Lucia Del Grosso

Grande è la confusione sotto il cielo ……..
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PER CASO ELKANN HA SCRITTO UNA LETTERA ANCHE PER MARIA?

luglio22

Carino Elkann a scrivere quelle toccanti parole di affetto per Sergio Marchionne. E pure tempestive, anche troppo, ancora prima dello scoccare dell’ora fatale. E quale gesto di delicatezza farne partecipi i lavoratori, gli stessi che Marchionne ha allontanato nei reparti confino, messo in cassa integrazione, licenziato.

Encomi profusi direttamente dal cuore, passando per il portafoglio che lo ricopre, nelle stesse ore in cui Marchionne veniva sostituito da Manley senza neanche aspettare il cadavere, perché si sa che i mercati non chiudono per i funerali.

Bravo Elkann, non ti sei fatto precedere da nessuno, forse solo da Renzi, detto anche “il tweet più veloce del West”.

E così recuperi il ritardo di una lettera che avresti dovuto scrivere quattro anni fa. Te la ricordi Maria? 

Maria Baratto, segnati questo nome.

Maria era un’operaia Fiat di 47 anni. Un giorno Marchionne la trasferì in un reparto confino a Nola, in un capannone desolato a 20 chilometri dallo Stabilimento di Pomigliano. Uno di quei reparti in cui Marchionne esiliava i lavoratori scomodi. Nel tuo “epitaffio” non si fa cenno di questo suo vizio autoritario, ma chiedi un po’ in giro. 

Poi fu posta in cassa integrazione a 800 euro al mese.

Il 21 maggio del 2014 Maria Baratto, nel suo piccolo appartamento in cui viveva da sola ad Acerra, si uccise in modo atroce: colpendosi più volte con un coltello all’addome. Come i samuray.

Il suo corpo fu scoperto dopo quattro giorni.

Era depressa, come i tanti compagni di cui aveva raccontato le storie, altri che avevano tentato il suicidio spesso riuscendoci.

Questo era Marchionne, al quale però io auguro un miracolo e la guarigione dalla sua malattia.

E un futuro di lunghe riflessioni, ne avrebbe il tempo, lontano dalla FCA, da cui l’hanno fatto fuori senza pensarci più di tanto, come Maria. Perché come Maria era ormai di intralcio.

E magari, Sergio, rileggiti quelle parole di Marx sulle catene che legano anche i capitalisti, non solo i lavoratori, solo che sono dorate, ma sempre catene sono. Ora lo sai anche tu quanto sstritolano, te lo dico senza soddisfazione, ma con un sincero sentimento di umana pietà.

E se purtroppo non ce la dovessi fare va a cercare Maria, che ti aspetta da quattro anni.

E ricordati di lei nella tua prossima vita.  

 

 

 

 

 

 

 

PERCHE’ VOTO LIBERI E UGUALI

febbraio27

Mai vista una così totale assenza di pathos in una campagna elettorale.

E pensare che due dei protagonisti sono i più formidabili venditori di pentole che l’Italia abbia mai avuto: Berlusconi e Renzi.

Erano da aspettarsi scintille e non questo mortorio di desistenza nel dibattito elettorale e persino in qualche collegio.

E’ che questa campagna elettorale era stata programmata come una mera ratifica di un risultato preordinato dal Rosatellum: le larghe intese. Un atto notarile tra centrodestra e centrosinistra con il corpo elettorale trascinato dal notaio a fare da testimone.

Roba da accampare la scusa del Burian e rintanarsi in casa invece di prendere parte a questa ignobile farsa.

E così sarebbe andata a finire se Liberi e Uguali non avesse partecipato a queste elezioni, non perché speri in un risultato tale da sparigliare il risultato preordinato, ma per mettere il primo mattoncino per l’organizzazione di una forza politica che si distacchi dal quadro piatto di amministratori dell’esistente élitista e neoliberista, con i 5Stelle a fare il controcanto, ma accodati nelle scelte di riduzione degli spazi della sfera pubblica. Che i grillini vedono come il fumo negli occhi in quanto ricettacolo di inefficienze e corruzione: bella opposizione, complimenti!

E me ne sarei restata nel bosco, come dice Bersani, e invece una capatina fuori ho deciso di farla, sempre che anche LeU non deluda le mie speranze, e voglio essere generosa e perdonare a quel simbolo rosso le sue titubanze, le sue timidezze, soprattutto la sua posizione irrisolta sull’Europa, ci torneremo sopra, ne discuteremo, litigheremo e, si spera, la renderemo coerente e compiuta, almeno ci possiamo provare.

E avrò qualcosa di rosso su cui mettere la croce, qualcosa ancora tutta da costruire, e lascio ai napolitano, alle fornero, ai serra e ai macaluso la tristezza di votare Bonino per fare un danno a Renzi, frega assai a me di fare dispetti a Renzi. 

Lascio a tutta quella gente con la pancia piena la magra consolazione di votare Emma con la scusa che è tanto brava e di sinistra perché è per il testamento biologico, è per la canna libera, è europeista e per un mondo in cui tutti sono liberi di fare quello che gli pare e piace. Eh, ma tutta questa bella gente ottimista e di sinistra e non proprio morta di fame sa che in un mondo la cui cifra è la disparità sociale solo pochi saranno liberi di fare quello che gli pare e piace, agli altri rimarranno le catene del disagio sociale.

Stanno difendendo la loro libertà, i paraculi, la libertà di Liberi e Uguali è differente. .

LEU STIA LONTANA DALLE LARGHE INTESE

febbraio18

«Quando delle classi diventano troppo sicure della propria posizione, non si limitano a difendere lo status quo, ma lo rendono rigido». A parte il “delle” che è francesismo che mi è sempre stato antipatico, ma è un problema mio se non sopporto i francesismi, questa frase di Dahrendorf è una fotografia fedelissimo del profilo che stanno assumendo le moderne democrazie. In Italia se è possibile ancor più sfacciatamente con il Rosatellum, che riassume tutti i difetti dello spregio della rappresentanza (liste bloccate, cannibalizzazione delle liste minori, obbligo o quasi di larghe intese dopo il voto): ci si chiede perché ci facciano votare, bontà loro, forse solo per sprecare carta e matite copiative.

E’ esattamente l’avverarsi della profezia di Dahrendorf: una classe dirigente (di cui il PD è partecipe per convinzione ideologica) che perpetua se stessa e le sue scelte e impedisce con ogni mezzo che la storia possa avere un corso diverso. 

La domanda che pongo alle alte sfere di Liberi E Uguali è: credete voi che i delusi del PD si siano rifugiati nel bosco dell’astensione o al voto spurio perché non sopportano la faccia di Renzi o perché soffrono questo stato di falsa democrazia? 

Per quanto la faccia di Renzi sia abbastanza antipatica e voto-repellente, tanto da generare curiosi fenomeni di dirottamento del voto verso le liste alleate, ci sono ragioni più profonde che spingono le periferie sociali verso populismi e destre o verso l’astensione, insomma tutto fuorché il PD: è proprio quella cappa grigia evocata da Dahrendorf di presente di sfruttamento, precarietà e disagio sociale senza possibilità di miglioramento futuro. 

Che gente è quella che Bersani chiama “i rifugiati nel bosco”? E’ gente disgustata dalla maleducazione di Renzi o gente che non vuole solo l’amministrazione del presente, ma rimettere in moto la storia? Quanti Serra o Prodi con la pancia piena ci sono in giro che non vogliono spingersi oltre il dispettuccio a Renzi? 

E in tutto questo desolante quadro e a pochi giorni dal voto LeU ogni tanto svalvola e non si preclude larghe intese, seppure condizionate dal recepimento di punti del suo programma (quanti? 1? 2? 5?).

E nei boschi si leva la domanda: ma se tutti convergono sulle larghe intese, poi l’opposizione, quella che dissipa l’incubo di Dahrendorf, chi la fa? 

 

 

 

 

 

BERSANI CONOSCEVA I SUOI POLLI

gennaio28

Penso che Bersani non si intenda solo di mucche e tacchini, ma anche di polli. E la vicenda delle candidature PD ha disvelato di che natura sono i polli circolanti in quel partito in tutte le aree correntizie, anche in quella bersaniana. 

Sono parole di Renzi: «E’ una disperazione far fuori 150 uscenti… C’è quello che ti dice ho il mutuo da pagare, l’altro che ti fa sapere che gli manca una legislatura per la pensione, un altro che accampa un buon motivo….». 

E tutti questi mutui accesi e tutte queste pensioni da maturare non sono certo concentrate in area renziana, molte sono anche in quella ex bersaniana, cuperliana, ex dalemiana ……..

E noi, che ascoltavamo increduli le acrobazie dialettiche di Bersani, Speranza e altri ritardatari nel lasciare il PD, di fronte all’immondo spettacolo dei questuanti davanti la porta chiusa di Renzi, dobbiamo ammettere che sì, qualche motivazione l’aveva, il Bersani, a tirarla per le lunghe. Me lo immagino guardarsi intorno e soppesare il grado di autonomia di ciascuno dei “suoi” dal sistema di distribuzione di posti, incarichi e altri vantaggi e poi allargare le braccia sconsolato nel chiedersi: “Chi mi seguirà fuori dal PD?”.

E c’è voluta la legge elettorale per convincere un po’ di polli a lasciare il PD, mentre altri sono rimasti a farsi tirare il collo da Renzi in una nottata di mattanza. 

E io gliene ho dette tante al Bersani per la sua mancanza di coraggio, e le confermo tutte, per la perdita di tempo, per la corda lasciata a Renzi, per …. per …. per ….. e non c’è bisogno di spiegare, la notte dei lunghi coltelli dice tutto. Ma una piccola lancia, no, un manico di scopa, facciamo uno stuzzicadenti, via, dobbiamo per onestà spezzarlo per Bersani e i ritardatari, quella era la loro aia e quelli erano i loro polli.

E dobbiamo pure ammettere che tanti anni di scempio della politica ha evoluto, o meglio involuto, i polli ruspanti dei partiti che conoscevamo un tempo in questi polli da batteria che beccano in tutti i partiti e tutte le formazioni politiche e sarà dura rimettere insieme una dialettica politica decente con questi volatili. 

Ma prima c’erano i partiti che facevano la selezione della specie e portavano in Parlamento i polli ruspanti, ora c’è l’appuntamento elettorale che cernisce quelli che dovrebbero essere i rappresentanti del popolo in una grande zuffa: vincono i rapaci. 

E mentre si consuma questa tragedia immane c’è chi strepita di paracaduti e paracadutati, come se i polli paracadutati fossero tutti di batteria e quelli dei territori tutti ruspanti. Ma da dove verrà mai questa bizzarra convinzione che i territori siano i migliori selezionatori della classe politica? Bah, di notte tutti i polli sono grigi (erano le mucche, ma non fa niente) e questa è la notte più lunga e nera della politica. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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