Lucia Del Grosso

Grande è la confusione sotto il cielo ……..

E’ LA VERA FINE DI RENZI?

ottobre30

Foto Fabio Cimaglia / LaPresse 04-07-2016 Roma Politica Direzione Nazionale del Partito Democratico Nella foto Matteo Renzi Photo Fabio Cimaglia / LaPresse 04-07-2016 Rome (Italy) Democratic Party National Direction In the pic Matteo Renzi

Tutti sanno della leggenda dei Re Taumaturghi, quelli che guarivano la scrofola con l’imposizione delle mani (mai capito perché solo la scrofola, c’era pure la peste, e faceva molti più danni). E’ una lunga vicenda che ha attraversato secoli, fatta risalire da alcuni ai tempi dei Re Merovingi (ma quelli si sa che esageravano in autostima, pensavano di essere discendenti di Gesù Cristo), da altri invece a dinastie successive. Non tutti sanno però che la credenza di capi carismatici che fanno accadere cose solo stendendo le mani non si è interrotta, c’è ancora qualcuno che ci crede.

Molti, troppi ci credono, nonostante nel frattempo sia intercorso il secolo dei Lumi che avrebbe dovuto sforbiciare un po’ di superstizioni. Ci crede Renzi, e fin qui non c’è da stupirsi, una certa percentuale di megalomani tra la popolazione, che cresce se riferita ai leader, è fisiologica. Ci crede però un intero gruppo dirigente di un partito, larghissima parte dei suoi quadri e parecchia base, ovviamente si parla di quella residuata dallo sfollamento conseguito al cambioverso di Renzi.

E così ieri il PD era convinto di far scoppiare Piazza del Popolo per l’immensità della partecipazione con la sola imposizione delle mani di Renzi; gli organizzatori avevano addirittura fatto provvista di migliaia di bandiere, che però sono rimaste tristemente accatastate ai piedi del palco.

Perché per suscitare quel brivido che molti di noi hanno provato, specialmente chi viene dal PCI, nel ritrovarsi stretti in una piazza abbracciati da una passione comune occorre un partito di massa organizzato e popolato di militanti fortemente motivati, altrimenti non rimane altro che affidarsi a qualche carisma.

Ma Renzi in tre anni ha sradicato sia la passione, sia l’organizzazione di un partito nato per essere di massa come quelli da cui derivava, confidando nella sua immagine costruita di Leopolda in Leopolda di capo vincente. E non si è reso conto che più tagliava i ponti con quello che doveva essere il suo popolo, meno aveva il polso del suo consenso, fino a dover constatare, ieri, che  la base l’ha lasciato solo. E proprio nel momento in cui ne aveva maggior bisogno: doveva essere una prova di forza, altrimenti perché indire una manifestazione? Invece è stata una dimostrazione di debolezza. Settemila presenze secondo la Questura, roba da partito di opinione come i Radicali.

Renzi poteva avere la speranza di vincere il referendum solo mobilitando l’opinione pubblica. Non mi pare che i 400.000 euro pattuiti con Jim Messina siano stati ben spesi, a giudicare da ieri e non solo. 

Credo che a questo punto Renzi sappia che solo una mandrakata come quelle che era capace di inventare Berlusconi possa salvarlo, ma i margini sono molto stretti, finora si è bruciato tutte le carte, dai bonus al Ponte sullo Stretto, e non mi sembra che abbiano riscaldato gli animi più di tanto.

Ma ora provo a ragionare a voce alta: l’uomo è pieno di risorse, più di quante ne abbia tutto il mazzo della minoranza PD, che crede ancora di potersi riprendere il partito dopo la sconfitta di Renzi al referendum. Sicuri? Pronti a metterci la mano sul fuoco? Facciamo l’ipotesi che i SI’ perdano nelle proporzioni del 45% contro il 55% dei NO. Vi immaginate Renzi che dichiara dichiarare e ammette: “Ah, ok, ho fallito”. Illusi! Per Renzi i falliti sono sempre gli altri. Se Renzi non vince si inventa che ha vinto: ha tenuto una direzione del PD intera sul potere della narrazione, non so se ve la ricordate. Dirà che lui da solo, avendo contro tutti gli altri partiti (veramente ha Verdini dalla parte sua, ma, si sa, le narrazioni sono sempre imprecise) ha registrato un consenso del 45%. E a nulla varrà ricordargli che la politica è capacità di costruire vasti fronti per la realizzazione di un progetto, per cui ha perso, punto e basta: le narrazioni esulano dalle logiche della razionalità politica.

Si terrà il partito, ci potete scommettere, e continuerà a condurlo nel solo modo in cui lo sa fare, con una gestione padronale e cercando sponde a destra. La minoranza PD rimarrà ancora una volta con una mosca in mano, insieme alla brigata ottimista Pisapia & co. convinta di poter spostare l’asse del PD a sinistra per costruire un campo largo dei progressisti.

Da tenere a mente mentre ci avviamo a costituire Sinistra Italiana.

 

 

 

 

SERRA SUPINO SULL’AMACA

ottobre23

serra-amacaOggi Serra, steso sulla sua Amaca, se l’è presa con Raniero La Valle per questo concetto affidato a Micromega: “La Costituzione renziana è il punto di arrivo di una restaurazione il cui fulcro consiste nel trasferire la sovranità dal popolo ai mercati”. E perché? Perché questo scippo di sovranità è già stato perpetrato per culpa in vigilando delle generazioni precedenti e non sarebbe giusto, secondo Serra, caricare di questa responsabilità chi oggi è chiamato alle urne per scegliere tra un NO e un SI’.

E si chiede pure, per sbeffeggiare Raniero La Valle (che il cielo ci conservi questo grande vecchio), se c’era bisogno di fare una riforma per fottere un popolo già fottuto.

Quindi che intende Serra, che è già stato tutto fatto e non ci rimane altro che ratificare?

Esempio eccellente di pensiero supino (non è colpa sua, la posizione più comoda sulle amache è quella). Deve avere mutuato questo strano orientamento costituzionale da Violante: le costituzioni non servono a definire le modalità di esercizio della sovranità popolare e l’equilibrio tra i poteri, ma ad assecondare le logiche di chi comanda al momento. Comandano i mercati e la finanza? E allora bisogna adeguare la Costituzione alle esigenze di velocità delle decisioni richieste dai mercati. E così abbiamo anche la risposta al quesito, nelle sue intenzioni retorico, di Serra: sarà pure già stato fottuto il popolo, ma così lo fottiamo meglio e definitivamente, in maniera che non si rialzi più.

Quindi Serra, siccome secondo lui la sua generazione non si è assunta la responsabilità di contrastare questa deriva, non se la devono assumere neanche le successive: non sia mai dovessero riuscire dove non è riuscito lui e i suoi coevi, che figuraccia! E’ come dire che siccome una generazione si consegnò al fascismo, quella nata dopo non doveva fare la Resistenza.

Serra appennicato sull’amaca è una curiosa variante della vocazione degli intellettuali italiani alla renitenza alla leva: in genere si manifesta con un mix di fatalismo e autoassoluzione, mentre Serra si presenta addirittura in caserma per costituirsi: sono un fallito, la mia generazione ha perso, ora tocca a voi, comunque facciate avete la mia benedizione, purché mi si sollevi da questo senso di colpa. Farebbe quasi tenerezza, se non fosse che con la sua indolenza si assume un’ulteriore responsabilità: quella di frenare un’opposizione alla normalizzazione ordoliberalista.

Dalle colpe del passato ci si può emendare, è nel presente che vive la nostra responsabilità.

 

 

QUANTO E’ DI DESTRA DA 1 A 10 VIOLANTE?

ottobre15

luciano-violanteIeri sera Violante, ospite di Mentana con Montanari, ha esordito alla grande: occorre riformare la Costituzione perché nella corsa alla competizione globale la democrazia deve essere decidente. Tradotto vuol dire che non si può perdere tempo nella discussione, nella concertazione, nella composizione dei conflitti, ci sono decisioni che devono essere prese, chi ci sta, ci sta. Cioè secondo Violante il processo decisionale non è una scelta tra diverse opzioni, ma un adattamento il più rapido possibile a logiche obbligate. Insomma una ratifica che non deve richiedere tempi morti in discussioni. Azz!

Ma ha infilato anche quest’altra perla: siccome Montanari ha sostenuto, giustamente, che il problema non sono le regole costituzionali, ma l’insipienza della classe politica, allora Violante ha risposto che non possiamo aspettare che la classe dirigente cambi, si fa prima a cambiare la Costituzione. E ha sottolineato questo ardito concetto con una stravagante metafora: tempo ce ne vuole per cambiare i guidatori perciò cambiamo la macchina. Montanari forse era troppo concentrato per mettersi a ridere. Come affidare una macchina nuova e più funzionante a chi non sa guidare: vecchia o nuova, funzionante o catorcio, sempre contro un muro la farà schiantare.

Ne ha dette tante una peggio dell’altra, cito questa che è proprio grossa: non siamo stati capaci nemmeno di eleggere un Presidente della Repubblica. Si riferiva alla rielezione di Napolitano, si è dimenticato dell’elezione di Mattarella che non è stata problematica più di tanto. Quindi secondo Violante il siluramento prima di Marini e poi di Prodi è colpa della Costituzione, non di un oscuro disegno per impedire un governo di Bersani e aprire la strada alle larghe intese. Nella prossima lettura della Divina Commedia Benigni metterà i 101 in Paradiso, ingiustamente calunniati per aver silurato Prodi mentre la colpa era, guarda un po’, della Costituzione, così può giustificare poeticamente il suo SI’ alla riforma Boschi.

Ma mentre ascoltavo Violante, più che a ribattere in mente mia alle sue sconcertanti argomentazioni, pensavo a quelli che, nel PD e anche a sinistra del PD (Pisapia per esempio) insistono con la litania della ricostruzione del campo di centrosinistra. Come se il campo di centrosinistra fosse ancora una terra pronta per essere arata, basta solo spargere un po’ di pesticidi e diserbanti per debellare l’erba cattiva renziana.

C’era una volta il centrosinistra e i suoi elettori che consideravano la democrazia un terreno dove donne e uomini immaginavano il futuro e partecipavano con passione ad orientare le scelte verso un orizzonte di libertà e uguaglianza. Ora, stretta la foglia e larga la via, c’è Violante che dice che il futuro è quello dettato dai processi imperscrutabili della globalizzazione e dalla finanza e che l’opzione è tra decisioni più rapide su quel solco o più lente. E c’è anche Cuperlo che, pur consapevole di questo triste destino, preferisce non stressare la Nazione con un NO, Come ha ribattuto ad un incredulo Aldo Giannuli che gli chiedeva conto della sua irresolutezza nel corso di una trasmissione. E non finisce qui, perché c’è una vasta area di elettori del centrosinistra assatanati di decisionismo e insofferenti ai riti della democrazia.

Di grazia, dov’è questo campo del centrosinistra da far rifiorire rigoglioso?

E’ NATA UNA NUOVA CATEGORIA POLITICA: L’ANTIPATIA

ottobre9

 

renzi-a-larenaOggi i telespettatori che hanno seguito l’Arena di Giletti hanno scoperto l’esistenza di una nuova categoria politica: l’antipatia. Il teorico di questa nascente scuola di pensiero, che divide le aree politiche come all’asilo, cioè i simpatici che prestano i loro giocattoli e gli antipatici che rubano le merendine, è Renzi.

Per inciso ha anche precisato che la sua collocazione è tra gli antipatici. Se glielo ha suggerito Jim Messina sarebbe il caso di applicargli una penale di almeno il 10% sui 400.000 euro del compenso, dato che dal punto di vista della comunicazione non mi pare una grande trovata.

Sempre per inciso ricordo che Mario Segni ha dichiarato che se vinceranno i NO l’Italia tornerà indietro di trent’anni. Ma magari! Trent’anni fa uno che avesse detto che chi si oppone ad una riforma lo fa per antipatia personale nei confronti del riformatore sarebbe stato meritatamente oggetto di lancio di ortaggi.

Nella fase attuale invece no, e questo la dice lunga sul deterioramento della cultura politica che porta a mischiare i piani, per cui un sentimento privato come l’antipatia viene confuso con un orientamento politico di opposizione.

Sarebbe a dire che come al solito Renzi la butta in caciara, ma è costretto ad ammettere, anche se nei modi confusi che gli consentono la sua mediocre cultura politica, che nel Paese cresce l’opposizione verso le politiche del governo e la sua “narrazione”, e non basteranno le mance come i sedici euro di aumenti ai lavoratori pubblici ad invertire il segno del consenso.

E non basterà l’invito di Napolitano a spersonalizzare il confronto sulla riforma, né il mea culpa di Renzi, a far digerire questa riforma all’elettorato. Tanto più che Renzi fa autocritica sulla sua sovraesposizione, ma continua a sfidare a duello televisivo i suoi avversari e a fare comparsate. L’uomo questo è: come lo scorpione che non può fare a meno di pungere, anche se ci rimette la pelle.

In questo quadro si colloca la riunione della direzione del PD di domani. Siccome è un tattico spregiudicato non è da scartare l’ipotesi che, nonostante la porta sbattuta in faccia alla minoranza nell’intervista di oggi, domani potrebbe abbassare i toni: conosce i suoi polli, sa che la Sinistra Pd vive di illusioni da tre anni.

Voglio sperare che la minoranza non commetterà l’errore di non confermare il NO al referendum: sarebbe la sua fine definitiva, verrà travolta dall’opposizione a Renzi che monta nel Paese e che lui stesso ha adombrato oggi, seppure con i suoi modi arroganti, con il suo vittimismo da Calimero piccolo e nero.  

P.S. Pisapia ha finito di studiare la riforma? Si è fatto finalmente un’idea del tipo di scontro a cui assisteremo nei prossimi due mesi, che non lascia margini per ricuciture nell’area di centrosinistra? Ha capito che la campagna referendaria proseguirà sul tema “O con me o contro di me” e che questo schema non genera il clima più adatto per i pontieri?

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