Lucia Del Grosso

Grande è la confusione sotto il cielo ……..

PRODI NON DEMORDE

giugno24

Diceva Einstein che è follia fare sempre le stesse cose e aspettarsi risultati diversi. 

Perciò francamente non so se in Italia si vuole rilanciare il centrosinistra nella convinzione che stavolta sarà diverso, il che secondo Einstein è da manicomio, oppure l’obiettivo è proprio quello di conservare il capolavoro politico che abbiamo sotto gli occhi: la palude della sinistra, una classe dirigente asina e incolta, la democrazia ridotta a sfoghi sui social, territori ridotti come la groviera dalle logiche di mercato, vite precarie e malessere sociale ed esistenziale diffuso: praticamente la distruzione di una civiltà.  

Ma Prodi è così convinto, per una delle due ragioni che esponevo sopra, o forse entrambe, che bisogna ricominciare da capo, che nega pure la possibilità che esistano divergenze di merito: “A bloccare tutto sono i veti personali“.

Bisogna riconoscere che qualche appiglio retorico ce l’ha: se tutti continuano a parlare di centrosinistra come se si trattasse di una categoria dello spirito che non si può mettere in discussione per Prodi è facile evocare l’asilo Mariuccia e i dispettucci infantili, anche se pretestuosamente.

E allora si tratta di opporre a Prodi un ragionamento un po’ più rivolto alle dinamiche che attraversano l’elettorato di sinistra, che Prodi pare non considerare per niente, concentrato com’è a fare il pacificatore-confessore di gruppi dirigenti: caro Prodi, noi che passiamo per parrucconi nostalgici del Novecento in realtà un minimo di coscienza della rottura di fase l’abbiamo maturata. I tempi d’oro d’oro del centrosinistra, che poi si rivelarono di cartone, furono l’abbaglio che accecò un popolo di sinistra frastornato dal crollo del muro di Berlino, la dissoluzione dei partiti, l’equivoco del maggioritario, lo spauracchio della destra al potere e soprattutto un centrosinistra ancora immacolato delle colpe di cui si macchiò in seguito al governo. Troppo per non confondere un popolo che aveva perso riferimenti ideali e politici.

Ma poi la vista si abitua agli abbagli e le cose riacquistano i contorni.

Il centrosinistra non fu una battaglia contro le destre, o almeno non lo fu del tutto.

Fu l’operazione di una sinistra confusa, timorosa e sulla difensiva che, in assenza di un’elaborazione rigorosa di pensiero, fu infiltrata da pezzi di poteri forti e ne fu catturata.

I suoi leader furono lanciati e sostenuti da Repubblica, che non è un giornale, è un pezzo di potere strutturato, magari incapace di strategie lungimiranti, ma abilissimo nello scompaginare qualsiasi tentativo di riorganizzazione della sinistra.

E ha la sfrontatezza di riprovarci, ancora oggi anche se ormai il disegno dovrebbe essere chiaro a tutti, e ci vuole una bella faccia.

Manda avanti il federatore e poi pure il pacificatore (in attesa del becchino) il cui compito non è quello di mettere in campo una forza di sinistra per ricentrare lo scontro politico intorno ai temi del lavoro e della democrazia. L’incarico che hanno affidato a queste improbabili figure è quello di preparare la sostituzione di Renzi con la copia italiana di Macron. Già, perché il problema di Lorsignori non è solo quello di garantire la governabilità in Italia, ma anche quello di inserirsi nell’asse franco-tedesco.  

E la sinistra, secondo Prodi, dovrebbe aderire senza fiatare a questo disegno, se no viene sgridata dalla maestra: “Bambini, finitela con questi dispettucci, Pierluigi, fai il bravo, fai la pace con Matteo. Massimo, non fare il tuo solito“.

Quale può essere il futuro della sinistra se si piega a questa farsa mortificante?

 

Non c’è altra strada: dire con parole chiare qual è il piano, cioè la riedizione del piano, e declinare l’invito. Abbiamo già dato. 

E’ la strada più lunga, lo so. Ma è la strada che porta più lontano.  

 

 

 

 

 

 

 

PISAPIA E I FENOMENI DI REPUBBLICA

giugno10

Mentre nel resto d’Europa la sinistra riscopre quel classico intramontabile che è la lotta di classe, in Italia la sinistra tutte le mattine si alza, apre i giornali e medita sui misteri di Repubblica.

Repubblica è veramente convinta di essere il Verbo della sinistra, solo che a differenza di quello vero, che si è incarnato una sola volta, in principio si fece carne in Veltroni, poi in Renzi e adesso in Pisapia.

E tutte le volte la sinistra fa atto di fede e crede, fortissimamente crede.

E mica crede con qualche dubbio o tentativo di razionalità, no, crede proprio quia absurdum.

E infatti quella di Pisapia che sfida Renzi alle primarie è proprio grossa, si posiziona vicino a quella della verginità della Madonna (con tutto il rispetto, lungi da me offendere i Cristiani, ma non è un caso che sia un dogma), però Repubblica ci spara un titolone. Domani vedremo la messa i Scalfari.

E’ che Repubblica ha deciso di crocifiggere Renzi che non fa i miracoli e ha bisogno di un nuovo Figlio che predichi l’amore e la pace se no la sinistra riprende con la sua fissa della lotta di classe e magari ci mette pure un po’ di cattiveria.

Invece in Italia i poteri forti le loro beghe interne se la devono vedere in santa pace senza una sinistra di disturbo. Perciò ogni volta che il fenomeno di distrazione si usura ne presentano un altro e la sinistra puntualmente abbocca e inizia a giocare.

Quando la smetterà la sinistra di partecipare a queste lotte di potere degli interessi forti del Paese allineandosi al più subdolo di questi, cioè De Benedetti?

E’ così difficile capire che De Benedetti e il grumo di potere economico che fa riferimento a lui sono decenni che usano la sinistra come truppe per posizionarsi al governo contro altri gruppi di potere?

Ma possibile che non sorga di default a tutti il sospetto che non è credibile che un sindaco, tomo tomo cacchio cacchio, si proponga all’improvviso come leader della sinistra solo grazie al suo carisma? E invece c’è sempre qualcuno che liquida come dietrologia la tesi più che plausibile che abbia le spalle coperte all’armamentario mediatico di Repubblica, che fa e disfa leader.

E quello che fa incazzare di più è che qualcuno lo sa, ma siccome è convinto che non si vince contro i poteri forti, si accoda a quello al volto più umano. Vero Bersani?

Ma varrà qualcosa l’esempio di Corbyn che invece fa avanzare la sinistra di dieci punti in un anno sotto il bullismo dei media che l’hanno selvaggiamente dileggiato e massacrato?

Solo che nel caso di Corbyn la famosa talpa ha scavato, mentre la talpa della sinistra italiana non ha voglia di lavorare, perché ricostruire una connessione sentimentale con il proprio popolo costa fatica e sacrifici, meglio allontanare il calice, proseguendo con le metafore religiose.

Quanto a Pisapia si sta prestando consapevolmente a questo gioco che Repubblica sta preparando a tempo, già da quando ha rifiutato i ricandidarsi come sindaco. E quella della sfida a Renzi sulle primarie è spacconeria come quella di Renzi, solo che ammantata di uno stile più mite ed educato. E che i coraggioso non ha niente i niente se si sa i avere il super supporto di Repubblica. Semmai è un atto incosciente. A parte la ripetizione dello schema classico di scelta della leadership come scontro tra personalità, ma su quale programma non si sa, pensa veramente di vincere lui? Ahahahahah! E se non vince che si fa, si appoggia Renzi?

Io direi di finirla con la storia della sinistra che si vuole frazionare per forza: è che con le teste di minchia non ci può essere prospettiva comune.

 

 

 

 

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E FACCIAMOLA QUESTA UNITA’ DELLA SINISTRA

giugno3

Che la questione dell’unità delle forze a sinistra del PD sia all’ordine del giorno non può che farmi piacere, anzi mi stavo preoccupando che nessuno ponesse il tema. 

Però in genere una volta deciso che si prova a stare insieme ci si domanda: “E adesso che si fa?”.

Ci sarebbe cioè il piccolo dettaglio del programma che si intende presentare agli elettori nell’immediato, il che è già un’impresa. Ma non solo: la desertificazione della sinistra in Italia impone una profonda riflessione per recuperare tutto il tempo perso dalla sinistra che si è dilettata a partire da 4-5 decenni a sperperare il suo patrimonio di valori. 

E la guida di tutto questo la dovrebbe assumere Pisapia che, tomo tomo cacchio cacchio si è candidato con il suo mite approccio frou frou a questo lavoro immane. Ma lasciamo perdere, se ne parlerà e riparlerà in seguito.

Dicevamo dell’unità della sinistra e della ricerca di una cifra comune che non si infranga il giorno dopo le elezioni.

Non è per il vizio antico del frazionismo e del gusto tutto nostro di dividere il capello in quattro, ma mi pare che sui “paletti” posti da Bersani almeno una sessione di dibattito vada aperta.

Dice Bersani che “nel nuovo patto europeo, che inevitabilmente verrà fuori dal corso internazionale, l’Italia deve esserci. Sul piano interno, tenere alti sia gli investimenti sia l’avanzo primario”.

Siccome li chiama paletti ne deduco che si tratti di principi irrinunciabili, su quelli si mettono i paletti, il resto può essere sempre oggetto di mediazione. 

E invece io vorrei che la sinistra che si va a federare, proprio perché deve proseguire il suo percorso anche dopo le urne per rielaborare un orizzonte dovrebbe ridiscutere questi due totem. 

E’ chiaro cosa significa ottenere un avanzo primario? Significa che in un esercizio di bilancio le entrate sono più delle uscite. Significa che lo Stato preleva dai cittadini più di quanto dà loro in termini di spesa pubblica. Significa che lo Stato insiste nel non invertire la sua tendenza pluridecennale a ritrarsi nel Paese. E poco importa se le maggiori entrate deriveranno da una patrimoniale che toglie ai ricchi: c’è poco da fare, se lo Stato spende meno di quando incamera l’effetto sull’economia, quando non si è in presenza di piena occupazione, è recessivo. Vi risulta che siamo in una situazione di piena occupazione? Quindi il gettito di un’eventuale patrimoniale va destinato a spesa pubblica, altrimenti si aggrava la crisi.

E si aggrava pure di molto: ancora nel 2010-2011 il mainstream che una diminuzione della spesa pubblica di 10, per esempio, avrebbe determinato una diminuzione del PIL di 5. La previsione è stata smentita a numerosi studi che invece calcolano un crollo di almeno 15. Questo ovviamente comporta un minore gettito e quindi invece di avere un avanzo come si voleva si ottiene l’effetto contrario. Dopo avre fatto spargere un po’ di lacrime e sangue, si intende.

Ma è la fisima ideologica che sottende questo “paletto” che mi infastidisce: è la stessa che ha portato la sinistra una volta arrivata al governo a fare le privatizzazioni quanto e più della destra per risanare i conti pubblici: si è visto il risultato.

Si può fare un bilancio non in avanzo, non si può per via del vincolo esterno e dell’Europa, in che misura si possa fare sono tutte questioni che dipenderanno dalla forza contrattuale dell’Italia, dato che non possiamo uscire dall’Euro domani mattina. Ma che l’avanzo primario venga considerato un comandamento di Dio non è proprio concepibile.

E’ un pilastro delle destre, non può essere un vessillo delle sinistre, se non vogliono ripercorrere gli stessi errori degli ulivi, delle socialdemocrazie e di tutte quelle forme di scimmiottamento degli avversari.

La sinistra ha una ragione d’essere se guarda il mondo così com’è, ma oltre il muro ne vede uno diverso e prova a abbattere quel muro.

Può non riuscirci, ma almeno vede il muro e quello che c’è oltre.

Se vede solo i vincoli al di qua del muro poi non può lamentasi se si pasokizza, sono gli stessi che vede la destra.

P.S.: anche Pisapia parla di avanzo primario.

 

 

 

 

 

 

 

 


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