Lucia Del Grosso

Grande è la confusione sotto il cielo ……..

FASSINA E L’ESERCITO INDUSTRIALE DI RISERVA

marzo25

Vorrei tanto che mi si spiegasse che cosa ha dichiarato Fassina da meritarsi i più violenti insulti, tra i quali “fasciocomunista”. 

Ha dichiarato: “E’ un fatto che il problema dell’immigrazione finisce per pesare sulle fasce più deboli del popolo italiano. Bisognerebbe affrontarlo considerando più in generale il problema economico-sociale“.

La sinistra cosmopolita cachemir e martello (grazie a Paolo Desogus per questa brillante definizione) pensa forse che non esistano disagi derivanti dall’afflusso di gente povera da altri Paesi? E in quale dei pianeti abitabili dell’Universi recentemente scoperti vive? 

Oppure pensa che qualche problemino c’è, ma si riversa sui ricchi che vivono in eleganti quartieri al sicuro di ville munite di telecamere?

O ancora ritiene che la sinistra abbia sempre avuto questa concezione illuministica per cui basta predicare l’antirazzismo e il mondo diverrà tutto arcobaleno?

E quando pensa, questa irenica sinistra cachemir e martello, di riprendere in mano qualche testo di quel signore di Treviri dell’Ottocento, detto il Moro, (voglio sperare che sia ancora di agevole individuazione, se no do un aiutino: il cognome iniziava con la M) che includeva nella sua analisi il concetto di “esercito industriale di riserva“? Trattasi di sovrappopolazione di lavoratori che viene usata nel capitalismo per calmierare i salari e in generale abbattere le condizioni dei lavoratori. Esattamente quello che potenzialmente sortisce un potente afflusso di lavoratori stranieri. E tutto questo che i raffinati intellettuali non capiscono, il popolo, con la sua pancia sensibile, lo intuisce e vota di conseguenza, cioè per la destra nazionalista. Che cresce al 20% in un Paese come l’Olanda storicamente, cioè dai tempi di Spinoza, accogliente e tollerante.

E’ noto, sempre a questa sinistra frou frou, che nel 1870 Marx scriveva a Meyer e Vogt del conflitto tra proletari inglesi e irlandesi, che si odiavano a morte in quanto concorrenti nel mercato del lavoro? E ritiene che Marx pensasse di risolvere la faccenda con una bicchierata multietnica in un pub di Londra?

Per cui il “fasciocomunista” Fassina non ha fatto altro che avvertire la sinistra distratta nei salotti che ci sono le periferie dove la promiscuità interrazziale è vissuta drammaticamente, basta farci un giro.

E ne consegue che la risposta della sinistra non può limitarsi all’abbraccio fraterno, ma deve essere qualcosa di diverso sia dall’ottusità xenofoba delle destre sia dal moralismo senza progetto delle sinistre, della serie la libertà è essere cittadino del mondo.

Il vero diritto dei lavoratori è quello di vivere condizioni dignitose nella propria terra, senza dover essere sradicati dalla loro comunità e dai loro affetti. Ma l’avete mai incontrata una povera madre nigeriana che non sente i suoi figli piccoli da un mese lasciati nel suo Paese dai nonni?

Occorre che la sinistra elabori un approccio diverso, che peraltro non è nemmeno da inventare. Infatti nel Trentennio detto “glorioso”, dal ’45 al ’75, l’approccio era fornire aiuti, e non armi e guerre, ai Paesi in ritardo di sviluppo alla condizione di attuare politiche di crescita dell’occupazione. 

E’ un approccio nazionalista questo? E’ fasciocomunista? Nossignore, è quello che dicevano i partiti socialisti e comunisti europei fino agli anni ’80, prima di diventare liberisti. 

A ricordarsele le cose!

 

 

 

 

 

 

 

IL COMPAGNO RENZI

marzo11

E’ uno spasso commentare l’iniziativa di Renzi al Lingotto, a cominciare da quel ridicolo trolley (ma si può scegliere come simbolo di un’assemblea una valigia? Ha un qualche significato politico il cambio di biancheria?). Per non parlare della conoscenza etimologica della parola “compagno” che ha esibito Renzi. Ora, io posso capire un ex comunista convertitosi al renzismo che tenti il recupero di quella bellissima parola per far dimenticare i suoi peccati politici, ma Renzi, quando mai è stato compagno?

Ma in fondo si capisce anche questa intemerata: è stato sotto il suo regno che il PD è entrato a far parte della sinistra socialista europea. Perché aveva capito (o meglio, i suoi pupari gli avevano spiegato) quale banda di liberisti erano diventati i socialisti europei. E i simboli e le parole possono essere passione e sangue o solo volgare paccottiglia, dipende da chi li maneggia.

Perciò Renzi può essere pure compagno, una volta che hai tolto a quella parola tutte le lettere, può essere compagno anche suo padre, Lotti, tutto il Giglio Magico e la quasi totalità della Consip.

Ma anche più a sud del Lingotto c’è la stessa confusione sul perimetro di una proposta di sinistra: Pisapia allarga le braccia sul palco e abbraccia sia Speranza che Cuperlo, purché dica ai suoi compagni del PD che non si devono alleare con Verdini. 

E’ il virus dell’ecumenismo di sinistra: ha infettato pure Civati che mette insieme nella compagnia da Boccia a Che Guevara. Poi dicono che la sinistra sa solo scindersi.

E visto che a questo rave party si possono presentare tutti ne approfitta pure Martina perché: “Senza il Pd il centro sinistra non ha futuro e senza il Pd si battono le destre”. Lui porta Renzi, sono in coppia e non lo può lasciare a casa.

Più che la Sinistra del Paese sembra l’appuntamento dei quindicenni del sabato sera: intanto vediamoci sotto casa mia, poi si vede cosa fare, l’importante è non rimanere a casa il sabato sera. In questo caso l’importante è non far vincere i populismi.

E mentre si cazzeggia poche voci isolate provano ad avvertire che non sarà un cartello di sigle che si richiamano alla sinistra, alcune solo nel nome, spruzzato di un po’ di civismo, un po’ di comitati e un po’ di arancione, ad arrestare i populismi, e nemmeno tornare ad “ascoltare” nei luoghi del dolore sociale (per dire cosa?). Fesserie! Occorre invece un’autentica sinistra socialista (in grassetto corsivo, peccato che non ho la funzione del sottolineati) che faccia il suo mestiere di socialista (ancora) e che in quanto socialista (aridaje) proponga un programma socialista senza freni inibitori, della serie no, di nazionalizzazioni non si può parlare, no, dell’ampliamento della spesa pubblica non si può parlare, no, l’Europa è casa nostra.

 

E’ facile recuperare la parola “compagno”, ci riesce pure Renzi. Più difficile è recuperare il patrimonio di pensiero del socialismo. Ci vuole coraggio, non è roba da ragazzini del sabato sera. 

 

 

 

 

 

 

 

 

LA CADUTA DEGLI DEI, UN FILM GIA’ VISTO

marzo5

Sono decenni, da Tangentopoli o giù di lì, che in Italia si gira sempre lo stesso film. Spazzata via una classe dirigente che aveva abdicato al suo ruolo di guida della Nazione, ma, se non altro, conservava gli strumenti culturali per poter tentare l’impresa, l’Italia si è affidata, sotto l’onda dell’antipolitica, al decisionismo del leader senza legami forti con i partiti, che si affida a personaggi e personaggetti riuniti in cerchi o gigli che non hanno niente di magico, ma sono l’espressione più prosaica dell’affarismo e della cialtroneria.

E questo non ha nessuna attinenza con il moralismo, che sia ben chiaro, perché è una tragedia politica, è una tara genetica di sistema:  se saltano i meccanismi di controllo esercitati da partiti che coltivano l’effettiva partecipazione degli iscritti e militanti non ci si può stupire della permeabilità dei cerchi o gigli dei leader a frequentazioni losche, con conseguente zoppìa di chi va con lo zoppo, secondo il noto proverbio.

Dopo decenni di ascesa e caduta di dei non ancora impariamo questa verità palmare e ci affidiamo alla magistratura per decidere il destino dei leader che ci hanno deluso. E perché mai non ci dovrebbero deludere? Senza un pensatoio collettivo rappresentato dai partiti che rappresentano ciascuno un pezzo di società non c’è progetto condiviso e di ampio orizzonte, c’è solo la scalata al potere e, se tutto va bene, un riformismo dall’alto che non suscita passione e partecipazione di popolo. 

Ma è solo l’ipotesi più ottimistica, che già è molto triste.

Nei fatti il riformismo di cui hanno dato prova i leader senza partito è stata una restaurazione tinteggiata di demagogia.

Ma si continua a ripetere compulsivamente lo schema e sempre nella stessa sequenza:

1) la magistratura scoperchia vasi di merda che non si sa se poi avranno esiti giudiziari, ma sempre puzzolenti sono;

2) iniziano le sconcertanti dissociazioni dal capo caduto in disgrazia (i topi hanno più dignità, per lo meno rischiano di affogare attirati dai gorghi della nave che affonda);

3) caduta del dio (l’attributo di “dio” non è un’esagerazione: vi ricordo che nell’Olimpo degli antichi greci non c’erano solo dei cinconfusi di luce e bellezza, ma anche divinità miserabili e grottesche. A noi sono toccate queste ultime, che ci volete fare);

4) ritornello: “Torniamo allo spirito originario del PD”, coro: “Rifondiamo il centrosinistra”;

5) e qui si entra in loop e non se ne esce più.

I futuri studenti di storia saranno fortunati perché potranno compendiare decenni di storia in questi pochi passaggi.

Ma tutti sono speranzosi di liberarsi finalmente di Renzi e di celebrare primarie vere di centrosinistra, che sono una festa della democrazia perché incoronerà il leader che ricomincerà da capo questa spirale infernale.

E nessuno avrà il coraggio di dire che la sinistra invece ha bisogno di un bel bagno ristoratore nell’acqua gelata dell’opposizione per ritessere la tela dei legami con la sua gente e riprenderne la rappresentanza. No, qualcuno c’è, ma si prende le accuse di minoritarismo, mancanza di cultura di governo e irrilevanza politica. 

Continuiamo così, mi raccomando, non azzardiamoci a fare nessuna autocritica che stiamo andando benissimo, appuntamento tra tre o quattro anni davanti ad un altro magistrato. 

 

 

 

 

 

 

 


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