Lucia Del Grosso

Grande è la confusione sotto il cielo ……..

E SULL’ILVA CASCA L’ASINO POPULISTA

luglio28

Prendi la questione dell’ILVA di Taranto. Gran brutto casino dove si scontrano due ragioni che se non ti spremi le meningi per ricondurle a sintesi sembrano inconciliabili: il lavoro e la salute. Prendi la questione dell’Ilva e mettila davanti al populista: la sua mente va in cortocircuito. Perché il populista si riempie la bocca a tempo pieno sia di lavoro che di salute (come di tutte le questioni che toccano i nervi scoperti del corpo sociale) e ora che gli eventi li hanno fatti emergere in termini apparentemente conflittuali casca l’asino: non sa su quale suonare il piffero. Alla fine sceglierà con il criterio dei numeri: vediamo se sono di più quelli preoccupati per il lavoro o quelli preoccupati per la salute. Fatto il conto, l’ILVA di Taranto deve chiudere: l’ha deciso il popolo. Perché lo schema del populista è binario come quello dei computer: Si’/NO. Vede di fronte a sè solo due estremi senza sfumature intermedie, cioè l’ambientalismo ad oltranza o la difesa del posto di lavoro senza se e senza ma, chiudendo le serrande a proposte di qualunque tipo. La sua concezione del governo dei conflitti (e quindi della democrazia, che è essenzialmente conflitto) è a somma zero: la maggioranza vince tutto, la minoranza perde tutto. Perciò daje a strillare “Bastaaaaaaaaaaa! Il mostro deve chiudereeeeeeeeee! Vergognaaaaaaaaaaaaaa!” così gli ambientalisti sono completamente soddisfatti, chissenefrega delle dodicimila famiglie sul lastrico. E’ la democrazia populista, bellezza. L’approccio del riformista è l’opposto: vede di fronte a sè un problema complesso che deve essere risolto facendo in modo che tutti guadagnino qualcosa: ne guadagni la salute, ma anche il lavoro. Perché il riformista sa che la salute e l’ambiente sono beni irrinunciabili, ma non si può mettere in ginocchio un territorio e spargere disperazione sociale. Perché l’occhio del riformista abbraccia sia l’emergenza, sia il futuro e perciò sa che voler fare di quel territorio un giardino immacolato non tiene conto che la chiusura dell’ILVA lascia comunque tanta bruttezza e che occorrono risorse per bonificarla: con quale sviluppo se la logica è quella del colpo di spugna? Perché il riformista sa che la prima cosa da preservare in un territorio è la coesione e allora deciderà in modo da comporre e non acuire i conflitti, perché tagliare la testa al toro può lasciare scie di rancori che prima o poi riemergeranno più potenti ed esploderanno, ci puoi mettere la mano sul fuoco. Perché il riformista non è un robot e sa che la soluzione la stragrande maggioranza delle volte non è tra un SI’ e un NO e si ingegna a ribaltare il problema per liberarsi da quella secca alternativa. Il populista invece è daltonico, vede solo bianco e nero in una realtà che invece è tutta dipinta di colori pasticciati. E questi colori l’accecano: grande Di Pietro che vuole conoscere la verità sulle stragi dalle telefonate del “depistatore” D’Ambrosio! Ma se un’altra grande come la Boccassini si mette a difendere l’integrità del passato a miglior vita poi i conti non ritornano più. E l’asino populista si ritrova come l’asino di Buridano che non sa che greppia scegliere. E allora raglia.

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SIAMO LA GENTE (alias senatore LAURO) LA KASTA CI TEMONO

luglio25

Stamattina finalmente ho colmato una mia lacuna sociologica e ho capito chi è “LA GENTE”. Quella che ti fa tracimare la home di FB di “LA GENTE NON NE POSSONO PIU DELLA KASTA”, “BANKE AFAMATORI DI GENTE”, “VOGLIAMO ABBOLIRE LE AUTO BLU” e che non ho capito mai dove si nasconde di giorno, dove si va ad imboscare negli uffici, nelle fabbriche, al supermercato e negli altri luoghi pubblici. Dove invece vedi la GENTE fare cose normali, tipo scrivere usando le C e entrare in banca per prelevare e versare. Qualche volta pure fare la fila davanti la porta del politico e non per insultarlo.

Ma stamattina la GENTE si è tradita e si è fatta scoprire. Perché stamattina la GENTE si è scatenata in modalità 2.0 sulle tredicesime (“LA KASTA CI VOLIONO TOGLERE LE TREDICESIME VERGONIA FATE GIRARE”) dopo che il senatore Raffaele Lauro del Pdl, membro della commissione Finanze, ha fatto un comunicato al “Velino”, chiedendo se per caso Bersani e Monti avessero parlato di questo argomento. E così abbiamo nome, cognome, indirizzo e codice fiscale della GENTE. Che però è anche la KASTA. Appena la GENTE se ne accorge (ma è difficile perché la notizia del comunicato di Raffaele Lauro è più lunga di tre righe ed è scritta senza K) entra in confusione, perché se ABBOLISCONO LA KASTA poi chi gliele passa più queste preziose dritte? Quindi non c’è speranza che la GENTE abbassi almeno la frequenza di spam dello slogan “A VOI DE LA KASTA LA GENTE NON VI CREDONO PIU”: le destre si fanno credere ciecamente. Sono allo sbando, si devono inventare riforme costituzionali che non vedranno mai la luce per dare prova della loro esistenza, meno male che possono passare dietro un paravento come Fregoli e travestirsi da GENTE. Che contiuerà a credere di essere un corpo solo, un formidabile organismo unicellulare,  milioni di menti fuse in una sola volontà che fluisce da una testa all’altra mantenendosi inalterata. Perciò può essere gridata sempre uguale. Mai venisse il sospetto alla GENTE che invece questa volontà scende dall’alto e si conserva senza subire mutazioni perché quando va a trasfondersi nelle teste incontra il vuoto. Mai venisse il sospetto alla GENTE che dietro c’è sempre uno. Perché almeno uno c’è sempre, come ha scoperto amaramente Polifemo. Chi mi ha accecato? Nessuno. Non era vero: quel Nessuno era Ulisse.

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I ROBOT DI GRILLO

luglio21

Il dibattito che impazza sul web e pure sulla carta stampata (che non ha nulla da invidiare al web come serietà della discussione) è dei 600.000 e rotti followers di Grillo su Twitter circa la metà pare siano falsi. Cioè non corresponderebbero a nessuno della cosiddetta “ggente” che è precaria, cassintegrata, disoccupata, paga l’IMU, fa il pieno della benzina e perciò vuole “abbolire la kasta”, ma sarebbero praticamente programmi che simulano il comportamento umano. Insomma robot. Che, non essendo né precari, né cassintegrati, né disoccupati, né soggetti ad IMU, né li ho mai visti fare benzina, o sono contro la “kasta” perché dotati di un alto grado di empatia  o perché li manovra qualcuno. La seconda che ho detto, ritengo. Le truppe cammellate vere e/o false grilline si incazzano (anche i robot hanno un cuore) e replicano: 1) quello che ha fatto la ricerca lavora per Berlusconi (questa risposta è un prodotto umano, i robot sono logici e quindi sanno che le tesi vanno contestate nel merito, non perché l’autore è antipatico); 2) tutti i profili hanno i BOT (si chiamano così gli account “non umani) e quindi Grillo che ci può fare se li attira come il miele? (Niente, salvo non parlare del “popolo della rete”, sui cui sentimenti è lecito a questo punto, ma lo era anche prima, nutrire qualche dubbio; 3) Calzolari, l’autore della ricerca, si è limitato ad usare un algoritmo che individua, in base ad una serie di criteri, quei profili che sembrano “non umani”, ma non ha poi verificato se effettivamente non lo sono: bisognava telefonargli (se rispondeva un robot si riattaccava); 4) Siete tutti morti (anche questa risposta è umana: in Blade Runner i robot si preoccupavano di quando dovevano morire loro).

Obiezioni 2) e 3): si tratta di un combinato disposto mediante il quale il M5Stelle si autoinfligge una potente martellata sui coglioni: quindi è vero che la rete è piena di BOT? E vero pure che è piena di gente che pensa come i robot? Azz! Quindi l’ideona di Grillo sarebbe quella di consegnare il potere di decidere tutti gli aspetti della convivenza civile alla rete democratica, cioè ad una strampalata agorà di robot e di individui massificati che hanno la stessa autonomia di giudizio degli automi? E questa “roba” dovrebbe decidere di questioni che hanno ricadute anche su di meeeeeeeeeeeeeeeeeee?????? Domanda (vediamo se mi risponde prima un robot o un umano con i neuroni collegati ad un robot): vi rendete conto che l’esito di questo processo coincide con il peggiore incubo di Tocqueville, ossia un regime di massa che pratica l’appiattimento delle coscienze, il conformismo più ottuso e l’incapacità di esprimere valori qualificanti per la società? Siete coscienti (i robot sono esonerati dalla risposta) che il paradosso di Tocqueville fu risolto dai partiti, che sono quelle robe che riunisce gente in luoghi in cui si può guardare in faccia, con conseguente assunzione di responsabilità per le fesserie che dice (se ne dicono anche lì) e quindi spronata a mettere in moto il cervello per elaborare pensiero coerente e sistemi valoriali in OPPOSIZIONE a quelli prodotti dagli altri partiti, garantendo così il PLURALISMO e impedendo il formarsi di un’opinione pubblica omogenea e massificata?

Non vi scomodate, la so già la risposta, è programmata: siete tutti morti!!!!!!!!!!!!!!!

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DISCUTERE DELLE PICCHE D’ANGELO (a proposito delle unioni civili tra omosessuali)

luglio16

Dalle mie parti quando si vuole significare che si sta discutendo di questioni di lana caprina si dice che si sta discutendo di “picche d’angelo”. Letteralmente significa che si sta discutendo di un “organo” che pare gli angeli non abbiano. Solo che da sempre nel mondo, fateci caso, le dispute più acri e rancorose avvengono proprio su quell’organo inesistente. Infatti siccome non è reale, ma è un mito, la discussione prende subito una deriva irrazionale, scivola nella china sdrucciolevole dell’animosità, nessuno vuole più sentire le ragioni dell’altro e volano gli schiaffi. A volte sfocia nel ridicolo e allora volano le torte in faccia.

E proprio questa brutta piega ha preso la questione delle unioni civili tra omosessuali. L’assemblea nazionale del PD ha approvato a larghissima maggioranza un documento che accoglieva il seguente principio: “…..l’unione omosessuale, intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso, cui spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone – nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge – il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri» . Che significa? Che il PD si impegna per una legislazione sulle coppie omosessuali che ne garantisca la piena dignità. Il documento si ferma qui, non indica il modello a cui ci si ispirerà per ottenere questo risultato che, ripeto, è il pieno riconoscimento giuridico delle unioni tra omosessuali. Non dice se è il matrimonio o il Civil Partnership che è in vigore in Inghilterra, che è una roba che si avvicina al matrimonio, ma non è proprio la stessa cosa. Il documento è molto esplicito sul sacrosanto diritto degli omosessuali di vivere le loro unioni non nel limbo, ma con pieno riconoscimento giuridico: dov’è la materia del contendere? La forma che assumerà questo diritto è invece un altro livello di discussione, che non va confuso con il primo, a pena di azzuffarsi, appunto, sulla fisiologia riproduttiva degli angeli. Il modello a cui ispirarsi per dare corpo a questo diritto è invece materia più profonda, su cui è opportuno riflettere alla luce non solo delle varie sensibilità presenti all’interno del PD, ma anche sul piano della fattibilità.

Io per esempio sono a favore del matrimonio, ma non pretendo che la mia posizione prevalga, solo perché ho deciso da sola che è giusta e sacrosanta, se la maggioranza del partito è di diverso avviso. Se sto in un partito è perché ho deciso di comporre la mia volontà con quella degli altri: è l’unico modo che conosco di aderire in un partito, altrimenti ognuno si farebbe un partito per conto suo. E vorrei che si valutassero anche i passi giusti per affermare il diritto di cui parliamo: tra i costituzionalisti c’è dibattito sulla costituzionalità del matrimonio tra omosessuali, c’è chi è a favore e chi è contro, ce n’è abbastanza per paventare il rischio che si approvi una merivigliosa legge che però poi venga dichiarata incostituzionale. Non è detto che succeda, ma vorrei che ci si andasse cauti: poi chi glielo spiega agli omosessuali che abbiamo toppato? E’ pretendere troppo  che una materia così complessa non venga decisa con un documento presentato negli ultimi cinque minuti di assemblea, ma aprendo un ampio dibattito tra gli iscritti? Dpo che avremo finito di discutere di “picche” d’angelo, beninteso.

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