Lucia Del Grosso

Grande è la confusione sotto il cielo ……..

LA FESTA DEL LAVORO IN FRANCIA E LA FESTA DEL LAVORO IN ITALIA

aprile30

Concerto Primo MaggioDomani è la Festa del Lavoro, ma in Francia festeggeranno e in Italia no. 

Come sarebbe che in Italia non festeggeremo, quest’anno non si terrà il Concertone a Piazza S. Giovanni?

Certo, e con un quarto d’ora di titoli di coda per ringraziare gli sponsor. 

Ma ballare con i Modena City Ramblers (ci saranno, vero?) in quattro per metro quadro non è festeggiare il Primo Maggio, è sballarsi sotto qualche bandiera rossa.

Festeggiare degnamente il Primo Maggio è lottare per un lavoro dignitoso, come stanno facendo i giovani francesi, che riempiono le piazze di giorno e di notte per rispedire al mittente il gemello d’Oltralpe del Jobs Act.

E perché invece i giovani italiani dormono di giorno e di notte?

Risposta A: perché sono scemi.

Risposta B: perché sono scemi quelli che dovrebbero aprire a loro gli occhi e organizzarli.

Scartata la risposta A perché autorazzista nonché priva di riscontri oggettivi, rimane la seconda ipotesi. Che invece è supportata da qualche evidenza.

Che cosa pensa una parte purtroppo maggioritaria della sinistra italiana? Che gli Italiani ritengano il Jobs Act un passo in avanti perché “prima ero co.co.co, adesso sul mio contratto c’è scritto tempo indeterminato“. Appunto, c’è scritto, ma non significa tempo indeterminato. 

E allora alla povera sinistra realista e con vocazione di governo cadono le braccia e si rassegna al “migliorismo”: visto che gli Italiani sono servi e reazionari, rassegnamoci a contrattare qualche posticino nelle giunte PD, forse ci faranno attuare qualche sottocomma di qualche sottoparagrafo del nostro rivoluzionario programma. 

Chiedersi se per caso i giovani siano diventati servi e reazionari perché lasciati soli davanti ad Amici della De Filippi o a Facebook non fa parte delle riflessioni di questa sinistra, vocata più che al governo all’esecuzione con varianti marginali dei programmi liberisti di governo.

E invece bisognerebbe provare a schiodarsi dalle poltrone per andare ad interrogare da vicino il malessere e la rabbia che serpeggia tra i tanti giovani nemmeno lambiti dall’imbroglio del Jobs Act. Solo che bisogna presentarsi con una faccia alternativa e non farsi vedere a braccetto con chi fa scempio con i loro diritti del lavoro appena svoltato l’angolo. E decidersi ad incominciare a mobilitarli sulla concretezza di una legge sul mercato del lavoro obbrobriosa. 

Provateci, vi dimostreranno che non sono meno intelligenti dei giovani francesi. 

 

 

 

 

LA GUERRA DEI TRENT’ANNI TRA POLITICA E MAGISTRATURA

aprile24

Manca una manciata di anni e anche lo scontro tra politica e DAVIGOmagistratura potrà essere chiamato guerra dei trent’anni, tanto per confondere le idee ai futuri studenti di storia. E sempre ammesso che nel 2022 si concluda, il che non è detto, dato che non se ne rimuovono i presupposti.

Che non vengono mai nemmeno lontanamente adombrati nelle dichiarazioni, nelle esternazioni e in tutta l’ampia bibliografia che racconta la questione politica-giustizia. 

Dice Davigo che la corruzione politica è endemica. Vero, ma dovrebbe dire che anche la società civile non è un modello di virtù, altrimenti l’analisi non è centrata e conseguentemente le strategie per rimuovere il problema risulteranno inefficaci o addirittura peggiori del male. Non è un’astratta questione di metodo, è un’evidenza empirica: Mani pulite non ha sradicato la corruzione, anzi, come dice Davigo, ha rafforzato i “predatori”.

Anche nelle strade, nei luoghi di lavoro, addirittura nelle famiglie siamo diventati tutti un po’ più carogne, sono i tempi che corrono. Bauman ricorre alla metafora dell’uomo cacciatore per definire il tipo prevalente nella società liquida, che ha soppiantato il tipo uomo giardiniere dell’età moderna, quello orientato a costruire modelli di società. L’uomo giardiniere pensa, costruisce, mette in ordine e cura il suo mondo stringendo un vincolo di solidarietà con gli altri, perciò si assoggetta alle regole che egli stesso decide partecipando alla politica. L’uomo cacciatore spara, preda e arraffa perché è solo e non crede che possa riunirsi con gli altri in una marcia comune verso la società futura: non va nemmeno a votare. E’ evidente che se gli capita l’occasione delinque con qualche scrupolo in meno rispetto al giardiniere.

E in questo quadro desolato il dibattito si consuma feroce tra intercettazioni sì e intercettazioni no, prescrizione sì e prescrizione no, manette sì e manette no: di questo passo si arriverà alla guerra dei cent’anni. 

E non sarà solo accademia, pioveranno lacrime e sangue, si succederanno cicli di repulisti  e ad ogni avvio di un nuovo ciclo si dirà che il ciclo precedente non aveva ripulito abbastanza e dall’altra parte si risponderà che invece è stata compiuta solo una devastazione e ogni volta sarà un deja vu con minime varianti.

E un giovanotto senza memoria, non ostacolato da chi la memoria ce l’ha ma è imbelle, corre come un treno a confezionare una Costituzione ad uso e consumo del suo partito della nazione, nell’illusione che i superpoteri di cui sarà dotato ad ottobre dopo una bagno plebiscitario arresteranno una volta per tutte questo circolo vizioso. 

Quelli che la memoria ce l’hanno ma sono imbelli si limitano a non firmare il referendum perché è una scortesia istituzionale, insomma è un po’ da cafoni, per il resto la nuova Costituzione non ci entusiasma molto, massì, diciamo che votiamo sì, per lealtà non ci tiriamo indietro. Che la riforma costituzionale apra le porte al partito della nazione è invece molto cortese. Specialmente nei confronti dei cittadini, che non voteranno più un Parlamento, che è il luogo della rappresentanza, ma un governo, che per cinque anni farà il bello e il cattivo tempo senza opposizione.

E l’uomo cacciatore, senza rappresentanza e senza speranza di accoglimento di istanze collettive, sarà sempre più solo e feroce.

Ecco perché occorre un soggetto politico alternativo al partito della nazione, del giovanotto senza memoria e di quelli che la memoria ce l’hanno ma sono imbelli:  per non morire cacciatori.

 

 

 

TRA SPERANZA E SANDERS

aprile13

sandersQuesta è la dichiarazione di Bernie Sanders: “Lasciatemi dire qualcosa che nessun altro candidato a Presidente vi dirà: non importa chi verrà eletto, quella persona non potrà risolvere gli enormi problemi delle famiglie di lavoratori del nostro paese. E non potrà farlo perché il potere dell’America delle corporazioni, il potere di Wall Street, il potere dei finanziatori delle campagne elettorali è così immenso che nessun presidente può tenergli testa da solo. Questa è la verità. Forse alla gente non piacerà sentirla, ma così stanno le cose. E questo è il senso di questa campagna. Bisogna dire forte e chiaro che qui non si tratta semplicemente di eleggere Presidente Bernie Sanders, ma di creare un movimento politico di base in questo paese.”

Ora leggiamo la dichiarazione congiunta di Gianni Cuperlo, Sergio Lo Giudice e Roberto Speranza. “Con tutte le nostre critiche e riserve oggi esprimiamo un voto a favore della riforma. Siamo consapevoli che la bocciatura di questo testo nell’ultimo passaggio alla Camera segnerebbe quasi certamente il fallimento di una stagione trentennale durante la quale a più riprese, e con diversi protagonisti, si è cercato di riformare la parte ordinamentale della Carta. Un epilogo simile scaverebbe un solco ancora più profondo tra l’opinione pubblica e le istituzioni”.

Trova le differenze. Una. Ma cruciale. La dignità del proprio popolo di riferimento. 

Per Bernie Sanders la sua “famiglia” (così ha chiamato i lavoratori in un comizio) non è una massa che spera un qualsiasi cambiamento e si affida a chi pensa possa attuarlo. E’ un popolo chiamato a mettere a disposizione intelligenza, energia e impegno per un progetto di trasformazione radicale della società. E’ un popolo chiamato a pensare, a decidere e a costruire collettivamente.

Per Gianni Cuperlo, Sergio Lo Giudice e Roberto Speranza non esiste più nemmeno un popolo di riferimento, c’è una generica “opinione pubblica” che si aspetta altrettanto generiche riforme, vanno bene pure quelle su .cui si esprimono “riserve”. Una massa che aspetta da trentanni una qualsiasi riforma della Costituzione e allora se una vale l’altra va bene pure quello sgorbio licenziato ieri.

Per Bernie Sanders ci sono i lavoratori, gli svantaggiati, gli ultimi chiamati ad organizzarsi e a fare la storia.

Per  Gianni Cuperlo, Sergio Lo Giudice e Roberto Speranza c’è una platea di spettatori che si chiede: “Oh, ma quando si sbrigano questi qui?” e rumoreggia con il cronometro in mano per niente interessata alla società futura che scaturirà dal nuovo ordine costituzionale (ma chi ci deve vivere, i marziani?).

Per Bernie Sanders c’è una sinistra fatta di persone in carne e ossa alla quale dare voce. Per Gianni Cuperlo, Sergio Lo Giudice e Roberto Speranza la sinistra è senza popolo, la sinistra è un pacco di riforme da portare in Parlamento, magari fatte un po’ meglio e con un po’ più di condivisione rispetto al metodo da carrarmato di Renzi, ma mettere in moto le passioni e il pensiero di uomini e donne non se ne parla nemmeno, diamogli subito le riforme se no ci rimangono male.

La mia sinistra è differente, è quella che sta nascendo oltreoceano e che dobbiamo seminare anche su questa sponda. Se può sbocciare su quel terreno storicamente arido per la pianta del socialismo può crescere rigogliosa anche qui, dove abbiamo memoria di grandi battaglie dei lavoratori.

LA SINISTRA NEOCREAZIONISTA

aprile9

CastellinaOggi incrocio le interviste di due grandi vecchi della sinistra: Luciana Castellina su “Il Manifesto” e “Emanuele Macaluso su Repubblica”.

Dice la Castellina, che il cielo ce la conservi, che la sinistra ha bisogno della democrazia come i pesci dell’acqua. Le serve per correggere per mezzo della politica le ingiustizie del mercato e per combattere l’arroganza dei più forti.

La destra non ha questo impellente bisogno perché rappresenta appunto i più forti.

Dice Macaluso che Renzi è una delusione (eufemismo), ma siccome oltre il PD non c’è niente, allora per uscire da questo abisso Renzi dovrebbe fare squadra (addio narrazione “uomo solo al comando), ricostruire il partito (dopo che l’ha sfasciato), di dotarsi di una classe dirigente competente (dovrebbe incominciare ad essere competente lui per poter riconoscere i competenti), ecc. ecc. Insomma Renzi non dovrebbe fare Renzi (auguri).

Macaluso è uomo autenticamente democratico e tutta la sua storia lo dimostra, porta le stimmate di quello che ha subito in gioventù dall’autoritarismo, leggetevi la sua biografia.

Ma il suo eccesso di realismo politico, e conseguente sacro terrore di involuzioni della democrazia nel post-Renzi, non gli permettono di cogliere una torsione postdemocratica già in atto di cui Renzi è acceleratore più di Berlusconi, il quale almeno aveva uno straccetto di opposizione, che invece la Castellina vede lucidamente.

L’oltre il PD che non c’è di Macaluso realizza già le condizioni denunciate dalla Castellina, siamo già nel baratro e il PD di Renzi non è il freno, è la spinta. 

E che cosa si fa quando qualcosa di necessario non c’è? Lo si costruisce. Con quello che c’è: se il percorso è avanzato, bene, se no si riparte dall’inizio facendo i conti passo per passo con tutto il percorso che ha condotto alla sconfitta. Per non ripetere gli errori. Niente è dato già dall’inizio dei tempi: negarlo ricorda il creazionismo, avete presente quella bizzarra teoria che se ne strafotte di fossili e ritrovamenti di ossa e vuole convincere che tutte le specie viventi siano state create così come le vediamo ora? Un’opinione come un’altra, ma che non appartiene alla sinistra.

Il guaio è che questa corrente neocreazionista della sinistra per la quale non può esistere altro che la sinistra che già c’è (cioè quel capolavoro che è il PD) evidentemente non è disposta a mettere in discussione la sua storia, né personale né collettiva. Come se questa deriva fosse già scritta nell’ordine naturale delle cose, il PD è la migliore sinistra possibile, peccato che Renzi è Renzi, ma se Renzi smette di fare Renzi il cielo torna sereno. Come se appartenesse al disegno imperscrutabile della divinità l’assurdo storico della sinistra, erede dei soggetti politici che hanno consentito lo sviluppo della democrazia in Italia, al governo e contemporaneamente un indebolimento e svilimento della democrazia. 

Pazienza se questa testarda renitenza a rileggere i passaggi sbagliati del passato ci stiano conducendo là dove indica la Castellina. L’importante è mettersi l’animo in pace, quello che è stato, è stato.

Che il cielo ci conservi a lungo la Castellina. Che il cielo ci conservi a lungo pure Macaluso. Ma con qualche raffreddore (cit.). 

 

 

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