Lucia Del Grosso

Grande è la confusione sotto il cielo ……..

BENVENUTI AI GAZEBO

luglio27

GAZEBO PRIMARIEPacatamente. E se si dice pacatamente si intende senza lancio di sedie ed altre suppellettili, ma disponendosi serenamente all’ascolto anche di quello che non ci piace.

E a me non piace che il segretario del mio partito venga eletto anche da chi non è iscritto. E non solo per un senso di giustizia nei confronti di ci mette la faccia su quell’appartenenza e dà il suo contributo di tempo, intelligenza e denaro per la crescita del partito. La ragione è politica ed è più profonda: un partito è organismo che rappresenta una parte della società, non tutta, e ha un’organizzazione per curare questa rappresentanza che opera attraverso un vissuto di emozioni, riflessioni, decisioni a livello di circolo, provinciale, ecc. ecc. 365 giorni all’anno. E l’elezione del segretario e dei gruppi dirigenti e l’indicazione delle linee strategiche del partito, cioè quelle robe che si decidono al congresso, non sono altro rispetto a questo vissuto, ma ne sono lo sbocco, la sintesi. E quindi è quanto di più normale restringere la platea degli elettori a chi ha partecipato a quel processo, fosse anche solo ad un pezzetto perché la sua iscrizione è recente, perché comunque ha riflettuto su quel percorso, ne ha condiviso i passi e si impegna a completarlo nel futuro.

Epperò ……

Pacatamente, cari amici e compagni che vi chiedete allibiti perché mai dovreste rinnovare la tessera, se il vostro voto vale uno come quello del passante che risveglia all’ultimo istante il suo entusiasmo per questa festa del Partito. Poi magari non gli piace quello che ne viene fuori e vota Grillo. Cioè non si assume nessuna responsabilità di questa operazione, se alla fine va a finire secondo il film che si è fatto in testa va bene, può essere pure che lo faccia un altro pezzetto di strada insieme a noi, se no arrivederci e grazie. Come dire che se alla riunione di condominio non si fa come dico io cambio casa.

Epperò pacatamente, sempre pacatamente, cari amici e compagni, questa regola delle primarie aperte la potevamo cambiare prima, abbiamo avuto quattro anni per farlo e una ragione c’è se Bersani, non sospettabile di voler trasferire i circoli nei gazebo, alla Direzione Nazionale del PD del 24 giugno 2011 abbia pronunciato queste parole: “Ribadisco che, a mio giudizio, l’apertura agli elettori è una risorsa da salvaguardare anche per l’elezione del segretario nazionale del Partito Democratico. Sia per la sua funzione di rappresentanza generale che per la sua esposizione esterna, è una responsabilità che non può essere intesa come rivolta solo al corpo degli iscritti, perché poi vive quotidianamente sotto i riflettori di una battaglia che coinvolge l’opinione pubblica nazionale, e perché può avere dei tratti unificanti in un Paese che di questo ha assolutamente bisogno”. Ve ne rammentavate? Io no, me l’ha ricordato una compagna.

E non è una posizione tattica, c’è una ragione profonda dietro quella scelta: il PD nacque con le primarie e questo non a tutti piacque, ma molti di noi assegnarono a questo metodo carattere costitutivo, scambiando il mezzo per il fine: il fine è la selezione della classe dirigente, di mezzi ce ne possono essere tanti e si deve scegliere quello più efficace, ma nessuno di essi è  l’anima di un partito. L’anima risiede nella risposta a queste domande: 1) chi siamo; 2) per chi siamo; 3) dove andiamo. E a nessuna di queste domande la risposta logica è: le primarie aperte.

Ma pacatamente, sempre pacatamente, cari amici e compagni, Bersani non aveva torto: quando un’idea è radicata in buona parte di un partito non puoi tirare per la tua strada, qualunque forzatura sarà rigettata e apparirà strumentale anche se non lo è. E allora occorrerà una discussione vera in momenti non sospetti, cioè quando non si stanno applicando le regole in discussione, per fugare il sospetto che qualcuno si stia cucendo l’abito addosso.

Perciò, cari amici e compagni, ancora una volta, alle postazioni nei gazebo, a dare il benvenuto agli elettori.

Ma che sia l’ultima volta che si affronti questa impresa solo perché noi siamo quelli delle primarie sempre e comunque con tutti e per tutti.

Dobbiamo invece riflettere nel congresso di un’idea più profonda di partecipazione politica, che è un diritto non scollegato da doveri: rappresentare come una grande festa democratica il piccolo sacrificio di fare una fila e dare due euro e poi arrivederci e grazie, corrisponde ad concezione della politica falsamente partecipativa: la politica veramente partecipata è possibilità di esprimere le proprie idee, confrontarle e vederle affermate in un progetto comune, lavorandoci giorno dopo giorno.

E quindi benvenuti ai gazebo, cari (si spera) elettori che chiedete giustamente al PD un reale cambiamento. Poi però passate nei circoli e fatevi la tessera: il giorno delle primarie non è né il giorno dell’apocalisse né quello dell’avvento dell’era dell’acquario, è solo una tappa del percorso. Il cambiamento vero si fa venendo a proporre e a discutere nei circoli.

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CONTARE FINO A DIECI. GIORNI

luglio20

CONVEGNO "VERSO IL CODICE ANTIMAFIA"Va bene, è uno schifo, una vergogna, una fetenzia e pure di più. Pure io sono delicatuccia di stomaco e questa vicenda Alfano mi dà il reflusso esofageo. Non si trattava di togliere le deleghe ad Alfano, si doveva proprio prenderlo a pedate. E qualche decennio fa lo si sarebbe fatto. Ma dopo qualche pasticca di Maalox:

1) Occupypd (mi presentate questo signor Occupypd? No, perché pure io sono la base, siamo parenti) è sicuro che togliere la delega ad Alfano non avrebbe scatenato una crisi di governo? Sto parlando di una crisi di governo a luglio (IVA, IMU e un elenco interminabile di emergenze ancora tutte da risolvere). Non è che è inipotizzabile un piano B in caso di caduta di questo governo. Ma è pronto? Dipende solo dalla volontà del PD? Magari, oggi staremmo parlando d’altro;

2) Non è che state pensando che forse è meglio andare a votare? Naaaaaaaaaaaaaa, non ci posso credere;

3) E’ chiaro che votare la sfiducia rendeva ancora più demenziale la vicenda? Un presidente del consiglio dei ministri si fa sfiduciare il suo vice dal suo partito quando è in suo potere ritirargli le deleghe senza farsi aiutare dal Parlamento? Sai le risate in Europa;

4) Un po’ di distinzione dei ruoli: Letta ed Epifani sono dello stesso partito, ma non sempre si possono permettere di usare gli stessi toni. Un qualunque altro esponente del PD può (e anzi deve) dire che questa vicenda è vergognosa e che Alfano è pietoso. Ed è stato un coro unanime. Letta no! Ve l’immaginate le agenzie di stampa sparse per le cancellerie di tutto il mondo occidentale con stralci del discorso tipo: “Non sei un ministro, sei una macchietta, ma mi tocca tenerti in vista di esiti imprevedibili, compreso che quel gentlemen del tuo capo pretenda di sostituirti con la Santanchè”. Altre incontenibili risate oltre le Alpi. Eh, lo so, la politica è complicata;

5) le decisioni si prendono considerando un ampio spettro di variabili, compreso il calendario. E sul calendario c’è la data del 30 luglio. Nessuno ha la palla di vetro, ma io penso che tutti gli attori di questa faccenda qualche previsione l’abbiano fatta. E la previsione più attendibile è che Berlusconi vada a proseguire l’opera di Previti ai servizi sociali. E allora sarà il PDL a non sapere cosa fare. La buttano in caciara, specialità in cui eccellono? Probabile. In quel caso però dovranno spiegare al popolo italiano (IMU, IVA e un elenco interminabile di emergenze ancora tutte da risolvere) che il problema dell’Italia è che i giudici non si decidono a credere che Ruby è la nipote di Mubarak e che lui in Mediaset non ci ha mai messo piede. Non lo so se nel pieno di una crisi finanziaria senza precedenti se la sentiranno di fare i pazzi. Forse la smetteranno di fare gli arroganti e sarà la volta buona che si affronta seriamente il tema della legge elettorale e si potrà andare al voto per porre fine a questa situazione indecente. Dovevamo toglierli il cerino di mano dieci giorni prima?

6) Non lo so se questo ragionamento è giusto. E’ terra terra, come si dice a Roma, ma è un ragionamento. E ogni militante di partito è chiamato a questo esercizio: una volta eravamo allenati, lo facevamo nelle sezioni senza bisogno di occuparle, semplicemente prendendo una sedia e disponendosi a parlare e ad ascoltare con lo scopo di chiarirsi le idee. E se ne sparavano pure allora di castronerie, eh. Ma non conosco altri modi di condividere le analisi ed affinarle. Adesso invece si appendono i cartelli e ognuno rimane con il film che si è fatto in testa, documentario o fantascienza che sia. Me compresa, eh;

7) E’ uno schifo, una vergogna, una fetenzia e pure di più. Ma io conterei fino a dieci. Giorni.

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S’I FOSSE ……

luglio17

CECCO ANGIOLIERIS’i fosse Alfano, farei ridere ‘l mondo;

si’ fosse ‘l mondo mi scompiscerei;

s‘i fosse Emma, mi nasconderei,

s‘i fosse Letta mandereil’ en profondo;

s‘i fosse Giorgio sarei furibondo,

più che dimissioni, i’ l’impalerei;

s‘i fosse ‘l PD, la spina staccherei,

certo ‘n fronte non c’ho scritto giocondo;

s’i fosse base c’avrei le palle quadre,

de lo governo e li parenti sui,

tutt’ n fila compresa su madre;

ma da italiana com‘i sono e fui,

non alle urne, ma andrei dal santo padre

c’andiamo incontro a tempi molto bui.

 

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MARXISTI PER PAPA FRANCESCO

luglio8

PAPA FRANCESCOQuella sera ero lì davanti al televisore ad aspettare la fumata bianca. E’ un momento atteso anche da noi atei: è importante sapere con chi ci dovremo confrontare. Mi ricordo anche di come se l’è presa comoda il papa ad affacciarsi alla finestra. E mi ricordo pure il primo pensiero che mi è venuto in mente quando ho realizzato che era un argentino. Cioè sconcerto: ma proprio uno che viene da una delle dittature più sanguinarie della storia dovevate fare papa? No, non c’entrano le responsabilità personali, che sicuramente non ce se sono (solo un imbecille può pensare che il Vaticano conceda il soglio pontrificio ad un nazista). E’ che se sei prete in quei posti lì ti tocca cedere a qualche compromesso, i puri e duri fanno presto a mettere a tacere la coscienza, ma non salvano tante vite. Perciò i puri non sono sfiorati mai da nessun sospetto, quelli che si rimboccano le maniche e si guardano intorno per vedere con chi si può parlare invece sì. Che ne sappiamo, questo Francesco potrebbe essere stato un prete con le maniche rimboccate. Neanche mezz’ora e sul web impazzava la fiera delle cazzate! Colluso, collaborazionista, complice di atroci crimini e altre fesserie. Ecquecqua! Che avevo detto?

Eppure ….. Naaaaaaaaaaaaaaa! La Chiesa è un’istituzione millenaria, lo sa che la mamma dei cretini continua a partorire da avanti Cristo. E figuriamoci se non era preparata ai fuochi di artificio della stupidità umana. Ma in Vaticano si ragiona così: “E quanto vuole durare questo delirio? Un giorno, due ….? Ma noi siamo qui da duemila anni, noi contiamo i tempi a secoli, non ad ondate di tweet. Va bene papa Francesco: è il papa del futuro”.

Perché il futuro guarda da quelle parti lì, dove ha fisso lo sguardo questo papa, nel sud del mondo, non nella vecchia Europa miope che per non scucire qualche misero euro ha massacrato il popolo greco. E se ne sta tutta serrata a difesa del suo mondo decrepito a guardare morire in mare tanta povera umanità.

No, non mi sono convertita: atea ero e atea rimango. E non mi va nemmeno che nell’assenza della politica ci si aggrappi alla Chiesa per progettare il futuro: è compito della politica, non delle guide spirituali, se no si torna al medioevo. Ma non è colpa della Chiesa se dopo l’omelia di Lampedusa siamo un po’ tutti marxisti-per-papa-Francesco.

E’ che ci piace quel pensiero lungo, quel guardare con indulgenza, ma inflessibilità alle emozioni del momento, proprio quello che mancaa certi nostri dirigenti: se fossero stati in conclave avrebbero dato uno sguardo a twitter e avrebbero fatto papa un altro. Proprio come non hanno fatto papa Marini.

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befana

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