Lucia Del Grosso

Grande è la confusione sotto il cielo ……..

CAPITO PERCHE’ NON HO PIU’ LA TESSERA DEL PD?

aprile30

DAMIANOProvo a spiegare ai tanti (oddio, tanti, ai sempre meno) che si ostinano a conservare la tessera del PD nell’illusoria speranza di tornare maggioranza perché io invece mi sono arresa alla luce dell’esito della vagonata di voti di fiducia imposti da Renzi.

Il problema su cui questi eroici giapponesi si concentrano è Renzi, sul quale sfogano la loro rabbia impotente. Ma sbagliano il tiro.

Il problema è la minoranza PD, che riesce sempre a trovare qualche giustificazione per dissentire, ma non troppo, in modo da tranquillizzare il signore e padrone del PD che loro sono l’opposizione della regina, quella che conviene tenersi.

Stavolta sono riusciti a trovare una motivazione fantastica: votano un errore.

Evidentemente pensano che l’assenza di vincolo di mandato consacrata dalla Costituzione si riferisca alla logica.

E infatti quando sono seduti su quegli scranni con il ditino sul pulsante tutto prendono in considerazione, tranne che la ragione, guida dell’onestà intellettuale.

Affaritaliani.it. riporta un siparietto interessante per capire la qualità morale e l’acume politico di questa classe dirigente mezza nominata e mezza selezionata con le primarie (e non è dato sapere quale metodo ha dato i peggiori risultati, è una bella gara): «Bob ha sbagliato alla grande con noi», confida una giovane deputata della minoranza Pd, «non può dirci “scusate, io non voto la fiducia ma non voglio condizionare anche voi, quindi scegliete in libera coscienza, poi dalla prossima volta anche io sarò dei vostri”. Eh no, troppo comodo uscirsene così. Ora salviamo noi il sedere a Renzi, e al prossimo giro sarà sempre lui a trattare con il leader!». Per chi non l’avesse capito per questa sciagurata Bob è Roberto Speranza, ma Bob fa più figo.

Alla faccia dell’idealismo dei giovani, il problema è come pararsi meglio il culo, quello vero, non quello che hanno sul collo. Ma d’altra parte sono almeno trent’anni che di battaglie politiche non sentono nemmeno parlare, la menzione della sola prima sillaba “bat …..” già li fa correre in bagno in preda a spasmi.

Ma sono speculari alla base che “sta con Renzi” come la racconta Staino.

E ha ragione: hanno trovato il sacro Graal del 40%, non importa se per fare politiche di destra, sempre il 40% è.

E quei sempre più esigui resistenti che vorrebbero riportare una qualche discussione nei circoli su dove diamine sta andando il PD e dove sta portando l’Italia sono guardati con sospetto se non aperta ostilità. E senza ricevere supporto da una classe dirigente che vota pure gli errori, tanto non scalfiscono quel 40%. Per ora. Ma questo lo dico io, gli assatanati del 40% pare che non sappiano che gli errori prima o poi si pagano e con gli interessi.

Gli altri se ne sono tutti andati. Perché non c’è niente da fare: dirigenti e base imprigionati in un cortocircuito di incoscienza che sta portando il partito e l’Italia alla rovina.

Poi ci sono quei 38, che dopo un rosario di errori e titubanze almeno una giusta l’hanno infilata.

Mi appello agli ultimi rimasti nei circoli PD che continuano la loro sempre più difficile battaglia contro la follia da vittoria truccata: visto che siete ancora lì non mollate e non lasciateli soli. Lo dice una che ha lasciato il PD: c’è bisogno di loro. La democrazia e la sinistra ne hanno bisogno.

Chiedete loro di andare avanti ora che hanno iniziato lo strappo con ancora più fermezza e determinazione, come fermi e determinati dovete essere voi.

Chiedete loro di tornare nei territori altre risorse ed intelligenze disposte a spendersi per un progetto che ha altri contenuti oltre alla vittoria fine a se stessa, non si chiudessero nel recinto dei festanti del 40%, devono guardare fuori.

Non cedete alle sirene dell’unità del partito, della disciplina e palle varie: un partito al governo con una maggioranza simile che ha bisogno di mettere la fiducia su se stesso non ha più alcuna unità da preservare, è tenuto insieme dallo scotch dell’euforia da successo elettorale.

Ci incontreremo ancora intorno a questo progetto, se voi e i vostri leader di riferimento avrete il coraggio di disilludervi da questa unità fittizia e inizierete a lavorare per l’unità più preziosa: quella di una sinistra seria e credibile.

 

 

 

 

STAVOLTA NON CE L’HO CON RENZI

aprile21

OCCHETTO PIANGEStavolta non ce l’ho con Renzi. L’unico confronto che concepisce è quello muscolare, ma non è una scoperta di oggi.

Stavolta non ce l’ho nemmeno con la minoranza PD, che ha lastricato di buone intenzioni la disfatta della sinistra in Italia.

Ce l’ho con i miei cari compagni ex PCI.

Quelli che ad ogni schiaffo tirato a Bersani incitano: “Daje, più forte! Questo è perché hai non-vinto”. Slam! “Questo è perché ti metti di traverso al vincitore” Slam!

Ogni commento sul web pare affacciarsi su una Piazza Venezia 2.0 che urla: “Vincere Vinceremo” e tira uova marce a chi si chiede se ne vale la pena.

E i più agitati pensate che siano gli ex democristiani? Naaaaaaaaaaaaaaaaa!

Quelli il potere lo conoscono bene e sanno quanto è bizzarro, oggi ti pare di tenerlo stretto in pugno, domani inizia il tratto discendente della parabola. Ricordano bene la Balena Bianca sbranata nella rapida furia di Tangentopoli.

No, quelli che ti lasciano più stupefatti per la violenza che rivolgono a chi osa ricordare loro da quanto lontano vengono e di quanto hanno deviato la strada sono molti ex PCI, non tutti, ma troppi.

E ti chiedi perché. Perché proprio loro siano i pretoriani più feroci dell’imperatore del PD, quello che butta fuori dalle Istituzioni (la commissione Affari Costituzionali è un’istituzione, I-STI-TU-ZIO-NE, non un circolo del partito) i non allineati, tra gli applausi entusiasti dei convertiti alla postdemocrazia e all’antisocialismo.

Perché?

Forse c’è una risposta. C’è una risposta nella stessa definizione di sinistra. La riprendo da Carlo Galli, che individua la cifra della destra nel ritenere l’Umanità irredimibile dal suo istinto di sopraffazione degli uni sugli altri, per cui l’unica legge non può essere che quella del più forte. Al contrario l’asse della sinistra risiede nella convinzione che l’Uomo sia invece portatore di un seme di razionalità, che può e deve essere concimato per raccogliere un avvenire migliore per tutti gli uomini, non solo per quelli che vincono la contesa per il posto al sole.

Ma è un seme che non germina da solo. Occorre un pensiero coerente e uomini e donne che lo pensano, un orizzonte e un’umanità che si mette in marcia. E qualcuno che si alzi prima degli altri e faccia balenare una speranza: “Si può fare!”.

Gli ex PCI sono orfani di tutto questo. Sono orfani di un soggetto collettivo che aveva dato dignità ad un popolo di servi rancorosi. All’inizio di quell’avventura gli uomini non erano migliori di quanto lo siano adesso, forse erano anche peggiori, più ignoranti e più grevi. Ma inseguire un progetto di trasformazione della società infonde una tensione morale che rende gli uomini migliori, non si risolve solo nella proiezione verso il futuro, attecchisce anche nell’animo e sublima lo spirito. Fate cadere la speranza di cambiare il mondo e rimarrà solo la voglia di vincere e il bullismo verso chi mette in dubbio il valore della vittoria di un simbolo vuoto. Fate svanire il sogno della città futura e la contesa politica si trasformerà in una rissa tra cani per l’osso.

E quelle donne e uomini che nel PCI combattevano con intelligenza e generosità privati di questa prospettiva sono regrediti a branco aizzato contro quei pochi, deboli e disorganizzati che ancora conservano valori di giustizia sociale che vorrebbero vedere realizzati.

Sono orfani di chi innaffiava quel seme di razionalità e sono rifluiti nel nichilismo dell’istinto di sopraffazione. Che è il tratto distintivo delle destre.

Serve, immaginare un futuro diverso. Non solo per poterlo realizzare, anche  per non trasformarci in bruti.

MACALUSO/FASSINA

aprile11

FASSINANon ho capito se Macaluso non ha letto l’articolo di Fassina sul Manifesto di oggi o al contrario l’ha letto troppo bene.

Scrive Fassina che, dati gli assetti europei e relativi vincoli, l’unico sbocco nazionale è un governo di destra con una sinistra a rimorchio (e io aggiungerei “e viceversa” per sottolineare l’indifferenza delle soluzioni) nei Paesi che hanno conservato un minimo di cultura politica, o il Partito-della-Nazione-Venghino-Signori-Venghino-Anche-Tu-Bondi nei Paesi dove ormai la politica è una farsa. Dove si esce da questo schema, vedi Grecia, il sistema si impalla. E non per colpa del granello che si infila nell’ingranaggio, cioè la Grecia, ma per colpa dell’ingranaggio che non ammette l’eresia dell’autodeterminazione. Tutto ciò premesso attendere la scissione del PD come evento salvifico per ricostituire la sinistra in Italia è illusorio: ci vuole “ben altro” (vi ricorda qualcosa?), un programma per la ridefinizione del rapporto con l’UE.

Domanda: chi lo sta facendo questo programma? In che luogo sta maturando questo complesso di mezzi, organizzazione, ricerca del consenso., ecc. ecc. che sono essenziali per la riuscita di qualsiasi programma?

Non lo sta facendo la Sinistra PD, che Macaluso, sempre oggi, incolpa di un silenzio assordante circa la metamorfosi del PD in un mostro destra-centro con la foglia di fico della sinistra. Per la verità non so perché parli di silenzio assordante, di cose ne vengono dette pur troppe, il problema è che i fatti non sono conseguenti.

L’analisi ineccepibile e con il giusto grado di radicalismo richiesto da questi tempi da “soluzione finale” per la sinistra elaborata da Fassina perciò ha un’aporia: per mettere in atto un programma così radicale si ha bisogno di un’organizzazione, che si compone di mezzi, ma soprattutto di persone. E come si può pensare di mettere in campo questa passione, questo amore per la politica da dentro il PD, annidato nel cuore dell’Ordoliberismo europeo?

Apprezzo il coraggio di Fassina, ma se vale il suo richiamo a noi a non illuderci in una miracolosa scissione, vale anche il nostro consiglio a lui: non sperare che questo programma tu lo possa fare con Speranza e i “negoziatori” di riforme.

C’è un campo vasto da arare, i 700.000 astensionisti della sola Emilia Romagna moltiplicati per tutte le regioni. Quelle sono le risorse che possono sostenere questo programma.

Noi siamo qui: fateci un fischio.

PERCHE’ SIAMO TUTTI GRECI

aprile6

TSIPRASStathis Kouvelakis, membro del Comitato Centrale di Syriza, ha rivelato in un’intervista al giornalista francese Aude Lancelin e al filosofo politico Alain Badiou che la Commissione europea ha anche cercato di ordinare al governo greco di non far passare due disegni di legge che sono attualmente in discussione nel Parlamento greco: uno sulle cosiddette misure umanitarie, per affrontare una situazione di emergenza e soddisfare alcune necessità urgenti di base; il secondo, riguardante le persone che sono in arretrato nel pagamento delle imposte.

Questo atto di indicibile arroganza si aggiunge alle pressioni esercitate subdolamente tramite il Financial Times su Tsipras affinché si liberi della sinistra più radicale del partito e si allei con il Pasok e To Potami, come se non avesse fatto la campagna elettorale contro questi due partiti.

Che per le istituzioni europee si possano risparmiare tempo e carta per scrivere i programmi elettorali era già chiaro da tempo, casomai è meno chiaro perché nell’Europa patria della democrazia non monti un movimento di opinione tale da far rientrare immediatamente queste tentazioni autoritarie.

Meno chiaro è perché si oppongano a misure urgenti e ineludibili di contrasto della povertà dato che in Grecia non è un problema grave, è proprio una catastrofe umanitaria: i bimbi non vengono nutriti e i malati non vengono curati perché lo Stato è stato ridotto dalla misure di austerità ai minimi termini. Per cui le misure che la Grecia intende varare hanno non solo una valenza umanitaria, ma di ricostituzione di un minimo di Stato.

Non regge la scusa che si tratta di misure che aumentano la spesa pubblica e quindi peggiorano i conti: se si fosse trattato di destinare risorse all’ordine pubblico le istituzioni europee si sarebbero forse opposte? No! Avrebbero detto che sono necessarie per garantire la sicurezza e l’incolumità dei cittadini.

Ecco perché dobbiamo essere tutti Greci: perché quel Paese è il laboratorio del modello di Stato che hanno in mente le istituzioni europee, se non vengono fermate da un vasto movimento democratico. Uno Stato che non ha più una mano destra per far rispettare le regole della convivenza civile e una mano sinistra per la solidarietà e la coesione sociale. Si è paralizzata la mano sinistra, quella che promuove la sicurezza sociale. E l’effetto collaterale è che la mano destra, quella repressiva, deve lavorare il doppio per assicurare un minimo di convivenza civile.

Per questo vi chiedo, ancora una volta, di firmare la petizione a sostegno del popolo greco https://www.change.org/p/non-lasciamo-sola-la-grecia

E’ un appello rivolto a tutti i parlamentari perché presentino un ordine del giorno di sostegno al governo greco.

Siamo tutti Greci: quello che stanno infliggendo a loro è in serbo anche per noi.

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