Lucia Del Grosso

Grande è la confusione sotto il cielo ……..

NE’ PARTITO DELLA NAZIONE NE’ PARTITO DEL PARTITO

ottobre25

MANIFESTAZIONE CGILPrendo lo spunto dall’esasperata risposta di Alfredo Reichlin a Matteo Renzi a proposito del partito della nazione. Gli ha detto pressappoco: guarda che io quando parlavo di Partito della Nazione non intendevo che lo vota tutta la nazione, destra, centro, sinistra, lavoratori, disoccupati, finanzieri, il 41%, ma anche il 50, il 60 e tutto il cocuzzaro, perché il “nuovo” piace a tutti, soprattutto perché non si sa di preciso cos’è. Intendevo il partito che è della nazione perché si fa carico dei problemi della nazione e la traina fuori dallo sfacelo economico, politico, istituzionale e morale in cui è sprofondata con un progetto credibile e coerente.

Quindi è il progetto quello che fa di un partito il partito della nazione, non il 41%, che è strumentale alla realizzazione del progetto e non viceversa.

E che cosa deve avere al centro questo progetto se non il vero fulcro della crisi, cioè la svalutazione del lavoro, che dobbiamo ringraziare di disuguaglianze sociali inaudite, come non se ne vedevano dall’Ottocento? O vuoi partite da un argomento a piacere, uno a caso trattato in uno dei tavoli della Leopolda e sviluppato in un tweet?

E qua il tuo partito della nazione già si restringe, perché un bel pezzo di società che soffre di malpagato, precario, svalutato o nessun lavoro oggi era in piazza e non alla Leopolda a protestare contro il tuo governo. E non solo: c’era anche un bel pezzo di PD: un po’ presuntuoso pretendere di essere il partito della nazione quando non si riesce ad essere neanche il partito del partito.

Per cui puoi fare pure cappotto alle elezioni con i voti che ti travaserà Berlusconi in disarmo, Scelta Civica in liquefazione e Migliore appostato nei pressi del seggio lasciato vacante da De Magistris (immagino il voto suo e di una ristretta cerchia di amici e parenti), ma questo non farà del tuo PD il partito della nazione, né nel senso nobile richiamato da Reichlin, né nel senso che gli attribuite tu e i tuoi comunicatori: nel primo senso perché la giornata di oggi ha dimostrato una vasta opposizione al Jobs Act dei lavoratori e nessuno può essere tanto pazzo da concepire un partito della nazione senza i lavoratori. Nel secondo senso perché è più che probabile che dietro quelle bandiere ci siano molti voti persi.

PS: io credo che oggi i dirigenti della sinistra PD che erano presenti alla manifestazione si siano resi conto che forse è il caso di rivedere l’idea troppo pessimistica che si erano fatti del corpaccione del PD: è vero che la nostra gente è sensibile al richiamo di chi le dà soddisfazioni alle urne e non si chiede troppo se quei consensi saranno mantenuti; è vero che è incline al conformismo e ad acquattarsi sotto l’autorità del capo. Ma oggi la gente del PD si è mossa senza l’organizzazione del partito, anzi contro l’apparato che ha vinto il congresso.

La sinistra ce l’ha dentro, le scorre dentro le vene. Ha solo bisogno del richiamo della foresta, di parole che parlano di lavoro, uguaglianza, diritti.

Ditecele, saremo in molti ad ascoltarle.

 

LA MANOVRA ELETTORALE

ottobre18

RENZI PADOANMi chiedo come sia possibile che ogni operazione a cui mette mano Renzi sia accompagnata dalla ola “Ooooohhhhhhhh! Il nuovo che avanza! Si cambia verso! Il futuro comincia!” pressoché unanime, con l’eccezione di una sparuta pattuglia di gufi e rosiconi.

Dove la vedono la straordinaria potenza di questa manovra??? Che aumenta il deficit? Potenza della comunicazione! Il deficit, come scrive Gustavo Piga, si è chiuso nel 2014 al 3% di PIL e con un valore di circa 48,8 miliardi di euro, mentre quello di Renzi è programmato chiudersi, come è riportato nella Nota di Aggiornamento del DEF, al 2,9% di PIL, cioè con un valore di 47,7 miliardi. 47,7 miliardi sono meno di 48,8 miliardi! Ma l’altra non l’aveva fatta Renzi, quindi non conta.

Che c’è di innovativo? Gli 80 euro di bonus? Non hanno aumentato di una scatoletta di tonno i consumi da quando sono in busta paga e non li aumenteranno nemmeno il prossimo anno, non si capisce perché dovrebbero sortire questo effetto, l’esperimento è già stato fatto.

Lo sgravio dell’IRAP? Fatemi capire, gli apologeti del genio economico di Renzi che si definiscono di sinistra danno ragione a Berlusconi che definiva odiosa questa tassa istituita da Prodi? Cioè la critica alla vecchia guardia della sinistra è che non ha fatto quello che diceva Berlusconi? (C’è qualcosa di vero nella polemica sulla diversità antropologica che spacca il PD: deve essere in atto un’invasione degli ultracorpi).

E comunque è uno sgravio che non produrrà un occupato in più: se la domanda non riparte si può fare lo sgravio dell’IRAP, Dell’INPS, dell’IRPEF, si può pure esonerare le imprese dal pagare gli stipendi e consentire il reclutamento degli schiavi, tanto le imprese non sapranno che farsene.

Ma è un aiuto per le imprese, dirà la sinistra antropologicamente mutata. Eccerto! Ma anche far ripartire la domanda con un programma di investimenti per il risanamento del territorio, la messa in sicurezza delle scuole e altri interventi necessari avrebbero aiutato le imprese. Con la differenza che avrebbero aiutato pure i disoccupati.

Di veramente sorprendente ci sono i 18 miliardi di tagli della spesa pubblica, che però, secondo il vocabolario degli OGM di sinistra non si chiama più così, ma “sprechi”. Infatti, poiché nelle voci del bilancio il capitolo “sprechi” non c’è, ne deduco che stiamo parlando della stessa cosa, cioè della spesa pubblica, ma non ci capiamo.

Gli sprechi ci sono, ma per farli emergere bisogna lavorarci e soprattutto intendersi sul termine: per me infatti 140 milioni ai forestali della Calabria sono uno spreco, ma per il governo no, dato che li ha previsti nella legge di stabilità.

Parentesi: non è che Renzi può fare il professore con le Regioni sugli sprechi, visto come gestisce la materia in casa sua, cioè il PD. La spesa di 2 milioni di euro per la Leopolda non mi pare che si possa definire sobrietà. Magari qualcosina di quel fiume di finanziamenti poteva servire ai circoli, che non sanno come pagare l’affitto, o a provare qualche operazione per far riaprire l’Unità. (E adesso rispondetemi che il finanziere Serra 175 mila euro per il partito non li darà mai, eheheheheh).

In conclusione questa manovra, nonostante gli entusiasmi, per la ripresa è fuffa e produrrà solo un bel mucchio di macelleria sociale nei territori, come ha ammesso pure Chiamparino prima di tornare a cuccia.

Quando verranno i nodi al pettine? Ma presto, già a primavera. Però secondo i calcoli di Renzi non in tempo utile per impedirgli un successone elettorale accuratamente preparato da una serie di leopolde e leopoldine. Elezioni prima che sfumi il consenso sulla manovra con il più grande taglio di tasse della storia (ma ci chiediamo il perché di questa Leopolda?).

Stasera, prima di andare a dormire, è meglio guardare sotto il letto, non si sa mai: ci potrebbe essere un baccellone che si impadronisce di noi e ci fa vedere di sinistra le manovre che piacciono a Squinzi e fanno incazzare il sindacato.

E STAVOLTA NON VOTATE LA FIDUCIA

ottobre11

DAMIANOLo scrivo con rispetto per la minoranza PD. Sul serio. Capisco che votare contro la questione di fiducia posta da un governo guidato dal segretario del partito è una di quelle robe che neanche nei peggiori incubi. Specialmente da parte dell’ultimo VERO segretario di partito, nel senso che ha almeno provato a tenerlo unito, a farne un soggetto politico, non il caravanserraglio che è. E’ come fare reset di anni di lavoro paziente ed estenuante, a rincorrere tutti i personalismi, i protagonismi, le autoreferenzialità per ricondurli nel solco di un progetto comune.

E’ prendere atto che quel progetto non esiste più. Che la ditta è fallita, il nuovo titolare ha portato i libri in tribunale. Resiste il brand, vende pure bene (per ora), ma è una vuota immagine: può aderire al PSE e dire che licenziare è di sinistra, può spolverare il santino di Berlinguer e fare la guerra i sindacati.

Però pretende allineamento alle decisioni e minaccia espulsioni. Strana ditta, eh?

E nessuno chiede conto di questa stravaganza, si continua a rilasciare dichiarazioni come se ancora ci si potesse sedere intorno ad un tavolo e parlare, possibilmente nella stessa lingua.

E così Damiano chiede di non mettere la fiducia alla Camera sul Jobs Act in modo da poterlo migliorare, come se non avesse capito che Renzi la metterà proprio per lasciare lo stesso testo già approvato, altrimenti dovrebbe tornare al Senato e addio velocità. L’ha detto Fassino al Corriere: la postmodernità non si può permettere un Parlamento che discute, le leggi non possono andare avanti e indietro tra una camera e l’altra. Poco importa se poi quest’ansia da prestazione fa approvare precipitosamente norme che finiscono per incasinare il casino che già c’è. Perché ha un grave difetto, l’analisi di Fassino: la cifra della postmodernità è la complessità e quindi non c’è bisogno di norme raffazzonate approvate con il cronometro in mano, ma semmai mediante un percorso più attento e scrupoloso, se devono essere coerenti con una realtà sempre più articolata.

Non credo che Fassino non lo sappia, ma pare che o Renzi abbia imposto a tutti di parlare di velocità, o tutti se lo siano autoimposto.

E questo conformismo è una riprova del fatto che non ci sia più nessuna ditta da difendere: quella a cui pensava Bersani era un organismo dove ognuno era dirigente, perché diceva la sua disciplinatamente per arricchire il patrimonio di idee del partito.

Quindi credo proprio che gli appelli della sinistra PD non riceveranno nemmeno una risposta.

E a questo punto perché non votare contro? Perché si pensa di infrangere un tabù? Già fatto: abbiamo dimenticato che Letta è stato sfiduciato? E non mi si obietti che non gli si votò la sfiducia in Parlamento perché mi metto a ridere. Quindi votare contro la ditta si può: Letta era uno degli azionisti, non un fornitore.

E non aveva ragione di esistere nemmeno lo scrupolo di causare una crisi di governo non votando la fiducia al Senato: Renzi ha chiesto ed ottenuto il soccorso azzurro più per umiliare la minoranza PD che per mettere al sicuro il governo, gli serviva dimostrare che la maggioranza c’è e basta e avanza per neutralizzare qualche dissidenza presente e futura. Voti non dati sottobanco, ma smaccatamente, per intenderci.

Quindi che senso ha votare la fiducia alla Camera? Reggere la candela al patto Renzi-Berlusconi? Non fornire scuse a Giachetti, che si è riaffezionato alla cucina, di tuonare contro quelli che fanno esattamente come faceva lui, cioè disattendere le decisioni del partito?

Ma pensateci, dirigenti della sinistra PD, che quello che state difendendo non è una ditta, quella di Bersani, che arricchiva il suo patrimonio di idee giorno per giorno tramite il confronto, e nemmeno una casa: è una strada trafficata senza semafori, strisce pedonali, né segnaletica alcuna. Peggio, il vigile è Renzi.

Pensateci, che ogni volta che proporrete un contributo lui vi sbatterà in faccia la fiducia forte del sostegno di Berlusconi. Ma almeno comincerete a ritessere il legame con noi, i 400.000 che si sono autoepurati dal PD. Siamo il vostro esercito di riserva.

Lucia Del Grosso.

 

LA PULIZIA DELLA MILITANZA

ottobre4

TESSERA PDPer partecipare al dibattito sulla decimazione delle tessere del PD ci vuole uno bravo. Veramente se uno, che si qualifica consulente politico, scrive che perdere 400.000 iscritti su 500.000 significa fare “pulizia della militanza” forse pure uno bravo deve alzare le mani, occorre un premio Nobel della psichiatria. Che non deve aiutare solo lui, ma anche quelli che si affidano alla sua consulenza.

La reazione renziana è scomposta: oscilla tra un “Dov’è la notizia? E’ il partito liquido, bellezza” e un “Ehm, ma entro la fine dell’anno, se dio vuole, arriviamo a 300.000”.

Bastano alcuni semplici passaggi per dare un’idea del marasma in cui versa il PD del glorioso 40%:

un partito per essere tale dovrebbe soddisfare a tre condizioni: a) un blocco sociale di riferimento. E’ un’espressione che fa troppo Novecento? Vabbè, chiamatelo il proprio popolo, tanto è diventata liquida pure la terminologia: diciamo porzione della società accomunata da destini e interessi convergenti o compatibili alla quale proporre un progetto di società, insomma; b) un’ideologia, cioè una concezione del mondo da cui deriva la proposta di società da rivolgere ad a), comunque lo si voglia chiamare. E questo significa che non può essere che nello stesso partito ci sia chi difende l’art. 18 e chi sostiene che licenziare è di sinistra (roba da rubrica “Incredibile, ma vero” della Settimana Enigmistica); c) un’organizzazione.

Premesso che il punto a) ce lo siamo già fottuto: una tipa, che non è una neo iscritta al circolo di Casacanditella, ma una ministra, ritiene che la sinistra sia anticipare il futuro. A dire la verità io pensavo che anticipare il futuro fosse il mestiere dei magari e degli scrittori di fantascienza, ma in ogni caso il futuro appartiene a tutti, ricchi e poveri, lavoratori e padroni, privilegiati ed emarginati: significa che parli indistintamente a tutti e non rappresenti nessuno. E allora che te ne fai di un partito? Lo usi solo come simbolo da mettere nei manifesti elettorali?

Premesso inoltre che ci siamo fumati pure b): l’ideologia è immaginare un determinato futuro, quello che soddisfa le aspettative di a), il proprio popolo, non ha niente a che fare con la futurologia.

Ne consegue che se la proposta non è rivolta ad a), il proprio popolo, ma la strategia è gettare la rete per raccattare voti alla qualunque, e che se b), l’ideologia, è chiacchiera adatta a tutte le orecchie, si pensa di poter fare a meno di c), l’organizzazione. Basta attivare il generatore meccanico degli slogans da ripetere in televisione, rituittare e scrivere sui manifesti sotto i faccioni fotoshoppati per arrivare al 40%.

Anzi, l’organizzazione è di ostacolo, perché presuppone regole, una discussione strutturata e quindi anche gestione del dissenso, molto più faticosa dell’insulto ai gufi e ai rosiconi, che non è gestione del dissenso, è la sua rimozione.

Ma allora da dove viene l’oscillazione tra il “Dov’è la notizia? E’ il partito liquido, bellezza” e il “Ehm, ma entro la fine dell’anno, se dio vuole, arriviamo a 300.000”? E’ un problema o non è un problema? E chi deciderà se lo è o non lo è, visto che la piramide decisionale è crollata per cedimento delle sue fondamenta? Il leader in camicia bianca secondo l’umore del suo ultimo tweet? E nel caso prevalesse l’opzione “Ehm, ma entro la fine dell’anno, se dio vuole, arriviamo a 300.000” e magari si raggiungesse l’obiettivo con una grande campagna di comunicazione (improbabile, ma non si sa mai) saranno poi questi militanti così motivati da iscriversi fuori tempo massimo a tenere aperti i gazebo delle primarie? E chi sopperirà ai mancati introiti di 200.000 tessere, sempre se si raggiungerà l’utopistico obbiettivo di 300.000 iscritti entro la fine dell’anno? Gli imprenditori a cena con Renzi per farsi un selfie? Beh, almeno si è risolto il problema della qualificazione di a), il proprio popolo.

Solo che nel frattempo che decidete se le tessere vi servono o no non contate sulla mia.


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