voglio dare la stura ai proverbi, che tutti i nodi vengono al pettine e non sempre è facile pettinarli. Bersani, che oggi è il classico capro espiatorio, quei nodi li aveva individuati, ma quelli che non sospettano neanche l’esistenza di quei nodi ora danno addosso a lui.
Quei nodi risalgono alla fondazione e si chiamano partito-che-mette-insieme-tante-belle-idee-ma-mi-raccomando-alla-rinfusa.
Poi ci si sconvolge che alla prima prova di assunzione di responsabilità, cioè quella cosa che ti impone di avere le idee chiare su cosa hai intenzione di fare, le belle idee alla rinfusa centrifugano e prendono le strade divergenti del moderatismo, della piazza, dell’idealismo, del pragmatismo, del calcolo personale, ecc. ecc., tana liberi tutti.
Bersani avvertiva su tutto questo, sull’aberrazione del partito-contenitore, una scatola in cui tutti possono entrare e cercarsi un angolino senza doversi mischiare agli altri. Ma la colpa sempre sua rimane. Così va il mondo (oggi è giornata di proverbi).
Ora il cerino ce l’ha Epifani, che ha ereditato questa centrifuga e deve cercare di contenerla fino al congresso previsto per ottobre. Se nel frattempo il partito dovesse implodere la colpa sarà sua, ci si può mettere la mano sul fuoco, non di quelli che continuano a fare gli irresponsabili rifiutandosi di confrontarsi nel partito per cercare una sintesi.
Tanto hanno pronta la scusa: questo partito ha tante anime, pure qualche animaccia de li mortacci sua con cui non abbiamo voglia di averci a che fare, per cui rivendichiamo le mani libere, succeda quel che succeda. Ecco, questa è la maniera migliore di far succedere il peggio.
Il problema non è il pluralismo delle anime: è il rifiuto di aprirle lealmente al confronto. Come ieri: Epifani è stato eletto con 458 voti su 593, mancano un po’ di voti, possibile che nessuno si sia ritenuto in dovere di dire perché non Epifani e di presentare una proposta alternativa? Certo che è possibile, è perfettamente compatibile con la metafora dello scatolone dove ciascuno si piazza nel suo scompartimento: se presento una proposta e chiedo di metterla ai voti poi mi vengono a misurare i metri quadri, capisce ammè. Ma peggio: accettare questa regola del confronto nel partito poi mi obbliga ad adeguarmi alla sintesi e questo comporta rinunciare all’immagine che mi sono costruito tra i miei elettori alle primarie, i fan della mia pagina su Facebook e i followers su Twitter.

Bersani lo diceva che questo partito non ha dirigenti, ma moderni feudatari. Ma è lui il padre adottivo di questa sconfitta, i genitori naturali non la riconosceranno mai.

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6 Comments to

“I GENITORI NATURALI DELLA SCONFITTA”

  1. Avatar maggio 12th, 2013 at 09:01 Erminia scioli Says:

    …questo partito ha tanti sottoinsieme che ormai si fa fatica a capire a quale ‘insieme’ appartengano…insomma non si capisce nè con la logica nè con la matematica!


  2. Avatar maggio 12th, 2013 at 09:35 luciadelgrosso Says:

    Almeno i sottoinsiemi si parlassero tra di loro!


  3. Avatar maggio 12th, 2013 at 15:17 Angelica Lubrano Says:

    Sono sempre più convinta che noi , militanti di base, non ci distinguiamo più fra ex o nativi. Nei circoli lavoriamo, friggiamo le salamelle, distribuiamo volantini, partecipiamo alle discussioni. Solo in “alto” continuano a coltivare le differenze perchè questo assicura orticelli di potere. Ora, anche su Fb, sento parlare di ostracismi reciproci, prese di distanza…. Abbiamo invece bisogno di essere inclusivi, di trovare la sintesi alta: la parte migliore del Paese lo ha sempre fatto nei momenti drammatici: Risorgimento, Resistenza, Costituzione, Ricostruzione. Occorrono regole chiare e condivise e spirito democratico, capace di rispettare la volontà della maggioranza. Se c’è quindi una vera distanza questa esiste fra la base di volontari e militanti e chi della politica ha fatto mestiere. Con una partecipazione orizzontale, la non reiterazione e la non concentrazione degli incarichi, che devono diventare sempre più a titolo gratuito, con un albo costruito su competenze verificate per la nomina negli enti di 2° grado, nelle partecipate, nelle fondazioni, ecc….si può evitare che “piccole caste crescano” …. Ora è anche la stretta finanziaria ad imporcelo….


  4. Avatar maggio 12th, 2013 at 15:23 elisabetta barrella Says:

    Io mi ricordo che eravamo ancora ds e c’era un ragazzo che, con tattiche e furberie, cercava in tutti i modi di emergere. Una volta gli dissi “G., ma se vuoi fare il segretario della sezione PERCHE’ NON LO DICI APERTAMENTE? magari siamo d’accordo”. Non lo fece mai, non lo disse, poi smise di frequentare la sezione. Con qualche analogo sistema oggi è uno stretto collaboratore dell’attuale presidente della regione. E’ un metodo che non capirò mai e che avverserò sempre.


  5. Avatar maggio 12th, 2013 at 15:47 fiorenzo Says:

    Un ciclo della storia si è chiuso ed e’ compito della politica indicare un’altra via. Il Pd deve ripartire da qui se vuole superare le sue contraddizioni interne. Non basta scegliere un leader, c’e’ da elaborare un progetto. Passare dalle eterne discussioni sui nomi alle cose da fare. Da troppo tempo il centrosinistra ha un bacino elettorale ristretto e il voto di febbraio è anche figlio di questo dato. Fuori dal centrosinistra rimane una vasta area che va dal lavoro dipendente al lavoro autonomo, dalle partite Iva agli artigiani. Dobbiamo domandarci perche’ blocchi sociali caratterizzati da lavoratori, precari, disoccupati, non incontrano piu’ il centrosinistra e si consegnano alla destra o alla sterile protesta. Dobbiamo rimetterci in gioco seriamente e riallacciare un tessuto sociale confuso e smarrito ma per fare questo dobbiamo elaborare un progetto chiaro e condiviso da tutto il partito.


  6. Avatar maggio 13th, 2013 at 11:24 dorzacc Says:

    Matteo Orfini ha scritto che loro, i giovani turchi, hanno invitato tante volte Bersani a distruggere il correntismo, ma che lui non l’ha mai voluto fare.
    Forse si può obiettare che non si può fare, a meno che non si torni al centralismo democratico e alle espulsioni. Da parte mia sostengo che pur essendo doloroso, quella è l’unica via e che l’alternativa è il democraticismo per cui gli organi dirigenti prendono decisioni che poi non vengono seguite. In questo caso il partito non esiste.
    Persino l’elezione dell’ottimo Epifani è il frutto di mediazioni fra i capicorrente. Tra cui la corrente di…Bersani.
    Ma si può?


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