Lucia Del Grosso

Grande è la confusione sotto il cielo ……..

EDIPODEM

marzo23

BERSANI ACQUARIODico la mia sulla mattanza famigliare che agita la sinistra PD.

1) E’ già stato detto che per crescere bisogna ammazzare il padre? E’ vero in psicanalisi come è vero in politica. Non solo: i padri sanno che prima o poi gli tocca. Solo che come il padre di sangue auspica che il figlio lo faccia attraverso un suo percorso di maturazione personale e non tirandogli una bastonata in fronte, il padre politico si aspetta che il ricambio sia l’esito di un confronto tra pensieri “lunghi”, non sciatti e liquidatori. Perciò Cuperlo e Fassina, se dovete seppellire i vostri padri, e penso che lo dobbiate fare, fatelo senza mortificarli. Ne siete capaci, lo stile rozzo e greve dei “rottamatori” non vi appartiene.

2) Dicevamo che bisogna uccidere i padri anche se non hanno colpe. I vostri ne hanno? Qualcuna. Ma le colpe vanno graduate, esiste la colpa lieve, la colpa grave, il concorso di colpa, il dolo ….. Qual è la colpa dei vostri padri? E di quale gravità? E’ quella di essere stati colti di sorpresa da un mondo che cambiava a velocità vorticosa e di non aver saputo opporre una visione alternativa? Sì, certo. Ma chiedetevi: è una colpa che può ricadere solo sulle loro spalle? Qualche dubbio è lecito.

3) Quando si ricercano le colpe la domanda preliminare è: quando è avvenuto il misfatto? Mi pare di capire che l’arco temporale sia stato individuato negli anni ’90. Anni in cui il centrosinistra ha governato senza dare prova di una vera differenziazione dalla destra. Siamo sicuri? Non erano maturate prima alcune condizioni? Negli anni ’90 Marx era già un vecchio attrezzo. L’Italia, il Paese che aveva una delle scuole marxiste più attrezzate, già sul finire degli anni ’70 aveva relegato il Moro in soffitta. Soppiantato in primis da Heidegger. Pensatore potente. Ma se si trattava di capire le modificazioni intervenute nel capitalismo e trovare adeguate risposte erano più utile Heidegger o Marx?  Il nichilismo o la ricca elaborazione marxista? Ma se è così qualche colpa va retrodata, bisogna risalire a qualche nonno, D’Alema e Bersani sono quelli rimasti con il cerino in mano.

4) Chi ha messo in soffitta il marxismo? La classe dirigente politica o c’è pure il concorso di chi ha tirato la pietra e ora pontifica con la mano nascosta nei talk show? Nessuna responsabilità degli intellettuali? E allora oltre ai padri e ai nonni bisogna uccidere pure il vicinato. Siamo alla strage.

5) La sto prendendo troppo alla lontana? La storia funziona così, si parte dal sassolino e si arriva alla valanga. Ma mai niente parte dall’anno zero.

6) Fatelo questo funerale, i vivi hanno bisogno dei morti. Ma che sia una cerimonia seria, non una sepoltura in una fossa comune. Che si dia un giudizio storico onesto e coscienzioso, che si gettino basi solide per una rinascita della sinistra, che si torni a fare analisi e a studiare.

Amen.

LA SALA DA THE DI ORFINI

marzo21

downloadNon so quali bar frequenti Orfini, dove si trova questo bar dove entra D’Alema e dopo il quarto grappino si mette a sparlare di  “un partito a forte posizione personale e con un carico di arroganza” e si scatena una rissa?

Veramente, mi piacerebbe sapere dove ci si può ubriacare e rinfacciarsi a sediate gli ultimi 20 anni di storia della sinistra, con Rosy Bindi che sale sui tavoli per dire che lei no, no e poi no, proprio non vota più nessuna delle porcherie che le rifila la sua maggioranza, perché se no non si capisce perché non le ha votate quando faceva opposizione al centrodestra.

No, perché a me Fassina è parso lucido quando ha detto che la flessibilità del lavoro non è una sorpresa del Jobs Act, ma faceva già parte del patrimonio teorico della Terza Via, e sarebbe ora che la sinistra la estirpasse dalla sua cultura.

E nemmeno D’Alema mi è sembrato in coma alcolico quando ha detto che la sinistra non si può limitare agli ultimatum, qualche colpo lo deve assestare, porca miseria.

Casomai lui, Orfini, deve aver preso qualcosa per augurarsi che lì all’Acquario Romano si sono riuniti per lavorare all’unità del partito.

Non ha capito, Orfini, che se il PD è il Partito della Nazione allora le fratture che segnano il Paese si riflettono nel partito e perciò si deve rassegnare: una parte del partito guarderà al di qua della frattura, una parte al di là. E gli è andata già di lusso finora se la parte che guarda alla parte più debole e svantaggiata del Paese si è limitata ai mugugni e agli ultimatum che si sfiammano al dunque del voto in Parlamento.

Strano, ha detto che tra quelli che oggi erano riuniti all’Acquario Romano c’erano anche i suoi maestri: non deve avere studiato bene se non ha imparato che un partito può essere unito solo se rappresenta una parte della Nazione, quella portatrice di interessi omogenei, non può soddisfare allo stesso modo le aspettative antitetiche di ricchi e poveri, finanzieri e lavoratori, capre e cavoli.

E infatti non lo fa. Oggi in quel bar, caro Orfini, in molti interventi è emerso che il riferimento sociale del PD non è tutta la Nazione, come stravagantemente si vuole far credere, ma le élites sociali e che l’agenda del governo è di destra. Come sbicchierata in una taverna non c’è male, sempre meglio dei bistrot ripuliti dove brindi a champagne alle straordinarie riforme di Renzi.

Preferisco questo bar alla tua sala da the, ma non posso ancora dire che è il mio bar: fatta sera gli avventori se ne sono andati alla spicciolata e non si è capito bene come e quando si rivedranno.

Che c’è bisogno di sinistra in Italia ce lo siamo detti, che la parte più debole e svantaggiata della società è senza rappresentanza pure ce lo siamo detti, ora come rimaniamo? Sarebbe il caso di chiarirlo.

SENZA SPERANZA

marzo15

130423-speranza-thumb_fotohome3-1Più penso alla reazione di Speranza alla mossa di Landini e più lo disistimo. Non ha capito il vero senso di quell’iniziativa, che non è quella di fondare un ennesimo partito, ma quella di rendere visibile a chi non ha occhi una “coalizione sociale” che non ha rappresentanza. In altri termini: “Siamo questo pezzo di società che si coagula intorno ai temi del lavoro e dei diritti che pone queste domande e ha interesse a queste cose. C’è una sinistra che risponde?”. Veramente questo lo dovrebbe fare la sinistra politica, non quella sindacale, ma siccome non lo fa, per la nota legge dell’horror vacui in politica, lo fa un leader sindacale.

Siccome Speranza è arroccato dentro il suo quadrato parlamentare e se gli si nominano le parole “mobilitazione sociale” corre in cerca di un vocabolario, allora non ha capito che Landini non sta pensando un simbolo da mettere sulla scheda elettorale.

Semmai c’è da dire che questo pezzo di società, già frastornato dalla mancanza di riferimenti politici, aumenta il suo disorientamento quando apprende che l’operazione non era concertata all’interno della CGIL, come si capisce da dichiarazioni. Quando ci disintossicheremo dal personalismo che conduce a queste uscite solitarie sarà sempre troppo tardi.

Ma casomai è questa la critica da fare, sentitevi tu e la Camusso, c’è pure  Whatsapp, non che si sia pensato a convocare un pezzo di popolo per individuare e proporre istanze sociali, compito, ripeto, della sinistra.

E mi viene il sospetto dal contenuto letterale della reazione di Speranza che se la sinistra non lo fa dipende dal fatto che ha allevato per decenni una classe dirigente per la quale pure un sospiro è “antagonismo”.

Speranza, invece di mettersi i tappi alle orecchie per gli urli di Lantini e quell’altro urlatore di Don Ciotti (ma come è delicato di orecchie), guardasse con interesse a chi sta facendo il lavoro al posto suo, permettendogli di dedicare le sue giornate a trovare una sempre più improbabile quadra tra dichiarazioni e fatti, riforme invotabili e voti favorevoli, aspirare a rappresentare la sinistra e sostenere politiche di destra. Tutte robe molto faticose e che richiedono tempo. Che cosa non si fa pur di non fare il proprio mestiere: la sinistra.

Per cui non si affanni l’On. Speranza a scongiurare una discesa in campo dell’antagonista Landini, come lo definisce lui. Landini ha un altro fine: quello di stanare la sinistra e farle accettare finalmente una sfida che rifiuta da troppo tempo.

Vedremo se i primi coaguli di questa “coalizione sociale”, sempre se alle parole seguiranno i fatti e non solo le apparizioni dalla Annunziata, sveglieranno dal torpore Speranza e compagnia.

Da parte mia sono senza Speranza (questa era facile, lo so).

IL RUGGITO DEL CONIGLIO

marzo11

Un MicheCUPERLOle Prospero in gran forma (più o meno come sempre, è uno degli intellettuali di più sana costituzione attualmente in Italia) oggi non risparmia critiche  alla sinistra PD in un articolo pubblicato su “Rassegna it”.

Critiche meritatissime considerata la corresponsabilità (Renzi il boia e la sinistra PD esecutrice delle ultime volontà) nello sperpero e distruzione di un patrimonio politico straordinario, ridotto in cenere nel giro di una generazione.

Dopo tanto abbaiare la sinistra PD vota con poche eccezioni una riforma costituzionale che ritiene nociva nel combinato disposto con una legge elettorale ipermaggioritaria, ma che invece è un obbrobrio pure da sola: non c’entra niente il senato dei nominati che però vota su materie che hanno pesanti ricadute sulla vita dei cittadini con la legge elettorale.

The day after: Cuperlo con la faccia feroce dichiara che si sta venendo meno ai valori profondi della sinistra italiana e che il Presidente del Consiglio “ci pensi”. Renzi ha fatto capire in tutti i modi che degli inviti alla riflessione se ne sbatte altamente. Ma l’intervistatore insiste: “Ma voi avete più volte detto che non avreste votato e poi avete sempre votato ….”  e Cuperlo: “Le ripeto, la legge elettorale così non è votabile. Ci pensi il Presidente”. “Ma quindi c’è aria di scissione ….”. “Dico solo: ci pensi bene il Presidente”. (E aridaje).

No, il Presidente ha incassato il risultato e non ci pensa proprio più. Casomai ci doveva pensare bene prima la sinistra PD.

Ma ha cullato l’illusione che Renzi fosse un fenomeno transitorio e che prima o poi si sarebbe ripresa il partito. E se anche fosse? Si riprende il partito in un Paese dai connotati di destra nella qualità della democrazia, nel mercato del lavoro, nella cultura politica e in tutte le sfaccettature della vita sociale. Chi è che ci doveva pensare bene?

Ma la sinistra PD non si riprenderà mai neanche il partito, perché Renzi ha imposto alla sinistra PD il suo modello politico: l’annuncite, il dire invece del fare.

E la rappresentazione plastica sono questi ultimi giorni: tuoni, fulmini e saette e poi non cade neanche una goccia, irrimediabile siccità.

Perché passare dal dire al fare costa sacrifici personali che nessuno è più disposto a fare a sinistra, la dirigenza come la base.

Prospero chiude il suo articolo così: “Se manca l’ostinazione che induce alla guerriglia in aula e alla mobilitazione sociale, allora bisogna rassegnarsi al fatto che in Europa ci sono due sinistre e in Italia neanche una”. Guerriglia in aula che non si porta avanti perché non si è disposti a chiamare alla mobilitazione sociale. Lì risiede la vera ragione dell’impotenza della sinistra PD: non viene neanche presa in considerazione l’ipotesi non dico di convocare il popolo per una riedizione delle lotte degli anni ’50 (eppure veniamo da lì), ma neanche di incominciare a guardare fuori dal Parlamento, al Paese sempre più in difficoltà e sempre più sperequato nei diritti e nel reddito. Ovvio che se si restringe la politica agli equilibri parlamentari la sinistra PD è destinata a perdere, per cui neanche ci prova a fare le battaglie parlamentari, il popolo di sinistra fugge frustrato, la sinistra perde ancora più pezzi in Parlamento e il gatto si morde la cosa.

Invertire questo circolo vizioso no, eh? Ci pensi bene la sinistra PD.

 

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