Lucia Del Grosso

Grande è la confusione sotto il cielo ……..

E IL PROBLEMA SAREBBE IL TITOLO DEL CAZZOOOOOOO??????

dicembre27

OSCAR FARINETTIPossiamo incominciare da un punto qualunque, l’intervista a Farinetti è una summa del pensiero più lontano dalla sinistra.

“Otto euro sono giusti o no?”  “Giusti! Non mi sembrano pochi, il costo aziendale è pazzesco!”

No, non sono giusti, Farinetti, semmai puoi dire che è la paga contrattuale, ma non che sono giusti: la sinistra è cambiamento, lo dicevate tu e tutti gli altri alla Leopolda, eh, che c’è di “nuovo” nel pagare un lavoratore otto miseri euro lordi all’ora? Sono decenni che gli stipendi dei lavoratori si erodono sempre di più, ok, è giusto, dici tu, “cambiamo verso”, ma non nei redditi dei lavoratori.

“Grazie a Eataly, i ragazzi possono mettere su famiglia”. “Possono, con mille euro? ” “No, certo che no. Devono fare dei sacrifici. Se una coppia incassa duemila, però, ce la può fare”.

Eccerto, in Italia c’è la piena occupazione, quindi è improbabile che entri un solo stipendio in famiglia. Infatti spesso non rientra neanche quello, ma alla Leopolda sono di buonumore.

“Quando staccano l’ultimo turno di mezzanotte, le commesse vengono perquisite. Perché? ” “Ha centrato un punto, devo ammettere.” ” Cioè? Mi ha fatto riflettere per un’intera giornata. Lo facciamo a Roma perché gli spogliatoi sono vicini ai magazzini. Anche a Bari accade. Sì. Il problema è il senso civico: manca. E pure l’esempio, la politica che esempio mostra?”

Complimenti, Farinetti, questa è una perla del più autentico pensiero di destra. Perché la differenza originaria tra destra e sinistra è racchiusa lì, nella fiducia nell’Uomo: per la destra questo mondo è un’arena dove gli uomini danno sfogo ai loro istinti peggiori, perciò l’equilibrio può essere garantito solo dalla legge del più forte: o la frusta (Stato d’ordine) o il minimo indispensabile di regole (liberismo), condizione che comunque rappresenta l’applicazione della legge del più forte. Per la sinistra invece l’Uomo non è solo dominato dalla ricerca del piacere e dell’utile e questo mondo può essere altro che una gabbia per imbrigliare i suoi istinti: ha in sè una luce e questa luce si chiama dignità. Ed è per affermare la dignità di ogni uomo, sia individuale che sociale, che la sinistra ha iniziato il suo percorso. Perché nessun uomo o donna sia considerato un potenziale ladro da perquisire solo perché è un lavoratore. Perché immagino che i clienti non vengano perquisiti all’uscita, altrimenti all’invito rivolto alle signore di aprire la borsa parte immediatamente una borsata sui denti. Direi giustamente.

“Matteo Renzi vuole rivedere l’articolo 18, d’accordo? ” “Certo, ci mancherebbe. Ma toccare un argomento così delicato, per come funziona l’Italia, ti costringe a parlare e parlare per sei mesi. Una roba che stanca: inutile.”

Ok, possiamo chiudere il Parlamento, quello è un posto inutile dove si parla tutto l’anno.

“La questione è il lavoro garantito. Si chiamano tutele.” ” Non mi comprende. Voglio dire che il lavoro garantito per chi non ha voglia di lavorare è un delitto perché i ragazzi che vogliono, e non possono, restano a casa.”

Guarda che l’art. 18 non tutela chi non vuole lavorare, tutela chi viene licenziato senza giusta causa o giustificato motivo. Quindi secondo te c’è tutta questa disoccupazione perché non si possono fare licenziamenti discriminatori.

“Il Pd deve essere un club.” ” Sarebbe?” ” Non servono i militanti che danno 10 o 20 euro ogni anno. Ci vogliono poche centinaia di migliaia di iscritti che pagano 100 o 200 o anche 300 euro e in cambio ricevono dei servizi.”

E secondo te i Padri Costituenti quando hanno scritto l’art. 49 volevano dare rilievo costituzionale ad un’impresa di servizi? Guarda che i partiti sono corpi intermedi come i sindacati e servono a raccordare i cittadini con le istituzioni: per una volta ce la fai a non ridurre tutto a mercato? I partiti, come le istituzioni, rientrano nel concetto ampio di beni comuni, l’utile mercantile non c’entra: ma hai un registratore di cassa al posto del cervello?

“Lo scriva, mi raccomando.” “Cosa?”  “Non fate un titolo del cazzo a questa intervista.”

E IL PROBLEMA SAREBBE IL TITOLO DEL CAZZOOOOOOO??????

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IL TOTEM DELL’ARTICOLO 18

dicembre22

MARIANNA MADIALeggo che il PD ha intenzione di presentare entro gennaio lo Job Act (e qui già mi girano perché in Italia si dovrebbe parlare l’italiano). Leggo che la discussione è ancora aperta, ma “sembra prevalere l’impostazione (modello Boeri-Garibaldi) in base alla quale i neoassunti verrebbero esclusi dall’applicazione dell’articolo 18 per i primi tre anni, durante i quali, peraltro, l’imprenditore non pagherebbe i contributi che sarebbero a carico dello Stato”. Non è quello che ho capito io, lo scrive Repubblica. Leggo anche che su questa roba stanno lavorando Marianna Madia, Davide Faraone, Filippo Taddei e Yoram Gutgeld.

Per carità, non metto in discussione la competenza, né mi infilo nel gossip degli scambi di ministri o delle bocciature del MIUR. Vado oltre: per me neanche un premio Nobel, qualora ne avessimo uno nel partito, sfuggito miracolosamente alla rottamazione, è abbastanza autorevole per scrivere a tavolino una riforma del lavoro, cioè una legge che decide del destino dei lavoratori, metterci la copertina e darla al Segretario perché la presenti, magari da Vespa, come la proposta del PD.

Su temi del genere la discussione deve coinvolgere non solo il gruppo dirigente, ma tutti i livelli del partito fino ai circoli. E poco male se la riforma non sarà presentata a gennaio, in tutta furia, come se da questa operazione dipendesse la ripresa dell’occupazione: la derivazione della crisi occupazionale dalla maggiore, minore o dalla qualità della flessibilità del mercato del lavoro è ideologia, anzi, ideologia di destra, pertanto prima che il nuovo gruppo dirigente si imbarchi in questa nuova avventura sarebbe bene che il partito ne discutesse approfonditamente.

E a proposito di ideologia, mi piacerebbe che nei nostri circoli si discutesse pure perché i totem ideologici sono sempre i nostri, quelli delle destre mai. L’articolo 18 è un totem ideologico? Ah sì? E perché, “Starve the Beast” di Reagan che era? Materia rocciosa? “La società non esiste” della Thatcher che era? Un oggetto tridimensionale? Era ideologia pure quella, dannatissima ideologia che però ha prodotto la più devastante crisi del secolo. Un’ideologia a cui non siamo riusciti a contrapporre la nostra ideologia, ecco perché siamo ridotti così.

E mi sovvengono i ragazzi di Occupy PD che si indignavano per i 101, per RO-DO-TA’ e perché non si teneva conto della base. La riforma del lavoro non interessa? Quella invece ci può scivolare addosso, vabbè, la leggiamo sui giornali o ce la spiegano a Ballarò, è così? Bizzarro concetto di partecipazione: si contesta la scelta del candidato alla Presidenza della Repubblica, come se fossimo in una repubblica presidenziale, ma non si pretende di essere ascoltati sulla linea del partito in una materia che attiene così profondamente all’identità della sinistra.

Siccome io ho un’altra concezione della democrazia all’interno del partito, pur non avendo mai “occupy” niente, adesso chiedo al gruppo dirigente del mio PD che ha “cambiato verso” di non limitarsi a cambiare le facce nella segreteria, ma di far alzare il sederino dalle sedie al nuovo gruppo dirigente e a mobilitarlo per andare a spiegare in periferia quello che hanno intenzione di fare e raccogliere gli umori del partito: almeno un’iniziativa in ogni regione ce la fate a farla.

Almeno per non dare l’impressione che il “cambiamento di verso” non riguardi anche l’autoreferenzialità.

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ED IL NEMICO ATTUALE E’ SEMPRE E ANCORA UGUALE

dicembre14

FORCONI1Prima settimana del movimento dei Forconi. La domanda è: quanto durerà? La mia risposta è: non lo so. Dipende dagli obiettivi che si propone. Perché non credo sia in discussione l’analisi che questo movimento non ha nella di spontaneo, ma ha una presenza strutturata al suo interno e, quel che è peggio, una regia della destra fascista.

Proviamo ad ipotizzarli:

1) l’obiettivo è il governo Letta. Naaaaaaaaaaaaaaaa. Se cade il governo Letta quei signori che mestano nel malessere e nel malcontento sociale otterranno solo nuove larghe intese e un aggravamento della situazione sociale, ma non il golpe e i carrarmati, non scherziamo. L’Italia con la sua Costituzione ha gli anticorpi per respingere questo attacco e inoltre siamo in Europa, non nell’Africa equatoriale;

2) l’obiettivo è dare la mazzata definitiva alla sinistra italiana rompendo definitivamente la sua connessione con gli strati popolari e le aree di disagio. Cioè  consegnare una volta per tutte il riferimento sociale della sinistra al progetto e all’egemonia culturale della destra radicale. No, questo non è un obiettivo, è la tattica per raggiungere il vero obiettivo;

 

3) l’obiettivo è …….. Diamo uno sguardo al calendario: a maggio si vota per le Europee. Credo che ci siamo. Alla testa del movimento ci sono Forza Nuova e anche Casa Pound che hanno collegamenti europei. Mica tanto strano che stiano facendo la prova generale per scatenare l’inferno in tutta Europa, con Alba Dorata e altra feccia, durante la campagna elettorale, per spostare l’asse politico europeo in direzione antidemocratica ed antieuropeista.

Quindi se l’obbiettivo è l’opzione 3) la risposta alla domanda “quanto durerà?” è: siamo solo all’inizio, per adesso sono solo scaramucce, Harmagedon è a maggio.

Che fare? Sicuramente non quello che stanno facendo le oche di Montecitorio che si riuniscono in 26 per rispondere ad una lettera (Totò e Peppino erano solo in due) dove si chiedevano spiegazioni sulle giravolte politiche di una di loro. Niente altro da fare? Bel presidio democratico, complimenti!

Qua, e spero vivamente di sbagliarmi, tra poco l’Europa sarà in fiamme e la risposta – se ci sarà, perché per adesso vedo solo i poliziotti che si tolgono il casco, e poco male se non si dovranno calare pure le braghe – sarà solo di ordine pubblico.

E invece occorono:

1) una risposta più efficace del governo sul piano dell’emergenza economica per creare lavoro e assicurare le reti di sicurezza sociale, prima che i presidi della fogna fascista si affollino ancora di più di povera gente che segue per rabbia ogni pifferaio, anche quelli in Jaguar. Ma veramente pensiamo di calmare questa gente con i due euro a cranio di risparmio derivanti dalkl’abolizione del finanziamento pubblico? Hanno bisogno di arrivare a fine mese, non della soddisfazione di aver fatto un dispetto alla “Kasta”. Domani se ne dimenticheranno e si rivolteranno ancora più rabbiosi. Qual è la controindicazione a recepire la proposta di Cuperlo di spostare lasoglia del rapporto deficit/PIL dal 2,5% al 2,7% in modo da liberare risorse per dare lavoro? Che ha perso le primarie?;

2) una risposta della società. Un’ampia mobilitazione di donne e uomini che recuperino il rapporto con chi protesta perché non ce la fa più per isolare i mestatori fascisti. Così abbiamo battuto i rigurgiti fascisti in passato e così abbiamo battuto le Brigate Rosse.

Domanda: chi la fa questa mobilitazione? Il partito liquido che la domenica devia il passeggio dallo struscio principale e va ai gazebo? O quello strutturato in sedi dove si discute, si apprende e poi si spiega alla gente qual è la risposta sbagliata alla crisi e qual è quella giusta? Quello che forma uomini e donne in grado di ribattere alla retorica antieuropea e mobilitare la nostra gente, quella che dovrebbe guardare a noi, su un progetto di Europa più giusto e solidale?

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PERCHE’ ABBIAMO SOSTENUTO CUPERLO

dicembre10

CUP3Premesso che è più facile essere lucidi quando si vince che quando si perde e che io ho perso.

Perché abbiamo sostenuto Cuperlo? Semplice: Perché a noi questa bizzarra idea che la sinistra si riassume nel ritornello del cambiamento non convinceva. Ci sembrava una sfacciata presa per i fondelli. Ci mancherebbe altro che la sinistra non è cambiamento dello status quo. E a che serve se non si propone di cambiare un mondo di privilegi, iniquità, sfruttamento, povertà, guerre e tanti altri mali che offendono l’umanità? Ma “Cambiare verso” e “Le cose si cambiano cambiandole” ci sembravano grottesche tautologie. E le tautologie sono appunto prese per i fondelli.

Eravamo convinti che il mondo, e con il mondo l’Italia, fossero avviluppati nella paurosa implosione di un modello di sviluppo che aveva promesso ricchezza per tutti e invece estendeva le sacche di povertà e che siccome questo paradigma si era affermato anche per colpa della sinistra, il vero cambiamento dovesse riguardare in primis la   ridefinizione dell’identità della sinistra. Insomma pensavamo che il cambiamento non fosse né solo un ricambio di poltrone, né una riverniciatura dell’immagine, ma che la sinistra dovesse tornare a parlare tutte le sue lingue e abbandonasse il balbettio inconcludente con cui aveva commentato l’avanzata a grandi passi del liberismo estremo.

Una cosa è cambiata ieri: quel balbettio si è trasformato in un vocione che promette svolte e cambiamenti, ma non parla dei nodi veri che dovrebbe affrontare la sinistra.

Una sinistra che da un quarto di secolo o più ha iniziato a perdere tutte le sue battaglie fino a rinunciarci. E noi dicevamo che l’autocritica doveva necessariamente partire da lì e che sarebbe stato un esercizio più faticoso e francamente più serio del ricercarcare le ragioni della persistenza delle macchie dei giaguari.

E dicevamo che la sinistra ha iniziato a perdere da quando ha rinunciato al suo pluralismo e ha perso pezzi di tradizione.

Perché la sinistra, come d’altra parte la destra, non è data storicamente come un blocco liscio, ma è sfaccettata in tante tradizioni, spesso conflittuali. Possiamo però ridurre la sua complessità a due grandi famiglie di tradizioni classificate rispetto alla concezione della libera espressione della soggettività umana, che è il tema fondamentale della sinistra: quella che ritiene la soggettività dell’uomo ancorata all’individuo e che pertanto assegna priorità ai diritti civili e quella che invece la collega a processi di emancipazione collettiva e che quindi  si batte per i diritti sociali. Poi all’inteno delle due famiglie di tradizioni le declinazioni sono tante ed ognuna di esse nel corso della storia ha cercato di esercitare l’egemonia sulle altre.

La sintesi delle due macroaree della sinistra non è mai avvenuta compiutamente: una delle due, la tradizione liberaldemocratica dei diritti civili, ha nell’ultimo trentennio quasi fagocitato l’altra, quella dei diritti sociali.

Ed è stata la rinuncia a questo pluralismo della sinistra a preparare il terreno per l’avanzata delle destre, che si sono appropriate anche della protesta sociale declinandola in termini populistici.

E’ avvenuto a livello europeo ed è avvenuto anche nel PD, che non è mai riuscito a fondere queste due famiglie di tradizioni e ne ha lasciata morire a poco a poco una, fino all’atto finale di ieri.

Noi che sostenevamo Cuperlo chiedevamo solo questo: di far tornare a vivere la sinistra dei diritti sociali, per non ripetere la storia degli ultimi trent’anni, che ci ha regalato vittorie effimere che hanno interrotto solo momentaneamente il lungo monologo della destra.

Abbiamo perso, per ora.

Ma non finirà qui, perché le contraddizioni del neoliberismo esploderanno ancora e con sempre maggiore virulenza. E la sinistra sarà stretta nella tenaglia del populismo e del “sovversivismo della classi dirigenti” da una parte e dall’attacco allo stato sociale dall’altra. Basta la sua configurazione attuale, zoppa di una gamba, per non essere stritolata dalla tenaglia? La storia insegna: dove la sinistra ha assunto solo l’abito liberaldemocratico e non ha saputo contrastare la destra anche sul versante dei diritti sociali i deboli e gli svantaggiati hanno avuto un altro destino: confrontate gli Stati Uniti con l’Europa che abbiamo conosciuto prima della deriva dell’ultimo trentennio.

Questo chiedevamo a questo Congresso: di allineare le due gambe. Di tornare al progetto originario del PD con due gambe.

Ma abbiamo perso. E male.

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