Lucia Del Grosso

Grande è la confusione sotto il cielo ……..

VEDERE IL MONDO CON GLI OCCHI DEGLI ULTIMI (E ANCHE DEI PENULTIMI)

agosto25

Ci risiamo con la rissa a sinistra: stavolta è tra NO BORDER e fautori di almeno un minimo di controllo delle frontiere. 

Una volta incrociai nel corso di uno zapping notturno la scena di un film. Non saprò mai il nome di quel film francese di parecchi anni fa né del suo regista, ma quella scena mi è rimasta impressa nella mente.

Non vi scatenate su di me, è un film e narratrice di film non porta pene.

Niente di speciale: in un bar, di notte, due tipi al banco a bere qualcosa. Uno è ben vestito, curato, dai modi cortesi, un altro è rozzo, malvestito e sguaiato. Cioè uno è ricco e uno è povero. Entra un marocchino e il povero inveisce con frasi razziste. Il ricco alza il sopracciglio e se la prende con il povero che se l’era presa con il più povero (è chiara la catena?).

Il povero reagisce all’incirca così: “Cazzo ne sai tu, che abiti in una villa sorvegliata in un quartiere paradiso da cui questi qui si tengono alla larga? O meglio li tenete alla larga? E’ nei nostri quartieri di merda che vengono a stare, è nei nostri condomini sgarrupati che urlano, si ubriacano e menano alle mogli e ai figli, è il nostro lavoro che …… Oh, lascia stare, se proprio ci tenete prendeteveli voi nelle vostre case e non rompete il cazzo”.

Eh!

E io, donna di sinistra, cambio canale, perché dovrei stare dalla parte del povero e del più povero, non dalla parte del ricco, ma il povero e il più povero sono in conflitto e poi il povero è razzista, mentre il ricco no e sta con il più povero. Bella situazione!

E scoppia il casino dei rifugiati a Roma e io, certo, sto dalla parte dei rifugiati, ci mancherebbe altro, e dico “Vergogna”, ma le cronache mi fanno notare perversamente che mentre quei poveracci fuggono verso Termini c’è un gruppetto di Rom che applaude alla polizia, chissà, forse la soddisfazione per le cariche ai loro concorrenti nel rimediare qualche spicciolo. E allora io mi dovrei immedesimare nel riccastro al bar e dirgliene di tutti i colori. Ma pure a loro è riservata ogni giorno una razione abbondante di razzismo e io non posso cambiare canale perché stavolta non è un film.

E allora dico alla sinistra, alla mia sinistra che, Huston, abbiamo un problema e che i proclami non bastano, perché temo per ora abbiamo solo qualche episodio spiacevole di intolleranza (ieri in provincia di Piacenza, prima a Goro, prima ancora a ……), ma, occhio, la situazione potrebbe degenerare, il clima che sta montando ne anticipa tutti i presupposti. E se in uno scontro urbano arriva la polizia con gli idranti, noi, anime candide politically correct, che si fa? Si sta dalla parte degli ultimi e si applaude la polizia in vena di spreco idrico che rinfresca i bollenti spiriti dei penultimi e ci si dà le pacche sulle spalle perché “Bravi! Così imparano questi sporchi razzisti!”. E in questo saremo in buona compagnia, di quei tizi ben vestiti, curati, dai modi, cortesi che litigano con i rozzi, malvestiti e sguaiati di notte nei bar. Come nei film.

E allora mi piange il cuore perché non c’è telecomando che mi risparmi questa pena, ma è pure vero che una sinistra seria non fugge di fronte alle sue contraddizioni, ma le guarda dritto in faccia.

  E allora devi ammettere che sì, NO BORDER, un mondo senza confini, è un’idea liberatoria e tanto nobile, ma si schianta con le condizioni di un Paese allo sfascio, che non è nemmeno in grado di trovare in quattro anni una sistemazione decente a quei poveri rifugiati, salvo un giorno svegliarsi e riversarli per le strade. Un Paese così sgarrupato che 15 (praticamente gli amici di mio figlio che si riuniscono nel salotto di casa mia) migranti sono un problema per un Comune e il palleggio tra sindaci e prefetti è desolante. Un Paese che sente ripetersi ogni giorno che dobbiamo ridurre il debito pubblico per cui risorse non ce ne sono: il penultimo, sempre con riferimento alla graduatoria di sopra, come prenderà la prospettiva di dover dividere con gli ultimi edilizia popolare che non è adeguata o efficacemente organizzata, servizi soggetti a tagli, reti di sicurezza che fanno acqua da tutte le parti?

E ora la sinistra, innamorata da decenni dal modello liberista che ha prodotto coperte sempre più corte e sempre più sfilacciate, pretende che i penultimi siano solidali. Piacerebbe pure a me, ma questo presupporrebbe una sinistra forte in grado di soccorrere gli ultimi e nello stesso tempo garantire i penultimi. Temo le pernacchie.

E allora incominciamo come primo impegno a stare attenti a quello che diciamo, non sarà risolutivo, ma almeno ci risparmierà lanci di uova e ritesserà un minimo di connessione sentimentale con i nostri penultimi: NO BORDER è un’espressione che spaventa. Non ha niente di razzista, egoista o colonialista dire che ogni popolo deve trovare condizioni dignitose per tutti nei confini del suo Paese e che le migrazioni sono un’emergenza, non un modello.

Ricominciamo a dire che “Aiutiamoli a casa loro” è un vuoto slogan sulla bocca di Renzi, che peraltro non ha un progetto sul come e con che strumenti farlo, ma spieghiamo alla nostra gente che i Paesi africani hanno rapporti commerciali con i Paesi europei che li costringono a surplus di bilancio per ridurre il debito pubblico. Cioè non possono destinare risorse per scuole, sanità, posti di lavoro, stato sociale. E che se permane questo sistema, con l’ammiccamento anche della sinistra ai valori del risparmio pubblico gli Africani saranno destinati a migrazioni perenni e decimazioni. Diciamo alla nostra gente che la nostra prospettiva non è un mondo senza confini per permettere travasi di popolazione tra Paesi sottosviluppati (che così saranno sempre più sottosviluppati perché che crescita si può innescare se se ne vanno tutti? E se non se ne vanno tutti che sarà di quelli che rimangono? Ahhhhhhh!) e Paesi ricchi, ma è l’esplicitazione di tutte le potenzialità nella giustizia e nell’uguaglianza di quei Paesi, Come dicevamo un tempo, nello spirito dell’internazionalismo che fu la nostra bandiera.

Sarà una lunga traversata, ma le traversate iniziano dalla scelta della rotta. Pensiamoci bene prima di tracciarne una. 

  

 

posted under Lucia Del Grosso
10 Comments to

“VEDERE IL MONDO CON GLI OCCHI DEGLI ULTIMI (E ANCHE DEI PENULTIMI)”

  1. Avatar agosto 26th, 2017 at 06:20 valeria Says:

    La rotta per me rimane: “Proletari di tutto il mondo, unitevi!”


  2. Avatar agosto 26th, 2017 at 10:32 luciadelgrosso Says:

    Quello fu scritto in occasione della Prima Internazionale, è ovvio che siveva avere quell’invito. Ma non è che Marx non individuasse la necessità di strade nazionali. Al contrario. Se no che significa la sua previsione che le rivoluzioni sarebbero scoppiate in tempi diversi nei vari Paesi a seconda delle condizioni?


  3. Avatar agosto 26th, 2017 at 11:26 antonino Says:

    Cara Lucia ! sottoscrivo !


  4. Avatar agosto 26th, 2017 at 14:01 Lucia Del Grosso » VEDERE IL MONDO CON GLI OCCHI DEGLI ULTIMI (E ANCHE DEI PENULTIMI) | NUOVA RESISTENZA antifa' Says:

    […] Sorgente: Lucia Del Grosso » Blog Archive » VEDERE IL MONDO CON GLI OCCHI DEGLI ULTIMI (E ANCHE DEI PENULTIM… […]


  5. Avatar agosto 26th, 2017 at 23:22 valeria Says:

    Ma proprio adesso che siamo alla globalizzazione del capitalismo più sfrenato, ci vengono in mente le vie nazionali al socialismo? Dobbiamo fare fronte comune, oggi più che mai con tutti gli ultimi perché siamo tutti ultimi di fronte alla violenza imperante nei confronti del nuovo proletariato. Mai come adesso mi pare abbia un senso usare questi termini che avevamo messo in soffitta


  6. Avatar agosto 27th, 2017 at 10:57 luciadelgrosso Says:

    Eccerto, proprio adesso. Quando il capitalismo è nazionalista il socialismo deve essere internazionalista. Ma quando il capitalismo è globale il socialismo deve riportare lo scontro di classe su un terreno dove le condizioni sono più favorevoli, cioè quello degli Stati. Il che non significa nazionalismo, sempre internazionalismo è, ma non cosmopolitismo. Vogliamo forse fare la rivoluzione mondiale? E partendo da quali condizioni, visto che i paesi sottosviluppati non hanno nemmeno più i movimenti anticolonialisti, visto che la gente è in fuga verso l’Occidente?


  7. Avatar agosto 27th, 2017 at 12:33 valeria Says:

    Io voglio dire che la lotta per i diritti degli ultimi va fatta insieme agli ultimi come ha sempre fatto il PCI. Va fatta in Italia, in Francia, in Grecia ovunque ci siano gli ultimi, ma va fatta insieme. Lottiamo per un modo di accogliere che rispetti questi principi: salute, casa e lavoro per tutti. Lottiamo per una paga base minima per tutti, lottiamo per affitti più bassi e per utilizzare le case sfitte da anni per tutti, lottiamo anche perché gli immigrati possano svolgere lavori utili alla comunità in cambio di vitto, alloggio e assistenza sanitaria almeno per i primi tempi dell’integrazione e per imparare la lingua…tanto non si fermerà questo esodo. L’alternativa è lasciarli nei campi profughi oppure lasciarli morire in mare e sarà così ancora per anni.


  8. Avatar agosto 27th, 2017 at 14:28 luciadelgrosso Says:

    No, attenzione, il PCI non ha mai detto che non esistono confini, frontiere, che si è cittadini del mondo. Il PCI sosteneva i movimenti anticolonialisti di quei Paesi perché diceva che quegli uomini e quelle donne dovevan avere un futur d giustizia e uguaglianza nel loro Paese. Nel PCI nessuno ha mai sostenuto che le frontiere in uno Stato ci stanno non si sa perché. Ci stanno perché servono ad esercitare un controllo. Se Leggi il libro “La scomparsa della sinistra” di Barba e Pivetti trovi la posizione di allora del PCI e degli altri partiti comunisti e socialisti europei che non era affatto NO BORDER e la spiegazione del perché non lo era.


  9. Avatar agosto 27th, 2017 at 14:28 chris Says:

    Accidenti a me! sono d’accordo con luciadelgrosso e con valeria, e non è possibile. Però è così.
    Bisogna scegliere!!! Già.
    Cosa?
    Non so voi, io non ci dormo di notte.


  10. Avatar agosto 27th, 2017 at 20:21 luciadelgrosso Says:

    😀


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