Lucia Del Grosso

Grande è la confusione sotto il cielo ……..

GOLPE

ottobre9

 

IGNAZIO MARINOSi può difendere un personaggio politico di cui non si ha la minima stima, che fa mettere la mani ai capelli ogni volta che apre bocca, che lascia basiti per la goffaggine e ghiacciati per l’arroganza con cui tratta la materia dei diritti dei lavoratori?

Sicuramente sì se lo impone la ragione superiore della democrazia.

Marino è politicamente una nullità. Un senatore che però fa il figo con la retorica della società civile (ma dopo quanto tempo che si ricoprono cariche politiche si perde l’aura della società civile?). Un candidato alle primarie per la segreteria del PD che si propone come sindaco di Roma con lo slogan “Non è politica è Roma” (cioè, il PD non c’entra niente?). Uno che lamenta il danno all’immagine di Roma per due ore di assemblea dei lavoratori e non dice due parole sui turni massacranti di quei lavoratori, oltretutto non pagati (se nel mondo si viene a sapere che in Italia si fanno fare le corvées come nel medioevo invece è una bella figura, vero?). E potrei continuare, dopotutto che prestazioni ci possiamo aspettare da un prodotto del “nuovismo” e che non ha nemmeno alle spalle il riferimento solido di una forza politica strutturata e ancorata ad una visione (sto parlando del PD)?

Però, pur nella sua inconsistenza politica, Marino è allergico alle cricche.

Il problema è che anche le cricche sono allergiche a lui.

E cupole e cupolette, poteri laici ed ecclesiali, piccoli e grandi interessi gli hanno riservato il trattamento Strauss Khan. 

Dominique aveva un vizietto: gli piaceva mettere le mani addosso alle donne.

Grave, gravissimo. Ma non era il solo ad avere vizi. Però è stato attaccato in quella sua debolezza solo lui, è stato sbattuto in galera con il tempismo perfetto per impedirgli di avere un ruolo in Europa.

Senza quell’incidente (che, per carità, Strauss Khan si andò a cercare) la storia dell’Europa di questi ultimi anni sarebbe stata diversa. Ora altri viziosi fanno scempio di popoli interi e non sapremo mai se hanno o meno vizi: nessuno li andrà a cercare.

E ora a Roma la solerte “Repubblica” va a caccia delle bottiglie di vino di Marino, ma non ci risultano scoop su Alemanno, né su altri. E comunque non con lo stesso accanimento. 

Marino non mi piace, ma i golpe mi piacciono ancora meno. 

Al posto di Marino poteva esserci un politico di razza e di grande spessore intellettuale e morale. Magari l’avrebbero drogato e poi fotografato in albergo con quattro trans (e anche questo flash mi ricorda qualcosa).  

E tutto questo mentre una revisione costituzionale sacrifica la rappresentanza alla governabilità, si implementa un modello dirigista nella scuola e nelle fabbriche e si attaccano i diritti sindacali. Ma non basta, ora siamo anche al sovvertimento degli esiti elettorali. Siamo al golpe.

Basta questa preoccupazione per difendere Marino, nonostante Marino?

CHE ROBA CONTESSA

ottobre5

AIR FRANCEChe roba, contessa, alla Air France, mentre stavano discutendo il piano per dichiarare 2900 esuberi, un gruppo di lavoratori ha fatto irruzione e ha costretto i manager a scappare.

Sapesse, contessa, uno addirittura come l’Aretino Pietro, con una mano davanti e una dietro. Dove andremo a finire!

Ebbene sì, faccio coming out: non ho provato un minimo di solidarietà per quel manager strapazzato dai lavoratori.

E scagli la prima pietra chi, tra quelli che hanno condiviso la mia storia (FGCI, PCI, PDS, DS, PD fino all’abbandono per sfinimento), non ha provato un’antipatia profonda per quel tizio che si preparava, con giacca e cravatta strafirmate, a buttare sul lastrico 2900 famiglie.

E’ condivisibile l’aggressione compiuta dai lavoratori ai danni di un rappresentante di “lor signori”? Non fatemi questa domanda perché mi rifiuto di rispondere. Invece rispondete a queste domande: chi rappresenta oggi gli interessi dei lavoratori e organizza le loro lotte nelle forme più appropriate? Chi dà un orizzonte e una speranza a pezzi di società che vedono sempre più sfocata una prospettiva di vita dignitosa? Chi raccoglie la rabbia sorda verso l’ingiustizia sociale, la sublima e la dirige verso obiettivi giusti?

La pallida sinistra orgogliosa di fare bene i compitini europei a casa?

La sinistra fiera di essere finalmente ricevuta nel salotto della signora contessa e che si scandalizza con il mignolino alzato per due ore di assemblea al Colosseo di lavoratori sfruttati e malpagati (figuriamoci se spogliavano qualcuno)?

Perché su un principio Bersani ha ragione: la sinistra esiste in natura. E se non c’è una forza politica capace di interpretarla allora si interpreta da sé. Come può e come sa. Prendendo a calci culi più o meno coperti.

Poi però Bersani dovrebbe spiegarci come fa a marciare nella stessa truppa in cui marcia il mostro di Lochness, cioè uno che le vittime della bancarotta farebbero volentieri correre senza camicia e senza mutande: o si sta dalla parte degli inseguitori o si sta dalla parte degli inseguiti, in mezzo si rimane schiacciati.

E sarà questa la fine della sinistra vorrei-tanto-ma-non-posso-non-ce-lo-consentono-i-rapporti-di-forza, quella imbronciata perché Renzi le preferisce Verdini. Travolta da due responsabilità: quella di essersi procurata il suicidio e quella di mandare allo sbaraglio i lavoratori per aver rinunciato ad organizzarli.

Confido nel nuovo soggetto che sta sorgendo a sinistra, che si propone di “ricostruire uno spazio politico per il lavoro in tutte le sue forme, per chi il lavoro non ce l’ha, chi ce l’ha ed è precario o è sfruttato”, come ha dichiarato Fassina.

Prima che il governo sia costretto alla decretazione d’urgenza contro gli spogliarelli dei manager (non vorrei che lo prendessero per un suggerimento, con i nostri ministri non si sa mai).

 

  

 

 

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