Lucia Del Grosso

Grande è la confusione sotto il cielo ……..

E SPERIAMO SIA L’ULTIMA VOLTA

novembre30

CONFRONTO PRIMARIE PDNon ho niente di intelligente da dire sul confronto su Sky di ieri sera perché non ce n’è.

Lascio le valutazioni ai giudici di gara delle competizioni a fiato: vince chi riesce a sputare più parole in un minuto senza respirare. Come nelle pubblicità dei medicinali quando devono dire le avvertenze per l’uso. Se qualcuno si prende lo sfizio di andarsi a rivedere il video di ieri si accorge che in qualche momento si mangiavano le parole. Il grottesco della politica, speriamo sia l’ultima volta: un intrattenimento tarato sui fessi che sanno infilare battute e non sui leaders veri che incrociano le correnti della storia e le sanno risalire e scandagliare nel profondo.

Però è un ottimo metodo per la rottamazione: prova a far spiegare la problematica dei diritti civili alla Bindi in trenta secondi e la devi portare in rianimazione. No, la Bindi meglio di no: mi dicono che ora sostiene Renzi. Però non si può tanto dire in giro da quelle parti. Poi non si può più segnalare l’ombra di D’Alema dietro Cuperlo.

Come tutti quelli posizionati con un occhio al televisore e uno alla tastiera ieri sera ho sparato su Twitter e su FB questa fesseria: “VEDO RENZI UN PO’ SPOMPO”.

Sbagliato! Mai rincorrere quello che si vomita su Twitter o su FB (de te fabula narratur, Grande Elettore del Presidente della Repubblica terrorizzato dalle cintinaia di tweet RO-DO-TA’), quello è per il 99% dei casi lo sbrocco dell’inconscio, quella sensazione che turba o magari la realtà che si vuol vedere. Poi si spegne il computer e appare la realtà nella sua complessità e che si dispiega nel tempo e non nel microsecondo di un clic (peccato però che il Grande Elettore nel frattempo ha già fatto la frittata).

Non era spompo, andava solo incontro al principio di realtà.

Francamente non so se Renzi ha letto Machiavelli. Ma se non l’ha letto ha frequentato i luoghi del potere, non essendo così verginello come molti vogliono vedere.

E allora sa che il problema del potere non è tanto conquistarlo quanto mantenere il consenso per far andare avanti la baracca.

Lo puoi conquistare pure facile facile con “Rottamazione, Cambia Verso e O-Letta-fa-come-dico-io-o-Finish” che è un bel brillocco per un Paese stressato dal decadimento morale, politico ed economico.

Perché puoi trovare nelle urne il 46%, il 48%, ma facciamo pure il 51%. Poi però, scolato l’ultimo goccio dello spumante dei festeggiamenti, devi andare in Assemblea dove ti aspetta il rimanente 54%, il 52%, ma fosse anche solo il 49%. Non solo: ti aspetta pure il tuo 46-48-51%, con Bassolino, Franceschini, Fassino, Parisi, Bindi, De Luca, come ti hanno insegnato Machiavelli (sempre se te l’ha insegnato) o Palazzo Vecchio: la mediazione per mantenere consenso e tenere aperta la bottega è necessità continua, permanente e all’interno e all’esterno della tuo seguito.

Perciò appena si avvicina il dunque incominci a rottamare meno forte, a cambiare verso un po’ di meno e O-Letta-fa-come-dico-io-o-Finish-ma-anche-no”. E appari spompo, come Bersani, che questi guai li ha passati prima di te.

Non aveva ragione Andreotti, il potere non logora chi non ce l’ha. Avevano un po’ più ragione gli antagonisti del potere che logora chi ce l’ha, anche se nemmeno si rendevano perfettamente conto di quello che dicevano.

Spompo con la tua faccia “buona per vincere” al congelatore per un annetto buono, e tu nel frattempo a limare “Rottamazione, Cambia Verso e O-Letta-fa-come-dico-io-o-Finish” e a rimangiarti tutte le rodomontate.

Lo stesso vale per Civati, che non ancora appare spompo perché non ancora si avvicina neanche lontanamente nel luogo dove il rischio di logorarsi e di appannare la fiammante aura mo’-arrivo-io-e rivolto-tutto c’è.Se avesse sentito anche solo l’odore di quel posto non si sarebbe espresso in termini così netti sui diritti civili. Che sono una roba che spacca le coscienze a destra come a sinistra e ci vuole tanto lavoro di cucituta per fare un buon testo legislativo che scontenti il meno possibile tutti e non lasci sul campo lacerazioni.

E allora, spente le luci dell’intrattenimento serale, che rimane della fuffa?

Rimane l’impresa della sinistra di riprendere il treno della storia, quello che ha perso tren’anni fa, quando si è attardata a stupirsi dei nuovi scenari disegnati dalla globalizzazione, che parevano non lasciare margini a nessuna ipotesi di trasformazione della realtà.

Rimane il timido (ma poi veramente così timido, da non lasciarsi intimorire dalla fossa dei leoni di Servizio Pubblico?), il complesso, il riflessivo Cuperlo che richiama la sinistra a questo appuntamento: quando un mondo sta tramontando (e questo sta tramontando lasciando al buio i 9 decimi della popolazione) il nuovo mondo sarà disegnato da chi si mette alla guida di un nuovo processo. E sarà alla sua guida fino a quando anche il nuovo processo si esaurirà. E la sinistra stavolta dovrà essere pronta ad assolvere a questo compito storico, altrimenti la prossima occasione potrà presentarsi tra qualche decennio. E la sinistra nel frattempo sarà relegata a battaglie di retroguardia. A cambiare le virgole di un discorso scritto da altri.

Sti cazzi l’ombra di D’Alema o la sfiducia alla Cancellieri. Robetta da applausometro nei format americani.

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IN QUEL DI SALERNO

novembre20

VINCENZO DE LUCAQuindi, ricapitolando: al Circolo Salerno 1 Renzi ha totalizzato 941 voti e Cuperlo 23 (gli altri candidati ancora meno); al Circolo Salerno 2 risultato ancora più strepitoso: Renzi 1.401 voti e tutti gli altri 33. Per dare un’ulteriore idea dell’abnormità del dato: in provincia di Salerno hanno votato circa 12.000 iscritti, in provincia di Bologna 7818.

Tutto normale per O sinnaco De Luca e Issidaho Renzi. Un po’ meno per la procura distrettuale antimafia che infatti sta conducendo indagini, anche perché non ha in mano solo i tabulati dei voti espressi, ma anche un pacco di tessere del PD trovate in possesso di un tizio che non deve essere proprio un giglio, secondo quanto riferisce Repubblica.

Direi che non è una bella storia e dovrebbe far riflettere almeno quelli che non sono accecati dalla retorica delle primarie. Sono guerre senza esclusioni di colpi tra gente che invece dovrebbe essere solidale, dato che dovrebbe convergere verso lo stesso obiettivo di tutela degli interessi dei deboli e dei disagiati.

Invece per propalare mediaticamente che si è stravinto e non solo vinto è ammesso tutto, anche il magheggio che è capace di smontare pure un bambino.

Per esempio al al Circolo Salerno 2, quello dove Renzi ha avuto 1.401 voti, si è votato dalle 15.00 alle 21.00, ossia per sei ore, che sarebbero 21.600 secondi. Ossia, se la matematica non è un’opinione, un voto ogni 15 secondi circa. Ininterrottamente, per sei ore. Complimenti alla vescica degli scrutatori!

L’artefice di questo capolavoro mi dovrebbe spiegare, nel caso non sappia fare i miracoli (perché se mi dimostrerà che sa moltiplicare i pani e i pesci e risuscitare i morti mi riterrò soddisfatta) qual è la molla che spinge a compiere simili imprese che si rivelano subito per quelle che sono: miserabili imbrogli.

E’ il pregiudizio che solo loro sono furbi e gli altri tutti scemi?

E’ la convinzione di onnipotenza e impunità?

E’ essersi bevuti il cervello?

E’ tutto questo assieme, ma che deriva da una causa prima: la personalizzazione della politica che radicalizza lo scontro. Perché il leader mediatico, quello il cui progetto politico è tutt’uno con la sua persona, non può vincere di misura. Deve sbaragliare. Il leader è tutta scena e la deve occupare per intero, non la può dividere con un altro che gli sta incollato dietro.

E nell’ansia da prestazione si perde il senso della misura, come è accaduto a Salerno.

Che non è solo una brutta pagina della politica, è un episodio che sta dispiegando risvolti penali.  E non poteva non essere così, dato che i conti li sanno fare tutti, comprese le procure.

Consiglierei sommessamente una dissociazione dal voto di Salerno: anche ammesso che le indagini della procura non approdassero a nulla è irrimediabilmente compromesso dal punto di vista dell’immagine. Troppo, per chi si prefigge di “cambiare verso”.

Poi, fate voi! Ma non lamentatevi nella malaugurata ipotesi questa vicenda dovesse finire in qualche aula di tribunale.

E tutta la vostra voglia di vincere se ne va a puttane.

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LA POLITICA DELLE BELLE EMOZIONI

novembre9

CUP3Caro Cuperlo, ho assistito in diretta streaming all’evento di Milano “La Bellezza della Dignità”.

Io faccio politica da tanti anni, presi la mia prima tessera della FGCI a 14 anni, ora ne ho 52. Gli anni, gli insegnamenti di chi ne sapeva più di me e qualche lettura mi hanno educato ad avere un approccio “non emotivo” alla politica, specialmente se si è di sinistra. Eggià, io appartengo alla categoria di quelli che pensano che il mondo non ha un solo orizzonte, ma lo si può guardare da uno scorcio di sinistra o da uno di destra.

Se ti affacci al mondo dall’angolo di sinistra vedi che c’è tanto lavoro da fare per rimuovere lo scandalo dell’ingiustizia, ma ti devi attrezzare con un progetto coerente e razionale: l’indignazione, la passione non bastano. Anzi, devi stare attento alle trappole dei retori che fanno appello proprio all’irrazionale, ai sentimenti per dirigerti verso falsi obiettivi e farti deviare dal progetto di cambiamento della società.

L’arma letale del populismo è proprio la mozione degli affetti che ti fa approdare nella “falsa coscienza”.

Ma c’è anche l’errore opposto: la razionalità disincarnata, l’elitismo delle tecnocrazie, la politica che procede per schemi astratti svincolata dagli interessi contrapposti che si agitano nella società.

La politica degli arruffapopolo che mira alle viscere e la politica dei professori che tutta rinchiusa nel cervello.

Io oggi a Milano ho visto un’altra politica.

Ho visto la politica che parla al cervello e muove i sentimenti più alti del cuore.

Ho visto la politica che ti strappa una lacrima mentre ascolti il bellissimo intervento di Antonio Perna, l’esodato che ti ricorda perché hai scelto questa metà del campo, la sinistra, e non quell’altra, la destra: perché volevi stare con quelli come lui, che hanno perso tutto, ma resistono con laschiena dritta.

Ho visto la politica che non usa le emozioni, ma le sublima, le rende energia da impiegare per rendere il mondo migliore.

Nessuna delle altre due politiche può e vuole fare niente per Antonio Perna e per quelli come lui, siano esodati, precari, cassintegrati o disoccupati: né il populismo inconcludente che non ha un progetto per lui e quelli come lui, né l’elitismo tecnocratico che non ascolta le sue ragioni e le sacrifica alla fredda razionalità delle compatibilità economiche.

Grazie, Gianni.

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PERCHE’ PARLARE DI TESSERAMENTO E’ PARLARE DI POLITICA

novembre6

MATTEORicapitolando: si sono verificati avvistamenti di “truppe cammellate” reclutate per sostenere alcuni “cammellieri” nei congressi dei circoli del PD. Siccome non è uno spettacolo bello Cuperlo ha chiesto di sospendere il tesseramento. Renzi, non so se perché non ha capito il problema o lo ha capito troppo bene, ha alzato le spalle e ha dichiarato: “Vogliono bloccare il tesseramento, come propone Cuperlo? Lo blocchino, nessun problema. Accetto le proposte altrui, le decisioni altrui, le regole altrui. L’importante è che finalmente il Pd torni a discutere di questioni concrete, come la disoccupazione salita al 12,6% e non si litighi su false tessere, sulle regole e sulla conta, fasulla, dei segretari provinciali. Ed è fondamentale anche che ci siano primarie aperte: L’8 dicembre devono poter votare tutti i cittadini. Chiarito questo, possiamo tornare a fare politica? Grazie”

Diciamo che non ha capito il problema. In tal caso la replica potrebbe essere la seguente:

“Caro Sindaco, chiediamo scusa per averti annoiato con questa banalità delle tessere, davvero una chiacchiera inconcludente rispetto ai pensieri lunghi che elabora Davide Serra per risolvere il problema della condizione giovanile (e complicare quella dei meno giovani e dei pensionati), tuttavia a noi pignoli non pare questione di poco conto. Anche noi  riteniamo che la politica sia discutere della disoccupazione salita al 12,6%. Anzi, bisogna discuterne con priorità assoluta, e su questo siamo d’accordo. Quello su cui non ci intendiamo è la nozione di politica.

Perché, vedi, se liquidi con un uffa-che-due-maroni la questione del tesseramento e dell’appartenenza ad un partito, poi puoi ritrovarti a parlare sul palco della Leopolda chiunque, perché chiunque può essere rappresentante di una qualche istanza all’interno di un partito sant’antonio-accetta-tutto. Pure il tizio che ho citato prima, e succedono cose inaudite: lì in platea applaudivano (ma qualcuno faceva finta, credimi, molti entusiasmi erano di facciata e te ne accorgerai presto), ma l’altra parte del partito dava la testa sui muri.

Tu dici che va bene così, più ne siamo, meglio siamo, che dobbiamo parlare ad “altri mondi” per recuperarli alla politica. Noi, cioè i pignoli sul tesseramento, diciamo che invece così li fai definitivamente scappare dalla politica e contribuisci ad ingrossare le file dell’antipolitica.

Perché si dice che la crisi della politica è crisi di rappresentanza, ma invece è l’esatto contrario: la politica rappresenta troppo e perciò male. Se tutte le idee, anche le più sballate o in contraddizione, trovano albergo in un partito ammalato di bulimia da consenso, poi il risultato non può essere che l’incapacità di produrre effettivo cambiamento, perché il cambiamento reale, e non di facciata, impone scelte che non possono essere condivise da tutti, da Serra come dall’esodato o dal precario o dal lavoratore a 1200 euro al mese. E la fregola di parlare a tutti i “mondi” produce una frustrazione anch’essa “universale” che rafforza l’onda antipolitica. Peggio:

Un partito avanti-c’è-posto-per-tutti è esattamente quello che si intende per politica spontanea e destrutturata, cioè la tomba della politica. Ti sei mai chiesto, caro Sindaco, perché mai sono sempre state le sinistre nella storia a concentrarsi sul tema dell’organizzazione di partito (di cui il tesseramento è un aspetto essenziale) e non le destre? Perché la politica o è organizzata, e quindi capace di produrre cambiamento, o non è. Per le destre invece il problema era solo di ingegneria istituzionale, cioè come incasellare i partiti nell’ordinamento. L’organizzazione, cioè la loro efficacia non era un problema. Anzi, meno erano strutturati e meno era in discussione lo status quo.

Perciò abbi pazienza se parliamo di tesseramento, per noi significa parlare di politica.

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befana

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