Lucia Del Grosso

Grande è la confusione sotto il cielo ……..

STAVOLTA IL PD AVRA’ IL MIO VOTO AL 50%

maggio23

SCHULZ-TSIPRASMi dispiace, ma stavolta il PD avrà il mio voto solo alle regionali in Abruzzo. In quella consultazione il mio voto non mancherà e darò la mia preferenza a Silvio Paolucci, un giovane che tuttavia è rodato in politica. Perché non mi piacciono gli improvvisatori, non mi piacciono in sala operatoria, non mi piacciono nei cantieri, non mi piacciono nei ristoranti e quindi non mi piacciono nemmeno in politica. Perché gli incompetenti lasciano le garze nella pancia, fanno crollare i palazzi e avvelenano i clienti. Possono causare disastri equivalenti in politica e nell’amministrazione, perciò il mio voto andrà al PD che ha saputo schierare una squadra di qualità (a Pescara Marinella Sclocco, a L’Aquila Giovanni D’Amico, ecc. ecc., non me ne vogliano quelli che non cito, ma la mia preferenza andrebbe a loro e fossero candidati nella mia circoscrizione).

Ma allre europee stavolta non ci sarà telefonata dell’ultimo minuto, né spauracchio di Grillo, né #isegretaripassanoilpartitoresta perché niente mi smuoverà: voterò Tsipras anche se senza entusiasmo.

Perché l’assioma “i segretari passano il partito resta” è stato ampiamente confutato: il partito è passato e poco importa se Renzi passerà anche lui o resterà.

Ho sostenuto con convinzione il progetto della sinistra PD, ma è arrivato il momento di prendere atto non solo che non ha alcuna agibilità politica in un soggetto politico dove ogni discussione si apre e si chiude con il richiamo: “Il congresso è finito” (se in un partito tutto si cristallizza al giorno dl congresso come possono cambiare gli equilibri?), ma anche che (il soggetto è ancora la sinistra PD) stia commettendo un errore di analisi: quello di pensare, appunto, che questa fase si esaurirà certamente insieme all’esaurirsi di una biografia (quella di Renzi).

Io obietto:

1) nella storia questo non avviene quasi mai: nella storia non esitono parentesi, tutto quello che avviene in realtà già covava e a sua volta depone le uova (e questa è la tragedia);

2) quando si schiuderanno le uova di Renzi nasceranno mostri, se qualcuno non gliele romperà prima. Se passarà il combinato disposto di riforma dell’architettura istituzionale senza contrappesi al potere della maggioranza anche relativa (che sta perseguendo a colpi di infantili “O me la fate fare o lascio) e lo smantellamento dei corpi intermedi dello Stato (partiti e sindacati)  che rapprentano forme di democrazia strutturata che devono necessariamedente frapporsi tra il leader mediatico e il cittadino spettatore potremo dire che si sarà realizzato il capolavoro che Berlusconi non è riuscito a fare.

Not in my name!

Nossignore, Renzi non lo farà con il mio voto.

E a Schulz il mio voto lo darei volentieri, ma alle europee non si vota con il maggioritario che riduce il voto a “O con me o contro di me”. Stiamo votando per un’assemblea rappresentativa degli orientamenti ideali degli Europei e rafforzare la sinistra nel suo complesso e nel suo pluralismo non vedo comre possa nuocere a Schulz: se l’asse si sposta verso sinistra dove lo vedete il favore al PPE?

Perciò stavolta il mio voto al PD ci andrà al 50%. Nella speranza di tornare a votarlo al 100%.

 

PIAZZA, BELLA PIAZZA

maggio18

COMIZIO RENZI“Piazza, bella piazza”. E’ la filastrocca che mi viene in mente ogni volta che si scatena una di quelle guerre avvelenate di numeri siamo-un-milione-diecimila-secondo-la questura,  abbiamo-riempito-piazza-San-Giovanni-voi-una-fermata-dell’autobus.

Poi mi viene in mente pure il “Piazze piene, urne vuote” di Pietro Nenni.

Ma da un po’ di tempo ho l’impressione che non sia più così: chi riempie le piazze riempie anche le urne.

E sono in due a riempire le piazze: Renzi e Grillo. Gli altri poco o niente.

Quelle che non riempivano anche le urne allora e quelle che le riempiono oggi sono piazze diverse. Quelle di allora erano animate dalla “politica che si faceva nel 1945, nl 1948 e ancora negli anni Cinquanta e sin verso la fine degli anni Sessanta. Grandi dibattiti, grandi scontri di idee e, certo, anche di interessi corposi, ma illuminati da prospettive chiare, anche se diverse, e dal proposito di assicurare il bene comune”. Lo diceva Berlinguer nel 1981. L’ultimo dei Mohicani. Perché già allora quella passione civile si stava seccando. Passione civile che era soprattutto “sforzo di capire la realtà e di interpretarla”.

Era nei partiti, nei sindacati, in tutti i cosiddetti corpi intermedi della società che si faceva questo sforzo di intelligenza. Perché non basta uno spottone televisivo davanti ad un giornalista, o compiacente o che la butta in caciara, o un video in cui si rincorre con i microfoni un pagliaccio mascherato, o due ore di fuffa a commentare l’ultima sparata, a formare quella coscienza e quello sguardo profondo sul mondo che faceva delle persone cittadini maturi e consapevoli.

Ed era in questa fitta e complessa dialettica che si svolgeva tra questi pezzi strutturati di società e gli elettori che si formavano gli orientamenti di voto, sfuggenti al calcolo dei metri quadrati delle piazze, ma dalla base solida, tanto che uno zero-virgola in più o in meno alle elezioni era considerato un terremoto.

Ora queste architetture sociali dove si decriptava la società e se ne elaborava la trasformazione sono crollate e tra lo spottone mediatico e l’elettore c’è il nulla. C’è un caos di tweet e di mi piace e di link che rimbalzano lo spottone sparato dai santoro, dalle gruber e dalle annunziate.

Sono loro la fabbrica di leaders, non la passione di uomini e donne che si intossicavano di fumo nelle sezioni per scegliersi i loro dirigenti e i programmi che dovevano attuare.

Sono i santoro, le gruber e le annunziate che riempiono piazze e urne finalmente coincidenti.

Cioè, sono i piazzisti della fabbrica dei leaders. Sono stipendiati e rispondono alle logiche scritte tra le righe dei contratti che firmano.

Quelle logiche di potere economico che si è anche affrancato dalla politica sono le vere fabbriche dei leaders ad uso del cittadino telespettatore-riempitore di piazze e urne.

Ci provammo a liberare da questa ragnatela. Con Bersani che aveva provato a ricostruire quel partito-soggetto collettivo autonomo e non eterodiretto. Segno che ci si può riuscire.

Ci vorrà il tempo che ci vorrà, ma ci riproveremo.

LE ELITES ITALIANE

maggio10

POLETTILa questione dell’ìnadeguatezza delle élites italiane è antica, se ne lamentava pure Machiavelli. E dopo di lui Manzoni, Leopardi, Gobetti, Gramsci, praticamente tutti gli intellettuali  di levatura. Perciò questa mediocrità che svolge funzioni di governo al centro come in periferia non è il prodotto di un’involuzione recente, è la cifra della classe dirigente italiana.

La definizione più adatta l’ha fornita Carlo Galli: apatica.

Non significa pigra. Anzi, il contrario. Spesso nasconde il nulla che è con la coazione a fare: riunioni dalle 7,30 di mattina, ma è dalle 6 che iniziano i tweet, una riforma al mese, tre o quattro interviste al giorno ….. E’ un lavoraccio, eh, mica dormono.

E’ apatica invece nel senso che non ha passione politica e quindi non si spreca in immaginazione. Ne ha una sola: il proprio ego.

E se hai come orizzonte la finitezza della tua vicenda politica e non un grande progetto anche per le prossime generazioni è chiaro che quello che hai detto oggi te lo rimangi domani se non ti è più utile. E l’orientamento di pensiero al quale dici di appartenere (destra, sinistra, centro …) viene piegato a tuo uso e consumo.

Perciò un uomo delle cooperative (quelle della solidarità, della mutualità, le oasi in cui si dovevano anticipare i diritti dei lavoratori prima che di affermassero nella società) può bestemmiare che non esistono diritti acquisiti. Io veramente sapevo che la sinistra è quella che i diritti prima li conquista e poi li difende. Per l’uomo delle cooperative invece i diritti sono robe che si conquistano per poi toglierli, se no non ci si diverte.

E perciò un sindaco, dopo aver sostenuto con foga (pochi mesi fa, non anni fa) un segretario alle primarie del PD, ora con altrettanta veemenza lo boccia e dà per farlocchi i sondaggi che vedono Renzi in netto vantaggio su Grillo.

Di grazia, Emiliano, la tua immaginazione a dicembre non ci arrivava a prevedere questo passo baldanzoso e strafottente di Renzi?

Ma queste sono le élites che pascolano in Italia e il PD purtroppo non fa eccezione: mai rifilata sòla più clamorosa del “cambiare verso”, in realtà si prosegue il basso profilo delle classi dirigenti degli ultimi secoli, quello che avvelenava Dante, Machiavelli e tutti i più fini intellettuali fino d oggi.

Veramente ci fu una fase della storia d’Italia in cui le menti delle élites si risvegliarono: durò poco, circa 30/35 anni. Iniziò con la Resistenza e negli anni ’80 era già esaurita. Un miracolo breve, ma intenso. Solo che i miracoli sono inspiegabili mentre questo ha una ragione conoscibilissima: i partiti. Cioè i catalizzatori della buona politica nelle classi dirigenti e nella società. Gli strumenti della più efficiente selezione dei leaders e degli amministratori. Che a loro volta organizzavano il processo di acculturazione politica delle masse. E si instaurava un circolo virtuoso: popolo più critico e consapevole produce élites più avvedute e lungimiranti.

Abbiamo sostituito i partiti con i comitati elettorali e ora tocca tenerci le élites che ci meritiamo.

 

 

LA MEJO CAMPAGNA ELETTORALE PER LE EUROPEE

maggio2

PELU'Oggi parlerò di un argomento molto interessante strettamente pertinente alla campagna elettorale per le europee: Pelù l’ha fatta fuori dal vaso?

E meno male che ci stanno intrattenendo su questo centralissimo tema, altrimenti ci dovevamo trapanare i cosiddetti su questioni noiose e marginali quali:

1) la capacità dell’Europa di rispondere alle sfide globali impossibili da affrontare a livello di singolo paese (chissenefrega);

2) il fallimento dell’impianto delle politiche europee basate sul binomio austerità più riforme strutturali che stanno strangolando l’Europa invece di aiutarne la crescita (pfui);

3) i processi decisionali europei tecnocratici svincolati dal confronto politico e dal dibattito pubblico, come dovrebbe avvenire in democrazia (puah);

4) la farraginosità e inefficacia dei suddetti meccanismi decisionali, paralizzati dal potere di veto dei governi (quisquilie);

5) la riforma dei Trattati dell’Unione Europea nella prospettiva di un autentico federalismo (pinzillacchere);

6) l’eliminzione del nazionalismo economico (fesserie);

7) la “governance” europea e il riequilibrio del rapporto tra istituzioni comuni (Parlamento, Commissione) e Consiglio a favore dei primi in modo da eliminare la prevalenza delle dinamiche intergovernative (vaccate);

8) le politiche di contrasto della disoccupazione, il cui tasso, se si continua a cazzeggiare, rimarrà, nel periodo 2014-2016, a sperare bene, tra l’8 e il 9%, mentre nel 2000 eravamo al 6,7% (boiate);

9) il tasso di crescita del PIL stimato fino al 2018 intorno ll’1,3%, mentre nel periodo 2002-2006, è stato del 2,2% (e allora?);

10) l’esiguità del bilncio europeo (1% del PIL dell’insieme dei paesi membri) che impedisce sia adeguate politiche redistributive, sia misure anticicliche (embè?);

11) l’armonizzazione delle politiche fiscali e del lavoro (uffa);

12) la mutualizzione del debito (che palle);

13) il programma europeo degli investimenti (che noia);

14) l’inesitente politica estera europea (che barba);

15) una strategia coerente per il Mediterraneo, sia per una gestione intelligente dei flussi migratori e dell’ospitalità, sia per le opportunità che offre una proficua collaborazione con i paesi dell’altra sponda (ma basta);

16) altre amenità ugualmente irrilevanti.

Perciò capisco il deputato Anzaldi che invece di occuparsi del perché e a fare cosa mandiamo gente in Europa si preoccupa di sapere cosa pensano il presidente della commissione di Vigilanza Rai, Roberto Fico, e il presidente dell’Agcom, Angelo Cardani, dell’intervento di Piero Pelù al concerto del 1° Maggio in diretta su Raitre, dato che quello che dice o non dice Pelù influirà pesantemente sui destini di milioni di europei.

E’ la mejo campagna elettorale per le europee a memoria d’uomo.


befana

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