Lucia Del Grosso

Grande è la confusione sotto il cielo ……..

L’IRRESPONSABILITA’ AL POTERE

maggio28

DE LUCAA questo punto l’ipotesi che si profila è: 1) De Luca appena eletto viene dichiarato decaduto dal Presidente del Consiglio dei Ministri, cioè quello che ha detto: “Un voto a Vincenzo è un voto a me” (non ridete); 2) la decadenza deve essere dichiarata senza indugi non trattandosi di atto discrezionale, ma dovuto; 3) De Luca non fa in tempo a nominare il vicepresidente, per cui la Campania non avrà chi fa le veci del Presidente, nomina la giunta, ecc. ecc. e rimarrà senza governo; 4) parentesi: com’era quella storia che il cittadino deve sapere il giorno stesso delle elezioni chi governa? In questo caso si sa benissimo: nessuno; 5) si torna a votare (che capolavoro); 6) De Luca può sempre ricorrere al giudice ordinario e non al TAR, ma a quel punto credo che la sentenza durante la nuova campagna elettorale. Nella quale sarà, se non lo fermerà qualcuno, ma non immagino chi, di nuovo candidato perché lui dice che l’ineleggibilità non è un problema suo. E’ di chi non si dà da fare per abrogare una legge che non permette di amministrare a quelli bravi come lui.

Ma De Luca è stato incoronato da quella meravigliosa idea che sono le primarie. Evento in cui votano tutti per la modica cifra di 2 euro, se non ricordo male, non frequento più queste occasioni mondane. Anche quelli (e sono la stragrande maggioranza) che non hanno l’obbligo di preoccuparsi di cosa accade se vince uno che poi fa invalidare le elezioni. E infatti non se ne sono preoccupati con l’esaltante risultato che conosciamo.

E chi ha invece l’obbligo di saperlo? I segretari e i dirigenti di partito. Ma pure questi passano il formidabile vaglio delle primarie, per cui votano pure quelli (e arisono la stragrande maggioranza) che non si pongono il problema di eleggere gente in grado di scongiurare casini epocali.

E infatti ora il PD ha un segretario irresponsabile di importanti candidature, nel senso “Oh, l’hanno deciso gli elettori, che mi frega, mica sono responsabile io”.

Praticamente non governa niente di quello che avviene nei territori, che si sbizzariscono nelle più ardite fesserie, ma tutti lo lodano perché lui è l’uomo del fare. Del fare le elezioni due volte. Molto attivo.

Irresponsabilità di Renzi che è entrata in rotta di collisione con l’irresponsabilità dichiarata (non è un problema mio, ma della legge che non si sbrigano a cambiare) di De Luca ed è deflagrata.

Ma gli Italiani sono affascinati dal mito della governabilità, della democrazia decidente, dell’uomo solo al comando al massimo coadiuvato da da un cerchio, da un giglio, da qualcosa di magico.

Al punto da digerire quell’obbrobrio dell’Italicum il cui principio ispiratore è proprio garantire ad uno che sa raccontare un po’ di chiacchiere (e non è importante che sappia fare bene anche altro) di rimanere incollato ad una poltrona qualunque catastrofe combini. La sera delle elezioni si sa l’inquilino di Palazzo Chigi, non deve mettersi d’accordo con nessuno, ha un ampio esercito di nominati che eseguono, ci rivediamo tra cinque anni.

Ma la fanno passare per una buona idea.

RENZI MI HA DATO IL JOBS ACT E GUAI A CHI ME LO TOCCA

maggio23

QUARTO STATOSe qualcuno avesse ancora qualche dubbio sugli interessi ai quali corrisponde il Jobs Act il caso Trelleborg dovrebbe toglierglieli.

Accade che una multinazionale svedese che produce pneumatici sigla un’intesa con il sindacato che prevede l’estensione delle tutele  ex art. 18 anche ai nuovi assunti.

Si vede che per questa impresa l’art. 18 non è un problema.

Chi si incazza? Il sindacato padronale, Unindustria, che sbatte fuori l’impresa crumira con un tweet, notare anche la finezza.

Non solo. Invita il governo ad intervenire con un decreto per impedire che la contrattazione aziendale deroghi quella bella invenzione del Jobs Act: che non si ripeta mai più.

Se per caso ad un’impresa risulta conveniente un accordo che bypassa il Jobs Act non le deve essere consentita questa stravaganza, come si fa a disprezzare uno straordinario risultato ottenuto senza colpo ferire perché un governo di centrosinistra l’ha fatto passare per una grande conquista del lavoro? Siamo mica come quegli altri, che si giocano quello che hanno ottenuto con dure lotte solo perché un piacione spara due tweet e li cogliona con la favola che è la nuova frontiera della sinistra?

Lo dico pacatamente alle donne e agli uomini sinceramente di sinistra che ancora ritengono che esista una possibilità di ricondurre il PD sul binario della difesa degli interessi dei lavoratori e dei deboli: vi rendete conto che questa immensa porcheria è passata nel partito nell’area più radicale (?) come una necessaria mediazione e non come un tragico vulnus, e nell’area maggioritaria come autentica vocazione della sinistra? Avete notato che per molto meno, ossia la proposta di elezione alla presidenza della Repubblica di un padre fondatore del PD, c’è stata una sollevazione nei circoli con relativa occupazione di sedi, sedie, scrivanie e microfoni di giornalisti, mentre questo regalo a Confindustria è passato senza traumi?

A qualcuno viene il dubbio che il problema non è riprendersi la guida del partito, ma ricostruire una cultura di sinistra in Italia, senza la quale si abbattono come birilli una per una le conquiste democratiche e i lavoratori senza la minima reazione del interessati? Che anzi applaudono fessi e felici al nuovo corso della sinistra che si libera delle pastoie del Novecento?

Passo logico successivo: siccome questa cultura di sinistra non si risveglia da sola e si riprende il partito, ma ha bisogno di una guida che elabori una linea ferma e su questa attragga il consenso, pensate che questa chiara e limpida azione possa essere promossa dall’interno del partito, dove, come si è visto con il Jobs Act, si è impastoiati nelle mediazioni?

No, domando, eh!

PROVE DI SCISSIONE

maggio16

FASSINA ROSSONon so se fa accapponare la pelle solo a me. Spero di no. Leggere articoli come quello di Stefano Folli su Repubblica.

Dove si rappresenta come la cosa più normale del mondo l’opzione strategica di trasformare un partito erede delle tradizioni comunista e cristiano sociale in un partitone della nazione “formazione leggera e trasversale. molto aperta verso il centro e anche il centrodestra, che sconta di perdere una costola a sinistra, ma non se ne cura troppo. Infatti ritiene di ereditare i consensi dei centristi e del mondo berlusconiano in disarmo”.

Tutto normale, se non fosse, peccato, che “il voto ex berlusconiano non confluisce in misura massiccia verso Renzi”, acc …!

Sintesi: l’idea era meravigliosa, non avete fatto bene i conti.

Un articolo che fa drizzare i capelli soprattutto perché l’analisi di Folli è corretta. Il corpaccione del PD ridotto ad una spugna che può assorbire qualsiasi liquido o liquame, che soppesa le opzioni politiche non sulla base di differenti progetti di futuro, ma a seconda se facciano entrare o meno nella stanza dei bottoni. Senza però chiedersi quali bottoni  schiacciare una volta padroni di quella stanza. E’ indifferente, sa Renzi quali bottoni premere, l’importante è non fare masochisti ora che è assiso in quella stanza blindata dall’Italicum.

E’ allora è un peccato che le destre non abbocchino all’amo, pensano Folli e un bel po’ di corpaccione PD, è uno scambio onorevole: noi vi concediamo la rappresentanza degli interessi (volete il Jobs Act? Pronto! Volete un Parlamento addomesticato? Servitevi pure l’Italicum e la riforma del Senato! Volete la scuola in mano ai presidi sceriffi? Ma senz’altro! ) e voi ci fate finalmente festeggiare la sinistra al governo per 20 anni di seguito.

Solo a noi masochisti può venire in mente che questo non è vincere, ma stare con i vincitori.

Vincere o stare con i vincitori, questa è in estrema sintesi l’opposizione dentro il PD. O meglio tra il grosso del corpaccione del PD e una minoranza in estremo disagio.

Ha senso ancora l’altra opposizione, quella all’interno della sinistra Dem tra chi ritiene ancora possibile condurre una battaglia per ricondurre le ragioni della sinistra nel corpaccione del PD e chi si sta decidendo ad allontanarsi da quel corpaccione che sta dimagrendo a vista d’occhio lasciando i circoli vuoti? Ha senso ancora una battaglia per riprendersi un corpaccione che ha subito una massiccia trasfusione di elementi non solo estranei, ma molto spesso antitetici alla sinistra, come mostra l’inquinamento delle liste in questa tornata amministrativa?

Ha senso ancora, lo chiedo a Cuperlo, addolorarsi per la prossima uscita di Fassina e chiedergli di restare?

Ha ancora senso prendere schiaffi dal corpaccione e dal mondo fuori che ribolle e che è illusorio credere che si ricongiungerà al PD dopo avere perso, e non vinto, sul lavoro, sui diritti e sui principi di rappresentanza democratica?

Il corpaccione vuole stare con i vincitori, quel mondo vorrebbe recuperare quello che ha perso. Non possono stare nello stesso partito. Fassina, D’Attorre e Civati hanno coscienza di questo paradosso. Il resto della sinistra Dem?

CARI COMPAGNI EX PCI

maggio11

SEZIONE PCICari compagni ex PCI, è con immensa amarezza che vi invito ad un minimo di resipiscenza.

Vi ricordate le lunghe, partecipate analisi del voto all’indomani della chiusura dei seggi, per sviscerare vittorie, sconfitte e pareggi, vivisezionare territori, risalire e ridiscendere flussi, scomporre classi sociali e fasce di età?

Ne dubito, altrimenti non liquidereste l’astensionismo delle ultime tornate elettorali, ivi comprese le amministrative in Val d’Aosta e Trentino Alto Adige con uno sbrigativo: “E’ la democrazia matura, bellezza”.

Era noto anche a quei tempi l’argomento che le democrazie che hanno raggiunto un discreto grado di benessere tendono all’astensionismo da: “Stiamo bene così, grazie”. A noi per la verità quell’appagamento faceva accapponare la pelle perché 1) eravamo alquanto scettici che negli USA, Paese refrattario alle urne, si stesse poi così bene e 2) perché per noi la libertà era quella di Gaber, partecipazione. E non solo nei giorni di apertura dei seggi, sempre e in ogni luogo di decisione, perciò figuriamoci se non era inquietante l’astensionismo elettorale. Ovviamente, promuovere la partecipazione nei territori e nei luoghi di lavoro stimolando la pubblica discussione e il contributo di idee e proposte neanche a parlarne, eh? E infatti cala il numero dei militanti del PD, ma voi alzate le spalle: tanto si vince lo stesso.

Evidentemente, cari compagni ex PCI, ve possino ammazzà, dall’America, insieme a quell’altra aberrazione delle primarie, avete importato anche questa concezione della democrazia da commendatori che provvedono ai bisogni del popolo: pensate agli affari, che al governo ci pensiamo noi.

E siccome avete trascurato, perché tanto si vince lo stesso, pensate voi, quei luoghi di discussione, che erano prima le sezioni ed ora i circoli, dove si rifletteva su ogni evento o processo, non vi accorgete, ubriacati dalle vittorie, che non si tratta nemmeno del fenomeno, già di per sé non auspicabile, dell’astensionismo da democrazia matura.

Vedete tutto questo benessere attorno a voi? Vedete una società pacificata, senza tensioni? Che posti frequentate? Se me lo dite vengo pure io.

E’ astensionismo da orfani di rappresentanza, cari compagni ex PCI, quello che non sfuggiva alle analisi del voto in quelle lunghe riunioni fumose. L’astensionismo di chi non trova ascolto, perché OK, vi stiamo a sentire, ma poi decidiamo noi, sbrigatevi a dire quello che avete da dire.

E’ perfino astensionismo da disgusto. E questa sfumatura non ha bisogno nemmeno di estenuanti riunioni per essere letta: basta guardare le vagonate di insulti che gli insegnanti hanno riversato sulle bacheche Facebook di Renzi e della Boschi.

E così vi crogiolate nel vostro 40%, neanche lontanamente replicato nella tornata amministrativa di ieri, sta prendendo un po’ l’odore di muffa, non ve ne siete accorti, e vi accontentate di vincere per abbandono dell’avversario. Senza avanzamenti rispetto alla precedente tornata amministrativa, quella del vecchio PD “perdente”. Che invece gli avversari li aveva tutti in discreta forma, Grillo addirittura smagliante.

Ehm, a nessuno è venuto il rimpianto di Bersani, che almeno non avrebbe permesso di sfornare le peggiori leggi del lavoro, della scuola, elettorale e costituzionale mai viste assieme in tutta la storia della Repubblica?

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