Lucia Del Grosso

Grande è la confusione sotto il cielo ……..

BERLUSCONISMO, ANTIBERLUSCONISMO E ANTISINDACALISMO

agosto29

SQUINZIA proposito di quella boutade (termine che un tempo traduceva “battuta comica” mentre oggi ,evidentemente,  “giudizio storico”) sul berlusconismo e l’antiberlusconismo vorrei precisare:

1) destra e sinistra, si chiamano destra e sinistra: l’Italia non è rimasta “bloccata” nella disputa tra le due correnti estetiche o i due club di calcio “berlusconismo” e “antiberlusconismo”; in Italia si è vissuta la dialettica tra destra e sinistra, non, come ha fatto intendere Renzi ad orecchie ben disposte a recepire questo argomento, una acida contesa tra perditempo puntigliosi;

2) esattamente come negli altri Paesi, dove le forze politiche polemizzavano e si contendevano il governo, secondo le specificità nazionali. In Italia la destra è stata declinata dal berlusconismo: che dovevamo fare, secondo Renzi, non dovevamo combattere la destra berlusconiana solo perché l’aggettivo “berlusconiana” ha assorbito il sostantivo “destra”?

3) Quindi il PD o ha un segretario un po’ confuso che scambia gli aggettivi con i sostantivi o le sue intenzioni sono chiarissime: non bisogna rompere i cosiddetti alla destra; 

4) confuso o meno, è in piena sintonia con Squinzi di Confindustria, che attribuisce lo stesso ruolo frenante ad uno dei luoghi in cui si esprime la sinistra, cioè il sindacato. Ed esprime questo giudizio di fronte al popolo delle feste de L’Unità, che assiste impassibile agli insulti di Squinzi al sindacato e anzi gli offre anche la tessera del PD (non ci si può credere); 

5) fantastico: la saldatura in un unica smorfia del disprezzo sia per l’antiberlusconismo che per il sindacato. E il popolo delle feste de L’Unità continua sereno a cuocere salsicce facendosi convincere da Renzi che l’antiberlusconismo sia stato un deleterio fenomeno di costume e non la forma che ha assunto l’opposizione della sinistra alla destra in Italia, dato che la destra era rappresentata da Berlusconi;

6) magari alcune espressioni dell’antiberlusconismo erano criticabili perché meramente moralistiche e giustizialiste, ma un conto è la critica ad alcune sfumature dell’opposizione al Cavaliere, un conto è negare le ragioni di quella contrapposizione in quanto causa della paralisi del Paese;

7) i tizi che hanno offerto la tessera del PD a Squinzi gli hanno almeno chiesto, prima di questo atto di incondizionata fiducia, se secondo lui il sindacato freni anche la lotta al caporalato e le morti per disumane condizioni di lavoro nei campi? O i tizi pensano, come Squinzi e tutti i “lor signori” (cit.) che firmano gli appelli per Renzi (che non disdegna), che i raccoglitori di uva e pomodori muoiano per i “lacci e lacciuoli” dell’economia che il PD, non più distratto dall’antiberlusconismo, scioglierà?

8) Anche Martina, lancia in resta nella guerra contro il caporalato, pensa di ridimensionare il sindacato, dovesse frenarlo nelle sue (a questo punto solitarie, se vuole fare a meno del sindacato) battaglie?

9) comunque anch’io uscirei dall’equivoco semantico “berlusconismo-antiberlusconismo”: si chiamano destra e sinistra.  

UNA EX PCI A GIUSEPPE VACCA

agosto21

GIUSEPPE VACCALeggendo l’articolo del direttore dell’Istituto Gramsci Giuseppe Vacca “Gli elettori del PD si riconoscono nelle riforme del governo” su L’Unità mi sono chiesta come è potuto accadere che una cultura politica condivisa si sia potuta divaricare così profondamente in soli 7 anni.

Com’è possibile che io non mi riconosca in una sola riga dell’intervista di Vacca, pur provenendo dallo stesso partito, che oltretutto era ideologicamente molto coeso?

A cominciare dal titolo: due milioni di elettori si sono dileguati per la commozione di vedere realizzate le strabilianti riforme che avevano sognato per una vita?

Ci spieghi poi, Vacca, intendo a noi che eravamo nel PCI evidentemente senza avere capito cosa germinava nelle sezioni, se quando Togliatti parlava di “regime dei partiti” (L’Unità del 25 gennaio 1963, stesso giornale) usando il termine “regime” con valenza positiva, fermamente convinto che i partiti sono la democrazia organizzata, eravamo noi a capire male, perché non era per sempre, ma solo fino all’era Renzi del partito della nazione. Perché poi saremmo andati al governo e tutti sanno che “qualunque partito che aspiri a governare un Paese debba essere a suo modo un partito della nazione, cioè un partito capace di coniugare nei modi più virtuosi possibili i condizionamenti reciproci della vita politica nazionale e di quella internazionale“, mica si deve spiegare, eravamo noi poco acuti.

Però allora al governo c’era la DC, e perciò non capisco perché ci davamo tanto da fare per contenderle la maggioranza se, come partito di governo, era anche il partito della nazione. Bah, tempo sprecato.

E avremmo anche dovuto capire la superiorità, rispetto al togliattiano regime dei partiti, del modello del partito della nazione, che “risponde ad un concetto forte di partito emancipato dalle povere riduzioni sociologiche più o meno consapevolmente introiettate, in seguito all’egemonia culturale economicista impostasi nel dibattito sulla crisi della democrazia a datare dalla metà degli anni Settanta dello scorso secolo“. Buono a sapersi, che le differenze di condizioni economiche e sociali sono solo un riflesso ideologico, proveremo a spiegarlo a quelli che verranno sbattuti fuori dal lavoro grazie al Jobs Act: se siete rimasti disoccupati è perché è interesse della nazione, di cui è interprete il PD, e quindi pure vostro interesse, aumentare la flessibilità del mercato del lavoro, solo che non lo capite perché avete introiettato una riduzione sociologica.

Ma penso sia facile anche dare spiegazioni agli insegnanti deportati dalla Sicilia al Piemonte: siccome il partito della nazione li ha scontentati tutti, è evidente che gli insegnanti non fanno parte della nazione.

E non avevamo capito niente neanche sul ruolo dei partiti e sulla possibilità che hanno di incidere sulla realtà e di organizzare una comunità se è vero che “non è possibile discutere di come un partito si debba organizzare a prescindere dall’insieme delle leggi elettorali che regolano la partecipazione politica“. Noi credevamo che fossero i partiti a decidere le leggi elettorali, invece le fanno su Marte e poi i partiti si uniformano. 

Comunque, benché pensi anch’io che “Renzi sia il risultato di 7 anni di storia del Pd“,  ahimè, ma se io avessi saputo tutto questo ……. (Cit.) e concordi che “è auspicabile che prima o poi ci sia un congresso (quelli che abbiamo visto finora non erano veri congressi)”, ma è proprio vero che “quella è la sede in cui chi ha più filo da tessere è bene che dimostri come il Pd potrebbe servire il Paese più e meglio di quanto finora non abbia fatto“? Cioè l’unica sede, l’unico momento? 4-5 giorni al massimo ogni 4 anni? Non è la politica, e quindi pure la dialettica maggioranza-minoranza, un esercizio quotidiano, un dibattito assiduo e non un regolamento di conti alla scadenza?

Ma veramente io e Giuseppe Vacca eravamo nello stesso partito? 

 

L’AUTOBUS DI STAINO

agosto9

STAINOMi piacerebbe sapere qual è l’autobus che prende Staino per urlare: “Questa Sinistra Dem ci sta veramente scassando i coglioni” ricevendo una standing ovation.

Perché sono quasi tentata di prenderlo pure io, sfidando le ascelle di questo torrido agosto, per assistere alla sua surreale performance, lasciare sfogare gli immaginari applausi (ritengo più probabile che quella sballottolata umanità sia più concentrata a come arrivare a fine mese che alle gesta della minoranza PD) e poi rispondere al papà di Bobo quanto segue:

“Caro Staino, premesse le mie perplessità sulla caparbietà della Sinistra PD nel continuare la sua battaglia persa dentro il PD, invece di dare una mano ai fuoriusciti dal PD a far nascere un nuovo soggetto collettivo di sinistra, prova a salire su un autobus abruzzese e a promuovere fischi contro chi si oppone al via libera alla trivellazione dell’Adriatico (capolavoro del governo nazionale PD), cioè un vasto fronte popolare, altro che gufi del PD, che ha tra i capofila anche il governo regionale (sempre del PD). Infatti, informati, la Regione Abruzzo (PD) ha annunciato lotta dura e un ricorso al TAR contro il decreto del governo (sempre PD). E non c’entra nulla la minoranza PD, c’entra la difesa dell’ambiente e del turismo dell’Abruzzo.

Se guardi un po’ meglio nei luoghi che tu dici di frequentare quella schizofrenia “PD-contro-PD”, che tu lamenti come effetto della fastidiosa esuberanza (?) delle minoranze del partito, in realtà è una guerra per bande in  cui si scontrano a tutti i livelli, centrale e periferici, ambizioni e protagonismi, ogni notabile ha il suo personale progetto di potere e di carriera e non ci sono più stanze di partito in cui comporli. Non credi che queste lotte feroci tra maschi Alfa per la supremazia personale disorientino i militanti più dei malumori della Sinistra Dem? 

Ma poi, sei sicuro di avere preso un tram di linea, uno di quelli frequentati da lavoratori e cittadini che non è detto che siano tesserati del PD? No, perché a me pare che tu sia salito su uno di quegli autobus affittati da un circolo per andare ad una manifestazione di partito. 

In tal caso:

1) deve essere uno degli ultimi circoli giapponesi che resistono a mostrare segni di vitalità, data la morìa delle tessere e ancora di più di attività politica;

2) perché solo un circolo siffatto può essere infastidito da chi si permette di mettere in discussione anche minimamente la leadership dell’invitto segretario che ha portato il PD al 40%. Solo quegli iscritti, che sono sempre meno numerosi e sempre più autoreferenziali, sono interessati alla vittoria, i più per il gusto di sventolare un bandiera la sera dello spoglio dei voti, ma qualcuno perché avere amici al governo può sempre procurare qualche piccolo o grande vantaggio (c’è an che questa gente nei circoli, dici di no, Staino?)

I normali frequentatori degli autobus invece no, non sono interessati alla vittoria per occupare i posti più alti nelle aule di governo. I lavoratori, i precari, i disoccupati, i pensionati, gli insegnanti  sono interessati alla vittoria per vivere meglio nei luoghi di lavoro e n ella società, e non mi pare che tra Jobs Act, riforma della scuola e tagli alla Sanità possano stare allegri (a proposito, Staino, c’è qualche insegnante sul tuo autobus?)

Ho finito, Staino, dobbiamo scendere, siamo arrivati al capolinea. 

Secondo me non solo l’autobus, anche il PD. Te ne accorgerai presto. 

PERCHE’ ADERISCO A “FUTURO A SINISTRA”/2

agosto2

Futuro a sinistra 1Proprio in questi giorni una schermaglia polemica tra Renzi e la CGIL mostra come opera la disintermediazione tra leader e masse di cui trattavo nel post PERCHE’ ADERISCO A “FUTURO A SINISTRA”/1 su questo blog.

Battutaccia di Renzi: “Il sindacato ha più tessere che idee”.

Il leader che si rivolge direttamente alle masse evita i pensieri complessi, ammesso che sia in grado di concepirli (in genere no, il suo profilo è quello del pragmatico).

E’ per il cittadino/elettore come il conoscente con il quale si prende il caffè al bar: simpatico, amichevole, brillante. Altrimenti non ci prendereste il caffè insieme (sì, ma fareste governare un Paese, al simpaticone?).

Per cui comunica a battute che non generano nessun reale dibattito, semmai scatenano le tifoserie. Quale discussione può seguire alla freddura “il sindacato ha più tessere che idee” che ha la stessa profondità concettuale di “signora mia, non ci sono più le mezze stagioni”?

In realtà questa semplificazione che deve arrivare dritta dritta alle orecchie del cittadino/elettore serve a bypassare qualche idea del sindacato, che invece deve essere silenziata dal vociare da bar.

Infatti: uno studio dell’Ufficio Fisco e Finanza Pubblica della CGIL ha rilevato, per quanto riguarda la detassazione della prima casa, che per otto milioni di contribuenti, quelli delle due fasce di versamento più basse, l’imposta esentata sara’ di circa 55 euro (pro-capite), mentre per un milione di contribuenti più ricchi, appartenenti alle due fasce di versamento più alte, il risparmio sara’ in media di circa 827 euro. Lo sconto per i 35.700 proprietari di case di lusso di maggior valore, arriverà in media a circa 1.940 euro.

Non solo: le mancate entrate derivanti dall’abrogazione di Tasi e Imu saranno coperte dai tagli sui servizi, di cui i ceti più abbienti usufruiscono meno dei ceti più poveri, che perciò saranno fregati due volte dall’amicone che fa le battute come al bar davanti a cornetto e cappuccino.

Ora, può essere che il sindacato debba rinnovare le sue idee, anzi, credo che sia in ritardo sul fronte della rappresentanza dei precari e delle partite IVA, per esempio.

Ma intanto la sua forza organizzativa, che deriva dalle tessere (spiegatelo a Renzi), consente al sindacato di impiegare risorse umane e finanziarie per analizzare gli effetti della demagogica abolizione della tassa sulla prima casa e smascherare gli interessi ai quali corrisponde: ai possessori degli attici di Piazza Navona, come ha osservato Fassina.

Di qui l’attacco alla burocrazia del sindacato: ma certo! E’ quella burocrazia che elabora studi e ricerche che scoprono il gioco del leader simpatico e buontempone, quello che ti parla a tu per tu, mica parla con gli apparati novecenteschi (anche perché il furbastro sa che ai numeri della CGIL deve poter contrapporre qualche altro dato certo e, ehm, la faccenda si complica). Mica in tutte le case esistono centri di ricerca, e nemmeno uno per ogni condominio. Ma c’è la televisione che dirama l’ultima trovata del leader umorista.

Il leader “solo al comando” che spazza via i momenti di aggregazione politica e sindacale vuole il cittadino/elettore “solo alla rassegnazione”, simmetricamente.

Io invece voglio, accanto al sindacato, una casa comune che raccolga quelli come me, per condivisione di destino o di idee, quelli che non si rassegnano.

“Futuro a Sinistra” è per i non rassegnati all’uomo solo al comando, nasce come progetto collettivo e crescerà come progetto collettivo. 

 


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