Lucia Del Grosso

Grande è la confusione sotto il cielo ……..

E’ PIU’ UTILE UNA SEDIA A SDRAIO A ROTELLE CHE UNA RIUNIONE DEL PD

dicembre18

Il fermo immagine tratto da l'unità.tv mostra Roberto Giachetti durante il suo intervento all'assemblea nazionale del Partito Democratico a Roma, 18 dicembre 2016. ANSA/FERMO IMMAGINE L'UNITA.TV +++EDITORIAL USE ONLY - NO SALES+++

Un tempo i comunisti, pur avversari della DC, seguivano il dibattito negli organi della DC, specialmente dopo una tornata elettorale o referendaria, perché quella lettura orientava il futuro del Paese.

Oggi i video in streaming di una assemblea del PD, tenuta dopo una sonora sconfitta, non in un qualsiasi momento di passaggio, rimandano un caos infantile in cui:

  1. il segretario ammette urca che botta, ma avevamo ragione, ripiomberemo nella palude, non ci hanno dato retta.  E meno male che ha almeno ammesso di avere straperso, non era scontato, dato il livello di cultura politica, quasi quasi tiro un respiro di sollievo;
  2. le ragioni della sconfitta risiedono nella “politicizzazione” dello scontro, disse quello che ha invaso tutte le televisioni, le radio, gli spazi a pagamento dei social e pure le buche delle lettere per avvertire che in caso di vittoria dei NO se ne sarebbe tornato al paesello;
  3. un tipo agitato ha detto ad uno dei referenti della minoranza che ha la faccia come il culo e una tipa che fino ad un quarto d’ora prima lamentava frignando il clima becero e volgare della politica è scoppiata a ridere (a proposito dell’asilo Mariuccia, quello è il posto in cui la parola “culo” fa ridere, ma lì hanno meno di 6 anni);
  4. altre amenità del tipo “il Paese ha bisogno di noi” detto sempre dal refettorio dell’asilo Mariuccia;
  5. qualcuno ha provato ad abbozzare un’analisi della drammatica situazione sociale dell’Italia, opinando che forse la batosta referendaria originava da lì, ma non è stato ascoltato perché i bimbi si stavano divertendo a tirare le treccine alle bimbe, a lanciare gli aereoplanini e a fare le boccacce.

Una volta i partiti investiti da una crisi mettevano in campo tutte le loro energie per risolverla; poi si sono dati allo psicodramma, che come sintesi razionale non era il massimo, ma almeno dimostrava un minimo di coscienza della cacca in cui si era sprofondati; oggi precipitano nella regressione infantile e con la cacca ci giocano.

E c’è qualcuno a sinistra del PD che, paventando il pericolo populista, si vuole unire al gioco. Tipo Smeriglio, ma non è il solo, che è disposto ad alleanze con il PD purché torni indietro su art. 18, voucher e altre carognate di cui si è reso artefice. 

Mi sorge il sospetto che non abbia capito cosa stia avvenendo nel mondo. La riforma costituzionale, il Jobs Act, ecc. ecc. sono funzionali all’accettazione dello spazio politico sovranazionale in cui la sovranità non è del popolo, ma dei mercati. Per cui la faglia passa tra questi due fronti:

  • o si accetta il dettato delle scorribande finanziarie in quel contesto senza parlamenti che è la competizione globale, e allora bisogna inghiottire riforme liberiste;
  • o si mettono in campo lotte per ristabilire la sovranità democratica.

Tertium non datur: non esiste stringiamci a coorte con i liberisti più o meno temperati per impedire l’ingresso al governo dei populisti e delle destre. Ci arriveranno lo stesso, spinti dalla macelleria sociale. 

L’unica maniera per impedirlo è contendere con una sinistra radicale uno spazio politico che altrimenti sarà terreno di conquista della destra peggiore. 

Tra le due alternative dove si colloca il PD? E’ credibile che un partito, con o senza Renzi, ridotto a quel livello infimo di discussione e senza immaginazione di un orizzonte diverso dalla dittatura dei mercati, si faccia carico della rappresentanza degli strati più svantaggiati della popolazione?

Rispondetevi da soli.  

 

 

 

 

 

 

GIOCARE CON LA COSTITUZIONE PER CONTARSI

dicembre6

renzi-sconfittoIn un mio post pubblicato nel corso della campagna referendaria avevo scritto che Renzi anche in caso di sconfitta avrebbe contabilizzato la percentuale dei SI’ come suoi consensi personali. Ho doti di preveggenza? No. Semplicemente ho colto una suggestione che già circolava tra i renziani. Questo significa: 1) che hanno un invidiabile istinto di sopravvivenza oltre che formidabili facce simmetriche al fondoschiena; 2) che Renzi non ha commesso un errore tattico a personalizzare lo scontro, ma ha adottato una strategia win-win, se la giudichiamo adottando il metro dei suoi interessi personali, che sono gli unici che contano per lui. In altri termini se avesse vinto si sarebbe conquistato un paragrafo nei libri di storia, se avesse perso comunque avrebbe potuto rivendicare un ampio consenso personale conseguito battendosi da solo contro tutta l’accozzaglia, compresa parte del PD, come gli eroi. C’è della follia nell’usare la Costituzione per contarsi. 

Inutile far notare a questa bizzarra genìa politica che se non si fa la comparazione tra elezioni amministrative e politiche, che è come fare le operazioni mischiando mele e pere, figuriamoci se si possono assimilare i risultati di un referendum con le elezioni politiche, che è come sommare patate e cammelli. E’ una generazione di politici convinta che se la realtà è dura, la loro testa lo è ancora di più.

Ovviamente se la spaccheranno, perché quella che i riformatori de noantri  hanno sfidato non è un’accozzaglia, ma un Paese dove un Italiano su 4 rischia di finire in povertà e l’altro 74,99% di popolazione vede peggiorare la sua situazione e si sente sbeffeggiato dallo 0,01% che si arricchisce sulle miserie degli altri e da un governo che narra riprese, ripartenze e cambiamenti di segno. 

Ma per per i padri costituenti alla maniera rignanese questo popolo che arranca e soffre esiste solo come gregge di pecore da incantare con la retorica della casta, pochi euro per i rinnovi dei contratti e fritture di pesce.

Questi grandi strateghi si sono convinti, e niente li smuoverà da questa idea, che le classi non esistono: la società si divide in un’élite di furbi intenta a fare leggi elettorali per non dare voce alle espressioni sociali e culturali del Paese e una massa da rimbecillire con lo storytelling.

Sorpresa! Le classi hanno votato: quelle più svantaggiate hanno votato NO e quelle meno in affanno hanno votato SI’, come emerge dall’analisi del voto.

Se questi mancati costituenti fossero un po’ meno autoreferenziali e concentrati su come diventare maggioranza in Parlamento sarebbero in apprensione per quella sconfitta subita malgrado il quesito referendario accattivante, il dispiegamento di tutta la potenza mediatica, lo spargimento di terrore e le mance. Riterrebbero quella batosta foriera di ancora più pesanti bocciature elettorali: alle prossime elezioni cosa pensano di promettere, 77 vergini a ciascuno? E cosa pensano di minacciare, un meteorite?

Ma questi pensano che governare si riduca all’alchimia dei seggi nelle istituzioni, non promuovere e guidare processi virtuosi e partecipati nella società. 

Deus amentat quos perdere vult: una schiatta politica talmente scellerata da avere osato giocare con la Costituzione per ottenere un plebiscito o, secondo il metodo win-win applicato ai propri interessi, per contarsi. Si schianteranno contro un muro, dopo aver ridotto l’Italia in macerie. 

PERCHE’ VOTO NO

dicembre3

referendum-costituzionaleIntendiamoci, avevo deciso di votare NO già prima dell’approvazione della riforma, già nel corso del dibattito: non ne poteva uscire niente di decente, il buon giorno si vede dal mattino.

Ma c’è stato un momento in cui il mio NO è diventato assoluto, inflessibile, irriducibile. E’ stato nel mentre del confronto tra Violante e Montanari, nel momento in cui Violante ha detto che un mondo globale ha tempi veloci e non tollera lentezze nelle decisioni. Ha taciuto il primo corollario di questo assunto: le decisioni devono essere in linea con le traiettorie disegnate nello spazio sovranazionale, perché una decisione politica veloce, ma difforme dalla direzione di marcia, comunque rallenta l’integrazione e quindi non è consentita. La prova del nove: la competizione globale richiede un mercato del lavoro flessibile e quindi il governo italiano approva il Jobs Act.

E ha omesso anche il secondo corollario: qualcuno conosce il Signor Globalizzazione, quello che governa i processi mondiali? Quando è stato eletto? Perciò, siccome lo spazio sovranazionale non è democratico le decisioni nazionali sono esecuzioni di ordini dettati da un potere invisibile.  E le vogliono pure più veloci. 

E vi dico il pensiero banale che mi è venuto in mente mentre Violante mi spiegava il futuro della Terra, popolata da tanti parlamenti in affannosa rincorsa di adeguamenti richiesti da un sistema che i popoli non concorrono a formare. Mi sono ricordata degli antichi Greci, che chiamavano barbari gli stranieri. “Oi barbaròi” una parola onomatopeica, perché alle loro orecchie la lingua degli stranieri era un “bar bar” incomprensibile.

Ma anche i Persiani erano barbari, eppure non erano trogloditi da disprezzare, erano progrediti e la loro cultura era fiorente, quindi la loro lingua non era un borbottio primitivo, ma parlava il linguaggio della scienza, della poesia, dell’architettura. Ma i Persiani non si riunivano come i Greci nelle città e nei villaggi per prendere insieme decisioni. Il potere era autocratico e passava sulle loro teste, la loro lingua non parlava di politica. Nessun altro popolo, evoluto o incivile, lo faceva, perciò per i Greci erano tutti “oi barbaroi”, perché non parlavano per decidere le loro regole.

Voto NO perché non voglio essere barbara, con buona pace di Violante. 


befana

like box

contatore

adv prove webmaster