Lucia Del Grosso

Grande è la confusione sotto il cielo ……..

RENZI SUL CARRO DI MATTARELLA

gennaio29

MATTARELLAMattarella chi? Quello con la schiena dritta, che non esita a dimettersi da ministro se deve difendere un principio, come fece nel ’90 in dissenso con la legge Mammì? Il fratello dell’eroe Piersanti vittima della mafia? Il giudice costituzionale? L’hombre vertical che si farebbe uccidere come il fratello per servire lo Stato?

Stiamo parlando di quel Mattarella lì?

E ci volete far credere che è il candidato che Renzi ha sempre sognato? Ci dobbiamo togliere tanto di cappello come scrive Bracconi perché tra il Patto del Nazareno e il partito ha scelto il partito? Che scelta lacerante, deve essere stata una riflessione veramente tormentata (un quarto d’ora di incontro con Bersani in cui “hanno ragionato bene”).

Mi raccomando, culliamoci su questo risveglio di Renzi dalla sbornia del Nazareno, nella convinzione che la sua sia una scelta strategica. Non ho mai visto scelte strategiche che si invertono a cadenza quotidiana, sono una innovazione di Renzi. Perché semplicemente non ne fa! Le faceva Napolitano per lui. Il suo orizzonte è tattico, gioca su più tavoli possibile fino a quando non si incarta e allora fa leva sul senso di responsabilità della “ditta” che gli leva le castagne dal fuoco. O almeno ci prova.

Però ha fiuto. E ha capito che il Patto del Nazareno è come il pesce e l’ospite, ci ha messo più di tre giorni, ma ha cominciato a mandare quel sentore di marcio che gli sta facendo perdere un punto di consenso a settimana. Iniziava ad aleggiare il fantasma del Pasok, passato dai lustri del 44% del 2009 a nemmeno il 5% di oggi, un grande partito disintegrato in 6 anni.

Come prima aveva sentito l’odore di cadavere di Berlusconi, tanto disperato da spennare per le riforme.

E vogliamo chiamare questi slalom per tenersi in bilico genio politico?

Io ho pronta una scorta di pop corn per assistere allo spettacolo del dopo elezione del Presidente della Repubblica, sempre ammesso, come spero caldamente, che venga eletto il candidato di Bersani (ripeto, non di Renzi), l’integerrimo Mattarella.

Continuerà a tenere per gli organi di riproduzione Berlusconi, che dovrà rassegnarsi a veder sfumare una favorevole chiusura del suoi dossier al Quirinale (grazia, agibilità politica, diavolerie varie), ma continuerà a coltivare qualche residua speranza sulle pratiche ancora aperte a Palazzo Chigi. Con buona pace della sinistra PD che si congratula con se stessa: “Visto come premia la lealta?”.

Ma Bracconi esulta perché Renzi tra il Patto del Nazareno e il partito ha scelto il partito. Ma fa impressione solo a me vedere come è ridotta l’intellighenzia italiana? Plaudire per una scelta che non aveva nemmeno ragione d’essere. Com’è buono lei! Mi si sono intrecciate le dita!

Ha scelto il partito? Si può sempre fare la prova del nove. Ci sarebbe quella depenalizzazione della frode e altri reati fiscali sotto la soglia del 3% del reddito imponibile. quell’obbrobrio congelato fino al 20 di febbraio per mantenere servizievole Berlusconi nel caso fosse necessario il soccorso azzurro su qualche spregiudicata renziata. Ecco, Renzi potrebbe iniziare dal depennamento di quella vergogna per dimostrare che ha scelto il partito, subito, senza aspettare il 20 febbraio.

Chiedeteglielo, che lo faccia subito, senza dargli tempo di inventarsi qualche altra renziata che gli consenta di saltellare da un tavolo ad un altro.

CIAO SERGIO

gennaio19

CofferatiPer capire i reali motivi per cui Sergio Cofferati ha lasciato il PD basta scorrere i commenti dell’Apparato (argomento curiosamente scomparso dal dibattito politico, ora che l’apparato sono i rottamatori) tutti calibrati sul registro stizza/sufficienza/derisione: la porta è quella, ma prima posa il pallone (ossia il seggio europeo). Esattamente quelli che mi aspettavo, ma com’è prevedibile il nuovo apparato, mai che stupisca con una reazione appena più profonda dello standard dei bulletti di terza media. Tetragono nella sua ottusità anche di fronte al trauma della fuoriuscita di uno dei 45 fondatori del PD e della rottura del suo mito fondativo incardinato nelle primarie. Se ha sussultato di più allo strappo di Fini il partito di plastica di Berlusconi, il PD che sarà, il partito di chewing gum?

Perché a nulla vale l’esorcismo dell’addio di Cofferati con battutacce sul saper perdere. Cofferati lascia perché ha preso atto che è venuto meno il senso delle primarie: la scalabilità del partito e delle istituzioni.

Se le primarie sono aperte non solo al potenziale elettore, ma addirittura a plotoni indirizzati dal centrodestra, una carica di partito o nell’amministrazione non è scalabile, vince chi si mette d’accordo con la parte avversa.

Ma guarda, ci avevano detto che le primarie erano cosa buona e giusta perché permettevano la scalabilità!

Attenzione, scalabilità di uomini e di idee. Perché questo metodo di ricercare l’accordo con l’altra parte bypassando la dialettica interna viene messo in atto non solo per la scelta delle cariche, ma anche nell’azione politica: che possibilità ha la minoranza di vedere raccolte le sue proposte e indicazioni se un patto con la parte avversa assicura il soccorso dei voti, dovessero venire a mancare?

E infatti l’ultima dichiarazione di Renzi a proposito del voto sull’Italicum alla minoranza dissenziente del PD è: “”Non ci sono spazi per soluzioni alternative rispetto alla legge che vi ho proposto. Quindi rivediamoci domani verso le 12 usando queste ore per evitare rotture. Rimandiamo l’inizio del voto a domani pomeriggio”. Della serie: avete 24 ore di tempo per farvi piacere questa legge che ho concordato con quelli che contano veramente, che, rilassatevi, non siete voi.

Per cui i margini per incidere rispetto al tracciato preconfezionato sono ridotti alle virgole, se va bene.

Ciao Sergio, grazie di tutto, soprattutto di avere denunciato con il tuo gesto l’assoluta incontendibilità di uomini e, peggio ancora, di idee, del PD, scalabile quanto uno specchio insaponato per chi vuole offrire un punto di vista alternativo all’orizzonte disegnato da patti scellerati.

E c’è chi ancora crede che siano possibili battaglie dentro il PD.

E SI SEDETTERO DALLA PARTE DEL TORTO

gennaio2

VIGILI“E non essendoci posti a sedere si sedettero dalla parte del torto”. La frase di Brecht che mi è venuta subito in mente a proposito dei certificati medici dei vigili di Roma.

Perché in effetti nel pubblico impiego si sta poco comodi.

Sotto attacco da decenni, assimilati alla casta, con contratti bloccati pure se gli stipendi sono da fame, stressati da norme da applicare che fanno a cazzotti l’una con l’altra, depressi da un malessere organizzativo (ma si predica l’attuazione del benessere organizzativo) che sfiora il caos, senza risorse per svolgere serenamente le loro funzioni (uffici senza carta, senza toner per le fotocopiatrici, senza rimborsi per le missioni), ma nonostante questo tacciati di essere privilegiati, chi lavora nel pubblico impiego sa quanta rabbia sorda serpeggi negli uffici.

E’ il prodotto di anni di tagli e retorica rivolti contro il pubblico impiego. Se si vuole distruggere un sistema gli si taglino le risorse un po’ alla volta, si creano le condizioni per il suo malfunzionamento, poi quando inizierà a funzionare veramente male gli si potrà dare il colpo finale e si riceveranno pure gli applausi.

Se poi questo sistema, che già è disastrato di suo e produce una cultura malsana di arrivismo e opportunismo, è immerso in un senso comune che non si riconosce più nell’agire collettivo, ma nell’arte di arrangiarsi fregando gli altri, la notte di Capodanno i vigili preparano il loro originalissimo botto e marcano la visita nelle proporzioni di 83 su 100.

Non credo proprio che si sia trattata di un’azione concertata, la notizia sarebbe trapelata. Però sicuramente c’entra il clima poco sereno della lunga vertenza per il salario accessorio. Comunque ognuno per i fatti suoi prepara la scusa per non passare la notte di San Silvestro in servizio, chi presenta il certificato medico, chi chiede i permessi per la legge 104, chi per donazione di sangue.

Insomma nella penuria di posti a sedere hanno scelto quelli della parte del torto.

Perché o si fa battaglia sindacale, collettiva e a viso aperto, con piattaforme coerenti e proposte di soluzioni percorribili, o si lavora. Altrimenti non si è credibili. In altri tempi questi comportamenti furbeschi venivano censurati dallo stesso sindacato, come per fortuna ricorda ancora la CGIL, che, pur denunciando colpe a tutti i livelli e non buttando la croce solo addosso ai vigili, si è dissociata da questa mattana.

Che come mattana è proprio grossa e avrà conseguenze su tutto il pubblico impiego, come hanno annunciato prontamente i tweet governativi.

E i lavoratori del pubblico impiego si ritroveranno soli ad affrontare questo attacco, perché il comportamento infantile e leggero della notte di Capodanno non è certo il migliore per attirare simpatie ed alleanze. E da soli si perde. Sempre.

Già un’altra volta abbiamo perso e non perché ci eravamo seduti dalla parte del torto, ma solo perché ci eravamo seduti soli: nell’8o, con la marcia dei 40 mila. Ma almeno quella fu una battaglia consapevolmente combattuta. E comunque la pagammo cara.

Questa rischia di essere la riedizione senza onore e con sberleffo  di quella disfatta.

Sono arrabbiata, molto arrabbiata.


befana

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