Lucia Del Grosso

Grande è la confusione sotto il cielo ……..

EH … GIA’. MA SIAMO ANCORA QUA

marzo28

CUP2C’è poco da insistere che il congresso è finito e che ha vinto Renzi: se un segretario non ti piace non te lo puoi far piacere per forza. Veramente un bravo segretario saprebbe trovare il modo di farsi accettare anche da chi non lo ha votato, o almeno si porrebbe il problema. Ma Renzi è invece convinto che questo sforzo lo dobbiamo fare solo noi e quindi ci impone prove d’amore sempre più gravose. Anzi, siccome pensa che gli dobbiamo consenso anche per interposta persona, allora ci impone pure la Serracchiani, quella che colleziona tutti gli incarichi del pd, miracolosamente nonostante il PD (deve essere proprio una forza della natura).

A questo disagio si aggiunge il deterioramento della cultura politica nel partito, quella che fa scattare nelle menti dei fans della nuova dirigenza: “Ma se non ti piace Renzi perché non te ne vai?”. E qui ti cascano le braccia pensando a come è ridotto il dibattito interno, se non si capisce nemmeno che se il partito e il suo segretario sono la stessa cosa allora il partito o dovrebbe sciogliersi ogni 5 anni alla scadenza del mandato o non si dovrebbero più fare i congressi.

Insomma il quadro è desolante.

Mai io nonostante il PD ho scelto di riprendere ancora la mia tessera dopo riflessione lunga e sofferta per vari motivi:

1) il progetto del partito personalistico di Renzi non passerà. Questa impresa è riuscita a Berlusconi, ma con un partito creato da lui e di sua proprietà. Non si illudesse Renzi che basti il carisma, il favore dei media e il piazzamento di fedelissimi in posti chiave per occupare stabilmente un partito: sono propellenti che si esauriscono presto e più corri più si consumano. Anche nel mondo iperveloce del turbocapitalismo globale, la conquista di un consenso stabile e duraturo richiede un lavoro di tessitura lento e paziente. La postmodernità non è meno complessa da governare della modernità, anzi, lo è di più, per cui l’uomo solo al comando è solo una maschera mediatica, neanche Berlusconi lo era in termini assoluti, pur con un partito di sua proprietà. E’ solo questione di tempo e la irresistibile avanzata verso il partito-comitato elettorale di un leader diventerà resistibilissima;

2) proprio perché Renzi non ha a disposizione un partito personale per affermarsi deve compiere dieci volte gli sforzi di Berlusconi e ricorrere ad operazioni rischiose ed avventate come l’accordo con Berlusconi. Quell’accordo gli ha consentito di montare la panna del “fare quello che gli altri non hanno fatto in venti anni”, ma in realtà, come era prevedibile, quel patto sta già crollando a seguito del peggioramento degli umori dell’ex cavaliere all’approssimarsi del 10 di aprile. Non lo so, ma forse non è solo per motivi organizzativi che Cuperlo ha fissato l’incontro della sinistra PD il 12 aprile, non è che poi ci voglia tutto questo tempo per indire una riunione. Probabilmente è perché per quella data si avrà un quadro in qualche misura mutato;

3) io non ho nessuna intenzione di iscrivermi al partito di “Dopo Renzi il diluvio”, ma nemmeno, per le consideranzioni esposte sopra, a quello “Famoje male a Issindaho”. Perché il PD di Renzi sarà pure un posto non tanto confortevole, ma forse sottovalutiamo la bolgia che c’è fuori, tra astensionismo, Grillo e implosione di Forza Italia, una maionese impazzita di antipolitica che per adesso purtroppo dovrà scegliere tra il populismo hard degli altri e il populismo soft di Renzi (definizione che non è mia, ma di Giannini di Repubblica, che però pare che non la consideri una tragedia e invece lo è). Ma c’è altro fuori dal PD in cui iniziare a costruire un’alternativa a questa deriva pericolosissima?

4) Eh …. Già. Muteranno le condizioni. E ci sarà bisogno di qualcuno che sarà ancora qua. Nel PD.

 

 

 

IL NOME DELLA COSA

marzo21

PD COSAChissà perché non mi stupisce che sia rispuntata la questione del nome sopra-sotto-di lato del sinbolo del partito.

1) Non si fa mai un passo avanti. E’ il paradosso di questi tempi balordi: tutti convinti che se il Novecento era il secolo breve questo è il secolo veloce, uno dice che in linea con i tempi veloci bisogna passare dalla democrazia dialogante a quella decidente, quell’altro che bisogna fare presto, in realtà è un eterno ritorno di temi svolti in fretta e furia. Mi auguro che prima o poi si prenda coscienza che tutta questa frenesia di correre si svolge in circolo, in realtà non si avanza nemmeno di un centimetro. Sembrava si fosse capito che il nome nel simbolo è un’oscenità e invece niente, ricominciamo questa tarantella;

2)  Risparmiateci per cortesia l’obbrobrio grafico. Ma è solo per decenza. Perché se uno guarda il simbolo del PD in controluce, si accorge che il nome di Renzi c’è già, come il filetto anticontraffazione nelle banconote. E giorno dopo giorno il partito gli somiglia sempre di più, è pure ingrassato come lui di qualche punto in percentuale nei sondaggi, ma è abbottonato male, con le rottamazioni e le srottamazioni, #staisereno e #staitrombato, boni che sforo il patto, ma cchiù tempo determinato pe tutti, un po’ a destra e un po’ a sinistra e parecchio Renzi, la sua psicologia;

3) Non è mia intenzione inserire il mio nome nel simbolo. #statesereni. Il che dati i trascorsi non è una garanzia. Per adesso è stato un eccesso di entusiasmo renziano, ma all’approssimarsi della campagna elettorale qualche genio della comunicazione dirà che in effetti sì, il nome nel simbolo vale secondo i sondaggi tre-quattro punti in più e non vorremo mica regalarli ai grillini e all’astensione, eh! E noi va bene, andiamoci a prendere questa vittoria di merda;

4) Un genio decenni fa decise che era ora di farla finita con il nome “comunista” e non sapendo che altro nome scegliere pensò a “cosa”. Qualcuno rise, ma in silenzio, non deflagrò lo sghignazzo generale. E sdoganò nel partito più rigoroso e idealmente strutturato d’Europa l’indeterminatezza e l’approssimazione. Una roba con falle che negli anni si allargarono e da quelle falle uscì tutto ed entrò di tutto, di volta in volta si è cercato di dare forma a quell’indeterminatezza e approssimazione con altrettanta indeterminatezza e approssimazione, vedi le americanate del neoregista, compreso il nome sulla scheda come i premier di quel mondo oltre oceano che con noi non c’entra nulla. Poi venne la parentesi di Bersani, e lì veramente si cercò di cambiare verso rispetto all’americanizzazione della politica, a cominciare dal nome nel simbolo. Ma è finita come è finita e si torna alla casella di partenza. Approssimativa e indeterminata. Ma con il nome a riempire la “cosa”;

5) Fuori dal PD, con il nome o senza nome, ci sono “cose”. Alcune orribili.

IL FALLIMENTO DEGLI ALTRI

marzo14

RENZI PENSOSOIo faccio cose che gli altri non hanno fatto in venti anni. Rottamiamo la genarazione politica precedente perché ha fallito.

Questo mi pare di aver capito che sia il senso dell’avventura politica di Renzi.

Bene. Ma dove ha sbagliato la sinistra negli ultimi decenni?

E’ presto detto: nell’essersi illusa che la globalizzazione aveva impresso un andamento che non si poteva invertire e che non era poi neanche tanto male. Il mondo si sarebbe arricchito tutto e quindi si sarebbero ridotte o sarebbero addirittura scomparse le sacche di povertà nell’intero orbe terraqueo, compresi quegli zulù degli africani. Semmai c’erano da tenere un po’ a bada gli spiriti animali del capitale che, si sa, non si saziano mai.

Domandate a Clinton, a Blair e compagnia se erano minimamente preoccupati che le cose non sarebbero andate così.

E quindi le destre liberalizzavano, flessibilizzavano, semplificavano, stracciavano le regole e la sinistra ad immerlettare: “Guarda, qui, non è per cattiveria, ehm, ma non si potrebbe aggiungere che, fatto salvo il diritto del datore di lavoro di sbattere fuori il lavoratore come, quando e perché crede, la pedata nel sedere no? Se non è di troppo disturbo, eh!”.

Questo è stato l’errore storico, il fallimento del bersaglio della rottamazione di Renzi. Di aver dimenticato che il capitalismo non è fatto per distribuire ricchezza, ma per accumularla per sé. E non è fatto per scrivere regole giuste per tutti, ma per imporre le sue.

E così, chiosando, rammentando e infiocchettando anche la sinistra si èmessa a fare il mestiere della destra, solo in maniera meno cinica.

Ma Renzi dice che quella generazione ha fallito e che bisogna cambiare verso.

Quindi che fa? Mette 80 euro al mese in tasca ai meno abbienti (e questa potrebbe anche essere cosa buona, per quanto sia una mollica, ma di questi tempi …… ), ma contestualmente riduce le entrate dello Stato e quindi la spesa pubblica (esattamente come vuole l’ortodossia di destra) e rimette mano alla riforma Fornero per togliere quel po’ di buono che aveva: quel minimo freno alla precarizzazione del lavoro. Sparisce l’obbligo della causale, si apre la possibilità di infinite proroghe, si spiazza l’apprendistato, insomma avremo forse il mercato del lavoro più flessibile d’Europa. E se lo rileva uno come Boeri che non è un bolscevico vuol dire che il quadro è proprio sconfortante.

Allora la domanda che pongo al rottamatore della sinistra fallita  e cambiatore di verso è: qual è lo sbaglio della generazione precedente che tu stai correggendo?

 

POPULISMI FORTI E POPULISMI DEBOLI

marzo8

DAVIDE FARAONENella trasmissione di ieri di Matrix sono andate in onda le due versioni del populismo che ha ormai catturato l’Italia: il populismo forte dei grillini e il populismo debole del Nazareno.

Di fronte ad una paziente Chiara Geloni, unica in grado di esprimere pensieri sensati, che è riuscita a non mettersi ad urlare, le due sfumature di populismo hanno fatto lo spogliarello senza pudore.

Il populismo forte del grillismo ha mandato in onda lo psicodramma delle espulsioni dando plastica dimostrazione di quale feroce totalitarismo si nasconde, neanche tanto bene, sotto la formula ambigua della democrazia diretta: spacciato per strumento per consentire a tutti di esprimersi si risolve in una feroce dittatura per reprimere il dissenso. E non c’è bisogno di sprecarci altre parole.

Più garbata la presa dei fondelli del populismo debole che purtroppo si è insinuato strisciante dentro il PD, per poi esplodere l’8 dicembre. E i sostenitori della maggioranza non mi dicessero che rosico, mi rispoondessero nel merito.

Vicenda Barracciu: vince le primarie, dunque dovrebbe essere candidata in Sardegna. Ma riceve un avviso di garanzia per peculato nell’ambito di un’inchiesta sui fondi ai gruppi consigliari (cioè per una faccenda per cui è indagata la metà dei consiglieri regionali della Penisola) e si deve fare indietro. Poi però viene nominata sottosegretaria nel governo Renzi. Vabbè.

Al rilievo sensato della Geloni, che denuncia la contraddizione palese di questa operazione, Faraone risponde senza né arrossire, né mettersi a ridere, che la candidatura della Barracciu alle regionali sarde sarebbe stata penalizzante sotto il profilo elettorale. Traduzione: quando si tratta di prendere voti corriamo dietro a tutte le pulsioni del popolo, in primis quella giustizialista, quando le urne sono lontane si fa quello che ci pare. Bella argomentazione!

E’ l’esatta rappresentazione del populismo debole, versione ridotta del populismo forte grillino: proprio il contrario di quello che dovrebbe essere una forza politica responsabile. Che non liscia il pelo al suo popolo, ma ci stabilisce una “connessione sentimentale”, come si diceva una volta, il che significa prima di tutto rendere compresibili le decisioni politiche del partito.

Quindi se la Barracciu era spendibile politicamente si doveva avere il coraggio di spiegarlo prima, in sede di candidatura alle elezioni regionali della Sardegna, non inscenare la pagliacciata delle primarie e mercanteggiare il prezzo del ritiro dietro i gazebo.

E non faremo mai pace con il nostro popolo (la connessione sentimentale!) se non avremo il coraggio di spiegarli che c’è sempre qualcosa dietro i gazebo, come c’è dietro il web. C’è la politica, che è una roba un po’ più complessa di un nome su una scheda o un clic. E che poi non riesci più a spiegare se ti affidi alla matite e alle tastiere, non ti rimane che rassegnarti alle brutte figure come quella di Faraone a Matrix.


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