Lucia Del Grosso

Grande è la confusione sotto il cielo ……..

SEGRETARIO E/O CANDIDATO PREMIER

giugno29

RENZI SUL MERITOIo credo di saperlo perché è meglio che il segretario del partito non sia anche il candidato premier. Mi posso sbagliare, ma almeno una serie di argomentazioni sono in grado di produrle. Non ho capito se ne hanno pure i sostenitori della tesi opposta, a meno che non si voglia far passare per argomentazione: “Perché così non fregate Renzi”. E non mi pare un capolavoro di spiegazione perché di rimando si potrebbe obiettare: “Ma perché la distinzione dei due ruoli dovrebbe avvantaggiare uno o più competitori di Renzi, che allo stato attuale non si sa nemmeno quanti sono? E in particolare chi?”

Allora per favore lasciamo perdere e cerchiamo di inquadrare razionalmente la questione.

1) Tra i tagli al finanziamento pubblico ai partiti, disaffezione alla politica, rapporto problematico tra base e dirigenza e altri guai il partito non sa che farsene di uno che si affaccia tra un consiglio dei ministri, una riunione a Bruxelles e tutte le altre incombenze che gli spettano e chiede: “Come va? Mi raccomando concisione che ho da fare”. Questo è un partito che va riorganizzato da centro a periferia perché sia veramente la casa accogliente dei militanti e dei simpatizzanti, dove possono discutere e partecipare, sempre, dal 1° di gennaio al 31 dicembre e non solo quando ci sono le primarie. E ci vuole qualcuno che pensi a come disciplinare il traffico perché la partecipazione deve essere democratica e concludente, se no è frustrante, e perciò ha bisogno di essere strutturata.

2) Un partito mobilita le persone se ha un progetto da regalargli. E questo progetto deve grande, deve guardare un orizzonte lontano, deve disegnare lo sfondo di una società migliore. Su cose grandiose si appassionano uomini e donne, non sulla mozione in Parlamento o sull’emendamento alla legge. Nel percorso di questo grande progetto c’è anche l’azione di governo, ma quello che un partito deve rappresentare non è solo un programma di governo, è un’idea di società. Nel governo il partito farà quello che può, nella migliore tradizione riformista, ma deve tenere vivo il sogno della città futura e segnare i passi che ci devono portare lì vicino. E quindi nei circoli, come nelle direzioni nazionali si discuterà sicuramente di piani regolatori come di IMU, di cose con la lettera minuscola, ma dovrà discutersi anche di cose con la lettera maiuscola, quelle che non si vedono con la razionalità dell’azione di governo, ma con la passione del cuore, che guarda più lontano. Capito perché il segretario di partito e il candidato premier hanno sguardi diversi?

3) Questa confusione tra partito e istituzioni è aberrante. E’ un equivoco generato dall’idea assurda che la società non è conflittuale, basta solo governarla bene. Nossignore! Nella società c’è chi ha poco e vuole di più e chi ha molto e vuole ancora di più. Perciò ci sono i partiti che rappresentano chi gli uni, chi gli altri. Nessun partito può rappresentare tutti, se no non rappresenta nessuno. Il governo invece deve governare tutto il Paese e per farlo deve cercare di mediare questi conflitti. Il segretario di partito deve lavorare per organizzare la rappresentanza di alcuni pezzi di società, non tutti, che nel nostro caso hanno bisogno di avere la voce più forte possibile, perchè sono i ceti più deboli. Il candidato premier invece dovrà colloquiare anche con i poteri forti. Quindi la dialettica tra le due figure di segretario di partito e candidato premier non può essere elusa facendole coincidere, se no si indebolisce la funzione del partito di rappresentanza degli interessi dei pezzi di società che guardano a noi con speranza.

4) Considerazione terra terra, come si dice dalle mie parti. A qualcuno piace la legge elettorale dei sindaci perché garantirebbe governabilità. Non gode delle mie preferenze, sia chiaro, ma ammesso e non concesso che per l’elezione del Parlamento si ricalcasse quello schema, vi risulta che il candidato sindaco è il segretario del circolo?

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IL PAESE PIU’ PAZZO DEL MONDO

giugno24

Presentazione candidati e politiche PD per lo sportLa Ministra per le Pari Opportunità Josefa Idem, condannata a 7 anni di reclusione e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici per concussione e sfruttamento della prostituzione minorile, si è finalmente dimessa.

In un Paese normale il suo sarebbe ritenuto un atto dovuto: oltretutto ha più procedimenti penali che capelli in testa e addirittura una condanna in appello. Ma non in Italia: il PD ha fatto spudoratamente quadrato intorno a questa pregiudicata arrivando perfino ad inscenare un’ignobile manifestazione di parlamentari davanti al tribunale, dopo aver approvato un intero codice di leggi ad personam per sottrarla alla giustizia. La condanna segue di pochi giorni l’altra tranvata della sentenza della Consulta sul mancato riconoscimento per legittimo impedimento a cui ripetutamente ricorreva per far slittare le udienze.

Per non parlare del discredito internazionale in cui sprofondava il Paese facendo le corna ai capi di Stato nelle foto ufficiali, addormentandosi in mondovisione rincoglionita dai bunga bunga, facendo negli incontri internazionali più ridicolaggini dell’intera carriera cinematografica di Stanlio e Olio e riempiendo tutte le Istituzioni di Olgettine.

Mi pare che ce ne sia abbastanza per le dimissioni.

Non vorrei però che sull’onda giustizialista si costringesse anche Berlusconi a dimettersi. La sua posizione non è minimamente comparabile. In confronto a quello che ha combinato la Idem è burlesque!

NON CI PROVATE!

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ABIURO, MALEDICO E DETESTO

giugno19

PROCESSO GAMBAROMi si potrebbe obiettare che è un’esagerazione spropositata ripescare il precedente storico di Galilei a proposito della vicenda Gambaro. E infatti scappa da ridere pure a me ad accostare il tragico destino di uno dei fondatori del pensiero moderno all’ignobile farsa che ha visto protagonista una senatrice della quale nessuno avrebbe mai sentito parlare se non fosse capitata nell’occhio del ciclone della rete. Però quelle parole pronunciate con incredibile disinvoltura da un’altra parlamentare, “Chieda perdono a Grillo in streaming” erano da oscar per la comicità, ma facevano anche venire i brividi.

Perché si poteva ancora calpestare così la dignità umana quando la modernità stava ancora lottando con l’oscurantismo, poi non più. Poi sorse una nuova era e non fu concesso più a nessuno di imporre ad un essere umano di pronunciare “Abiuro, maledico e detesto” la mia opinione. Da allora a volte, forse spesso, è stato imposto, anche con la forza, a uomini e donne di cambiare opinione, ma costringere all’umiliazione pubblica diventò un’empietà, un atto blasfemo contro l’Uomo. Continuò ad essere una tentazione barbara che serpeggia nell’animo umano, ma non alberga più impunemente alla Politica, che serve proprio ad emanciparsi della primitività e a promuovere i sentimenti più nobili dell’animo umano. Che poi non sempre ci riesce è un altro paio di maniche, ma almeno ha fissato il principio.

Fino a pochi giorni fa, quando un’orda barbarica ha messo in scena una gogna in streaming, regredendo di un evo. E l’arcaicità di quella catastrofe umana prima che politica, come ha sottolineato giustamente Michele Serra, è apparso ancora più paradossale qualche ora dopo, quando Cuperlo, a Ballarò, parlando della Grecia si è richiamato proprio ai principi della dignità umana, sottolineando la colpa più grave dell’Europa nei confronti di quel Paese, che non è tanto l’avere sbagliato strategia, ma nell’avere calpestato l’orgoglio di un popolo. Cuperlo è un politico, quella senatrice che reclama l’autodafè no. Quella senatrice è gggente e si fa un vanto di portare nelle istituzioni il sentire della gggente. Ha ragione: la gogna è una pulsione del popolo e lei ha dimostrato con quella indecente richiesta che sta adempiendo con zelo al mandato grillino di aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno per farci entrare gli umori della gggente. Per questo merita una medaglia dalla Rete. Se occorreva una dimostrazione che alla Politica serve più selezione della classe dirigente, e non meno o addirittura nessuna selezione, in questi giorni la stiamo avendo: destrutturare la Politica, come teorizzano i grillini, porta dritto dritto a calpestare i più elementari principi di umanità.

E ci risiamo con la vexata quaestio: la scelta della classe dirigente di partito e nelle Istituzioni (di partito e nelle Istituzioni, ribadisco: ficchiamocelo in testa che c’è una distinzione). E ci risiamo con la retorica delle primarie e della sagra del candidato più popolare. Cioè la ggente che decide quale gggente la deve rappresentare: un po’ meno troiaio della Rete, chealmeno ci deve mettere la faccia nei gazebo, ma il criterio di selezione non cambia molto. D’accordo, avete vinto, daje con le primarie, hanno dato una scossa salutare alla Politica, hanno rotto schemi ingessati, ok, mi avete convinta, chi fiata più. Ma vediamo di non far sorgere un altro pensiero unico e guai a chi azzarda dubbi. Qualcuno si facesse venire qualche dubbio: sono i dubbi che fanno progredire, non le certezze.

Solo questo. Per il resto ci vediamo ai gazebo.

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IL CONGRESSO IN SARTORIA

giugno15

Bandiere PDI have a dream: che nel PD si torni a discutere prima ascoltando le parole e meditandoci sopra e poi guardando la faccia di chi sta parlando. Che poi è il solo modo di rispondergli guardandolo fisso negli occhi, con la fierezza di chi sta esprimendo il suo punto di vista con onestà intellettuale e non per fregarlo.

I have a dream: che si avvi la discussione sulle regole del congresso come se Cuperlo non avesse fiatato, Renzi parlasse solo degli Uffizi e circolassero documenti e tesi che non siano bibbie, ma strumenti per stimolare la riflessione.

I have a dream (e sono già tre, questo è l’ultimo, adesso mi fermo): che non ci impacchettassero le mozioni A, B e C “a monte”, ma si discutesse liberamente nei circoli sulle piattaforme elaborate dalle varie anime e con il solo scopo di elevare il livello della discussione e centrare i temi, non quello di mettersi una casacca. (che poi si è visto quanto è facile togliersela). Poi per il resto lasciatemi dire che mi riconosco nel documento “X”, ma c’è un passaggio del documento “Y” che è interessante, anche se è stato scritto dai sostenitori del candidato segretario che non ho intenzione di votare, e magari pure la tesi “Z” non è tutta da buttare. E non si dica che questo è relativismo, perché poi alla fine c’è sempre una visione differenziata dalle altre alla quale si aderisce. E’ semplicemente ascolto e valorizzazione delle differenze, che in un partito serio devono essere sempre composte evitando le lacerazioni. Ed è ricostruzione di un senso di comunità ed appartenenza che è patrimonio di tutti noi del PD: per me, “bersaniana”, il “renziano” non è un nemico: è uno che ha una sensibilità diversa dalla mia. Ma le sensibilità non sono mai date una volta per tutte, rimangono nelle linee generali, ma si arricchiscono nello scambio di opinioni: se alziamo le barricate il partito è destinato a non evolvere mai, perché rimarrà imbrigliato in schemi immutabili.

Insomma vorrei che nel parapiglia sul carattere chiuso o aperto di questo congresso, se lo si deve fare nei circoli o nei gazebo, non fisissimo per farlo in sartoria. Che è quel posto dove per farti il vestito ti prendono prima le misure. Ecco, vorrei che gli amici e compagni che incontrerò in questo percorso che non ci conduce solo ad un segretario, ma anche ad un’idea di partito, tenessero in mente che le regole devono essere giuste ed opportune, perciò sono per definizione astratte, e non devono essere cucite addosso a nessuno, se no non sono più regole, ma un doppiopetto. Che sta bene solo al tizio per il quale è stato confezionato, ma per il resto è inservibile, per cui poi si finisce per aver lasciato indeterminata la costruzione del partito.

Fatta questa premessa, mi pare sensata l’idea di scindere le due figure di segretario del partito e candidato premier. E non è neanche una questione irrilevante, ma che va ad incidere sulla qualità della nostra democrazia.

Un partito non si può immedesimare nelle istituzioni: oltre a quello di governare o fare opposizione nei luoghi di governo centrale e locali, deve anche organizzare la partecipazione di uomini e donne alla politica. E mentre nel primo caso opera nell’interesse generale, nel secondo cura gli interessi del suo blocco sociale di riferimento. E se è vero che è un paradosso che un partito stia al governo, ma che contemporaneamente gli faccia opposizione, tuttavia questo non significa che non debba mobilitare l’opinione pubblica per indirizzare l’azione di governo nella direzione voluta.

E mi pare curioso (ecco perché parlavo di qualità della democrazia) che proprio in un momento in cui si lamenta il distacco tra cittadini ed istituzioni che ci si orienti verso una figura di leader il cui ruolo è tutto racchiuso nelle istituzioni. A meno che non si voglia far esaurire la sua funzione nella società alle apparizioni televisive. Invece una democrazia più vivace richiede la mobilitazione per produrre idee sempre, anche negli intervalli tra un’elezione e l’altra, e la richiede in forma organizzata, in un partito, appunto, che ha bisogno di dell’impegno costante di un leader, e non solo tra un consiglio dei ministri e l’altro.

E’ difficile riflettere su questo senza pensare a Renzi o a Cuperlo o a chicchessia?

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