Lucia Del Grosso

Grande è la confusione sotto il cielo ……..

I SINISTRI DI SINISTRA

giugno30

Siccome non sono sospettabile di simpatie nei confronti della Binetti mi crederete, spero, se scrivo che l’attacco che ha subito in questi giorni sul web è una delle operazioni più squallide di cui ho memoria. Eppure ne ho viste tante di nefandezze in giro.

Mi riferisco alle dichiarazioni della Binetti sulla necessità del martirio dei bimbi, insomma quella roba lì che ai bambini non si deve fare la terapiadel dolore perché pure loro devono portare la croce. Inventata di sana pianta. In realtà la Binetti è sostenitrice della convinzione esattamente opposta: bisogna fare di tutto per risparmiare ai bimbi il dolore. Basta andare sulla sua pagina Facebook per rendersene conto.

La Binetti non ha ceramente bisogno della mia difesa, ma trovo la vicenda troppo grave per non intervenire con qualche considerazione.

Credo non sia sfuggito che questa balla colossale è stata spammata a poche ore dell’apertura di Casini al “Patto progressisti moderati”. Quindi non si tratta solo di uno scherzo di cattivo gusto: c’è una maldestra intenzionalità dietro questo sontuoso omaggio alla stupidità umana. Mi immagino la raffinata strategia dell’ideatore di questa geniale trovata: mo’ rifilo la una bufala sul bigottismo di quelli dell’UDC così quegli scemi della base PD abboccano e parte la sollevazione contro Bersani. E mi figuro anche il suo autocompiacimento per l’ideona.

Un mio amico definisce questi tipi qui i “sinistri di sinistra” non tanto per significare la loro collocazione estrema, quanto il loro impatto devastante sulla sinistra stessa e sulla democrazia: insomma sono una calamità.

E non si rendono conto, i “sinistri di sinistra” che compiono queste belle imprese, che la sinistra non si afferma bombardando la home di Facebook di simboli e frasette estrapolate da discorsi di Che Guevara, ma eleborando pensieri compiuti la cui solidità viene vagliata dalla libera discussione. Solo che la libera discussione ha bisogno di un presupposto ineludibile, se no non funziona come metodo: il rispetto per la verità.

Fatevene una ragione, cari “sinistri di sinistra”: in democrazia non esistono idee valide “a prescindere”, vanno tutte sottoposte alla verifica del più ampio dibattito e senza prendere la scorciatoia della menzogna per avere la sicurezza che si affermino. Così agiva il fascismo: per far passare le sue parole d’ordine ricorreva alla falsità, visto che non riusciva a convincere con la forza della ragione. Perciò, se ci volete persuadere che dobbiamo respingere al mittente la proposta di Casini, vedete di trovare qualche argomento sensato, perché sparando balle ci state convincendo proprio del contrario: ci state dando la prova provata che questo Paese è diventato territorio di scorribanda di barbari incivili che ricorrono ai mezzi più abietti per averla vinta e che c’è bisogno di un vasto arco di forze democratiche per ristabilire le regole della democrazia.

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FORSE NON TUTTI RICORDANO CHE …….

giugno27

Forse non tutti ricordano che il 12 ottobre 1973 Berlinguer scrisse su Rinascita che alle sinistre non bastava il 51% per governare e perciò bisognava allargare l’alleanza ai cattolici e ad altre formazioni di orientamento democratico.

Forse nell’ottobre 1973 non tutti ricordavano che Gramsci conosceva bene il “Sovversivismo delle classi dirigenti” e che sull’Ordine Nuovo del 22 giugno 1921 avvertì che il sovversivismo non è di per sé sinonimo di rivoluzione o di rinnovamento, ma spesso è tutto il contrario: il sovversivismo delle classi subalterne si salda con quello delle classi dirigenti e dalla miscela daflagra il fascismo.

Forse non tutti riflettono oggi che il Bersani che apre alla proposta del patto tra progressisti e moderati avanzata da Casini  ha letto sia Berlinguer che Gramsci e ci ha capito che l’Italia  è un mare che cambia increspatura, ma ha sempre la stessa corrente di fondo, perché è un Paese che il suo nodio principale non lo scioglie mai: l’irresponsabilità delle classi dirigenti.

E allora forse non tutti riflettono su questa stranezza: che ogni tanto in Italia la gente si incazza e combina uno sfracello, ma qualche volta sola ha preso, altre volte ha provocato catastrofi!

Si è incazzata dopo la grande guerra e sarebbe stato meglio se se ne stava calma: per vent’anni si è dovuta sorbire un tizio che parlava da un balcone e da l’ha convinta che valeva la pena di qualche migliaia di morti per sedersi al tavolo dei vincitori.

Poi si è incazzata con quel tizio e stavolta ha fatto bene, se adesso io posso scrivere e voi mi potete leggere è merito di quell’incazzarura.

Poi si è incazzata negli anni ’70 e di nuovo l’ha pensata giusta: ha portato a casa tante conquiste civili e sindacali.

Si è incazzata di nuovo nei primi anni ’90 contro i partiti, li ha disintegrati e in nome del nuovo ha mandato al governo un altro tizio che non si affacciava al balcone, ma alla televisione e da lì l’ha convinta che andava tutto bene e che  la crisi era solo percepita.

Ora si sta di nuovo incazzando e ce l’ha un’altra volta con i politici, facile che finisce come nel ’94: piglia uno della cosiddetta società civile, lo mette al governo e tra un po’ ricomincerà a strillare contro il politico in cui magicamente si è trasformato (ma guarda!)

E forse non tutti hanno fatto quest’esercizio facile facile, provare a rispondere ad un banale indivimello: qual è quel quid che fa sì che quando la gente si incazza vince?

La risposta l’ho messa all’inizio: nelle parole di Berlinguer e di Gramsci.

La gente vince quando è così saggia da  impedire la saldatura tra moderati e destra. La Resistenza è stata una grande alleanza che ha riunito le sinistre di diverso orientamento, i cattolici e i moderati. Negli anni ’70 la classe operaia ha vinto perché è riuscita a fare sintesi di tutti gli orientamenti, dai più radicali ai più moderati, nell’unità sindacale.

Nel ’22 invece i moderati finirono in braccio al fascismo e nel ’94 in braccio al tizio populista.

Forse non tutti sono coscienti che sotto l’increspatura mutevole dei diversi contesti storici che hanno fatto da sfondo ai periodi più conflittuali della nostra storia scorre sempre la stessa corrente di fondo: una classe dirigente immatura e teppista: dove non passa, sfonda. E non si fa scrupolo di cavalcare le rabbie popolari più infuocate, anzi, più sono sovversive, antistataliste e antipolitiche e meglio è.

Forse non tutti sono coscienti che il passo compiuto da Casini è maledettamente importante per arginare il “sovversivismo delle classi dirigenti” che in Italia non muore mai perché questo Paese non si decide a fare serie riforme che smantellino gli elementi di arretratezza presenti nella società italiana sui quali sguazza la destra italiana.

Forse non tutti hanno capito che Casini non sta offrendo una semplice alleanza elettorale, ma un percorso di rinnovamento della società italiana per quietare quella maledetta corrente di fondo che periodicamente ci trascina negli abissi.

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IL PATTO PROGRESSISTI-MODERATI

giugno25

Dunque, vediamo. Diamo uno sguardo al campo dove si sta giocando la partita e vediamo se la foto di Vasto (o i pezzi che ancora rimangono, visto che ogni giorno qualcuno ne strappa un pezzettino) fotografa bene la situazione.

Non ne sono sicura perché:

1) Non è propriamente una partita quella che si sta giocando. Nelle partite, anche quelle più rissose, ci sono regole. E nelle tribune si apprezza il fair play, il bel gioco. Qui le regole sono saltate e, quel che è peggio, la curva sud apprezza le bastardate. Non è una partita, è una rissa: tra poco non si divertirà più nessuno.

2) La foto di Vasto fotografava tre tizi collocati con sfumatura diverse nel campo progressista e di sinistra e sullo sfondo un popolo accarezzato da un vento che stava cambiando. Visione ottimistica: il vento non stava cambiando, si stava agitando. Decenni di individualismo sfrenato, di antisolidarismo, di chi fa da sé fa per tre, di fora di bal, non li spazza nessun vento: stanno incisi nelle coscienze. Perciò non illudiamoci che all’improvviso gli Italiani si siano risvegliati di sinistra “al bel vento”.

3) Quindi abbiamo ancora a che fare con l’egemonia culturale che ha contrassegnato il berlusconismo. Con una differenza. Una differenza non in meglio, ma in peggio: il popolo che dava la maggioranza a Berlusconi era un popolo individualista festante, convinto che bastava darsi da fare per conquistare un posto al sole; il popolo che si è risvegliato dal sogno berlusconiano è disperato, invoca regole, ma non ancora metabolizza l’idea che ce la faremo tutti assieme, o non ce la farà nessuno.

4) E’ un popolo disorientato e lo spaesamento è refrattario ai messaggi di responsabilità. Subisce il fascino di pifferai magici che gli allontanano il calice dei sacrifici e gli fanno ascoltare le favole che vuole sentire, salvo poi condurlo in un burrone.

5) Non penseremo mica che in questa situazione così propizia per le derive di destra ci facciano vincere facile, vero? Non penseremo mica che che non si sta già scaldando i muscoli il demagogo di turno in grado di mettere insieme un bel fronte ampio per battere le sinistre, vero? E’ già pronto l’attacco a tenaglia: un “carino” liberista con l’orticaria per i partiti, ma l’aria tanto per bene da portarsi dietro moderati e cattolici al governo e Grillo a giocare il ruolo dell’opposizione. Già mi scricchiolano le ossa.

6) In questo scenario difficile, diciamo (per chi capisce la citazione) spunta un tizio che non è proprio il prototipo della limpidezza, un vecchio volpone con pochi sentimentalismi e tanta attrazione per i posti di governo, ma con una convinzione sincera ed incrollabile: che l’antipolitica è il cancro della società del terzo millennio. Fateci caso: Casini dice cose anche di destra, diciamo (e mi riscappa la citazione), ma mai populiste.

7) Quindi Casini rompe il piatto già apparecchiato. Non mi interessa perché lo fa: lo sanno lui e la sua coscienza. Può essere benissimo che lo faccia perché nel serraglio carino-liberista-antipartitico non ha spazio. Tanto meglio: vorrà dire che il suo interesse personale coincide con quello che è necessario per l’Italia e cioè allentare questa mossa a tenaglia.

8) Pretendevate che Bersani gli rispondesse: “No, grazie, vattene con le destre, io ho già l’ottimo Vendola e il delizioso Di Pietro”? Con quelli magari si vincono le elezioni, forse, ma dovrebbe essere chiaro che il compito che l’Italia ha davanti è più impegnativo e difficile: è rifondare “civilmente” il Paese, disseminare la società di valori forti perché non ricada più nella melma di quella cultura anticivica che l’ha avvelenata per decenni.

9) Dobbiamo stringere la mano che ci tende Casini con una pacca sulla spalla, aggiungi un posto a tavola, più ne siamo e meglio è? Significherebbe che non siamo meno irresponbili dei nostri avversari. Quello che propone Casini è un patto per impedire la saldature tra destra e populismo in Europa, non solo in Italia; non una fumosa dichiarazione di intenti da trasformare in alleanza elettorale, ma un percorso che deve essere delineato ed un orizzonte che deve essere disegnato. Traduzione dal politichese: i contenuti del patto devono essere stringenti e l’operazione non può consistere in: di questo però non si parla, se no io non ci sto. Se lo facciamo questo patto è per far risorgere la politica e le sue buone prassi: il che significa impegnarsi per raggiungere compromessi soddisfacenti, ma mai eludere le questioni.

10) Possiamo discutere della proposta di Casini serenamente senza scatenare risse?

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MA IN POLITICA ESISTONO I TECNICI?

giugno23

Invece di leggere il gossip sui politici che si chiedono allo specchio  “Mi faccio notare di più se mi presento alle primarie o se non mi presento?” vi consiglio il bellissimo articolo di Francesco Cundari “I costi dei tecnici, una lezione per i professori” sulla pagina de L’Unità, che invece è un articolo che parla veramente di politica. Sulla vicenda degli esodati, scrive Cundari, il governo “tecnico” ha fatto un errore “tecnico”. E nemmeno veniale, ma madorniale: ha proprio preso una tranvata pazzesca. Eh, ma attenzione: Cundari non sta dicendo che questo è un governo di asini. Trascrivo questo passaggio: “A non vedere la montagna degli esodati potevano essere solo dei professori accecati dall’ideologia politico-accademica dominante da oltre trent’anni, nelle grandi università come nei grandi giornali. È questo «fondamentalismo di mercato» che ha accecato anche tanti autorevoli opinionisti che avrebbero potuto unirsi prima a chi per tempo aveva segnalato il problema”. Perché qui sta il punto: non è che la Fornero non sa contare, è che il suo “sguardo” sulle questioni sociali non è acuto e perciò non la preavverte, non le scatta l’automatismo “Attenta che puoi scatenare una catastrofe umana”. Ha un cervello che non è che non funziona bene, è solo conformato su altre priorità: quelle dettate dal “fondamentalismo del mercato”, come dice Cundari. Ma perché, qualcuno può seriamente pensare che la mente di un tecnico sia “neutra”? Non lo è compiutamente neanche nel suo ambito di azione proprio, che è quello di “eseguire” le indicazioni della politica. Figuriamoci se può esserlo quando invade l’ambito della politica, che è sempre una questione di scelte. Che dipendono dalla parte del campo in cui ci si colloca: se dalla parte del “fondamentalismo di mercato” o della “giustizia sociale” E non lo sappiamo solo noi moderni, anche gli antichi conoscevano questo carattere della politica: Platone la chiamava “basilikè techne” per significare che era la regina delle tecniche, quella che dà gli ordini, quella che sa “cosa” si deve fare, mentre la tecnica sa “come” farlo.

E la sottovalutazione della Fornero del problema degli esodati risiede in quel “cosa” (decisione politica) si deve fare, che ha inficiato il “come” (esecuzione tecnica) farlo: nel tendere l’orecchio più alle ragioni dell’ideologia liberista che a quelle di chi le rappresentava i rischi sociali.

E quindi fa bene chi come Cundari non manca occasione di smascherare questa ipocrisia della tecnica “neutra” che corre in soccorso della politica: quelli che sanno “come” fare se sono chiamati a sedere sugli scranni della politica devono sapere “cosa” fare. Solo che quelle sono le ricette che conoscono e quelle cucinano: sono stati allevati alla scuola del pensiero unico liberista che ha egemonizzato la cultura mondiale da almeno tre decenni a questa parte e oltre non ci sanno andare. Sempre meglio del nulla che li ha preceduti, ma ridateci il più presto possibile la politica nobile: quella che quando non sa come risolvere un problema con le ricette canoniche se ne inventa altre per ribaltarlo. Quella che non si muove cauta negli scenari dati, attenta a non comprometterli: quella che ne costruisce altri. Roba da politici, non da tecnici.

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