Lucia Del Grosso

Grande è la confusione sotto il cielo ……..

LE MIE CANDIDATE

dicembre26

Vorrei dare il mio sostegno a cinque donne che si candidano alle primarie. Si chiamano Bruna Dini, Elena Belletti, Gessica Allegni, Francesca Ciafardini e Gianna Di Crescenzo. Non sono né “scese”, né “salite” in politica: ci stavano già. Anzi, mi viene quasi la voglia di chiedere loro che, in caso di elezione, si facciano promotrici di una legge che preveda pene severissime per chi usa questa orribile metafora: la politica non è la scalinata di un condominio, perciò si sbaglia sia chi dice di scenderci perché pensa che la si faccia negli scantinati, sia chi dice di salirci perché crede che la si faccia in attici dorati. No, la politica non è né quella cosa che si fa con ribrezzo perché è sporca, ma qualcuno la deve pur fare (per salvare l’Italia dai comunisti, come dice Berlusconi), né quella roba algida che fanno i professoroni nei palazzi (cioè un’arida questione di quadratura di conti). Nossignore, la politica è quella cosa che si fa guardando in cielo per avere la guida dei valori e dei buoni pricipi, per terra per vedere le miserie da rimuovere, e negli occhi della gente per capire che cosa vuole.

E quindi ci vuole cuore e passione, ma anche esperienza ed intelligenza. Perciò ho scelto di sostenere Bruna, Elena, Gessica, Francesca e Gianna. Perché è vero che è la prima volta che si candidano al Parlamento, ma non sono nemmeno le belle addormentate che all’improvviso si risvegliano e si incuriosiscono della politica.  Bruna Dini in Versilia era all’Unione Industriali prima di entrare nel PD e conosce i bisogni delle imprese; Elena Belletti  a Monterotondo (Roma) è nella sanità e anche lei la sa lunga; Gianna Di Crescenzo a Guardiagrele (Chieti)  lavora nella scuola ed è consigliere comunale; Gessica Allegni a Forlì è consigliere provinciale; Francesca Ciafardini a Pescara ha una lunga militanza nel PD. Le conosco tutte e hanno tutte quel mix che è essenziale per fare bene nelle istituzioni: amore e sapienza. Perché nella politica ci si mette il cuore e questo le donne lo sanno fare più degli uomini: avere cura delle persone e delle cose è il nostro forte, conosciamo lo spirito di sacrificio più dei signori uomini.  Ma non basta metterci il cuore, bisogna farla con il cervello. Perché fare politica nelle istituzioni, per di più in quell’alta istituzione che è il Parlamento, significa disegnare lo spazio vitale della cominità e non è roba da dilettanti: è un onore ed un onere che va conquistato con impegno e dedizione gradino per gradino. E tutte e cinque le mie amiche questa gavetta l’hanno fatta, non sono candidate inventate all’ultimo momento, conoscono le fatiche della politica, non getteranno la spugna alla prima difficoltà.

In bocca al lupo, amiche mie. So che siete pronte per questo impegno.

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CIAO COMPAGNO FAUSTO

dicembre25

Lo so: oggi i panettoni, i torroni, lo spumante …… Ma tu te ne sei andato stanotte e ora il Natale non luccica per me. Poi andrò da mia madre e trascorrerò anche questo Natale come tutti gli altri, mi dovrà passare per forza. E berrò un bicchiere tua memoria. La tua ultima telefonata: “Lucia, ho avuto una bellissima vita”. Tu mi parlavi con un filo di voce e io pensavo che molti secoli fa Plotino scriveva che i giusti sono come scultori che giorno per giorno lavorano la pietra grezza per farne una statua: non importa quanto ci impiegano, la vita può essere breve o lunga, l’importante è l’opera che ne viene fuori. Puoi vivere cent’anni e fare uno sgorbio, puoi morire giovane eppure ti è bastato il tempo per creare una meraviglia.  Dipende dai colpi che hai saputo dare alla pietra, se l’hai maltrattata o rifinita con sapienza e amore.

E Elisabetta che ti veniva a trovare ti parlava di noi, di quanto ci mancavi e ci raccontava che anche nell’agonia parlavi del mondo, del partito, degli amici e dei tuoi affetti, non stavi chiuso nel tuo dolore. E ti ti immaginavo che stavi ancora dando colpi alla tua statua per rifinirla, avevi deciso che doveva essere perfetta e per dio così doveva essere!

Dice Elisabetta che ti diceva di noi e sorridevi e io mi chiedevo come si fa a sorridere in punto di morte, è pazzesco. E invece tu ce l’avevi un motivo per sorridere: si vede che rimiravi il tuo capolavoro.

Ciao, compagno Fausto Minisini: l’hai fatta la tua statua. Ed è bellissima. Ora tocca a noi conservarla nei nostri cuori.

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E IL POPOLO VOTO’ BARABBA

dicembre21

Ve lo ricordate quel bell’esperimento di democrazia diretta citato anche da Benigni, quello di Ponzio Pilato?

“Chi volete libero? Gesù o Barabba?”

“Barabbaaaaaaaaaaaaaaaaaa”

“(Ma saranno mica scemi? Forse dipende dall’acustica che non è buona) Ripeto: chi volete libero? Gesù, che non ha mai ucciso nessuno, che predica l’amore e la pace e fa i miracoli o Barabba, di cui facciamo prima a dire quello che non ha fatto? Pensateci bene!”

“Barabbaaaaaaaaaaaaaaaaa”

Non erano scemi, erano il popolo. Sissignore, il popolo tanto mitizzato, il popolo innocente contrapposto, povera stella, ai politici corrotti.

Il popolo tanto innocente che quando un dittatore non se la sente di metterci la faccia su una porcata la fa reclamare dal popolo, lo chiama sotto le sue finestre o su una pagina FB, lo rimbambisce e gli fa sporcare le mani. Lui poi se le lava.

Succedeva allora come oggi, stesso schema: al Consiglio di Zona 3 di Milano la ponzia pilata Patrizia Bedori ha votato contro la decisione di investire 3 mila euro del bilancio per iniziative commemorative del Giorno della Memoria dedicato alle vittime del fascismo e del nazismo.

Non perché non fosse d’accordo: anche a lei faceva un po’ schifo votare contro. Ma come da prassi 5 Stelle ha sottoposto la sua decisione al gruppo Facebook di cui è portavoce e i commenti sono stati: «Perché dare soldi solo agli ebrei?”, «Sono soldi pubblici, non è giusto sprecarli così» e altre perle.

Un responso inequivocabile. Per il popolo può accadere anche che domani mattina uno psicopatico si affaccia su un balcone web e strilla come un dannato che gli sporchi ebrei banchieri stanno affamando il popolo e perciò non è tanto male l’idea di ridurli in cenere: “Grandioso!” dirà il popolo credendo di non assumersi la responsabilità morale di futuri scempi. Poi non è che veramente vuole i forni crematori, pensava solo di protestare, mica di avviare una carneficina. Ma il rapporto popolo-dittatore è come il rimbalzo di una immagine tra due specchi che si riflette all’infinito. Il dittatore la butta lì, il popolo acclama, il dittatore si sente legittimato, monta l’apparato di sterminio, il popolo gira la testa dall’altra parte e ….. la fine del film l’abbiamo già vista.

Bah! Forse non ci saranno altre camere a gas. Ma un bel po’ di barbarie sì se non smontiamo in tempo questo circuito populista pseudodemocratico. Contrario alla nostra bella Carta che dice sì che la sovranità appartiene al popolo, ma che è esercitata “nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Quindi senza sbrigliare l’irrazionale che si agita tra la folla e spesso prende il sopravvento. Senza legittimare l’arruffapopolo che fa legittimare le porcate di cui non si vuole assumere la responsabilità dalla massa.

A Natale regaliamo una saponetta alla consigliera grillina del Consiglio di Zona 3 di Milano, ha le mani un po’ sporche.

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IL CENTRO E I CATTOLICI

dicembre17

Sostiene Olivero (per chi non lo sapesse è il presidente delle Acli. Credo che la precisazione non sia inutile perché il panorama di questi giorni è affollato di figure che non hanno mai brillato per protagonismo): “C’è una parte amplissima di elettori che non si sente rappresentata.  Un sondaggio recente rivela che i cattolici praticanti oggi sono più propensi all’astensione degli altri cittadini. E’ un dato gravissimo ed è il segno di un vuoto che va colmato. Perciò non parliamo di generico centrismo, ma di una forza ostinatamente riformista al servizio del Paese”. Mi ricordo che quando partecipavo ai collettivi studenteschi al Liceo un mio professore di sinistra ci diceva: “Quando non sapete come  concludere un intervento in assemblea inventatevi una statistica: non vi preoccupate, non vi contesterà nessuno” Adesso avrebbe detto : “Inventatevi un sondaggio” . No, perché esisterà pure questo sondaggio fatto da chissà chi e chissà come, ma siccome è bizzarro forse necessita di qualche precisazione. Per esempio: di quanto, di grazia, l’astensionismo dei cattolici praticanti supera quello dell’intera popolazione? Del 50%, del 5% o dello 0,5%? No, perché se è del 50% proseguiamo pure nell’analisi, se è dello 0,5% per favore parliamo d’altro. Ma ammesso e non concesso che la percentuale sia alta, che cosa ne deduce Olivero? Che i cattolici, dopo una lunga marcia che li ha portati ad aderire ai valori della laicità dello Stato vogliano regredire al partito confessionale? E da quando ci hanno ripensato? Da quando lui rompe le balle (in nutrita compagnia) per la discesa in campo di Monti? E sarebbe Monti la figura che incarna questo ideale politico cattolico? Scusi, Olivero, ma in cosa di inoppugnabilmente cattolico si è contraddistinta l’azione politica di Monti? Il rigore dei conti è evangelico? Passi per Casini, ma dove lo vede tutto questo fervore religioso in Montezemolo? Non potrebbe essere invece che la percentuale di astensionisti tra i cattolici praticanti (sempre ammesso e non concesso che lo scostamento sia sensibile) sale perché c’è un bel po’ di gente orfana del centrodestra? E a proposito: dove erano i valori cattolici che oggi tengono lontani dal fetore delle urne quando vinceva quel campione della fede che è Berlusconi?

Scusi, Olivero, abbiamo capito che l’idea del centrosinistra al governo non le piace proprio e di questo ce ne faremo una ragione. E comprendiamo la sua difficoltà ad individuare in quel serraglio che è oggi la destra in Italia un valido baluardo ad un governo progressista. Ma non le pare un po’ spregiudicato (e anche un tantino immorale) strumentalizzare il sentimento religioso degli Italiani per sbarrare la strada a Bersani?

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