Lucia Del Grosso

Grande è la confusione sotto il cielo ……..
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PISAPIA VEDO GENTE FACCIO COSE

febbraio11

Ho letto l’intervista di Aldo Cazzullo a Pisapia e devo dire francamente che ho fatto fatica a trovarci qualcosa di profondo. Apprendo che va in giro per l’Italia, della serie “Vedo gente, faccio cose”, ma, a parte l’intenzione di delimitare un campo di alleanze che comprende PD, liste civiche, ecologisti e poi si vedrà non rinvengo uno straccio di progetto, se non un generico intento di rifondare la politica.

E’ consapevole Pisapia che siamo di fronte ad una crisi di sistema, che occorre una lettura di fase, che è necessario affrontare nodi ineludibili, quali anche il rapporto con l’Europa, la questione dell’Euro, il contrasto all’ordoliberalismo, tanto per fare la lista della spesa, e che di fronte a questo quadro una forza di sinistra deve rispondere prima alla domanda “Che fare” e poi alla domanda “Con chi stare”?

Ho l’impressione di no. Indizi: esprimendosi su Renzi, udite udite che profondità di giudizio è contenuta nella risposta “Ha lati positivi: coraggio e, all’inizio, capacità innovativa. Ha portato a termine riforme ferme da decenni, a cominciare dalle unioni civili; ma ha anche sbagliato sul referendum e su altre riforme che si sono trasformate in controriforme, ad esempio sul Jobs Act. Dovrebbe ascoltare di più. E non ha capito che i corpi intermedi sono importanti; a cominciare dai sindacati”.

Tutto qui? Ha capito Pisapia che il Jobs Act non è un indidente di percorso del PD (tutto il PD, non solo Renzi) dovuto alla mancanza di ascolto dei sindacati? Pensa forse che riattrezzare qualche tavolo di concertazione basti ad allontanare il PD da politiche liberiste del mercato del lavoro? Ad un partito non liberista non sarebbe neanche venuto in mente di approvare quell’obbrobrio, anche senza sentire i sindacati!

A quale logica risponde il Jobs Act? A quella del monetarismo di Friedman, è tanto chiaro. Secondo questa teoria il mercato del lavoro, come quello dei beni, è sempre in equilibrio, cioè c’è sempre piena occupazione, purché non siano di intralcio i sindacati che, pretendendo barriere all’uscita (cioè ai licenziamenti) impediscono al salario di raggiungere il livello al quale le imprese ritengono conveniente assumere tutta la forza lavoro disponibile. In altri termini dietro ricatto di licenziamento i lavoratori si mettono in competizione tra di loro e la loro posizione arretra in termini di salario diretto (stipendio), indiretto (welfare e servizi) e differito (pensioni). E questa è una concezione del Paese di destra, non un momento di distrazione dal dibattito sindacale. Anzi, la distruzione dei corpi intermedi è funzionale all’attuazione di questo disegno ostile ai lavoratori.

Perciò quale campo largo di centrosinistra vuole costruire Pisapia senza risolvere questo tema centrale, che d’altra parte mostra di non avere capito nemmeno lui?

E mi rammarico che non sia nemmeno il solo, dato che Scotto ha definito l’operazione di Pisapia “ambiziosa”. Ambiziosa????? In cosa sarebbe, di grazia, ambiziosa, una strategia vecchia di almeno trent’anni, cioè un blando progressismo che si è esercita solo sui diritti civili, ma regressivo nei diritti sociali?

 

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RENZI VERSUS GRILLO

febbraio19

RENZI-GRILLOMa perché non c’è ancora un premio per le dirette streaming? Ci si dovrebbe pensare, può andare bene pure una sezione del Telegatto.

Perché dopo oggi dovrebbe essere ormai chiaro a tutti i normodotati che la politica non si costruisce lì, sotto le telecamere, ma altrove. In streaming si va solo per recitare il copione. E oggi ciascuno dei due ne avevano uno.

Renzi doveva giustificare con il muro opposto da Grillo l’aiutino che quasi certamente Berlusconi gli darà. (Che c’era da far vedere trasparentemente al popolo sovrano? Quello che si sapeva già?)

Grillo invece doveva motivare il suo no a prescindere. (Di nuovo: che c’era da far vedere ecc. ecc.? )

Fin qui non c’è niente di reale e niente di politica sotto la luce del sole: si tratta solo di seguire i consigli di qualche consulente che ti dice di che colore deve essere la cravatta e soprattutto se te la devi mettere, fa smart/cool non metterla.

Poi però bisogna anche aggiudicarsi il premio come migliore attore protagonista.

Ma è un’impresa impossibile se la commedia è brutta come quella di oggi.

E che la commedia fosse brutta lo si sapeva già: dal copione e dal coprotagonista.

E siamo d’accordo che Grillo è un saltimbanco, un guitto, una patetica maschera e un pagliaccio, ma mi piacerebbe sapere da Renzi perché non l’ha accompagnato alla porta per frenare la sua logorrea di insulti, soprattutto dopo aver definito umiliante il trattamento dei grillini riservato a Bersani: a confronto sembrava addirittura reverenziale.

E allora consiglierei a Renzi, da militante del PD, non solo di chiedere scusa a Bersani, ma di non cadere più nelle trappole dello streaming: magari si pensa di fare uno spottone, dato che non dovrebbe essere difficile con uno sconclusionato come Grillo, ma non se ne esce bene comunque, perché si risolve solo in un ennesimo colpo inferto alla credibilità della politica.

Piuttosto, se Renzi vuole impiegare meglio il suo tempo, si sbrigasse a trovare un nome, che ancora non c’è, per il ministero dell’Economia, impegno da cui paradossalmente stanno fuggendo tutti.

Oddio, apparentemente paradossalmente: se se pensa di fare politica sparando balle in streaming, poi è difficile trovare un ministro dell’Economia che faccia la parte dell’antipatico smentendo i proclami fatti sotto le telecamere: va a finire come Tremonti con Berlusconi.

Quello è un ministero che non va molto d’accordo con il varietà: i conti sono una roba molto seria.

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E’ UNO DEI MOMENTI PIU’ BELLI

febbraio15

RENZI MATTEOPensare che l’invito della minoranza PD a Renzi di assumersi le sue responsabilità invece di giocare al tira e molla con il governo fosse un trappolone è un altro segno dei tempi. Ormai tutto viene valutato in termini di ricadute sui destini personali e mai come soluzione politica.

Diciamo che il ragionamento era questo: non è che si può continuare con questo disturbo bipolare, il segretario del PD che spara sul presidente del Consiglio pure del PD è roba da neuro. Per cui o la finiamo di farci del male e farne all’Italia o si ricompongono le due figure.

Ed era chiaro a tutti già dai tempi delle primarie che Renzi non avrebbe mai sostenuto un presidente del consiglio del PD che non è sindaco, non è di Firenze e non è stato alla Ruota della Fortuna. Non è colpa sua, è più forte di lui.

Era chiaro a tutti tranne che agli amici lettiani, bravi, questo è il ringraziamento di Renzi per il vostro sostegno.

Quindi nessuno ha teso trappoloni a Renzi, gli si è chiesto di porre fine a questo manicomio.

Renzi ha risposto: “Preso!”

Per cui il voto a favore del documento che dà il ben servito a Letta da parte della minoranza del PD ha un suo perché.

Il problema non è smontare la sua coerenza, che c’è ed è pure rigorosa.

Il problema della minoranza PD è invece, paradossalmente, proprio la sua coerenza. Il problema è proprio la sua cultura politica, che la porta ad eleborare un pensiero complesso: in tempi normali sarebbe la grazia di dio e invece in questa fase dissociata è un handicap.

Perché il risultato del ragionamento sensato della minoranza PD è stato comunque quel documento approvato dalla direzione che di sensato non ha niente. Non risponde a nessun interrogativo: se il programma è lo stesso ( Si “assume il documento Impegno Italia come contributo per affrontare i problemi del Paese”), se la maggioranza è la stessa, perché mai Renzi dovrebbe essere una svolta e riuscire dove Letta non è riuscito? C’è delineato un percorso programmatico chiaro, un tracciato di cui si può valutare la fattibilità? No, c’è “Grazie Enrico”, e quella è l’unica cosa che si capisce, il resto è nebbia ed avventura.

Però mentre quelli del pensiero complesso ragioniamo sulle compatibilità, sulle ricadute, sugli esiti, sui come e i perché, quelli del pensiero semplice passano, e dove non passano sfondano e se ne fregano di risponderti. No, anzi, ti sfottono: “E’ uno dei momenti più belli”. (Gli amici lettiani immagino che siano al settimo cielo).

Sarà che ragionare coerentemente costa un po’ fatica e uno vorrebbe che il suo sforzo venisse ricompensato, ma mi viene da suggerire alla minoranza PD di imparare a fare un po’ i barbari.

 

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LA MISTICA DELLA DIRETTA STREAMING

febbraio8

CUP5Nell’ultima direzione del PD qualcuno ha finalmente osato violare la mistica della diretta streaming.

Bene, anche se questo fosse stato l’unico atto di coraggio intellettuale di Cuperlo (e ce ne vuole parecchio in una fase di voyeurismo imperante) sono contenta di avergli dato il mio voto alle primarie.

Non deve essere stato facile dire, per giunta in diretta streaming, agli ascoltatori che gli si vuole togliere il giocattolino.

Perché tale è: un evento mediatico, cioè puro intrattenimento, che non solo non aggiunge nulla alla conoscenza, ma addirittura la distorce.

Ma siccome viviamo in tempi fatui e senza profondità, nella confusione dei significati è incappato pure il concetto di verità, che è diventato sinonimo di trasparenza. Ma neanche per niente! La trasparenza è la pornografia della verità. La trasparenza è la superficie delle cose e la puoi vedere, sentire, palpare e sentirti soddisfatto di quello che hai appreso; la verità invece non ha qualità sensibili perché è solo ricerca di senso. Però fin quando rimarremo prigionieri di questo equivoco ci limiteremo a surfare sulla superficie delle cose senza compiere più nessuno sforzo di cercare in profondità. Si capisce che questa è una deriva antropologica dagli esiti tragici, vero?

Ma anche senza avventurarsi su considerazioni sul destino dell’umanità, basta riflettere su cosa produce la retorica della trasparenza nel dibattito politico.

Specialmente in una fase politica delicata come quella attuale, con una questione sociale che si intreccia con una questione democratica in una miscela esplosiva, il confronto deve essere senza infingimenti e non ad uso e consumo degli spettatori.

Non può essere consentito che i membri della direzione del PD, cioè del partito che sta guidando il governo in uno dei momenti più difficili della Repubblica, scrivano gli interventi ricercando i temi e i toni per attrarre più attenzione e acquisire più visibilità.

Nel concreto: Renzi non può aprire la riunione con un intervento che gli consente di infilarci il maggior numero di battute ad effetto: deve dire chiaramente, senza preoccuparsi della sua immagine di deus ex machina della crisi italiana, che esito dare alla crisi che si è aperta, senza perdersi in annunci su improbabili riforme del Senato o altri fuochi di artificio. Non può dire che è pronto a guidare il governo per fare la sceneggiata e poi confidare ai suoi, come leggiamo sulla stampa, che invece non ha nessuna intenzione di fare la fine di D’Alema.

E questo deve valere per tutti.

E ci si convinca una buona volta che a porte chiuse non ci sono distrazioni dalla ricerca di una soluzione condivisa, mentre in diretta streaming ognuno gioca la sua partita.

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