Lucia Del Grosso

Grande è la confusione sotto il cielo ……..
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UN LEADER ANAFFETTIVO

novembre4

Dice Formica che la politica è sangue e merda e ha ragione.

Ma i veri leader ne spargono il meno possibile e non avvelenano i pozzi.

Tutto può darsi in politica: ipocrisie, menzogne, tradimenti. Per Machiavelli se si vuole la salvezza dell’anima ci si fa preti, il Principe deve pensare a salvare lo Stato.

E’ questo il punto: il politico può trovarsi nella situazione di compiere atti non irreprensibili, ma deve essere sempre guidato da un interesse superiore. Poi nessuno è ingenuo e sa che l’uomo è un impasto misterioso di terra e cielo: nessuno pretende che l’ambizione personale non faccia parte di questo impasto, ma mai e poi mai può essere l’unico fine a cui tutto può essere sacrificato.

Di Berlinguer si diceva che era una brava persona, di Togliatti un po’ meno, qualche ombra gli è stata rimproverata. Ma nessuno ha mai messo in discussione che il suo pensiero e i suoi atti erano orientati dal bene del Paese e del Partito.

Ora trasponiamo queste considerazioni alla biografia di Renzi. Ce lo vedete il peggior politico della Prima Repubblica, ma proprio il più miserabile, dire di un candidato del proprio partito che lo voterebbe, ma chissenefrega, vinca il migliore, tanto è stato indicato da un altro? 

Tradotto, ma non ce n’è bisogno:  per me il PD siciliano può pure sprofondare nello Stretto di Messina e portarsi dietro il partito nazionale, non muovo un dito per limitare i danni, metti che a qualcuno viene in mente che c’entro qualcosa con questo disastro.

Penso che Renzi, oltre che un pessimo uomo politico, sia anche anaffettivo. E’ un difetto persino più grave dell’essere carogne, perché una carogna non è detto che non provi qualche sentimento disinteressato verso la collettività. A Renzi invece non frega niente di nulla al di fuori della sua famiglia se non ne ricava beneficio. Tutto deve essere piegato alla sua ambizione. Anche il principio di realtà. Perché è inutile scappare come i bambini dopo aver fatto una marachella: arriverà il 6 novembre e non senza conseguenze per un partito ridotto a sperare in un indecoroso terzo posto. Sarà l’armageddon senza però la sua epicità, sarà una comica con le torte in faccia. Un fuggi fuggi con planate a gambe all’aria sicuramente in Sicilia, ma con effetto domino in tutta Italia.

E in questo ridicolo epilogo c’è una parte del mondo della sinistra dispersa che prende ancora sul serio il circo piddino e il suo capocomico anaffettivo e un po’ fa il gioco del cerino, un po’ misura il grado di renzismo dei superstiti nel PD, un po’ si lascia tentare da alleanze alle elezioni regionali.

Dico anche a voi, compagni con la sindrome nonregaliamolaRegionealledestreeaigrillini che arriverà il momento di andare a cercare voti per gente magari perbene, si spera, ma sputtanata politicamente e senza credibilità. E ai mercati stracceranno i volantini in faccia anche a voi. 

Lasciate annegare il PD o trascinerà nel gorgo di ridicolo anche voi. 

 

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RENZI, IL CERINO E IL POVERO SPERANZA di Paolo Desogus

ottobre23

Il nostro ex presidente del Consiglio ha tanti difetti. Su una cosa bisogna però dargli atto: Renzi non è ipocrita, non nasconde la sua arroganza e la sua simpatia per la destra.

Non so quanti del vecchio centrosinistra avrebbero avuto il coraggio di mostrarsi vicino a Marchionne pur avendo anticipato la stessa politica di Renzi, il quale al contrario non si è fatto scrupoli a mostrarsi con lui a braccetto.

Renzi non si nasconde, e questo è un vantaggio per lui, soprattutto se l’avversario, privo di un briciolo di visione del mondo, ha come unica tattica quella del cerino per “stanare” l’avversario. Chissà quante risate si è fatto ieri leggendo sulle colonne di Repubblica, l’intervista di Speranza.

La foto di questo post credo che dica tutto di Renzi. E se ci fate caso, non si tratta di una foto casuale. Questa immagine è stata studiata a tavolino: è l’immagine di uno che se ne fotte delle regole, va dritto per la sua strada esibendo i propri difetti. Non è allora col gioco del cerino che si sfida uno così.

Renzi combatte a viso aperto, mentre i vecchi rottami del centrosinistra vivono nascosti nei cumuli di ipocrisia ammucchiati in anni e anni di politiche fallimentari.

 

 

 

SENZA SPERANZA

ottobre22

MDP perde il pelo, ma non il vizio del tatticismo. 

Si contorce ancora in politicismi: lanciamo la sfida a Renzi così lui risponde di no e quindi il cerino torna in mano a lui e l’elettorato si convince che siamo più affidabili noi e ‘ndringhete ‘ndrà. 

E fin qui si tratta improvvida operazione di comunicazione: è intelligente lanciare il messaggio di volersi attaccare a un convoglio finito su un binario morto, a giudicare dall’accoglienza al capotreno del PD alle stazioni e al disastro annunciato delle elezioni siciliane? 

Ma non si tratta solo di tatticismi che fanno cadere le braccia, c’è di peggio: la proposta di  MDP di modificare la legge elettorale aumentando la quota maggioritaria per riaprire il tavolo delle trattative con il PD.

E qui dal sorriso compassionevole che si riserva a quello della compagnia meno sveglio si passa all’incazzatura feroce. Perché si palesa il disegno di MDP mai abbandonato: promuovere accordi elettorali con il PD nei collegi.

Non c’è niente da fare, unisci tutti i puntini e viene fuori il ritratto di MDP di Giano Bifronte. Una faccia è proiettata verso la ricostruzione di una sinistra degna di questo nome, ma è timorosa e irresoluta. L’altra invece non riesce a staccarsi dall’orizzonte del centrosinistra e sogna di riprendersi il contenitore politico di quel progetto, cioè il PD. 

E tanto più si avvicinano le elezioni siciliane che potrebbero rappresentare il colpo di grazia a Renzi, tanto più si inventano occasioni per riavvicinarsi al PD con la speranza di poterci balzare sopra.

Penosa illusione. Un partito si caratterizza per la sua base sociale e la base sociale del PD non è più quella tipica di un partito di sinistra. Oramai i riferimenti sociali storici della sinistra sono tutti refluiti verso le destre, i 5 Stelle e l’astensionismo. E non torneranno all’ovile attratti da un progressismo minimale quele può essere quello di una riedizione ripulita da Renzi del centrosinistra. Che è una formula perdente in tutta Europa anche senza Renzi.

Mi auguro un oscuramento di questa faccia irritante di Giano in MDP, anche per il suo bene, perché è una faccia che si affaccia su un vicolo cieco.

Io personalmente la prenderei a schiaffi per la slealtà nei confronti di Sinistra Italia, Possibile e gli altri soggetti impegnati nella ricostruzione della sinistra in Italia, che sono costretti ad assistere periodicamente a queste ridicole giravolte.

C’è del renzismo in questa disinvoltura, non se ne rendono conto i compagni di MDP? Pensano poi di essere credibili quando accusano Renzi a ragione di inaffidabilità e di tatticismo senza progetto?

 

 

 

IL PD HA 10 ANNI E ANCH’IO NON STO MOLTO BENE

ottobre15

Io c’ero al battesimo del PD e no, non mi accorsi che stavamo facendo nascere qualcosa di insano.

Feci diligentemente il mio intervento al congresso del circolo e dissi che sì, mi convinceva quel progetto di fusione delle culture politiche laiche e cattoliche progressiste del Paese. D’altra parte già si governava o ci si candidava a governare insieme e quindi tanto valeva portare il livello di mediazione dai gruppi dirigenti alla base. 

Era soprattutto questo che mi faceva propendere per l’adesione al progetto: la collocazione del dibattito tra le diverse culture non più nei piani alti del governo, ma nei luoghi della militanza, nel basso. Azz che bello!

E ora, dieci anni dopo, mi trovo qui a chiedermi come ho potuto prendere un abbaglio così grosso.

Come ho potuto scambiare un’alleanza con un’unione definitiva, peggio, con una melassa che stingeva tutte le anime progressiste. Che invece, conservando la propria autonomia, avrebbero potuto elaborare tanto pensiero.  

Ed era facile prefigurare un magma aideologico dove tutti i temi corrono in superficie e lì si ferma l’approfondimento, senza radicalità, se no si urtano le altre sensibilità.

Eppure già allora, ricordo bene, la domanda più urgente che rimbombava nei circoli DS era: “Eh, ma come facciamo a metterci d’accordo sui temi civili, le unioni omosessuali e la fecondazione assistita?”.

Non era: “Abbiamo deciso di archiviare definitivamente la nostra impronta di classe o pensiamo di coniugarla con l’interclassismo dei nostri amici eh DC? E se sì, come?”. Niente, questa domanda non agitava nessuno.

Ma io non sentii il campanello d’allarme. 

E ci condannammo a un destino senza ideologia e senza riferimento sociale. Poi ci chiediamo da dove sia potuto spuntare Renzi.

Me ne andai dal PD portandomi dietro il mio fardello di colpe. 

E in questi giorni il PD festeggia il suo decimo anniversario poveramente in un teatro e non nelle piazze, perché di popolo non ce n’è.

Il PD compie 10 anni e anch’io non mi sento tanto bene. 

 

 

 

 

 

 

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