Lucia Del Grosso

Grande è la confusione sotto il cielo ……..

L’ABBRACCIO DI ROMA A MARINO

ottobre11

MANIFESTAZIONE MARINOSpiegatemi questo arcano.

Marino non era il peggior sindaco dai tempi di Romolo e Remo, un poveraccio che non essendo capace di ruberie sofisticate fa la cresta su una bottiglia di vino, uno che non ha rattoppato nemmeno una buca e ha ridotto Roma ad una caotica discarica?  

D’altra parte il suo stesso partito prima di dargli il benservito avrà pur avuto tra le mani un sondaggio o altri indicatori della sua scarsa popolarità. A meno che nel PD non siano tutti impazziti.

Eppure il suo defenestramento ha dato il via ad una protesta che ha colto di sorpresa tutti, in primis i sicari di Marino. Una petizione pro Sindaco ha raccolto in poche ore oltre 30.000 firme e stamattina davanti al Campidoglio una manifestazione imponente lo ha acclamato, c’è mancato poco che lo portassero in trionfo.

Immagino che Orfini stia meditando di tagliarsi entrambe le mani con cui ha digitato su Facebook il messaggio di spiegazione degli immani sforzi (la mia solidarietà, gli tocca portare anche la uallera per l’ernia oltre ad avere i moncherini) per difendere Marino prima di scaricarlo: un capolavoro di arroganza e nel contempo di masochismo, il commento più benevolo è statte zitto.

E allora qual è la molla che ha spinto questo popolo, che prima d’ora non aveva mai fatto mostra di particolare affetto nei confronti del Sindaco marziano, ad una colossale manifestazione spontanea?

L’averla fatta sporca! L’aver oltrepassato ogni limite mettendo in atto un golpe da operetta perpetrato non con i carrarmati, ma agitando una manciata di scontrini.

Ma c’è dell’altro: sotto il Campidoglio stamattina c’era l’elettorato del PD. C’erano i circoli, c’era il corpaccione del PD che si è in larga parte convertito a Renzi perché “con Renzi si vince e comunque è il Segretario, la sinistra PD non facesse tante storie, il partito deve essere unito”.

Me cojoni (mi pare di sentirlo, il corpaccione) richiamoamo all’unità la minoranza riottosa e poi Segretario e Presidente fanno fuori il Sindaco di Roma, che è pure del partito, sti cazzi!

E quindi il corpaccione vede spezzarsi l’ultimo filo che teneva unito il PD, dopo l’evaporazione di valori condivisi e della base sociale di riferimento, cioè l’essere macchina che cattura i consensi e li consolida, che conquista il governo e lo conserva.

Vede stridere la contraddizione tra l’allargamento del bacino elettorale e l’incapacità di risolvere le contraddizioni interne: ah, ma allora non erano quei quattro stronzi della minoranza a rompere le balle, qui è il vertice del partito che manda tutto allo sfascio (rimugina il corpaccione).

Poi altra benzina sul fuoco: il Segretario che, con una faccia di non so quale materiale infrangibile, dichiara che non è il momento delle divisioni (e qui il corpaccione secondo logica dovrebbe bestemmiare).

 Può essere l’inizio della fine del PD, ce n’è abbastanza. 

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