Lucia Del Grosso

Grande è la confusione sotto il cielo ……..

E TANTI AUGURI PURE A TOBIA

febbraio28

figlio di VendolaBenvenuto piccolo. Comunque tu sia venuto al mondo, benvenuto. E tanti auguri anche ai tuoi due papà. 

Ho letto gli insulti che hanno ricevuto sui social e ne sono sinceramente dispiaciuta, per loro, ma anche per te, che sei appena venuto al mondo e già sei al centro di polemiche e cattiverie. E non è un bel modo di incominciare la vita. Non lo meriti tu e non lo meritano neanche loro che, per quanto, come ti dirò, abbiano operato una scelta che non condivido, stanno subendo un ingiusto linciaggio.

Conoscevo un prete che un giorno mi disse: “Vedi, il sacrificio che offro al Signore e che mi dà grande pena non è quello di non potere fare l’amore, ma è quello di non potere essere padre”.

Perciò il desiderio dei tuoi genitori merita rispetto, al di là delle opinioni sulla maternità surrogata.

E da sempre chi non poteva avere figli ha fatto ricorso ad uteri in affitto, anche la Bibbia documenta questa pratica: Sara e Abramo si servirono di Agar per avere un figlio. Ma Agar era una serva e il diritto alle genitorialità valeva solo per chi era abbastanza potente da poter disporre del grembo di una ragazza in salute.

Mi dicono che ora non è più così, o almeno non è sempre così, e che ci sono donne che volontariamente mettono a disposizione la loro capacità di generare, di compiere quel miracolo che noi donne ripetiamo da sempre di dare alla luce una nuova vita. 

Eggià, è un miracolo, ma dicono che dovrebbe essere fruibile facendoselo donare o comprandolo.  

E siccome sappiamo come gira il mondo nella stragrande maggioranza dei casi sarà un miracolo a pagamento compiuto da donne indigenti. O in qualche caso no, non proprio povere, ma che comunque ne ricevono reddito. 

Donne consenzienti che per nove mesi portano un bimbo dentro di sé, lo sentono scalciare, riconoscono la testina o una manina quando preme e poi volontariamente rinunciano a lui, accettano di non vederlo mai più.

Sarà anche questa libertà, ma io ripenso al prete che volontariamente ha rinunciato alla paternità, ma quanto era pesante quel fardello.

E anche quando non si tratta di rapina ai danni di un’affamata del terzo mondo penso che si tratti di alienazione, ma in senso ancora più radicale dell’alienazione intesa da Marx, perché in questo caso opera una deprivazione ancora più devastante: si strappa ad una donna non il prodotto del suo lavoro, un oggetto materiale o immateriale, ma il prodigio della maternità, una manifestazione del sacro che alita su questa terra e che anche noi atei riconosciamo.

Il capolavoro del capitale, che dopo avere alienato il lavoro si spinge anche in sfere che gli dovrebbero essere interdette.

Perciò facciamo auguri di cuore a Tobia, a Vendola e al suo compagno, ma nessuno ha fatto gli auguri alla sua mamma, per lei nessun fiocco azzurro sulla porta, né fiori, né le visite delle amiche.

Auguri, signora sconosciuta. 

COSMOPOLITICA (MANCA L’ANALISI E POI NON HO L’ELMETTO)

febbraio24

SIMBOLOLe mie impressioni su Cosmopolitica. Diciamo che mi sono fatta qualche domanda.

  1. Un  appuntamento inutile, aria, fumo, fuffa? No. Tre giorni densi, un popolo disperso che finalmente è stato chiamato a confrontarsi, a porre domande, ad esplicitare aspettative. Anche se è un popolo che non ha molto in comune. Almeno si è capito che ha un unico tratto comune: un disagio confuso, un’opposizione molto emotiva e poco politica.
  2. E c’era bisogno della fatica di tre giorni di discussione per appurare che al momento Sinistra Italiana è un’armata brancaleone con tanto entusiasmo pronto a sgonfiarsi al primo nodo politico? Sì, perché i nodi politici prima si esplicitano e meglio è, prima vengono al pettine e prima si può sperare che si sciolgano.
  3. E sono venuti al pettine? Sì, ma abbiamo fatto un po’ tutti finta di niente. Domenica si sono succeduti interventi con divergenze sensibili, ma tutti applaudivano tutti. Inquietante.
  4. E quali erano questi nodi da sciogliere per ordinare un po’ le file, mica tanto, giusto per non partire in ordine sparso? Direi tre: il partito, l’euro e il lavoro, se dobbiamo assumerne la rappresentanza.
  5. E a che punto siamo rispetto a questi tre nodi? Direi a “caro compagno”, al vocativo. Abbastanza scontato per quanto riguarda la posizione rispetto all’euro e all’Europa, che sono ambiti in cui tutti abbiamo orizzonti un po’ sfocati, un po’ meno per quanto concerne il partito e il lavoro: analisi e proposte distanti.
  6. Mi aspettavo di più? Speravo in una qualche sintesi, in un sentiero in qualche modo delineato? Ma sicuramente no. Solo un inguaribile ottimista, e pure ingenuotto, poteva avere questa aspettativa. Dopo tre, quattro decenni di assenza di pensiero politico, all’improvviso la politica si alza e cammina come Lazzaro? Non scherziamo. Occorrerà una lunga camminata nel deserto, riannodare tutti i fili spezzati di un discorso interrotto e tesserne nuovi. Non sarà facile, siamo solo all’inizio.
  7. C’è però qualcosa che mi ha deluso, nonostante la consapevolezza che il cammino è ancora tutto da compiere? Sì. C’è un tema dirimente in cui siamo deficitari e non possiamo permetterci di esserlo, nemmeno ora che siamo all’inizio. Ed è la gravità della deriva in cui stanno scivolando l’Italia e l’Europa, in un intreccio letale di autoritarismo e liberismo, che non consente nessun cedimento governista, nessuna tentazione di compromissione con una sinistra solo nominale, che non solo non contrasta, ma addirittura accelera il compimento del disegno delle destre. Abbiamo avviato la costituzione di un nuovo soggetto politico proprio perché coscienti del pericolo che corrono la democrazia e i lavoratori, è inconcepibile nutrire la speranza di una riesumazione del centrosinistra: il centrosinistra non ha bisogno di pungoli e stampelle per tornare alle sue origini, è l’esercito trionfante che si prepara a sferrare l’attacco decisivo ai diritti e ai lavoratori. Il centrosinistra non ha UN problema, il centrosinistra è IL problema.
  8. Ma come è possibile che persista ancora questo equivoco? Com’è possibile che resista un’area che, pur essendo radicale, si illude ancora di poter spostare a sinistra gli equilibri del centrosinistra con alleanze elettorali? La risposta non può né deve essere banale, non può essere ridotta al “poltronismo”. Ma ha a che fare con il deserto politico che ci ha sfiancato, che ci ha tolto lucidità nel vedere il baratro in cui ci sta sprofondando la conquista delle destre degli spazi della sinistra e che ha fiaccato il coraggio di fare battaglia politica senza sconti, come richiede la radicalizzazione dello scontro. Come dire: manca l’analisi e poi non ho l’elmetto. 

COSMOPOLITICA E LE PAROLE DI SEMPRE

febbraio13

EnricoberlinguerEra l’anno 1972 e Berlinguer partecipava ad una Tribuna Elettorale. Aveva al suo fianco Tatò e guardando la telecamera pronunciava queste parole: ” ……. Quanto più sarà forte il Partito Comunista, tanto più ci potrà essere una speranza per le giovani generazioni, per tanti milioni di giovani, di ragazzi ai quali questa società non offre sicurezza di vita, di lavoro, non offre ideali che non siano quelli dell’evasione e dell’individualismo, offre solo la prospettiva di essere la rotella di un ingranaggio che funziona soltanto per favorire la prepotenza, il privilegio e la corruzione. Ecco la prima ragione per cui bisogna votare comunista ed ecco perché i nostri avversari tanto si accaniscono contro il Partito Comunista”. 

Siamo nel 2016, quelli che sono nati dopo la fine del PCI ormai si sono laureati e se qualcuno pronuncia in loro presenza la parola “comunismo” non hanno reazioni allarmate o di rigetto. Peggio: non hanno reazioni. E’ come se gli si raccontasse di Zeus o del liocorno. Lo so, mio figlio ha 26 anni.

Però ha ancora meno speranze dei ragazzi di Berlinguer, vive in una società che offre ancora meno sicurezza di vita e di lavoro e gli altri drammi che evocava Enrico si sono incancreniti.

Volavamo alto, allora. Non ci limitavamo a chiedere lavoro, stato sociale, giustizia. Volevamo costruire una società in cui l’individuo non era la rotella di un ingranaggio, ma una persona libera perché non repressa nel suo anelito nobile di far brillare la fiammella etica che è dentro ognuno di noi: la vera libertà, non quella che offre l’individualismo, che è libertà di prevalere sugli altri.

Siamo nel 2016 e tra qualche giorno ci riuniremo a Roma per ricostruire una prospettiva di sinistra in questo Paese, dopo che il PD, che non si sa con quale faccia ritiri fuori di tanto in tanto il santino di Berlinguer, ha definitivamente cancellato quelle sue parole del ’72, seppellendole sotto un profluvio di modernismi funzionali al liberismo senza ideali.

Siamo nel 2016 e non nel 1972, ma io vorrei che a Cosmopolitica si tornasse a volare alto, nonostante il nome che sembra uno scherzo, e che non si ciondolasse tra tavoli tematici per tirare fuori qualche idea brillante e un po’ fricchettona, ma che fa tanta narrazione.

Vorrei, nel 2016, rinverdire quelle parole del 1972 perché sono parole di sempre, parlano di progetto di un’altra società, non si accontentano di sfrondare delle più evidenti ingiustizie lo squallore nichilista di questa in cui annaspiamo, di correggere con qualche tatticismo improvvisato alla Pisapia le sue più lampanti storture.

Mi piacerebbe, oggi, 44 anni dopo, tornare a parlare di quello scarto che indicava Berlinguer tra la società attuale di passioni tristi e quella futura di dispiegamento della dignità dell’uomo.

Ripartire da quella proposta di senso, oltre che politica, con coraggio radicale.

Se il progetto di rinascita della sinistra fosse partito con questo spirito di critica profonda dell’esistente non sarebbe rimasto impastoiato nel basso profilo del dibattito sulle alleanze alle amministrative, approdato ad un mosaico pasticciato di posizionamenti, un parapiglia indotto dalla paura di osare troppo.

E’ arrivato il momento di tornare ad osare. 

  

VENGO ANCH’IO NO TU NO

febbraio6

MORASSUTRegistro quanto segue:

nello stesso contesto delle dichiarazioni in cui adombra un pensiero remoto di scissione Bersani esprime il suo appoggio a Morassut, candidato alle primarie di Roma. Morassut gli risponde prontamente di lasciare perdere, cioè che del suo sostegno preferisce farne a meno. 

E meno male che questo è il candidato della sinistra! 

Ora, siccome l’apporto di voti per un candidato dovrebbe essere benedetto, cosa se ne deve arguire? Che  Morassut è stato più svelto di Bersani nel capire che ormai il PD si rivolge ad un altro elettorato e che se è quello il bacino dove si intende di andare a pescare, l’appoggio di Bersani toglie più voti di quanti ne porti. E nel PD c’è ancora gente che pensa che con Renzi si vince perché prende voti a sinistra, ma attrae anche elettori del centrodestra. Ecco, Morassut vi sta dimostrando esattamente il contrario. 

In altri termini non è che il PD sta migrando verso i territori della destra per occupare il vuoto lasciato da Berlusconi, come sospetta Bersani (Ancora! Ha bisogno di altre prove). La migrazione è già avvenuta. A tal punto che a Roma la disputa su chi sarà il candidato del PD è tra avversari di Bersani  (o di quello che rappresenta) e chi se ne tiene lontano. 

E ancora infuria la polemica sulle new entry nel PD, ossia cuffariani ed esponenti del centrodestra in genere. Scusa, Bersani, ma chi dovrebbe entrare nel PD, se da quelle parti  si fanno politiche di destra per farsi votare dalla destra, e i voti bersaniani devono affluire in incognita?

Non sarebbe ora che coloro che sono rimasti nel PD perché-c’è-Bersani iniziassero a prendere atto che invece il loro riferimento non c’è più, dato che i suoi voti, a quanto pare, puzzano? Non sarebbe ora di maturare il convincimento che ormai non è più una questione solo politica, ma di dignità? E non sarebbe ora che Bersani la smettesse di fare la foglia di fico che copre le vergogne, dato che la sua ditta ha deciso di esporle alla luce del sole?

Ma poi, c’è una ragione di questo abbarbicamento di chi ha ancora un cuore di sinistra al tronco ormai secco e marcio del PD?  Evidentemente sì, ma è un malinteso. E’ la bizzarra convinzione che la società si sia irrimediabilmente berlusconizzata e/o renzianizzata, per cui se il PD è il male, fuori del PD c’è il peggio. E allora bisogna combattere Renzi, ma senza troppi strappi e soprattutto da dentro il PD, altrimenti si apre la strada a Grillo e a Salvini. Dopo il PD il diluvio!?!?! Ma una volta tanto, invece di copiare dai paesi anglosassoni solo la paccottiglia della società dello spettacolo, non potremmo importare da quel mondo anche un po’ di pionierismo? Chi l’avrebbe mai detto che in una società così impregnata di liberismo come quella anglosassone fosse latente un germe socialista? Eppure Corbyn e Sanders non hanno avuto paura di risvegliarlo. Da noi invece, con la scusa del ventennio berlusconiano, è imperante la superstizione che il PD sia la frontiera più avanzata della sinistra, oltre non si può osare, ci sono i leoni.

P.S.: non credo che a Fassina facciano schifo i voti della sinistra PD. Pensateci. 

 

 


befana

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