Lucia Del Grosso

Grande è la confusione sotto il cielo ……..

WEBGUELFI E GHIBELLINI 2.0

maggio30

E alla fine le Frecce Tricolori rimarranno negli hangar, non sfileranno mezzi e cavalli e il taglio delle spese sarà di circa il 20%. Esattamente come (possiamo giurarci) era in mente di Napolitano, di Monti e di tutti ministri da ancora prima che si scatenasse la cyberguerra senza esclusione di clic tra i pro (Webguelfi) e i contro (Ghibellini 2.0). E mentre la digitalitalia si combatteva a post e tweet convenzionali e non convenzionali al governo facevano il quadro delle poche spese che si potevano tagliare, dato che la maggior parte erano già state impegnate. Infatti (ma i Ghibellini 2.0 non lo sapevano) i lavori erano già iniziati (la parata ci sarà tra qualche giorno, giuro, guardate il calendario) e quello che è fatto è fatto, le imprese vanno pagate. Alla fine il governo ha fatto esattamente quello che ha chiesto Napolitano, cioè di non fare un’americanata, dato che ci sono state vittime e la situazione in Emilia è grave.

Un’altra cosa che i Ghibellini 2.0 non sapevano è che c’era già stato un terremoto qualche giorno prima e pure allora c’erano state vittime e danni, ma forse questo evento l’hanno ritenuto compatibile con le celebrazioni del 2 giugno. Solo al secondo terremoto e a lavori quasi ultimati il Generale dei Ghibellini 2.0 ha ritenuto che era opportuno scatenare l’offensiva.

E così è partito il viralbombardamento su una questione che nella scala delle priorità del nostro Paese è al 120°: con 2 milioni (se fossero stati disponibili, ma a questo punto anche i Ghibellini 2.0 si sono rassegnati che non lo sono) non ci si ristruttura neanche un condominio e con 400mila euro (il 20% di tagli stimati dal governo) nemmeno un piano di casa. Forse sono più utili i 160 milioni di risparmi derivanti dal dimezzamento dei rimborsi elettorali destinati all’Emilia su iniziativa del PD.

Ma siccome qualcuno ha deciso che la politica si fa in rete facendo fuoco dalle tastiere allora basta un generale che decide che è quella la questione più importantimissimissimissima e nel giro di qualche post o tweet l’Italia si divide in fazioni come nel medioevo. E questa roba qui la chiamano politica, mentre quella che si faceva una volta quando i partiti si scontravano su visioni del mondo alternative sarebbe una roba di cui ce ne dobbiamo scordare.

Quindi, da quello che ho capito, il modello di democrazia che si vorrebbe proporre sarebbe quello delle fazioni mobili: un giorno ci spariamo post sulle parate e un altro sganciamo tweet sulle sfilate.

Grande è la confusione sotto il cielo …….

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NON E’ ANTIPOLITICA, E’ ANALFABETISMO POLITICO

maggio28

Dunque, Napolitano ha detto: “Il web non è il luogo della politica”. Se questi fossero tempi normali vissuti da gente normale non ci sarebbe niente da commentare. Ma siccome questi sono tempi bizzarri vissuti da gente stravagante, puntuale si è scatenato il campionato degli insulti. Ecco cosa ribatte la piccionaia: “Ma se lui non sa nemmeno che è!”

In realtà è esattamente il contrario: Napolitano sa esattamente il posto che occupa il web nella dialettica democratica, i cyberpoliticanti no.

E non è colpa loro: è della scuola. Colpevole di non riuscire a far capire agli studenti quello che c’è scritto nei libri di storia.

Eppure basta spiegare loro da piccoli come erano organizzati i piani della convivenza nell’antica Grecia per tirare un po’ su il livello del dibattito. Allora, in Grecia lo spazio politico si divideva in tre livelli e nelle democrazie è tuttora così: oikos (la casa); agora’ (la piazza); ecclesia (l’istituzione comunitaria). L’oikos era lo spazio privato, l’ecclesia era lo spazio pubblico, l’agorà lo spazio pubblico/privato. In altri termini l’oikos erano i fatti tuoi e la sfera pubblica non lo poteva invadere, l’ecclesia era dove si prendevano le decisioni politiche e l’agorà era la piazza, cioè dove si formava la pubblica opinione. Era un luogo né pubblico (perché non si prendevano decisioni vincolanti per tutti i cittadini lì, anzi non se ne prendevano affatto), né privato (perché comunque l’agorà influenzava con il dibattito le decisioni politiche). E da allora la democrazia funziona così. in base a questo schema, secondo i cyberstraccapiazze (espressione anglo-abruzzese per definire l’area inconcludente del web), dove si dovrebbero collocare i socialnetwork? Nell’oikos? Acqua! nell’ecclesia? Acqua, acqua! Nell’agorà? Fuoco! Si possono prendere decisioni politiche nel web? Non diciamo scemate: nelle democrazie le decisioni si prendono in base a regole e procedure condivise, se no finisce in cagnara e come tutti dovrebbero sapere, in base al semplice buon senso, nelle cagnare vincono i più forti e prepotenti. Esiste un contatore ufficiale dei clic? Esiste un regolamento per stabilire inequivocabilmente se una proposta politica è accolta o rigettata? C’è una legge che attribuisce al web qualche competenza decisionale, consultiva o di controllo? E allora non è un’istituzione, mi dispiace, ma non c’è niente da fare. Perciò Napolitano non ha proferito nessuna bestemmia nel dire che  il web-agorà non è un luogo politico: è un luogo di democrazia, come tutti gli altri luoghi dove si fa dibattito e si forma l’opinione pubblica. E allora chi è che non capisce che cos’è il web, Napolitano o i cybermilitanti? Napolitano ha solo voluto richiamare a non confondere i piani: il web e la piazza si ascoltano e bisogna ascoltarli pure bene, ma non producono, né è desiderabile che producano (per le considerazioni che facevo prima), decisioni politiche.

Incomincio a sospettare che il problema della democrazia in Italia non sia l’antipolitica: è l’analfabetismo politico.

Grande è la confusione sotto il cielo ………

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DIO C’E’

maggio27

Dio c’è, ne ho le prove. E ha pure il senso della vendetta raffinato che sospettava Dante: non dà le punizioni a caso, ti fulmina con un contrappasso mirato. Chi ha fatto da megafono al grillismo? Bravo, Santoro, complimenti, in base a quale bizzarra logica eri così sicuro che il qualunquismo a 360° di Grillo ti avrebbe risparmiato? E congratulazioni vivissime pure al Fatto Quotidiano per la coerenza: non erano passati ancora quattro giorni dal boom (?) dei 5Stelle, che hanno pompato di certo non velatamente, e già è indietro tutta: il boss è Casaleggio, non si muove foglia che il guru non voglia, se non sono nazisti poco ci manca, ecc. ecc. Impressionante l’acume degli opinionisti de noantri, mi immagino le facce: “Ma come, pure io trombone della casta? Io che ti ho steso il tappeto rosso perché tu potessi farci i bisogni sopra?”

Ma non finirà qui. E io che non vedo Servizio pubblico, perché se ho voglia di sentire banalità a 1000 decibel mi basta scendere al bar sotto casa mia, per nessuna ragione al mondo mi perderò la prossima puntata, mi aspetto uno scoop su qualche porcata di Casaleggio: sicuro come la morte che Santoro non perderà tempo.

Ma non c’è bisogno di scomodare la giustizia divina per spiegare questo cambio di rotta: era nelle cose. Solo i tempi mi sono sembrati precipitosi anche per un’epoca senza memoria e schiacciata sul presente come la nostra. Il che rende la vicenda ancora più agghiacciante: solo un’informazione completamente sprovvista di capacità di analisi può essere così soggetta a sbalzi di umore.

Macchissenefrega delle beghe di due capipopolo che fanno volare miseri stracci! E’ la mitologia della rinascita democratica affidata alla società civile “buona” contro le istituzioni e i partiti “cattivi” che mi fa paura. Perché il peggio deve ancora arrivare, anche se ci sembra di avere toccato il fondo. Perché il concetto di società una testa un voto perfettamente orizzontale e che non riconosce rappresentanze non ha neanche la dignità di utopia, è una favoletta di Natale e basta. La società civile se non si struttura in rappresentanze (nelle istutuzioni) e appartenenze (nei partiti e negli altri corpi intemedi) tenderà comunque a riproporle, solo che lo farà senza regole e senza trasparenza. Si aggregherà in fazioni e presterà consenso a capetti che hanno potere mediatico e nessuna legittimità democratica dato che non mi risulta che Santoro o Grillo siano mai stati eletti da qualcuno. Al contrario dei partiti (quelli veri, non quelli aziendali) e delle istituzioni dove la partecipazione è strutturata. E i capetti si faranno scherzi da prete o guerre cruente tra di loro e nella società civile ci si farà la guerra per bande, cioè non per un progetto politico, ma per appagare il narcisismo di un dittatorello. E questa rissa Grillo-Santoro già sta prefigurando lo schema. Ma davvero vogliamo una democrazia così?

Grande è la confusione sotto il cielo …….

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GRANDE E’ LA CONFUSIONE SOTTO IL CIELO

maggio27

Grande è la confusione sotto il cielo, la situazione è eccellente, così la vedeva Mao. La storia ha bisogno di grandi scossoni, se no scorre sempre uguale a sé stessa. Dalla normalità non nasce niente, dalle crisi nascono i fior ….. se fioriranno. Cioè dipende: una crisi può avere esiti positivi o catastrofici. Grande è la confusione sotto il cielo, la situazione è potenzialmente eccellente. Ma nel frattempo è una roba da raccapriccio e i barbari sono tra noi, comprano lauree in Albania e fanno comizi vietati ai minori di 18 anni. Proprio non riesco a vederci niente di eccellente, ma nemmeno di decente, in questa bolgia dove la destra più becera si traveste da sinistra, il populismo più volgare pretende di chiamarsi democrazia e l’antipolitica più greve si sente in diritto di dare lezioni alla politica. E io non lo so se sono imbevuta anch’io di questa (in)cultura, certo ha in qualche misura contaminato anche me: se tutti urlano e fanno a cazzotti attorno a te è difficile rimanere sereni e controllati. Perciò non mi assolvo e faccio coming out del quarto di barbarie che scorre nel mio sangue. E ne darò conto in questo blog, da dove getterò una sguardo sulla troppa confusione che c’è sotto il cielo, senza rallegrarmene affatto: la situazione sarà eccellente quando ne usciremo, forse, ma non è detto. Certo questo baccano in ordine sparso di tutti contro tutti non prepara il migliore degli scenari. Beninteso: io non sono capace di governare casa mia, figuriamoci se so rassettare il mondo. Ma ho letto come si fa: con la dialettica e non con la retorica. La prima serve a selezionare le idee migliori, la seconda serve ad ubriacare la gente. E ne abbiamo avuta tanta di pessima retorica in questi ultimi 20 anni e forse più: è ora di uscire dalla sbornia.

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befana

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