Lucia Del Grosso

Grande è la confusione sotto il cielo ……..

Dal Partito della Nazione al Partito del Fare Niente per il tramite del Partito del Fare Qualcosa

maggio29

CACCIARIEravamo rimasti al Partito della Nazione, cioè ad un partito non ancorato a riferimenti sociali di cui curare gli interessi e attuare il progetto di società, ma genericamente rivolto ai cittadini ricchi e poveri, privilegiati e svantaggiati, manager e sottoproletari, alti e bassi, belli e brutti.

Siccome in partito della Nazione che si rivolge a tutti non può esplicitare il proprio progetto perché deve pescare in ogni ambito sociale e quindi non può rendere visibili le sue scelte, altrimenti perde pezzi di società, allora per legittimarsi adotta l’immagine e la prassi del Partito del Fare Qualcosa.

Infatti come prassi fa qualcosa, cioè una riforma della Costituzione da Repubblica delle Banane, e come immagine si presenta come la classe dirigente che non aspira a fare bene le cose, perché questa era la scusa di quelli degli ultimi 30-40 anni per non fare niente, ma a farle. Pure brutte, purché si esca dall’immobilismo. Vaste programme! E si fanno convincere da questa visione cialtrona pure i filosofi, il che costituisce la più plateale smentita della teoria di Platone che voleva i filosofi al governo.

Quindi siamo alla specificazione del Partito della Nazione nel Partito del Fare Qualcosa e tutti si sentono sollevati dall’essere usciti dall’ingessatura della politica, pure i filosofi.

Ma è necessaria un’ulteriore evoluzione o specificazione del Partito della Nazione/Partito del Fare Qualcosa che sicuramente piacerà anche ai filosofi: il Partito del Fare Niente.

Infatti ai filosofi non saranno sicuramente sfuggite le dichiarazioni del neo Ministro allo Sviluppo Calenda, che auspica una cessione di sovranità dai parlamenti alla Commissione Europea, cioè da organi che rispondono agli elettori ad un organo non elettivo. Non se ne può fare a meno perché USA e Canada mica possono stare ai  comodi dei parlamenti nazionali per l’approvazione del TTIP, devono avere un interlocutore solo, che possibilmente non risponda a nessun popolo perché la discussione democratica è lunga e noiosa.

Insomma è stata approvata una riforma costituzionale motivata dall’argomento principe “serve a prendere più celermente e speditamente le decisioni” per poi farle prendere agli altri. Questo bisognerà spiegarlo ai filosofi, ma ai filosofi i paradossi piacciono moltissimo. E questo è meglio di quello di Zenone su Achille e la tartaruga.

Quindi è comprensibilissima la variante in corso d’opera da Partito del Fare Qualcosa in Partito del Fare Niente, tanto più dopo che il parlamento non avrà approvato il TTIP perché ci avranno pensato altri. Infatti una volta introdotto il TTIP qualsiasi multinazionale potrà strafregarsene delle leggi sul lavoro, in materia ambientale, in materia di sicurezza, sulla tutela dei diritti e pretenderà di applicare quelle dei Paesi in cui sono più blande, per cui parecchie leggi saranno depotenziate e sarà una faticaccia per i parlamentari spiegare perché devono approvarle in fretta.

I filosofi troveranno tutto questo molto coerente, ed è questo quello che conta, perché la filosofia è pensiero organizzato.

IL VOTO UTILE E IL VOTO UNICO

maggio22

Cuperlo GianniIeri ho letto un articolo bellissimo di Michele Prospero sul ricatto del voto utile che mi ha dato lo spunto per affrontare un’altra categoria del filone catastrofico-elettorale: il voto unico.

Per la verità anche Prospero aveva introdotto nel citato articolo questo tema, ma alla luce dell’intervista di stamattina di Cuperlo su Repubblica direi che c’è altro da aggiungere.

Dice Cuperlo che ha votato la sciagurata riforma costituzionale di cui è madre costituente la Boschi perché “un altro passaggio a vuoto sarebbe stato un danno”. Lo stesso avvertimento è stato lanciato da Reichlin qualche giorno fa.

Io troppe cose vorrei sapere da Cuperlo, ma in particolare una: perché la bocciatura di una riforma costituzionale deve essere per forza un danno. Per quale motivo la Costituzione prevede Il referendum conservativo sulle proposte di revisione della medesima? Per pura formalità? E’ questo il messaggio che volete rivolgere ai cittadini chiamati a partecipare alla scrittura di una nuova Carta: “Potete votare, ma mi raccomando votate SI’ perché le riforme costituzionali non si possono assolutamente bocciare”?

Ma abbiamo per caso approvato la riforma del centrodestra? NO! Il giorno dopo si sono per caso scatenati il terremoto, l’eruzione del Vesuvio, la peste, l’invasione delle cavallette, la resurrezione dei morti? E allora perché se non passerà questa ciofeca di riforma si abbatterà su di noi l’apocalisse?

 Forse il pericolo che paventate è la bocciatura di una classe dirigente perché incapace di fare una riforma decente e di conseguenza l’accelerazione della deriva antipolitica? Ah, ma guardate che le classi dirigenti sono sottoposte a verifica dei governati, non devono essere necessariamente promosse, possono essere pure bocciate: si chiama democrazia.

Non vi sfiora il dubbio che il vero pericolo non è il voto libero dai ricatti, ma il voto unico perché solo una può essere la risposta alla crisi istituzionale del Paese?

Non vi sorge il sospetto che la catastrofe definitiva è invece l’involuzione della sinistra oltre che sui temi sociali anche sul terreno della democrazia, se passa il principio che all’elettore si può dire, come se fosse la cosa più normale del mondo: “O mangi questa minestra o salti dalla finestra”?

Ma che fine ha fatto Cuperlo che ho votato alle primarie?

 

 

SINISTRA ITALIANA DEVE IMPARARE A DISCUTERE SERIAMENTE

maggio15
STEFANO FASSINA

STEFANO FASSINA

E’ stato un complotto interno ad impedire la corsa di Fassina a sindaco di Roma? Secondo me non ha senso farsi domande alle quali non si può dare una risposta. Si finisce per logorarsi tra allusioni, risentimenti e offese senza arrivare alla verità. Quindi lasciamo perdere dato che la spesa non vale l’impresa, come si dice dalle mie parti.

Ma mai lasciare sospese le domande che possono avere una risposta mediante una libera discussione. Perché anche i nodi irrisolti logorano.

E chi sta partecipando al percorso di costituzione di un nuovo soggetto politico alternativo al partito della nazione sa che di nodi da sciogliere ce ne sono parecchi. E in che misura i nodi possano intralciare il cammino l’abbiamo visto a Roma.

Perciò non comprendo la risposta stizzita del Comitato dei Cento alla questione posta con grande chiarezza da Fassina: “Vedo due impianti di cultura politica. Da una parte chi, come me, considera chiusa la fase del centrosinistra. Dall’altra, chi pensa che il nostro destino sia l’alleanza subalterna con il Pd”. Secondo il Comitato dei Cento, la domanda di Fassina, che ci siamo posti tutti a Cosmopolitica, nelle riunioni plenarie, ai tavoli e pure nei corridoi, è dettata da “rancore”, è espressione  di “esperienze minoritarie prive di radicamento nella società” e non approda a niente altro che ad una “ridotta minoritaria”.

  1. Rancore che? Siamo adulti e non all’asilo e il rancore non è una categoria politica. Come dire che Berlinguer non si voleva alleare con Malagodi perché era dispettoso e vendicativo. Invece non gli veniva nemmeno in mente perché perseguiva un progetto alternativo e non compatibile. Esattamente come dovrebbe fare una sinistra in costruzione rispetto alla natura liberista e cesarista che ha assunto il PD. E questo vale al governo come nelle amministrazioni locali: quando le giunte di centrosinistra si metteranno a privatizzare i servizi, a lottizzare e a sbattersene dell’ambiente che diremo? Che noi, ehm, veramente pensavamo altro, ma i rapporti di forza non sono a nostro favore?
  2. Esperienze minoritarie prive di radicamento nella società perché? Esiste in Italia una sinistra radicata nella società? Un Paese in cui i precari non scendono in piazza di giorno e di notte contro il Jobs Act perché “comunque il mio contratto prima era precario ed ora almeno è a tempo indeterminato” (è esagerato pure scomodare il noto concetto di falsa coscienza) non ha nessuna sinistra radicata nelle società. Al massimo la sinistra è presente in qualche battaglia per i diritti civili, e nemmeno ha l’esclusiva perché l’iniziativa è stata adel partito al governo che di sinistra non è. Il radicamento sociale è tutto da costruire e lo si fa mostrando un’identità chiara.
  3. Ridotta minoritaria? Cioè una poltroncina da cui, se tutto va bene, se le compatibilità europee non prosciugano le residue risorse, se non si disturba troppo il manovratore, si distribuisce qualche briciola ai centri sociali o associazioni che operano nel sociale sarebbe cultura di governo? 

Ora, siccome penso che queste domande non siano solo mie, ma anche di un bel pezzo di militanza impegnato nel progetto di Sinistra Italiana, la risposta a Fassina avrebbe dovuto essere: “Hai ragione, abbiamo tante cose da chiarire”, invece di inveire come di fronte allo sfogo di un isterico. Lo impone la serietà dettata dalla fase cruciale che stiamo attraversando.

E’ stata una settimanaccia.

GOTOR PANCIA A TERRA

maggio10

miguel gotorQuesto è il tweet di ringraziamento del Senatore Gotor a Renzi che ha gentilmente concesso il congresso subito dopo il referendum: “Bene @matteorenzi su Congresso anticipato dopo referendum, ora pancia a terra per vincere alle amministrative @pdnetwork“.

Bene Renzi che? Gotor pensa veramente che il congresso anticipato sia l’accoglimento della proposta della sinistra dem? No, non lo pensa. Sa benissimo che Renzi conosce solo questo gioco: rischiare e in caso di vittoria capitalizzare la vincita. E quindi è evidente che, essendosi imbarcato in questa avventura, tenterà di vincerla con ogni mezzo per poi presentarsi al congresso nelle condizioni migliori per asfaltare quel po’ che è rimasto di mugugno (chiamarla opposizione è francamente un’esagerazione) dentro il PD.

Intanto incassa la promessa di marciare tutti insieme appassionatamente fino al congresso. Bell’accordo, un capolavoro. Da festeggiare appunto con un tweet.

E infatti ora tutti “pancia a terra” per la gloria del PD nelle prossime amministrative.

Pancia a terra che? Gotor e tutta la minoranza dem sanno benissimo che la loro unica speranza è che Renzi prenda in queste amministrative una potentissima tranvata sui denti. Altrimenti non se lo toglieranno di torno né il prossimo né per i prossimi 8 congressi. 

E allora perché questa ipocrisia? Perché quando un ceto politico, anche quello proveniente dalla società civile, è autoreferenziale e senza un soggetto politico popolato da donne e uomini alle spalle, diventa contorto. Si attorciglia in manovre, tatticismi, accordicchi, quello che sembra no invece è e quello che giureresti che è al contrario è no, e per di più chiama pomposamente tutte queste operazioni “Politica”, con la P maiuscola, quella che sa fare solo una élite di iniziati, ancorché nuova e proveniente dalla mitica società civile.

E così facendo questa supposta autosufficienza entra in un circolo vizioso: più la prassi è opaca e più il distacco con il proprio popolo di riferimento si accentua, più cresce la distanza tra rappresentati e rappresentanti più diventano difficili e deboli le battaglie a viso aperto.

Fino alla presa per i fondelli: “Ehm, noi vorremmo tanto fermare il disegno liberista e cesarista di Renzi, ma ehm, sapete, i rapporti di forza, ehm, non ci seguirebbe nessuno, ehm, la Politica è anche ……”.

Beh, certo, non è che lo slogan “Vorrei tanto ma non posso” è quello più efficace per riunire folle entusiaste.

 

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