Lucia Del Grosso

Grande è la confusione sotto il cielo ……..

LA FORTUNA DELLE PAROLE

aprile24

ROMA: ASSEMBLEA NAZIONALE DEL PARTITO DEMOCRATICO CON INTERVENTO DI PIERLUIGI BERSANI E ROSY BINDIEra il 1995 e Mino Fuccillo intervistò D’Alema. Nel corso dell’intervista fu evocata la parola napoletana inciucio. Una parola sgraziata e pure usata a sproposito: in realtà significa pettegolezzo. Non si capisce perché, ma piacque. E così la lingua italiana si arricchì (?) di una parola brutta e sbagliata. Contestualmente sparì dal vocabolario una parola bella e appropriata: mediazione. Brutta storia, quando gli uomini degradano la mediazione ad inciucio. Che diceva Aristotele? Che l’uomo è un animale politico? E allora se è un animale politico deve praticare la mediazione. Per forza! Deve fare continuamente accordi. Gli animali non fanno accordi: se il leone si ritrova davanti una gazzella se la mangia e basta, non cerca di trovare una soluzione che vada bene ad entrambi. E allora più si svilisce la parola mediazione e più si regredisce alla condizione animale. Eppure gli uomini praticano la mediazione tutti i giorni: se marito e moglie decidono di tinteggiare casa e hanno preferenze diverse sulla tinta ne discutono e trovano una soluzione che accontenti tutt’e due, non è che ogni volta che si deve prendere una decisione si tirano i piatti urlando: “Io non faccio inciuci”. Perché se no dopo le pareti prima diventano nere come la Santa Casa di Loreto, poi cadranno i calcinacci, poi si vedranno i mattoni.
Ora si verifica un paradosso: l’Italia ha bisogno di un governo, senza governo si torna a votare presumibilmente con gli stessi risultati e siamo di nuovo daccapo a dover formare un governo. Credo che a quel punto gli Italiani incomincino a mordere come i doberman. Mute di Italiani in giro per l’Italia a sbranare chiunque rappresenti le Istutuzioni. Per 50 giorni Bersani ha proposto ai grillini un accordo. I grillini hanno risposto che loro non fanno inciuci. Non fatemi dire in quale stadio di umanità colloco quelli che confondono gli accordi con gli inciuci. Poi è successo quello che è successo. I 101, ecc. ecc. “No, Marini non lo votiamo, è un inciucio” (ancora). “La nostra base non capirebbe, ci ha votato con il preciso mandato di non fare inciuci” (aridaje). “Perché non votiamo Rodotà?” A me non frega niente se vi accordavate su Rodotà o Marini, l’importante è che trovavate un accordo. I nostri Padri Costituenti non intendevano che il Presidente della Repubblica lo dovesse eleggere la base dei partiti, altrimenti lo scrivevano. Hanno invece inteso che il Capo dello Stato venisse individuato attraverso una mediazione “alta”, perciò ci vuole quel quorum per eleggerlo. Ma la mediazione “alta” non emerge dai capannelli che si fanno intorno ai parlamentari quando vanno per strada o dai tweet. Emerge dal confronto nei e tra i gruppi parlamentari. I quali signori parlamentari la devono ricercare con impegno e serietà, non votando e poi svincolandosi dal risultato del voto e facendo ognuno di testa propria.
Ora, dopo tutto quello che è successo per non aver voluto e saputo ricercare una mediazione abbiamo Letta incaricato di formare un governo. E sento ancora alcuni, non paghi della catastrofe che è successa a causa della retorica dell’inciucio, perseverare cocciutamente nell’intransigenza dei duri e puri. “Abbiamo assicurato ai nostri elettori
che non facevamo inciuci” (non ne posso più). Grazie! Se vincevamo facevamo il governo senza dover fare inciuci né con i grillini (pure quello è un inciucio, eh!), né con il centrodestra! E comunque gli abbiamo detto pure che sulle riforme istituzionali avremmo ricercato la massima condivisione possibile. Ma siccome non abbiamo neanche vinto, mi pare, cari parlamentari, che possiate anche prendervi il disturbo di spiegare agli elettori e alla base che con la tatanella dell’inciucio non si fanno molti passi in avanti. E gli elettori e la base, insieme ai parlamentari, sarebbe ora che capissero che invece di strillare quella fottutissima parola infantile dovrebbero sostenere il PD nello spuntare la mediazione più favorevole possibile, consapevoli che l’esito dell’accordo dipende dai rapporti di forza: un partito debole e impaurito dall’inciucio (damnatio memoriae a chi ha inventato questa parola) subisce le condizioni, non le impone!
P.S. In napoletano accordo non si dice ‘nciucio. Si dice ‘nciarmo. La rovina d’Italia determinata da una parola brutta e pure sbagliata.

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UN ABBRACCIO, SEGRETARIO

aprile20

PIANTO DI BERSANIIo sogno sempre, ma quando sono nervosa sogno di più. E stanotte ho sognato tanto e brutto. Ho sognato che ero in Parlamento e si doveva fare una votazione importante, ma nessuno nessuno sapeva come si contavano i voti, c’era chi diceva che quelli che erano usciti dovevano essere considerati voti contrari, chi cercava su Google, poi tutto si è fatto confuso e ad un certo punto uno ha detto che sentiva odore di monossido di carbonio, ma un altro gli ha risposto “Zitto, scemo, il monossido di carbonio non si sente”. Insomma il casino dei sogni. E mi sono svegliata e ho pensato a te, Segretario. Che hai trovato un partito marmellata e hai provato a renderlo più solido. Contro quelli che si ostinavano a volerlo liquido perché il partito liquido è un casino e dove c’è il casino lo scontro è tra personalismi, non tra idee. Le idee hanno bisogno di luoghi dove essere discusse e vagliate, devono produrre decisioni con precise assunzioni di responsabilità, hanno bisogno di un partito solido. Ci vogliono anni per riportare un partito da liquido a solido. Hai avuto poco tempo, Segretario, Roma non è stata fatta in un giorno. Ora danno la colpa a te di questa catastrofe. Si sa che nei processi sommari si cerca l’errore (avere ricercato l’intesa sul Quirinale col Cavaliere, avere proposto Marini, Prodi, Napolitano ….)  senza considerare le cause di fondo che hanno prodotto quell’esito. Comodo. Mi domando cosa avrebbe fatto uno qualsiasi di noi, che ora smadonniamo sul web o nei circoli, al tuo posto. Stretto nella tenaglia di Grillo e Berlusconi e con un partito colabrodo. E con due gruppi parlamentari che te li raccomando: gente che decide come votare non discutendo nelle sedi opportune in modo che ne esce fuori un percorso razionale, ma inseguendo i tweet. Chi glielo spiega a questi che essere classe dirigente significa legarsi ad un palo come Ulisse e tirare dritto nella direzione giusta senza lasciarsi sedurre dal canto delle sirene? Perché le sirene del web pongono domande, non danno risposte e se le segui vai a schiantarti tu e ti tiri appresso pure il Paese. No, questi sono i parlamentari del partito liquido, si devono tenere buona la gente, è la loro unica legittimazione. Per cui se un giorno incontrano per strada i fans di Prodi votano Prodi, se capitano in un capannello di adoratori di Rodotà votano Rodotà. Non sono parlamentari, sono portavoce. Portavoce dell’onda emotiva del momento, che domani cambierà. I parlamentari ascoltano, razionalizzano quello che ascoltano, si confrontano nelle sedi opportune e ricercano una sintesi. E poi si prendono il disturbo di spiegare alla gente perché la decisione è stata quella e non un’altra.

Caro Segretario, può essere che nei margini stretti in cui ti sei trovato, beh, insomma …… Ma la tua sconfitta viene da lontano, viene da quel marcio che hai tentato di sanare. Paradossalmente la tua sconfitta è la conferma che avevi ragione tu: non si va da nessuna parte con un partito senza ossa. E il Paese non va da nessuna parte senza partiti con le ossa: ti ritrovi un Parlamento non molto più serio di quello del mio sogno.

E ho provato tanta rabbia nel vedere la tua foto dove piangevi. Sta pagando per tutti l’unico che aveva ragione. Dovrebbero piangere quei 101 al pensiero di quello che hanno combinato.

Un abbraccio, Segretario, mio Segretario.

 

 

 

 

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CI VUOLE DIGNITA’

aprile14

BERSANI PRIMARIE“Ci vuole dignità” ha detto uno di “noi”, non uno di “loro”, a Bersani. E io gli vorrei chiedere che cosa c’è di dignitoso non nella condotta di Bersani, ma in questa situazione:

1) la ggente vuole dare un segnale alla classe politica impresentabile, inconcludente, immorale, ecc. ecc. e poi manda in Parlamento certi tipi che non sanno gestire con “dignità” nemmeno un furto di portafoglio;

2) sempre la ggente regala un fracchio di voti ad un movimento che contribuisca a dare all’Italia un governo “dignitoso” di cambiamento e il movimento una volta incassati i voti fa sapere agli elettori che se intendevano questo hanno sbagliato a votarlo;

3) la ggente non si capisce bene cosa ha votato eccetto che non vuole un governo pastrocchio PD-PDL-Monti e poi si chiede a Bersani che faccia con “dignità” un governo pastrocchio PD-PDL-Monti;

4) quelli che richiamano alla “dignità” di un governo con Brunetta e Gasparri sono gli stessi che inorridivano ad un “indegno” accordo con i moderati;

5) un tizio compra la “dignità” dei parlamentari che gli servono per far cadere il governo Prodi e poi con “dignità” frigna che se Prodi viene eletto al Quirinale lui se ne va dall’Italia;

6) sempre lo stesso tizio mercanteggia con “dignità” l’appoggio al governo Bersani con l’elezione del Presidente della Repubblica;

7) ad un tizio viene fatta la mezza promessa che sarà mandato a Roma a fare il Grande Elettore, però l’operazione non si quaglia e allora il tizio piagnucola con “dignità” chesono arrivate le telefonate da Roma;

8) si deve eleggere la massima carica dello Stato e un movimento con un certo peso in Parlamento ritarda di proporre nomi in attesa del responso di una “dignitosissima” votazione on line su una piattaforma informatica che ha più porte aperte del Colosseo;

9) tutta questa fiera della “dignità” nel giro di pochi giorni, ma tutto fa prevedere un’escalation nelle prossime settimane;.

E poi è Bersani che deve avere “dignità”.

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IL PRECEDENTE DEL ’76

aprile10

BERSANI SANTO Sì, certo, la differenza tra la crisi di ingovernabilità attuale e quella del ’76 è che allora il partito che doveva formare il governo era la DC e chi doveva essere responsabile era il PCI, mentre adesso chi dovrebbe governare è il PD. E anche che il PCI di Berlinguer era responsabile, mentre il PDL di Berlusconi e il Movimento 5 Stelle di Grillo non lo sono. E pure che Berlusconi non è Moro, ma neanche un pelo di Moro. Tutto vero. Ma se chiedete a me di fare una sintesi la differenza è che allora stavamo vivendo giorni tragici mentre adesso pare di stare all’asilo Mariuccia. Allora non c’erano né Facebook, né Twitter non soltanto perché non ancora li avevano inventati, ma perché non avevamo battute goliardiche da fare sulla dignità di quella classe dirigente, adesso ci informiamo di politica “pe divertisse” come si dice a Roma.
Allora a nessuno sarebbe venuto in mente di occupare il Parlamento per leggere la Costituzione tra amici. A nessuno sarebbe passato neanche per l’anticamera del cervello di spararla lì, come se niente fosse, che i Rom votano solo dietro compenso di 10 euro, senza prevedere di buscarsi una denuncia. A nessuno sarebbe venuta la tentazione di addebitare una trombatura a non meglio identificate telefonate da Roma.
Ma ce n’è pure per la ggente, eh! Allora nessun barista, elettricista, casalinga o infermiere avrebbe messo in discussione che siccome il Presidente della Repubblica rappresenta l’unità nazionale e non una parte sì e una parte no, perciò dialogare per eleggere un capo dello Stato che abbia la massima condivisione possibile non è inciucio: è applicare pari pari la Costituzione, né più, né meno. Oggi, nell’asilo Mariuccia, ricercare un’intesa per un Presidente super partes pare il massimo dell’opacità dell’Apparato. Allora nessun commercialista, parrucchiere, cuoco o idraulico ignorava la differente dialettica che richiedono l’elezione del Presidente della Repubblica e la formazione di un governo, per cui è sensato dire no a governissimi e ad altri pastrocchi governativi, ma sì al confronto per il successore di Napolitano.
Allora c’era Berlinguer attorniato da una classe dirigente seria e sostenuto da un popolo consapevole. Ora c’è Bersani che deve portare pazienza con i telefonofobici e gli inciuciofobici.

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befana

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