Lucia Del Grosso

Grande è la confusione sotto il cielo ……..

IL PARTITO DELLA NAZIONE E LE PIAZZE

gennaio31

Piazze ArcobalenoSenza entrare nel merito dei messaggi contrapposti lanciati dalle piazze Arcobaleno e del Family Day segnalo un problema ai progressisti, ottimisti e di sinistra come la canzone, entusiasti del leader smart  del Partito della Nazione.

Adesso che avete visto alcuni esponenti del PD presenziare alle piazze mobilitate per le unioni civili e altrettanti al Family Day vi siete resi conto di quale pericolo per la democrazia sia il Partito della Nazione? Soprattutto se vuole esserlo per forza e quindi sopperisce ai numeri e al consenso che non ha procedendo come un carrarmato verso una riforma sia costituzionale che elettorale in modo da poter governare prescindendo da opposizione sociale e parlamentare.

Perché se il Partito della Nazione rappresenta sia una piazza che l’altra (e questo vale in ogni ambito, potevano anche essere le piazze pro e contro Jobs Act) vi siete fatti due belle giornate sotto le bandiere, ma poi quello che ne verrà fuori sarà sempre quello che deciderà il leader, al massimo sentito il giglio magico.

Perciò fa molto ridere l’avvertimento “Ce ne ricorderemo”, indipendentemente da quale delle due piazze l’ha lanciato. Ce l’avevate con Alfano? State sereni, il Partito della Nazione lo compra con un rimpasto, la Sinistra Dem chiede a Renzi se per caso il PD si sia spostato a destra, non sarà degnata di risposta e fine delle trasmissioni. Fino al prossimo psedoconflitto che sarà risolto anch’esso dal Partito della Nazione nel sottobosco parlamentare  secondo il principio “quello che non si può inglobare si compra”.

E lasciamo perdere che stavolta l’esito sarà una legge sacrosanta sull’unione civile che aspettiamo da tempi immemorabili. Domani potremmo protestare contro una legge liberticida o contro i lavoratori. Renzi dirà che ha ascoltato le piazze, ma ora bisogna decidere, l’opposizione interna del PD rilascerà roboanti interviste, ma alla fine la voterà perché il Partito della Nazione è anche il suo partito. Se no che Partito della Nazione è se non ha un’ala di sinistra da ignorare?

E così in quest’ultima settimana abbiamo visto il trailer della democrazia prossima ventura: 10, 100, 1000 piazze, o tutti insieme appassionatamente al Circo Massimo, per provare il brivido della mobilitazione, che produce come risultato nientemeno che un’alzata di spalle di Palazzo Chigi. Ai mobilitati la soddisfazione del gioco tradizionale post-manifestazione eravamo-più-noi-no-più-noi

Perché a Renzi di quello che si muove nella società, pro o contro questo o quello frega proprio nulla, anzi la riforma costituzionale più Italicum gli servono per fregarsene ancora meno, dato che gli consentiranno di governare con il voto di un  Italiano su 4 o su 5, basta che siano uno di più degli altri competitori.

Perciò se i progressisti arcobaleno trullallero trullallà non vogliono continuare a fare scampagnate sotto i cartelli di cui a Renzi non frega una mazza non hanno che da votare al referendum confermativo della riforma costoituzionale NO, NO, NO e poi ancora NO. E senza lasciarsi irretire dalle sirene della Sinistra PD battagliera sui giornali e imbelle in Parlamento. Quella che “il Partito della Nazione no Dio ce ne scampi e liberi”, mentre invece ne funge da architrave: senza la sua componente si svelerebbe l’imbroglio e il PD si rileverebbe per quello che effettivamente è, cioè un partito bonapartista senza popolo.

LA FIGURACCIA MONDIALE

gennaio27

RohaniAncora sotto shock per la pagliacciata delle statue provo a raccontare quel poco che mi è venuto in mente dal momento in cui ho letto la notizia. Cronologicamente, man mano che capivo cosa fosse veramente successo. Tutte cazzate come meritano i personaggi di questa farsa.

  1. Se vi disturbano le statue l’Italia è l’ultimo Paese in cui dovevate venire: qui abbiamo più statue che alberi. Va bene l’ospitalità, ma se invito uno a cena non è che rifaccio l’arredamento se non incontra i gusti del mio ospite. E poi, scusate, ma se la delegazione ha problemi con la democrazia laica, che facciamo, organizziamo un golpe per farla sentire come a casa sua?
  2. Ma poi ho letto che non è andata così, gli Iraniani non hanno minimamente accennato alle statue, è stato tutto frutto del genio italiano.
  3. Ah, i poveracci che fuggono dalla guerra e dalla fame devono annegare in mare, quelli che sfruttiamo per la raccolta di pomodori facendoli crepare sotto il sole devono pregare nei garage e questi qui non devono nemmeno chiedere che ci esercitiamo pure nella lettura del pensiero per venire incontro ai loro desiderata? Potenza di 17 miliardi! E bel messaggio da parte di un Paese che, dicono, è governato dal centrosinistra! In relazione un Paese governato dal centrodestra dovrebbe attrezzare i campi di concentramento per i profughi e ospitare gli sceicchi in suites con i tavoli d’oro massiccio, ma con le gambe coperte con la stoffa, come ai tempi della Regina Vittoria.
  4. Ma non si è trattato nemmeno di questo. Infatti poco tempo fa il ministro Franceschini si è recato a Teheran per la cerimonia della restituzione all’Iran della statua di Penelope, che ora è ospitata al museo nazionale. AQuindi gli Iraniani non hanno nessun problema con le statue, anzi, quando gliele ciulano, le rivogliono indietro per reintegrarle nel patrimonio artistico nazionale. E allora perché coprire le nostre con quei catafalchi di cartone? Ma perché si sono informati sulla cultura islamica andando su Wikipedia.
  5. Immagino perciò l’incazzatura degli Iraniani: noi saremo pure sanguinari nelle esecuzioni, ma non siamo buzzurri. 
  6. E qui arriva il capitolo più esilarante della vicenda: la caccia al brachettone. Franceschini, che non trova niente da ridire durante il tour tra i catafalchi, poi, dopo essere stato spernacchiato sulla stampa mondiale, dichiara che non ne sa niente. Palazzo Chigi idem. Adesso troveranno uno a cui appioppare la colpa di questo massacro di immagine. E nessuno si chiederà come mai è potuto succedere, cioè non CHI ha sbagliato, ma COSA è sbagliato. E quello che è sbagliato è una classe dirigente approssimativa e impreparata che non sa organizzare la catena di comando, cioè la linea gerarchica con cui si prendono le decisioni a tutti i livelli. Le strutture sono mandate allo sbaraglio, le decisioni sono lasciate a chi resta con il cerino in mano e la responsabilità non ricadrà mai in alto, ma sempre su chi è sacrificabile.
  7. Bella lezione che se ne ricava sui rapporti da tenere con il potere: se la classe dirigente è all’altezza, sa governare, sa dare direttive, allora saprà anche tirare fuori il meglio dai collaboratori. Se è mediocre, meglio non essere servili nella speranza di ricevere il premio perché è più facile ricevere calci. Dire qualche NO forte e chiaro, tanto i troppi SI’ prima o poi si sconteranno. Un’élite inetta che passa da una comparsata all’altra invece di dedicarsi ad organizzare le strutture di competenza non ha l’integrità morale necessaria per assumersi la responsabilità di ammettere la sua insipienza: cercherà sempre quello più a portata di mano per addossargli le sue colpe. 

SE PER LA SINISTRA LA RICCHEZZA DIVENTA UN VALORE

gennaio18

Veltroni smartSi legge nel Rapporto Oxfam che 62 supermiliardari mondiali (praticamente un condominio e neanche di quelli grandi) sono ricchi quanto la metà più povera degli abitanti della Terra.

Pessimo anche il trend: dal 2010, sotto gli effetti della crisi, 3,6 miliardi di persone hanno subito una riduzione della ricchezza del 41%, mentre i superricchi hanno registrato un incremento di 500 miliardi di dollari.

Mentre avveniva questo processo di concentrazione della ricchezza in poche mani, nel 2011 Veltroni cinguettava: “Noi democratici non siamo contro la ricchezza ma contro la povertà. Per noi la ricchezza non è una colpa da espiare ma un legittimo obiettivo da perseguire”. Trallallero trallallà.

C’è da aggiungere che citava Olof Palme, che la sinistra era ancora rintronata dal crollo del muro di Berlino nonostante fosse trascorso più di un decennio e che nessuno l’ha fischiato. 

E sembrava una frase innocua, massì che sarà mai, mah, che non abbiamo intenzione di requisire le ville e nazionalizzare le fabbriche. E invece era l’adesione precisa, senza una piega, alla teoria del trickle down, della ricchezza che più si  accumula e più sgocciola verso il basso, dottrina che più di destra non ce n’è, se si escludono i forni crematori.

E che più falsa non ce n’è, se si escludono Babbo Natale e i coccodrilli nelle fogne di New York, come dimostrano i dati che il Rapporto Oxfam ci sbatte in faccia.

Che sono un’accusa alla sinistra, non a Reagan e alla Thatcher, alla sinistra che bastava si ricordasse non delle lotte epiche del movimento operaio. ma almeno della Populorum Progressio di Paolo VI: ”   ….. La proprietà privata non costituisce per alcuno un diritto incondizionato e assoluto. Nessuno è autorizzato a riservare a suo uso esclusivo ciò che supera il suo bisogno, quando gli altri mancano del necessario”. 

Sembrava una frase innocua, ma fu da quella frase e dalla concezione sociale che vi era sottesa che partì il progetto di un’OPA del PD, portata a compimento con Renzi. Perché un popolo che disperde la sua tensione morale verso la giustizia sociale è facile da conquistare con qualche sbrilluccichio nuovista, non ha un nerbo ideale da opporre ed è pronto a recepire tutto, se è confezionato con una storytelling cool, smart e sexy.

E poi ci sbeffeggiano perché abbiamo tagliato i ponti con il PD e ci stiamo costruendo una nuova casa.

Sarà probabilmente perché in quella casa vogliamo sentire parlare di vita dignitosa per tutti, non di ricchezza per pochi.

 

 

 

IL MINISTRO SUI CARBONI

gennaio16

Flavio CarboniSe ho capito bene il signor Boschi si è rivolto a Flavio Carboni (do you remember, quello sotto processo per aver costituito la P3, implicato anche nella morte di Calvi …… Personcina dalla biografia limpida e lineare) per chiedergli consigli su chi nominare direttore della Banca Etruria. 

E qui si fa fatica a capire: il signor Boschi, tra tanti consulenti eccellenti e di ottima reputazione professionale operanti in Italia, ha pensato di farsi aiutare invece da un faccendiere al centro di operazioni come minimo opache. Se non credessimo che il signor Boschi è una brava persona, come ha detto il ministro sua figliola, ci sarebbe venuto il sospetto che evidentemente pensava di tirare fuori dai pasticci la Banca Etruria con una cura omeopatica, cioè aggiungendo qualche altro pasticcio di Carboni. 

La notizia è online da stamattina e:

  1. non ho letto smentite;
  2. non ho letto dichiarazioni di esponenti della cosiddetta sinistra dem, cioè quella che si batte strenuamente per riportare il PD nell’alveo del centrosinistra, forse perché pensano che sia perfettamente compatibile con i principi della sinistra avere a che fare con gli ambienti di Carboni;
  3. non ho notizia di particolare nervosismo tra coloro che sono rimasti nel PD pur con il cuore straziato nell’assistere alla deriva del partito.

Poi si addebita alla stampa una linea di asservimento alla narrazione governativa, il che è comprovato, ma stavolta la notizia c’è, quella che non c’è è la reazione.

Perché è falsa e fuorviante quell’idea “americana” che è la stampa a creare l’opinione pubblica.

L’opinione pubblica è mobilitata dai partiti, senza partiti che indirizzano il dibattito non si spezza il cortocircuito stampa di regime/opinione pubblica indifferente o impegnata in distrazioni di massa.

La notizia c’è, ma viene lasciata cadere, soppiantata da altre notizie. Per esempio qualche altra scivolata grillina in periferia, come a Quarto.

E per questo è essenziale chiedere che il ministro Boschi riferisca immediatamente in Parlamento delle frequentazioni di suo padre con il faccendiere del Crac Ambrosiano, se ci sono state e perché, e poi intraprendere le azioni conseguenti, compresa la richiesta di dimissioni. 

E i primi a farsi promotori dovrebbero essere i Cuperlo, i Bersani e gli Speranza, se è vero che stanno lavorando per riportare il partito allo spirito fondativo, di forza progressiva che mobilita la società e la mantiene vigile su tutti i pericoli della democrazia.

Prima il Paese, poi il partito e poi i destini individuali, diceva Bersani. E sarebbe il caso di ristabilire questo ordine di priorità: prima disincrostare lo Stato dall’inquinamento dei faccendieri con un’operazione verità. O è tollerabile lo spadroneggiare di questa fauna rapace in gangli vitali del Paese mentre la sinistra PD centellina le prese di posizione attenta a non urtare gli equilibri?

Pazienza se per farlo bisogna tenere un ministro sui “carboni”.

 

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