Lucia Del Grosso

Grande è la confusione sotto il cielo ……..

C’ERA UNA VOLTA L’ANALISI DEL VOTO

novembre24

BONACCINIC’era una volta un Paese in cui i partiti prima di tutto esistevano e poi, ogni volta che si svolgevano le elezioni, subito dopo facevano l’analisi del voto. In caso di vittoria e di sconfitta, non aveva importanza, senza analisi del voto non si andava avanti. Si mettevano a confronto tutti i dati disaggregati per componente territoriale, sociale, anagrafica e poi si faceva “sintesi”. Per sintesi non si intendeva il racconto stringato delle elezioni, ma una lettura profonda per dare senso al responso delle urne.

Ora c’è twitter e l’analisi del voto è: “Male affluenza, bene risultati: 2-0 netto. 4 regioni su 4 strappate alla dx in 9 mesi. Lega asfalta forza Italia e Grillo. Pd sopra il 40%”.

Che non solo non è uno sforzo di cogliere un qualche senso da queste elezioni, ma contiene pure una colossale fesseria: non mi risulta che l’Emilia Romagna fosse governata dal centrodestra, Vasco Errani ha dovuto fare un telegramma a Renzi: “Socmel, là ci stavo io”.

Ma se la priorità è solo fare un tweet non importa quanto rispondente alla realtà, deve solo invogliare il retweet, figuriamoci se l’affluenza alle urne può essere un argomento di discussione.

E difatti, se lo si affronta proprio perché non se ne può fare a meno, tutto è tranne una discussione, con qualche fesso che arriva a dire che la colpa è della CGIL gufona.

Caro fesso che ti cimenti invano in quello sforzo di intelligenza che è l’analisi del voto, quel deterrente alle urne che attribuisci semplicisticamente al malocchio degli oppositori si chiama conflitto sociale e ha effetti sull’affluenza al voto in base a questo meccanismo: ci sono pezzi di società che sono in conflitto tra loro e chiedono rappresentanza nelle Istituzioni ai partiti. Se un pezzo di società non si sente rappresentato da nessun partito non va a votare. Semplice. Ed è esattamente quello che è successo: rispetto alle Europee il PD ha perso il 30% dei suoi voti, ha dilapidato in soli 6 mesi un bel pezzo di rappresentanza.

Non solo, c’è da chiededersi anche se per caso non si tratti per niente di un errore di sopravvalutazione del grado di fedeltà dell’elettorato, ma sia addirittura un effetto voluto: dato  che comunque si vince, perché non liberarci di questa zavorra, emarginandola anche come base elettorale e limitandone di conseguenza la partecipazione alla vita politica? No, perché come si concilia la partecipazione delle masse con il modello autocratico del combinato disposto della Riforma del Senato e dell’Italicum? Come si accordano le istanze del lavoro, che sono necessariamente di parte e conflittuali, con il Partito della Nazione che pretende di inglobare ogni pezzo di società in uno spazio neutro tenuto assieme dalla retorica del fare e del futuro e della speranza?

Meglio astenersi dall’analisi del voto: si scoprisse che lo spazio del Partito della Nazione tanto neutro non è e che alla fine c’è sempre chi perde. E non va a votare.

TRUCCO E PARRUCCO

novembre18

alessandra-moretti1In questi giorni sto in rete solo per cazzeggiare perché ritorno a casa dal lavoro così rintronata che non riconosco nemmeno mio figlio, gli chiedo chi sei. Non ho nemmeno la lucidità di scrivere sulla Moretti perché non so da che parte cominciare. Comunque la prima cosa che mi è venuta in mente è che sicuramente non ce l’ho con lei perché va dall’estetista. Pure con questi chiari di luna in cui i pensionati rovistano nei cassonetti. Non è che pretendo da chi ha un po’ di più che faccia l’imitazione di San Francesco. Non lo pretendo nemmeno da un parlamentare. E nemmeno pretendo da una donna che fa politica che non curi la sua persona: se le piace essere elegante e bellina sono affaracci suoi. Mi ricordo Silvia Costa, che è bella ora, da giovane era un fiore. E non credo che le facessero schifo creme o rossetti. Ma Silvia Costa non avrebbe mai detto in un’intervista che è quella la valorizzazione della femminilità! Avrebbe detto che il tratto della femminilità in politica e nella società è la cura degli uomini e delle cose! Avrebbe detto che che se c’è un valore aggiunto che le donne possono dare al mondo è quello sguardo materno e misericordioso che riserviamo alle cose fragili come i nostri figli. Avrebbe detto che andiamo in Parlamento perché in fondo ad ognuna di noi c’è una Madonna, che schiaccia il serpente, ma ricopre i deboli con il suo manto. Avrebbe detto che le donne vanno in Parlamento per raddrizzare un mondo rovesciato. Tutto avrebbe detto, tranne che essere donna è portare il tacco dodici. Non l’avrebbe detto come donna e e non l’avrebbe detto come politica! Perché lo politica sarà anche sangue e merda e non solo alati pensieri, ma mai può essere la banalità del colore delle meches! E io alla Moretti di avere confuso la politica con trucco e parrucco non glielo perdono. Puah!

LE SEDUTE DI AUTOCOSCIENZA

novembre12

MANICOMIOEra il febbraio 2014 e Renzi con i suoi soliti modi urbani e riflessivi definiva le direzioni del PD “sedute di autocoscienza”.

Forse non credeva nella psicanalisi e perciò non ci andava mai anche se lo invitavano sempre e quando ci andava non interveniva. Intendo alla riunione, perché in realtà quello che aveva da dire lo diceva fuori ai microfoni dei giornalisti. Che poi questo non aiuta il dibattito perché gli altri rimasti dentro non possono rispondere, ma evidentemente gli serviva come sfogo: a proposito di terapie.

Ora che però il terapeuta è lui convoca le sedute di autocoscienza alle nove di sera, forse per conciliare il sonno.

 

Con poche ore di anticipo, anche qui probabilmente con una ragione: indurre uno stress benefico per quelli fuori Roma colti da ansia per la partenza improvvisa, che tuttavia non è un grande trauma, dato che poi potranno rilassarsi alla riunione.

Infatti non ci sono né decisioni da prendere, né strategie da elaborare: si tratta solo di ratificare l’accordo già raggiunto tra Renzi e Berlusconi sulla soglia del 40% e l’introduzione delle preferenze dopo il capolista, che però è bloccato. Una roba da 5 minuti, poi si può proseguire con il racconto dei trascorsi infantili, la sindrome del lunedì, l’aracnofobia e tutto quello che non fa stare in pace con sé stessi e con il mondo.

Non ci si deve neanche preoccupare di scrivere il comunicato, che è già stato diramato a firma congiunta dopo l’incontro con Forza Italia.

Al termine della riunione sarà somministrata una tisana a base di camomilla o valeriana, a scelta. Per gli agitati della sinistra PD una compressa di Valium, nei casi più gravi si chiama l’infermiere.

E io mi dovrei rifare la tessera ad un partito che convoca le riunioni dopo che si è deciso già: il mio psicologo me l’ha sconsigliato.

LA RESA

novembre8

RESASegnalo questo prezioso post di Gabriele Pastrello: http://www.nuovatlantide.org/la-scalata-di-renzi-al-potere/

Ce ne sarebbe di roba da discutere, ma prendo spunto dalle conclusioni: la resa degli elettori PD.

Con la sua consueta onestà intellettuale Pastrello dice che gli elettori delle primarie del 2012, che hanno decretato la vittoria di Bersani, e quelli del 2013, che invece hanno fatto trionfare Renzi, sono sostanzialmente gli stessi. Certo, è comodo per noi antirenziani (e gufi e rosiconi) dire che le primarie che hanno incoronato Renzi sono state inquinate dal voto di destra. Ma sarebbe una scorciatoia non si sa se più consolatoria o propagandistica e questo a Pastrello non interessa: da serio intellettuale lui è convinto che prima si fa analisi e poi propaganda e non il contrario.

Anche perché continuare con la giustificazione che ha votato per Renzi perfino Gustavo Selva non serve né a capire, né ad agire, è solo una lagna e la lagna non è una categoria politica.

Quindi ammettiamo una volta per tutte che è il popolo di sinistra che ha consegnato le chiavi del partito, e da lì al governo, a Renzi e andiamo avanti.

Perché questo benedetto popolo di sinistra, che l’anno prima aveva votato per Bersani, una personalità politica e psicologica diametralmente opposta, appena l’anno dopo ha consegnato partito e governo a Renzi? Perché se oggetto della consultazione fossero state le chiavi di casa, moglie compresa, gli avrebbe consegnato pure quelle, prego, accomodati, non fare complimenti.

Stremato da un ventennio berlusconiano, snervato dal caos parlamentare che ha silurato due candidati alla presidenza della Repubblica, deluso da una vittoria che si è sfumata in non vittoria, una parte di elettori di sinistra ha pensato: “In vacca tutto, voglio vincere”, un’altra: “Vinciamo, poi si vede”.

E’ semplicistica come analisi? No, per chi sa che il rasoio di Occam non è un attrezzo per farsi la barba.

Ma convince soprattutto quelli che pensano che le analisi debbano essere utili, cioè devono permettere di attrezzarsi per il futuro. E’ l’analisi di Pastrello è certamente più utile della spiegazione consolatoria: “Che ci possiamo fare, ha conquistato il partito con l’aiuto delle destre”. Quella è la vera resa!

Perché il passo successivo è: ma il voto a Matteo Renzi è poi un’adesione così convinta, entusiasta, inscalfibile, ecc. ecc.?

Secondo questa lettura no, ecco perché è un’analisi, oltre che corretta,  utile per la sinistra.

E che sia un’analisi corretta lo dimostrano i vari segnali, dall’adesione di quel popolo di sinistra che ha votato il PD di Renzi alla manifestazione della CGIL, all’indignazione per le manganellate ai lavoratori e alle manifestazioni che si diffondono sempre di più di critica e opposizione d un governo nato all’insegna di quello che si sa e quello che non si sa, ma si intuisce del Patto del Nazareno.

Affinché questa analisi utile venga anche “messa in esercizio” occorrerebbe che convincesse anche la sinistra PD, quella che si è arresa prima ancora degli elettori trascinandoli in questa colossale mistificazione del Partito della Nazione, la cui unica attrattiva è, per molti elettori storici di sinistra, che fa vincere, poi si vede. Su quello che si è visto dopo e che fa presagire quello che si vedrà non ci riflette nessuno. Intanto i Giovani Turchi mettono le mani davanti e dicono che anche quello che si è visto è di sinistra.

Se si convincesse che quella di Pastrello è una buona descrizione arriverebbe alla conclusione che ripartire da quel popolo così frastornato da pensare che si può votare Renzi, ma anche (aridaje con il “ma anche”) andare alle manifestazioni contro Renzi, è un atto di volontà sensato. Quello stesso popolo votò Bersani appena un anno prima, non nel Giurassico.


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