Lucia Del Grosso

Grande è la confusione sotto il cielo ……..

SPARTA, L’ORDOLIBERALISMO, LA LOTTA DI CLASSE E ……..

luglio31

MERKELSinn, cioè quel tipo convinto assertore dell’uscita della Grecia dall’UE, purtroppo autorevole ideologo dell’ordoliberalismo, ha tirato fuori una proposta che sarebbe incommentabile, ma che ahinoi non può essere ignorata perché quello che dice Sinn prima o poi si fa.

In cosa consiste?

  1. Si chiudono le frontiere dell’Europa agli extracomunitari;
  2. la mobilità intraeuropea continua ad essere garantita;
  3. però, siccome il welfare rischia di collassare, occorre introdurre limitazioni al welfare agli immigrati.

Quindi, secondo lui, un Italiano, o uno Spagnolo, ecc. ecc. che va a lavorare in Germania, viene degradato a lavoratore di serie nemmeno B, ma una lettera molto in basso nell’alfabeto.

Alessandro Vassalli, che gli risponde a dovere nell’articolo che pubblicherò nei commenti, evoca quel sereno paradiso che era l’antica Sparta, che non riconosceva nessun diritto agli Iloti, anzi erano prede degli Spartiati, cioè i figli di papà, che la notte andavano a caccia di questi poveretti per giocare alla guerra, che era la loro fissa.

Il tipo ha trovato un altro sistema per assicurare alla Germania surplus commerciali, dato che gli immigrati, privati pure dei diritti, saranno un godibilissimo esercito di riserva della manodopera a costo zero, poiché non graveranno sullo stato sociale.

Siamo sicuri che Sinn è dispiaciutissimo di dover fare dei lavoratori figli e figliastri, quello tedesco della scrivania di destra fruitore degli assegni famigliari e quello portoghese della scrivania di sinistra invece no, ma che ci volete fare, se no il welfare collassa.

Quindi il fiscal compact, finalizzato all’armonizzazione delle politiche fiscali, che a sua volta doveva servire a creare uno statuto europeo di cittadinanza, era una fregatura? Che simpaticoni, ci avete fatto una scherzo divertentissimo ahahahahahah.

Però se ci ripenso non è poi così divertente, perché lo scenario apocalittico che immagina Salvini con personaggi extracomunitari in realtà lo stanno anticipando gli ordoliberali con un cast tutto europeo.

Perché affrontare il problema del welfare tagliando la testa al toro, cioè il welfare ad una parte dei residenti, creerà conflitti, tensioni e rancore che si riverbereranno sui nativi delle classi popolari, quelli a contatto con i lavoratori malpagati e disprezzati: “lor signori” abitano in quartieri tenuti in sicurezza dal disagio sociale. E saranno sempre i lavoratori nativi a subire la pressione sui diritti del lavoro e sulle retribuzioni dovuta alla concorrenza degli immigrati.

Ma Sinn sostiene che questo è l’unico modo per difendere il welfare dal collasso e salvare l’Europa. Invece se collassa la società, e potete starne certi che collasserà dilaniata dalla guerra dei poveri, l’Europa sta serena e tranquilla.

Quando si decideranno a tirare una metaforica pedata a questi tromboni con la monomania della stabilità, dei conti a posto  ecchissenefrega se si fa macelleria sociale saranno già stati prodotti danni irreversibili, e senza che uno di questi professoroni abbia spiegato perché mai ridurre la spesa pubblica e affamare i lavoratori debba produrre crescita!

E non saranno costretti a spiegarlo, nemmeno tra le macerie (che ci volete fare, effetti collaterali) perché la sinistra storica non glielo chiede, convinta da Blair in poi che larga parte della popolazione abbia vissuto per molto tempo al di sopra delle proprie possibilità.

Sopra le proprie possibilità una cippa, dato che le disuguaglianze sono aumentate indecentemente.

Ma la sinistra bella addormentata nel bosco si limita ad enunciare politiche inclusive per l’immigrazione, a predicare l’accoglienza contro la xenofobia, che d’ora in avanti, se la spunta Sinn, diventerà anche intracomunitaria.

Beh, c’è solo un modo per fare inclusione e tenere fede ai nostri sacri principi internazionalisti: fare la lotta di classe. Ricominciare la battaglia per far pagare il mantenimento del welfare al decile di popolazione che si è arricchito sproporzionatamente a discapito dei nove decili che si sono impoveriti.

L’accoglienza è un grandioso principio della sinistra, ma è come le nozze: non si fa con i fichi secchi, qualcuno vi deve mettere risorse e non possiamo chiederle a chi ne è già stato privato.

Chiedere più stato sociale e più inclusione senza puntare il dito sui forzieri da cui attingere non è degno di una sinistra vera: è da predicatori illuministi.  

SCALFARI E IL POPOLO SOVRANO

luglio24

EUGENIO SCALFARIOggi Scalfari ci dice su Repubblica senza ipocrisie quello che avevamo già capito: che lui non crede nel popolo sovrano e che il governo deve essere affidato ad un’oligarchia che sa governare. Perché non crede nel popolo sovrano lo dice qualche riga sopra: perché per metà non va a votare e quindi se ne fotte dell’interesse generale e un’altra metà dei rimanenti vota in base ad interesso particolari e quindi anche questa se ne fotte degli interessi generali. Insomma solo un quarto del popolo è moralmente e intellettualmente degno di esercitare la sovranità. Invece la sua oligarchia è integerrima e vocata alla cura dello Stato, non sbaglia, non ruba, non ha il vizio del nepotismo e meno che mai ha interesse a conservare la sua poltrona: su cosa ripone questa illimitata fiducia?

Ma ha espresso anche un altro concetto interessante: questa schiatta di oligarchi cervelloni ha bisogno del sostegno popolare. “Non più di questo”, si premura di sottolineare, ma se questa base cede, la classe dirigente va in crisi e lo Stato va a puttane. In altri termini: popolo, non sovrano perché sei una capra, mi raccomando fai la claque ai geni che ti governano perché hanno studiato nelle migliori università e sono illuminati. Il popolo come serbatoio di consenso, ma per carità per il resto lasciamolo stare perché non capisce niente.

Paragonati a Scalfari gli élitisti Mosca e Pareto erano più progressisti. Ma anche Erodoto, che almeno apriva il dibattito sulla migliore forma di governo, se la monarchia di Dario, l’oligarchia di Magabizo o la democrazia di Otane.

A parte il fatto che solo l’utopia (o distopia) della democrazia diretta ha ipotizzato il superamento delle classi dirigenti nelle funzioni di governo, e che quindi il senso della democrazia risiede nella selezione operata dai cittadini della classe dirigente, una domanda a Scalfari mi sorge spontanea: se il popolo è una schiappa, chi legittima questa élite adamantina? Come tutti gli elitisti Scalfari risponderà: il merito.

Il merito è quella bella parola che campeggia nelle slides della sinistra leopoldina e che viene spacciata come il principio primo della democrazia: cosa c’è di più democratico dell’assegnare i ruoli nella società, e quindi pure di governo, del merito, che può essere posseduto da tutti, ricchi o poveri, figli di papà o figli di nessuno, basta solo farsi il mazzo?

Già. Peccato che non esista un metodo oggettivo per misurare il merito delle élite al governo, a meno che non l’abbiano trovato per giustificare il ministero della Boschi. Immagino il test: grado di vicinanza con il premier.

Perché che lo ammetta o no, caro Scalfari, l’oligotecnocrazia senza popolo a cui pensa Lei è selezionata per cooptazione, non per doti politiche, profondità di pensiero e visione lunga. E’ associata al governo dai predecessori perché nulla cambi dell’esistente: l’austerità, i conti in ordine, lo smantellamento dello stato sociale, la flessibilità del mercato del lavoro. Polli di allevamento covati in università prestigiose senza mai aver avuto a che fare con una battaglia o un conflitto sociale. Monti ha mai visto un lavoratore che guadagna 800 euro al mese?

L’unica classe dirigente degna è quella che si fa le ossa metà giornata studiando e metà entrando nei conflitti del lavoro, nei disagi del quartiere, tra il “popolo sovrano”. Con uno scambio continuo di sapere tra élite politica e base popolare. Da quando la Sua eccellente classe dirigente, tra cui l’apparato del Suo giornale, ha dichiarato guerra ai partiti, qualcuno ha fatto più questo esercizio? Da quando Repubblica ha fatto la scoperta del partito liquido veltroniano, senza nerbo di popolo, qualcuno ha più tessuto i fili tra governanti e governati?

Ora invece Lei invece di fare autocritica ed ammettere seppure in ritardo, che sì, i partiti erano l’anello di congiunzione tra classe dirigente e “popolo sovrano”, il crogiuolo in cui si formavano ed elevavano entrambi, in cui la democrazia trasformava la massa senza qualità, per dirla alla Tocqueville, in cittadinanza attiva e consapevole, vuole eliminare il “popolo sovrano”.

Siete furbi voi di Repubblica.

 

ERDOGAN E LA COMUNITA’ INTERNAZIONALE BAMBOLINA IMBAMBOLATA

luglio18

TORTURE TURCHEUno dei commenti più sensati alla vicenda turca è quello di Scaglione su Famiglia Cristiana: golpe fallito o autogolpe riuscito non cambia, conta quello che sta accadendo ora.

E quello che sta accadendo ora è terrificante. Ma non la reazione di Erdogan (da uno sterminatore di curdi che cosa ci sia può aspettare?), bensì la NON reazione della comunità Internazionale.

In meno di 24 ore Erdogan aveva già fatto arrestare circa 3000 militari e altrettanti giudici erano stati rimossi. E di fronte a questa ammirevole efficienza l’Occidente che pretende di difendere i principi liberali se n’è fatta una ragione: beh, in fin dei conti c’era stato un golpe. Ah sì? E su quali indizi è stato ipotizzato il coinvolgimento? Ok, i militari possono essere stati beccati mentre giravano con i carrarmati, ma i giudici di quale intelligenza con i golpisti potevano essere sospettati? Che hanno comprato le bottiglie di spumante appena hanno saputo del golpe?

Poi però Erdogan ha ventilato il ripristino della pena di morte e alla Merkel si è scompigliata la messinpiega: eh, no, la pena di morte no, non si entra in Europa con la pena di morte, scherziamo?

Invece un cittadino può essere rimosso della sua funzione, cioè essere privato del suo lavoro, solo perché appartenente ad un’improbabile lista e questa atrocità non fa muovere nemmeno un capello sulle teste della Merkel e di Hollande. E sarebbe poco male perché il parrucchiere di Hollande costa 10.000 euro al mese, così almeno se li guadagna.

Fare in santa pace il proprio lavoro senza capitare in una retata di polizia per avere espresso solo qualche opinione (3000 magistrati tutti attivisti dell’opposizione? E se anche fosse?) non rientra nell’orizzonte dei diritti intangibili, secondo questa classe politica post-post-post democratica, che assiste come una bambolina imbambolata, secondo il frasario di De Luca, allo scempio delle vite di migliaia di cittadini. Siamo fortunati che rientri nel pacchetto minimo delle garanzie il diritto di respirare: no, la pena di morte no. Com’è buono lei!

Ma ti puoi aspettare il rispetto della dignità del lavoro e il diritto di non esserne privati ingiustamente da chi lo tratta a Jobs Act e Loi du Travail? 

Però almeno dovrebbero sapere che le atrocità fasciste e naziste del secolo scorso iniziarono con il licenziamento di migliaia di dipendenti statali, decretato da Mussolini approfittando dell’attentato progettato da Tito Zaniboni nel 1925.

E questa sarebbe la classe politica che ci dovrebbe difendere dalla deriva autoritaria dei populismi?

IL BARBIERE DI HOLLANDE

luglio13

HollandeHo appena letto una notizia che pensavo fosse stata pubblicata da Lercio e invece è riportata da “La Stampa”: Hollande ha un parrucchiere personale pagato con soldi pubblici che costa 10.000 (diecimila) euro al mese.

Guadagna quanto i ministri ed è stato assunto pochi giorni dopo la vittoria di Hollande alle elezioni per tutta la durata del mandato.

Non mi guardate così, non è una bufala è una notizia vera.

Roba che nemmeno i re si potevano permettere, c’era un tesoriere che controllava i conti, chiedete a Filippo il Bello come era tenuto a stecchetto dai Templari (poi li ha bruciati tutti, ma quella è un’altra storia).

Sarebbe interessante fare il conto di quanto costa a capello: una fortuna, considerata la non fluente chioma. Almeno avessero fatto un contratto fino ad esaurimento dell’oggetto su cui eseguire la prestazione: secondo me mancano due shampoo e un giro di vespa e non rimarrà più niente da pettinare.

Che dicevo? Nemmeno i re. Già, perché nel Medioevo il potere non era illimitato: non incontrava limiti nei diritti dei sudditi, ma c’era pur sempre un rigido sistema di valori che sorvegliava le voglie sfrenate. Se gli girava il papa emanava una bolla con tanti bei complimenti tipo depravato e adoratore di mammona e il re passava brutti momenti.

Poi ci fu la primavera dell’era moderna e si pensò di poter impedire i capricci del potere a prescindere dal papa.

Ma poi arrivò l’era postmoderna, talmente post che fa un giro di circumnavigazione attorno all’era moderna e torna al medioevo: c’è una parvenza di democrazia, ma pare che serva per la governabilità e non per la rappresentatività; c’è informazione, ma ce n’è talmente tanta che niente fa scandalo; c’è ricambio della classe dirigente ad intervalli definiti, ma nel frattempo il principe è solo e senza un popolo di riferimento o l’ancoraggio ad un sistema di valori. Siede su un trono e da lì sopra ritiene di potere arraffare tutto: prendere decisioni mi stressa, me la potrò prendere o no la soddisfazione di farmi pettinare quei quattro capelli che ho in testa quando mi pare e piace?

E non ditemi che la scelleratezza di Hollande è ancora più grave perché è un socialista. Socialista che? Il socialismo è sia un progetto di trasformazione della società, sia la condivisione di principi morali, le due cose insieme. Beh, il progetto di trasformazione della società se n’è andato a puttane perché la loi du travail è la migliore legge di destra che si possa fare; la condivisione di principi morali nella società del mercato debordante e pervasivo e del consumatore compulsivo non ha alcun senso.

Qual è l’accusa che ci fanno? Che vogliamo tornare al Novecento? No, veramente ci vorremmo arrivare al Novecento: ora siamo ai fasti di Versailles.

  

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