Lucia Del Grosso

Grande è la confusione sotto il cielo ……..

MINEO CE L’HA FATTA, CE LA POTETE FARE ANCHE VOI

ottobre28

corradino mineoA chi resta nel PD nonostante il PD perché io non me ne vado, mi devono cacciare loro: naaaaaaaaaaaa, a Matteo siete utili dove state, qualcuno deve avergli detto della politica del doppio forno, perché è vero che Verdini è un amico, ma in politica occorre tenere a bada anche gli amici, per cui non si deve mettere in testa che è indispensabile. Se alza la posta può sempre usare voi come esercito di riserva. Potrete sempre dire “Che figata il metodo Mattarella, no, Matteo?”. E so’ soddisfazioni.

A chi resta nel PD nonostante il PD perché fuori del PD non c’è niente. Che ci volete fare, capita a volte nella storia. Per esempio lapalissianamente prima della nascita dei partiti operai non c’erano i partiti operai. Poi qualcuno ha pensato di organizzare i partiti per rappresentare gli interessi dei lavoratori, mica ha detto “il Padreterno si è dimenticato di crearli”. Poi se aspettate che siano gli altri ad organizzare una reale alternativa al partito di Renzi mentre voi state a guardare non vi lamentate se a quelli che si mettono all’opera girano un po’ le balle e vi mandano un saluto un po’ colorito.

A chi resta nel PD perché le uscite alla spicciolata non hanno peso politico: bene, stabilite un segnale, che so “al tre via”, basta mettersi d’accordo su chi conta.

A chi resta nel PD nonostante il PD perché al prossimo congresso ce lo riprendiamo. Cioè, così com’è, solo che non c’è più Renzi? Con quella cultura politica, quella che fa dire a De Luca che la Bindi è impresentabile in tutti i sensi come avrebbe detto un Berlusconi qualsiasi? E che non suscita nella maggioranza che regge il partito non dico un moto di indignazione, ma nemmeno un “Oddio, forse hai esagerato, non si fa”? E che ha introitato tutto il pensiero di destra berlusconiano, non solo la maleducazione, e applaude i capolavori di Renzi come le più avanzate conquiste di uguaglianza e progresso?

Mineo ce l’ha fatta, ce la potete fare anche voi. 

IL PROBLEMA DELLE ALLEANZE DEL NUOVO SOGGETTO DELLA SINISTRA

ottobre24


FUTUROASINISTRACome ragionerei io se dovessi decidere le alleanze elettorali in occasione delle prossime amministrative.

Provo a rappresentare il nostro modello di democrazia.

A capo c’è un leader che civetta con l’ immagine di uomo solo al comando, ma in realtà non lo è. Infatti il leader di altri tempi, quelli della democrazia organizzata in partiti, non era uomo solo al comando perché doveva rispondere alla sua organizzazione di riferimento, mentre il leader della democrazia post moderna deve “manutenere” il suo potere con continui mercanteggiamenti o scontri (che anche in caso di vittoria qualche ferita la infliggono) con altri detentori di potere (seppure minore, ma che comunque pesa) o soggetti che in qualche modo possono resistere.

Nel caso nostro l’uomo-solo-al-comando-Renzi ha candidato obtorto collo De Luca in Campania, perché altrimenti gli avrebbe fatto vedere i sorci verdi, e non riesce a liberarsi di Marino, che sta facendo vedere i sorci verdi al suo (di Renzi) scudiero Orfini. E giù per li rami dal centro alla periferia, perché anche De Luca ha i suoi vassalli detentori di pacchetti di voti.

Quindi in realtà il leader dei nostri tempi è solo al comando come era solo al comando l’imperatore medievale che se la doveva vedere con i feudatari. Cioè in faticosa e pericolosa compagnia.

Quindi se oggi si parla di democrazia è solo per inerzia, in realtà siamo in presenza di un regime che niente altro è che una costellazione di rapporti feudali in cui il cittadino può trovarsi in  due  situazioni:

1) fa parte del giro, nel senso che il legame con un punto della catena feudale gli assicura grandi o piccoli privilegi;

2) ne è escluso e allora o è un garantito di suo per status sociale (ma ha continui travasi di bile nell’assistere all’andazzo) o è una debole monade in balia degli eventi, se non è già uno scarto sociale.

Quindi questo sistema rappresenta al limite solo il cittadino di cui al punto 1), il che è una grave diminutio della democrazia, che invece si fonda sulla rappresentanza. Anzi, la rappresentanza è consustanziale alla democrazia.

Ed è un sistema non scalabile dal cittadino sub 2) se non per cooptazione in quanto non c’è opposizione strutturata: centrosinistra e centrodestra cambiano solo nelle facce sui siti istituzionali, non a caso Fini può dire che a Renzi non c’è alternativa e nessuno salta dalla sedia. In realtà la piramide feudale vale per tutti e due i campi, anzi spesso si penetrano, generando il bizzarro fenomeno di leader di centrosinistra che vengono eletti con pacchetti di voti provenienti dal centrodestra.

Si comprende perciò il voto a Grillo, nell’illusoria speranza di scardinare questo sistema. Il problema è che senza una visione di società e un progetto di governo cosa potranno mai produrre gli eletti dei 5 Stelle se non replicare questo sistema di legami destrutturati, che poi è un naturale surrogato del governo in assenza di Politica?

Ed è in questo quadro che a mio parere si deve sciogliere il nodo delle alleanze alle prossime amministrative del nuovo soggetto costituente della sinistra.

Prima si decide se, come e con quale percorso trasformare questo sistema e poi , la risposta alla domanda “con il PD o contro il PD” sarà più semplice: dove si è in presenza di un sistema necrotico, asfittico, paludoso non va accettato nessun compromesso con la speranza di poter incidere per produrre il cambiamento. Se il sistema è marcio è una favola che lo si possa trasformare occupando un posto nella stanza dei bottoni: tanto i tasti sono bloccati. E sarebbe inoltre una scelta minimale che svierebbe dal lungo cammino che deve intraprendere una nuova sinistra per riconquistare la democrazia e i diritti dei lavoratori. Laddove invece sussistessero le condizioni per mettere in campo nuove energie e una nuova progettualità della città con soggetti non compromessi del PD non ha senso il pregiudizio. Anzi, i pregiudizi non hanno mai senso in politica. 

Ha senso la direzione verso la quale si rivolge il cammino, poi si scelgono i compagni di strada. 

LA DIFESA D’UFFICIO DI MACALUSO

ottobre16

MACALUSONAPOLITANOScrive Macaluso che in effetti in Italia si pone un problema di democrazia, ma non a causa della Costituzione nata dall’ossessione costituente di una classe dirigente non all’altezza delle proprie ambizioni, ma genarata dallo spappolamento dei partiti.

Ok, l’assenza di partiti strutturati e ancorati a chiare visioni è una tragedia e chiunque abbia una reminescenza di come funzionavano e di cosa seminavano nella società non può non rendersene conto.

Sere fa intervistavano in un talk show (non mi ricordo più se da Giannini o da Floris, il martedì faccio zapping e poi mi confondo) una giovane imprenditrice e sentite un po’ cosa ha inventato: un’applicazione che di notte avverte i genitori che il bambino si sta svegliando e ha bisogno di loro. E qual è l’utilità sociale di questa genialata? La dovevate ascoltare mentre spiegava il contributo che avrebbe dato l’aggeggio al progresso dell’umanità, era seria e non le scappava da ridere. Siccome le giovani coppie sono precarie e quindi devono rendere al lavoro, pena il licenziamento con una pedata se non rendono, devono riposare serene e senza apprensione e svegliarsi solo quando è necessario, così il giorno dopo al lavoro possono fare l’emulazione di Stakanov.

Credo che tra non molto Confindustria chiederà che questo rilevatore della sveglia dei bambini sia reso obbligatorio, come l’assicurazioni automobilistiche. 

La ragazza non ha detto “Perché riposare a sufficienza fa bene alla salute”, ammesso che l’applicazione di cui parliamo serva allo scopo. C’era in lei un’inquietante adesione al lavoro alienato e sfruttato, che riduce addirittura le normali esigenze dei figli ad un ostacolo da rimuovere.

Chi ha conosciuto la militanza a sinistra nei partiti prima della loro dissoluzione (e ne ha ancora memoria, il che non è affatto scontato) molto probabilmente ha fatto un balzo sulla sedia.

Ecco a cosa servivano i partiti: ad avere un pensiero critico nei confronti dell’ideologia delle classi dominanti: no, siur padrun, non è normale che io installi un affare per farmi disturbare il meno possibile dal mio bambino in modo che io possa produrre di più.

E quindi ha ragione Macaluso nella parte dove dice che senza partiti la democrazia non vive, perché non c’è più nessuno che insegni a non essere servi.

Ma la mia domanda a Macaluso è: questa Costituzione riformata è utile, dannosa o indifferente alla democrazia dei partiti? Valorizza, distrugge o lascia invariata la funzione di rappresentanza degli interessi, che è il precipuo scopo dei partiti? E’ un humus fertile, arido o neutro al fiorire della dialettica dei partiti?

Siccome Macaluso sa bene che il combinato disposto nuova Costutuzione/Italicum è devastante per il confronto dialettico tra i partiti non credo che spostare tutto il problema sulle condizioni miserrime in cui versano partiti, come se la Costituzione non c’entrasse per niente, sia all’altezza del rigore logico di cui ha sempre dato prova.

L’amicizia è un sentimento grandioso, ma non costringe ad acrobazie retoriche per scusare l’esuberanza costituente di un vecchio compagno di partito, anzi di corrente migliorista.

L’ABBRACCIO DI ROMA A MARINO

ottobre11

MANIFESTAZIONE MARINOSpiegatemi questo arcano.

Marino non era il peggior sindaco dai tempi di Romolo e Remo, un poveraccio che non essendo capace di ruberie sofisticate fa la cresta su una bottiglia di vino, uno che non ha rattoppato nemmeno una buca e ha ridotto Roma ad una caotica discarica?  

D’altra parte il suo stesso partito prima di dargli il benservito avrà pur avuto tra le mani un sondaggio o altri indicatori della sua scarsa popolarità. A meno che nel PD non siano tutti impazziti.

Eppure il suo defenestramento ha dato il via ad una protesta che ha colto di sorpresa tutti, in primis i sicari di Marino. Una petizione pro Sindaco ha raccolto in poche ore oltre 30.000 firme e stamattina davanti al Campidoglio una manifestazione imponente lo ha acclamato, c’è mancato poco che lo portassero in trionfo.

Immagino che Orfini stia meditando di tagliarsi entrambe le mani con cui ha digitato su Facebook il messaggio di spiegazione degli immani sforzi (la mia solidarietà, gli tocca portare anche la uallera per l’ernia oltre ad avere i moncherini) per difendere Marino prima di scaricarlo: un capolavoro di arroganza e nel contempo di masochismo, il commento più benevolo è statte zitto.

E allora qual è la molla che ha spinto questo popolo, che prima d’ora non aveva mai fatto mostra di particolare affetto nei confronti del Sindaco marziano, ad una colossale manifestazione spontanea?

L’averla fatta sporca! L’aver oltrepassato ogni limite mettendo in atto un golpe da operetta perpetrato non con i carrarmati, ma agitando una manciata di scontrini.

Ma c’è dell’altro: sotto il Campidoglio stamattina c’era l’elettorato del PD. C’erano i circoli, c’era il corpaccione del PD che si è in larga parte convertito a Renzi perché “con Renzi si vince e comunque è il Segretario, la sinistra PD non facesse tante storie, il partito deve essere unito”.

Me cojoni (mi pare di sentirlo, il corpaccione) richiamoamo all’unità la minoranza riottosa e poi Segretario e Presidente fanno fuori il Sindaco di Roma, che è pure del partito, sti cazzi!

E quindi il corpaccione vede spezzarsi l’ultimo filo che teneva unito il PD, dopo l’evaporazione di valori condivisi e della base sociale di riferimento, cioè l’essere macchina che cattura i consensi e li consolida, che conquista il governo e lo conserva.

Vede stridere la contraddizione tra l’allargamento del bacino elettorale e l’incapacità di risolvere le contraddizioni interne: ah, ma allora non erano quei quattro stronzi della minoranza a rompere le balle, qui è il vertice del partito che manda tutto allo sfascio (rimugina il corpaccione).

Poi altra benzina sul fuoco: il Segretario che, con una faccia di non so quale materiale infrangibile, dichiara che non è il momento delle divisioni (e qui il corpaccione secondo logica dovrebbe bestemmiare).

 Può essere l’inizio della fine del PD, ce n’è abbastanza. 

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