Lucia Del Grosso

Grande è la confusione sotto il cielo ……..

SERRA, BONACCINI, DAMIANO, CACCIARI E CHI VOTA SI’ PERCHE’ SI’

settembre24

01-00268514000016Negli ultimi due giorni ho incrociato diverse dichiarazioni di voto per il SI’ al referendum, ma francamente non ho capito le motivazione. Penso che sia pressappoco la stessa di mia madre quando le chiedevo perché mai dovevo fare quella tale cosa che mi aveva ordinato: “Perché sì”.

Serra è un intellettuale, Cacciari addirittura in filosofo, Bonaccini e Damiano due politici di lungo corso, eppure le loro spiegazioni non reggono l’urto nemmeno della prima obiezione di uno studente di terza media: Cacciari perché da decenni non si fa niente (ma se da 20 anni è tutta una rivoluzione normativa, costituzionale e ordinaria, ma dai, professo’!), Serra addirittura fa penitenza dei fallimenti della sua generazione, Bonaccini dice che la Costituzione antifascista favorisce la deriva fascista (notare il rigore logico) e Damiano che è antiliberista per cui non può non votare una riforma voluta dall’Europa che, non si se Damiano lo sa, è ordoliberalista.

La tentazione di spernacchiarli è forte, tuttavia voglio prenderli sul serio e tentare di capire l’abbaglio di cui sono vittime.

E’ che sbagliano l’approccio ad un’analisi che ha invece lucidamente riassunto in poche righe Alessandro Visalli che, a commento dell’ultima vittoria di Corbyn alle primarie, giustamente sostiene che il grande centro, arena in cui ci si contendo i consensi, non esiste più, si erode giorno per giorno. A partire dal dopoguerra si era affermato un processo sociale di imborghesimento delle classi popolari, ora il processi è inverso, cioè di proletarizzazione dei ceti medi. E’ evidente che questa inversione porta ad una radicalizzazione degli orientamenti elettorali, per cui la rappresentanza non è più assicurata da una destra e una sinistra che smussano sempre di più la loro diversità per contendersi il ventre pasciuto del ceto medio e quindi occorre un nuovo modello per dare voce agli umori e le aspettative che si agitano nella società.

Quindi la risposta alla crisi di sistema che i signori di cui sopra non possono non vedere non può essere quella della narrazione data dalla riforma Boschi: velocizzare il processo decisionale. Non c’è niente da velocizzare, se alla fine della corsa c’è la frustrazione di pezzi sempre più ampi di società impoveriti e perciò radicalizzati.

E non a caso mi sono riferita a riforma “narrata”. Perché in realtà la frantumazione degli interessi si riverbererà anche all’interno delle forze politiche, per cui anche eliminare in parte (oltretutto in maniera confusa e pasticciata) la spola tra Camera e Senato non eliminerà ritardi e inconcludenze: questi emergeranno anche all’interno delle forze di governo, lacerate dall’irrequietezza degli elettori e dalla paura di perdere consensi.

I signori che danno il titolo a questo post vogliono mettere il tappo alla pentola del disagio sociale che bolle? Stupida illusione.

 

LA COMMOZIONE PER ELSALAM E’ GIA’ FINITA E GLI AMICI SE NE VANNO

settembre17

abd-elsalamQuesto post non intercetterà il mainstream come altri che ho scritto e sarà condiviso da pochi lettori. Spesso le cazzate che scrivo girano per giorni, ma questo post no. In fin dei conti è morto solo un lavoratore mentre faceva un presidio sindacale e il magistrato ha già derubricato la vicenda a incidente stradale. Dice che in quel momento non era in corso nessuna manifestazione, ma io allora non capisco perché nel video che gira in rete c’erano persone con le bandiere. Boh, forse stavano andando allo stadio. Come non capisco come mai c’era la polizia. Mah, si vede che c’è una circolare ministeriale che prevede la presenza di agenti davanti alle fabbriche H24.

E nessuno ha scritto “Je suis Elsalam” e se qualcuno ci ha provato l’Hashtag non è diventato virale, capirai è morto solo un lavoratore, e non era nemmeno italiano.

Eppure se muore di indigestione il gattino Fuffy della signora del primo piano tutti scrivono: “Fateci scoppiare di crocchette pure a noi”: in questo mondo postmoderno le emozioni sono bizzarre.

Ecco, ora si scatenerà la lotta di classe tra il blocco sociale animalisti-vegetariani-vegani e me, che poi gli animali mi piacciono pure e mi dispiace se ne muore uno.

Ah, dicevamo la lotta di classe, questa sconosciuta. Dicono che è finita e che padroni e lavoratori siamo tutti nella stessa barca che deve navigare più veloce delle altre nel mondo globalizzato. Eh, ma allora perché a Piacenza c’era conflitto sindacale? Piccola lite tra fidanzati?

E’ che nell’equipaggio della barca che veleggia coesa nel mare della globalizzazione, così ce la raccontano, in realtà ci sono i negrieri, i mozzi e i rematori a forza di nerbate. Ed è successo che un mozzo, titolare di posto a tempo indeterminato, stava lottando per la stabilizzazione del posto di lavoro dei rematori a forza di nerbate. Aveva coscienza di classe, Elsalam, sapeva che lui e quelli che stavano peggio di lui in realtà appartenevano alla stessa comunità di destino. 

Ma per carità, è successo solo un incidente e nessuno “ille sera” Elsalam, la lotta di classe è roba del Novecento.

Un po’ di commozione il giorno del fattaccio, ma il giorno dopo l’emozione è già finita e gli amici se ne vanno.

Perché non c’è battaglia da fare, dicono, siamo tutti nelle stessa barca, lavoratori e padroni, e le grandi rabbie montano solo per difendere i diritti civili, che non intaccano il portafoglio e il potere di organizzare i rapporti di produzione dei padroni del vapore.

Ora solo nella barca della GLS c’è ammutinamento: l’UBS, sindacato al quale apparteneva Elsalam, ha indetto per oggi una manifestazione e dalle foto che vedo mi pare che sia stata molto partecipata. Ma niente da registrare nel diario di bordo delle altre barche: abbiamo sostituito la lotta di classe con una regata. Bel lavoro!

Ma sia chiaro, mozzo o rematore a forza di nerbate di un altro natante, che potrebbe capitare anche a te di dover fare un presidio sindacale, e senza partiti che organizzano la lotta di classe (non quelli della nazione che raggruppano tutti insieme appassionatamente i marchionne e gli elsalam) la solidarietà che ti spetterà tra un “je suis” e un altro durerà un giorno, il giorno dopo è già finita e gli amici se ne vanno.

P.S.: Ma il Jobs Act non doveva favorire la trasformazione del lavoro precario in lavoro a tempo indeterminato? Manco se ti fai ammazzare, nel senso vero e non figurato dell’espressione.

 

L’IMBARAZZANTE INTERVISTA DI NAPOLITANO

settembre10

Foto Fabio Cimaglia / LaPresse 08-04-2014 Roma Politica Stati Generali della Salute all'Auditorium Parco della Musica Nella foto Giorgio Napolitano, Matteo Renzi Photo Fabio Cimaglia / LaPresse 08-04-2014 Rome (Italy) Politic General State of Health at Audotorium "Parco della Musica" In the photo Giorgio Napolitano, Matteo Renzi

E’ quasi imbarazzante dover commentare l’intervista di Napolitano a Repubblica.

E non solo per la marcia indietro sull’Italicum approvata con il voto di fiducia (e non mi ricordo il Presidente Emerito tanto loquace con i giornali quando si trattava di frenare quello scempio). Oramai tutti danno per scontato il colossale errore, anche se non mi spiego come Napolitano possa lamentare  “Non c’è respiro, non c’è visione ampia, manca lo sguardo lungo e soprattutto scarseggia il senso di responsabilità”. Azz! Non ci voleva lo sguardo lungo e nemmeno tutte le diottrie, bastava non essere presbiti per vedere una realtà vicinissima, e cioè che già le elezioni del 2013 avevano dichiarato il bipolarismo morto e defunto.

E non ci voleva la vista d’aquila nemmeno per rendersi conto che le larghe intese centrodestra-centrosinistra per avviare le riforme, scopo dichiarato, e per proseguire le politiche di Monti appiattite sui diktat europei, scopo implicito, avrebbero avvelenato il Paese. Tanto più se la regia è affidata a Renzi, che non è capace di tenere unito il suo partito, figuriamoci il Paese. Eppure Napolitano dall’ampia visione ne ha favorito la resistibilissima ascesa. L’ha mai chiamato per dirgli: “Che cos’è questa stravaganza di silurare uno del tuo stesso partito? Bel modo di ricucire il distacco tra cittadini e istituzioni”?

Sa il lungimirante Napolitano, che ora si stupisce dell’infuriare di una guerra sul referendum costituzionale, quanto male ha fatto quella squallida vicenda al sentimento del Paese e quanta sfiducia nelle istituzioni ha prodotto?

Ma poi, domando a Napolitano dall’occhio di lince, è respiro, visione ampia, ecc. ecc. costruire una strategia imperniata su un populista come Renzi, sguinzagliato a raccontare balle per acquisire consenso su riforme squisitamente di destra per neutralizzare il populismo verace? E quanto poteva durare questa mistificazione, di cui Il nostro ex Presidente non può dichiararsi semplice spettatore, senza che deflagrasse la personalizzazione e la violenza dello scontro? Non pare, al binocolo munito Napolitano, che è un po’ tardivo questo richiamo al merito del quesito referendario?

Ma c’è qualcosa di ancora più inquietante nella concezione della democrazia  dell’Emerito Presidente, ed emerge esplicitamente nel passaggio sull’accordo Letta/Quagliarello di sottoporre comunque a referendum il testo che fosse stato approvato. Si chiede se non sia stato un errore, Napolitano. Eggià, meglio fare le riforme senza popolo, disse quello che le affidò ad un populista.

Imbarazzante, Presidente, molto imbarazzante, collezionare tutte queste contraddizioni e però chiedere di approvare questo pasticcio nel merito e nel metodo senza fiatare. 

TRONTI, FU VERO ABBAGLIO?

settembre5

Mario TrontiNon avevo intenzione di intervenire sull’adesione di Tronti all’appello della sinistra (?) PD per il SI’ alla riforma costituzionale, ma poiché la sua scelta attiene alla questione governabilità versus rappresentatività allora due paroline al padre dell’Operaismo ce le voglio dire.

E siccome non sono una fine intellettuale, ma una “fu” militante PCI-PDS-DS-PD di base lo farò senza preoccuparmi della forma: avete rotto la minchia con la governabilità!

Ed è ancora più irritante che questa boiata della governabilità sia tirata in ballo da uno dei fondatori dell’Operaismo che, per chi non se lo ricorda, teorizzava il concetto di operaio sociale, ossia l’estensione della logica dell’organizzazione taylorista della fabbrica a tutta la società, con quello che ne consegue in termini di democrazia (sarà mica democratica e rappresentativa la catena di comando in fabbrica? Bene, immaginiamola applicata a tutta la società). E lui, proprio lui, che paventava lucidamente questo esito dello sviluppo del capitalismo, e operava una efficace sintesi tra diritti sociali e democrazia, ora inverte i termini: il problema della democrazia è che non è decidente, chissenefrega della rappresentatività.

E non c’è nemmeno bisogno di essere un ex operaista, anche un monarchico non particolarmente scemo si rende conto che una classe dirigente senza visione e appiattita  sul minuto può avere pure poteri dittatoriali, ma si rimangerà continuamente le sue decisioni non appena si accorgerà di avere toppato.

Eppure è cronaca di questi giorni, non c’è nemmeno bisogno di scomodare la storia, basta seguire i tweet di Renzi. Com’era l’Italicum? La legge che tutti ci avrebbero invidiato? Approvata a colpi di fiducia (a proposito di decisionismo) ora tutti si stanno mangiando le mani che l’hanno votata. Complimentoni ai veloci decisori.

In realtà solo la rappresentatività del Parlamento può garantire una democrazia efficiente, non esiste nessuna contrapposizione governabilità versus rappresentatività, è una delle più grandi mistificazioni propalate dalla postdemocrazia liberista. Perché sciolte dal rapporto con i rappresentati, incapaci di decifrare i segnali, le paure e le rabbie che provengono dalla società, le classi dirigenti sono ondivaghe e tessono tele di Penelope, fanno una fesseria e poi la disfano appena si popola di sberleffi qualche hashtag, in un girare a random senza costrutto. Ma per questi signori questa ignobile farsa si definisce governabilità.

Ma tutto questo Tronti lo dovrebbe sapere. Fu vero abbaglio il suo? E’ così disperata la fuga dai valori della tradizione comunista da rimanere così assurdamente ammaliati dal richiamo delle serene di destra? O la rinuncia a trasformare i rapporti sociali ha liberato un germe di giacobinismo che sonnecchiava nelle pieghe della nostra storia?

Ma chi farà questo percorso a ritroso autocritico, se i deputati a compierlo non hanno altra preoccupazione che la normalizzazione del conflitto sociale?

 

 


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