Lucia Del Grosso

Grande è la confusione sotto il cielo ……..

RENZI E’ DI SINISTRA? Di Paolo Desogus

settembre20
Mi dicono che ieri sera Renzi, in una trasmissione televisiva, ha affermato di “essere di sinistra”.
In molti hanno protestato, altri si sono fatti anche qualche risata.
Deluderò forse qualche compagno, ma non credo che ci sia di che prendersela o ridere: credo infatti il nostro ex premier abbia tutto il diritto di farlo. Renzi è anzitutto di sinistra perché ha proseguito e completato le politiche degli anni Novanta quando gli eredi del Pci e del cattolicesimo sociale erano al governo: la precarizzazione del lavoro, l’esclusione dello stato dall’economia, la riforma in senso liberale della scuola, il principio di sussidiarietà (cioè di delega al privato) nella sanità non iniziano con Renzi, ma con i suoi predecessori di Ds e Margherita. Renzi le ha semmai completate, portandole alle estreme conseguenze La stessa cultura antiparlamentare, votata a conferire più potere all’esecutivo a detrimento della rappresentanza, ha le sue radici negli anni della sinistra al governo.
Poi, certo, molti dei protagonisti di quella stagione hanno votato No alla riforma Boschi-Renzi. Ma non deve affatto sorprendere che una parte importante di ceto politico e di elettori del vecchio Ulivo abbiano invece votato Sì.
Molti di loro hanno votato coerentemente con un indirizzo politico nato in precedenza. Renzi è allora di “sinistra” perché questa parola ha nel corso degli anni subito una trasformazione semantica che ne ha ribaltato il senso originale finendo per diventare il termine che indica scelte politiche di tipo neoliberale.
Accusare allora l’ex Presidente del consiglio di indebita appropriazione politica o di essere l’usurpatore degli eredi della tradizione comunista o del cattolicesimo sociale è un modo per rinviare ancora una volta un’analisi critica di cosa siano stati i governi dell’Ulivo e quale sia stato il reale significato politico delle scelte prese dai suoi ministri. Bisognerà prima o poi riconoscere che il renzismo nasce ben prima di Renzi. La stessa gestione del partito politico – personalistica e verticistica – è nata con Prodi e Veltroni e per molti versi, nonostante la scissione, continua ora in Mdp e sebbene in forma molto meno accentuata persino in SI.
Se allora Renzi è di sinistra è perché il senso che è stato dato a questa parola è contrario a quelli che dovrebbero essere i valori di sinistra: cioè la giustizia sociale, l’emancipazione attraverso il lavoro, il diritto a una vita dignitosa e non dipendente dalle oscillazioni del capitale. Da qui una conclusione amara: parlare di “sinistra” senza un aggancio concreto alla realtà, senza recuperare una generale strategia del conflitto tra capitale e lavoro non ha senso. Così come non ha senso continuare a evitare che accanto alla parola sinistra non ci siano aggettivi. La sinistra deve indicare un indirizzo politico, un orizzonte, una visione del mondo: può essere socialista, laburista o anche liberale, come in fondo quella di Renzi (e per la verità anche di molti suoi finti oppositori). Parlare genericamente di sinistra è parlare di tutto e niente.
 

 

I HAVE A DREAM: UNA SINISTRA CHE NON SI FACCIA ODIARE DAL SUO POPOLO

settembre2

Caro D’Alema, credo che quando parliamo di disaffezione alle urne degli elettori di sinistra non abbiamo l’esatta percezione del fenomeno: non sono disaffezionati, ci odiano proprio.

Odiano quella patina così perbene con cui ci affacciamo ai social che secondo noi è una piazza di zotici cafoni e noi con la manima sulla bocca: “Uhhhhhhhhhh, signora mia, Facebook è un ritrovo di imbecilli frustrati, bulli da tastiera, per carità!”.

Odiano la spocchia con cui bolliamo di razzismo le tensioni in periferia tra locali e immigrati, le risse davanti i centri di accoglienza, senza comprensione per quella convivenza forzata che andrebbe gestita per non esplodere in guerre tra poveri, ma è più facile rimettere la manina davanti alla bocca: “Uhhhhhh, che roba, contessa, queste bestie ignoranti egoiste e razziste”.

Odiano quell’arroganza con cui Renzi risponde alla signora che ha perso i suoi risparmi per la delinquenza di una Banca: “Ladri lo dice a sua sorella”. Vabbè, Renzi non è Che Guevara, ma si è appropriato delle insegne della sinistra e le inquina.

Ci odiano e perciò hanno il sospetto, se non la certezza, di grande fregatura quando segretari di partito senza base e capi che nessuno ha eletto (mi fate vedere il verbale dell’assemblea o altro organo che ha conferito un qualche titolo o incarico a Pisapia?) trattano alleanze su cui fino a una settimana prima si è giurato e spergiurato che mai e poi mai, me possino cecamme.

Caro D’Alema, credo che alla base delle tue ultime dichiarazioni ci sia questa consapevolezza: è faciloneria pensare che quel popolo abbandonato dal PD e che non vota più, o vota altro, si richiami con un fischio, cioè una scissione, se poi non segue una netta discontinuità e un ripensamento sugli ultimi decenni di storia della sinistra.

E già qui hai il primo problema perché la tua posizione radicale (nel senso che affonda il coltello nelle radici) non è affatto condivisa. Tu parli di nostalgia di un popolo per una politica aderente ai principi di rispetto delle Istituzioni e senso dello Stato, ma mi pare che dalle tue parti la nostalgia sia più per un centrosinistra incorrotto prima dell’arrivo di Renzi. Glielo fai capire tu che Renzi è figlio di quella melassa ulivista che tu, pochi lo sanno, hai accettato senza convinzione senza tuttavia, peccato, avversarla con decisione?

A proposito di odio: dopo la parola “Sinistra” la più detestata dagli italiani è la parola “Ulivo”.

E già questo basta a incanalare a un dialogo tra sordi l’assemblea costituente che tu proponi.

Ma c’è dell’altro. Ha ragione Fassina quando dice che le nostre democrazie soffrono una crisi sia di rappresentanza, sia di efficacia dei governi. I governi, stretti tra vincoli di bilancio e esterni, non risolvono i problemi dei cittadini. E giù per li rami, passando per le Regioni fino ai Comuni. E questo spiega, oltre alla leziosità e alla spocchia della classe dirigente, l’odio verso la sinistra che pervade il nostro popolo, più bisognoso di misure efficaci rispetto alle classi dominanti. Parassiti che succhiano lo stipendio da parlamentare dalle tashe della gente, ecco come è percepita la classe dirigente di sinistra, buona solo a fare sfilate sul tappeto rosso (ogni riferimento a fatti e persone non è per niente casuale). E i parassiti, si sa, sono quanto più detestato in natura.

Ma come recuperare agibilità politica in un’Europa che si prepara ad essere ancora più oppressiva, come se non bastasse, con la proposta di un ministero europeo delle finanze? Perché è chiaro che questo mostro sarebbe la definitiva ingessatura dei governi, una sciagura di tali proporzioni da rendere perfino inutile un percorso di ricostruzione della sinistra (per fare che?).

E allora, caro D’Alema, condivido la tua propsta di un’assemblea costituente animata da popolo vero e non solo da ceto politico, ma a patto che ci guardiamo dritto negli occhi e non schiviamo i nodi. 

Perché io rivorrei l’orgoglio della mia sinistra, quella che non deve temere il disprezzo del suo popolo.

Con sincera stima. 


befana

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