Lucia Del Grosso

Grande è la confusione sotto il cielo ……..

LEGGERE LE INTERVISTE DI RENZI ovvero TEMPO PERSO

gennaio15

RENZI REPUBBLICAImpressioni in ordine sparso sull’intervista di Ezio Mauro a Renzi:

  1. Un tempo ero convinta che i dirigenti politici ne sapessero più di me. Che avessero un’idea più precisa del futuro e di come arrivarci. Che io conoscessi opinioni ed aspettative al massimo del mio condominio, mentre loro sapessero fare sintesi del sentimento di un popolo. Ora io so di saperne poco, ma ho l’impressione che molti politici non ne sappiano molto più di me e la certezza che Renzi non ne sappia una beneamata cippa. «Le nuove polarità sono esclusi e inclusi, innovazione e identità, paura e speranza. Gli esclusi sono la vera nuova faccia delle disuguaglianze, dobbiamo farli sentire rappresentati. L’identità è ciò che noi siamo, senza muri e barriere, e non dobbiamo lasciarla alla destra. Quanto all’innovazione, è indispensabile per non finire ai margini, ma ne ho parlato in termini troppo entusiastici, bisogna pensare anche ai posti di lavoro che fa saltare. Insomma, c’è un gran da fare per la sinistra». Bartali lo diceva meglio: l’è tutta da rifare. Non sapeva né da dove cominciare nè come, ma dall’approssimazione dell’analisi arguisco che anche Renzi non ci raccapezza minimamente.
  2. Renzi ha letto, o qualcuno gli ha riassunto in un bignami, le teorie sulla postdemocrazia e sulla psicologia delle masse in tale contesto, ma in termini molto banali, senza profondità. Perciò per lui che la massa sia passiva e non partecipativa, non razionale ma soggetta a “mozione degli affetti”, è un dogma e non un dato storico, per cui reversibile. 
  3. Perciò se uno ha quel dogma impiantato nel cervello, la batosta del 70% di elettori mobilitati per un referendum, di cui il 59% che sputano sulla sua riforma, sarà l’effetto di non essere riusciti a spiegare il miracolo costituzionale compiuto (nonostante i guru della comunicazione e l’invasione di tutti i media), mica la reazione ad un disagio diffuso, aspettative deluse e sfiducia nel futuro “narrato”. Complimenti, hai capito tutto, continua così.
  4. Immagino che Staino abbia letto l’intervista e sia diventato verde al passaggio: <<Ma se il giornale vende poco davvero pensiamo che la colpa sia del segretario del partito?>>. Ma caro Staino,  se uno pensa che il popolo sia una massa da gabbare, per lui un giornale non è uno strumento per stimolare il dibattito e promuovere la partecipazione del popolo che ci si riconosce, ma una collezione di marchette che deve essere venduta bene. Nella prima accezione di giornale il fallimento è imputabile al segretario del partito, che ha disperso il suo popolo, nella seconda accezione la colpa è tua, che hai confezionato un prodotto mediocre. Ben ti sta e ti è andata pure bene che non ti abbia imputato la sconfitta al referendum perché non sei una cima in materia di comunicazione.  
  5. Ho letto anche la lettera dei 16 deputati al Comitato promotore di Sinistra Italiana con l’invito ad interloquire con tutte le forze e le persone dell’area progressista, interessate a voltare pagina rispetto alle politiche errate e fallimentari del renzismo”.  Ah, quindi si insiste nella ricerca di un mitico centrosinistra con o senza Renzi, non importa, purché però non faccia le politiche di Renzi? Cioè voi pensate che Renzi sia come l’impianto di uno scaldabagno in una casa, si sostituisce lo scaldabagno che non funziona e la casa torna ad essere accogliente? Veramente credete che la riforma costituzionale, lo Jobs Act, la Buona Scuola e le altre meraviglie siano state imposte dallo scaldabagno, ops! Renzi, e non siano invece integrate nel compito di “modernizzazione” della società che il centrosinistra ritiene di assolvere? E vi offendete se vi si definisce vassalli o maggiordomi di questo rullo compressore dei diritti dei lavoratori e della partecipazione democratica? E i “legami profondi con il Paese” pensate di ricercarli facendo leva su un’identità sospesa tra critica radicale degli attuali processi e vicinanza con i facilitatori di tali processi?
  6. Tornando a Renzi: dopo aver letto l’intervista ad un leader politico si dovrebbe avrebbe avere la sensazione di avere appreso qualcosa o di aver ricevuto spunti di reflessione.  A voi è successo dopo aver letto Repubblica? A me no. 

LA POST VERITA’ DI DE LUCA

gennaio10

de-luca-nolaTrent’anni fa sarebbe stato semplice capire e raccontare la vicenda dell’ospedale di Nola: se in una struttura sanitaria si curano pazienti stesi per terra non è perché i medici hanno deciso di fare ginnastica, ma perché mancano i posti letto.

Ma trent’anni fa si faceva ancora affidamento sulla distinzione tra verità e falsità. O meglio: si poteva credere nella verità oppure opinare che la verità dipende dai punti di vista, ma in quest’ultimo caso l’onestà del punto di vista era considerato un valore, porco giove! Cioè si pensava che non era il caso di spararla troppo grossa, perché la balla non avrebbe retto al confronto di opinioni. Idem per quanto concerne la mistificazione. Con conseguente censura morale e pratica: nessuno avrebbe più comprato la proverbiale macchina dal ballista o mistificatore.

Ma si era ancora negli ultimi scorci dell’era moderna, ora dicono che siamo progrediti nell’era postmoderna e anche la verità è diventata post: post-verità. In sintesi funziona così: c’è da diffondere una narrazione per cui sono ammessi tutti i travisamenti dei fatti, tutte le esagerazioni, tutte le tempeste i un bicchiere e perfino tutte le menzogne, anche le più scoperte al fine di supportare detta narrazione. Il tutto proferito con incredibile faccia da culo, anzi post-faccia da culo, perché la faccia da culo di antica memoria almeno temeva la smentita. 

E qual è la narrazione dietro ai fatti dell’ospedale di Nola: 1) che i tagli alla sanità sono stati operati per rimuovere sprechi e promuovere l’efficienza, per cui non può essere che in un ospedale ci siano malati stesi per terra come nel lazzaretto dei Promessi Sposi, deve essere per forza perché gli ospedalieri non vogliono rifare i letti e i medici vogliono approfittare per fare i piegamenti; 2) che non è vero che la sanità è sottodimensionata rispetto alle esigenze di una società che ha cura delle persone, è che negli ospedali ci lavorano cretini e nullafacenti; 3) che occorre qualche altro taglio, per esempio agli stipendi di quei poveracci costretti a lavorare in condizioni disumane, di cui, con autentica post-faccia da culo (vedi definizione data innanzi) si reclama il licenziamento.

Conclusione, vedi punto 3: la post-verità serve a scovare e penalizzare il capro espiatorio, che poi è quello più in basso della catena alimentare della giungla postmoderna. Che taglio dopo taglio finirà per ricoverare i pazienti nelle capanne di paglia, ma con tante belle luminarie, uuuuhhhhhhhh!

 

INVECE DI DARE RETTA A GRILLO ……….

gennaio4

bersani-sigaroE’ inspiegabile che da giorni si discuta della tremenda fesseria di Grillo a proposito della giuria popolare sull’informazione e invece sia caduta nel vuoto l’uscita di Bersani del 29 dicembre scorso su “Il Campo delle Idee”, che invece una fesseria non è. Correggetemi se sbaglio, ma non mi pare che sui social abbia suscitato un acceso dibattito e nello stato maggiore del partito neanche avesse esternato il coordinatore di circolo di Tufillo. Ma si capisce: Renzi e i petali interni ed esterni del Giglio Magico sono impegnati nel programmare il timer a Gentiloni e sul web ci si distrae in massa. Possibile che un ex segretario tiri fendenti così poderosi e nel PD si faccia finta di niente? E’ sconcertante, ma rappresenta bene lo stato di quel partito: una sigla che raccoglie un ceto politico interessato solo al governo per il governo, non al governo della società. Ed è per questo che adesso la priorità è confezionare una legge elettorale che impedisca ai populismi di entrare nelle istituzioni. Come se i populismi non continuassero ad abitare la società. Anzi, più rancorosamente, non avendo sbocco nelle istituzioni. 

Bersani nel suo interessante contributo avverte di questo e nel PD la reazione è l’afasia. Una classe dirigente che ha divorziato dal pensiero.

Dove non mi convince Bersani, pur avendo apprezzato i suoi richiami? 

Nel punto che rappresenta il vero nodo della sinistra europea, l’origine della sua deriva, l’archè della sua attuale natura: l’Europa.

Ma non è una lacuna solo di Bersani, tutta la sinistra distoglie lo sguardo da quel peccato mortale, tranne poche eccezioni (una di queste è Fassina) guardate con sospetto, anche fuori dal PD, anche in Sinistra Italiana.

 Non è un mistero, ma è un dato storico rimosso, che nelle prime intenzioni l’unione politica doveva precedere l’unione monetaria e che la libera circolazione dei capitali dovesse seguire alla centralizzazione delle politiche monetarie e fiscali, non il contrario. Così era immaginato lo spazio politico ed economico europeo nei rapporti Werner, Jenkins, Marjolin e MacDougall. Il rapporto Delors, da cui poi sarebbe nata l’Europa che conosciamo noi, invertì questo percorso: prima la rimozione dei controlli ai movimenti di capitali e per questa via, alla fine del processo, la centralizzazione della politica economica. E’ evidente che questo non poteva non portare ad incatenare gli Stati al vincolo esterno, a assoggettarli ai diktat dei mercati: le politiche economica non sono altro che aggiustamenti ai flussi di capitali.

Lì gli Stati europei finirono in un binario stretto e persero la leva delle politiche monetarie e fiscali per rimuovere le diseguaglianze e promuovere gli interessi dei lavoratori. E lì la sinistra perse il suo spazio, il suo campo d’azione, la sua stessa ragione d’essere. Lì il riformismo, da azione graduale per introdurre passo dopo passo elementi di socialismo nella società, divenne legislazione per aderire alle supreme ragioni dei mercati. 

Perciò la sinistra non può che ripartire dalla critica  di quell’errore storico, senza reticenze, rimozioni e scorciatoie. Senza illudersi che si possa rilanciare la sinistra senza affrontare quel nodo: dire che bisogna “rimettere al centro le persone”, sapendo bene che questa è l’Europa dei mercati perché pensata a Maastricht proprio per essi, è ancora esercizio di narrazione, seppure più raffinato e riflessivo dello storytelling che corre a Rignano. 

Curioso che la sinistra si ribelli al pensiero unici liberista, ma non osi nemmeno prendere le distanze dal pensiero unico europeista. 

E’ PIU’ UTILE UNA SEDIA A SDRAIO A ROTELLE CHE UNA RIUNIONE DEL PD

dicembre18

Il fermo immagine tratto da l'unità.tv mostra Roberto Giachetti durante il suo intervento all'assemblea nazionale del Partito Democratico a Roma, 18 dicembre 2016. ANSA/FERMO IMMAGINE L'UNITA.TV +++EDITORIAL USE ONLY - NO SALES+++

Un tempo i comunisti, pur avversari della DC, seguivano il dibattito negli organi della DC, specialmente dopo una tornata elettorale o referendaria, perché quella lettura orientava il futuro del Paese.

Oggi i video in streaming di una assemblea del PD, tenuta dopo una sonora sconfitta, non in un qualsiasi momento di passaggio, rimandano un caos infantile in cui:

  1. il segretario ammette urca che botta, ma avevamo ragione, ripiomberemo nella palude, non ci hanno dato retta.  E meno male che ha almeno ammesso di avere straperso, non era scontato, dato il livello di cultura politica, quasi quasi tiro un respiro di sollievo;
  2. le ragioni della sconfitta risiedono nella “politicizzazione” dello scontro, disse quello che ha invaso tutte le televisioni, le radio, gli spazi a pagamento dei social e pure le buche delle lettere per avvertire che in caso di vittoria dei NO se ne sarebbe tornato al paesello;
  3. un tipo agitato ha detto ad uno dei referenti della minoranza che ha la faccia come il culo e una tipa che fino ad un quarto d’ora prima lamentava frignando il clima becero e volgare della politica è scoppiata a ridere (a proposito dell’asilo Mariuccia, quello è il posto in cui la parola “culo” fa ridere, ma lì hanno meno di 6 anni);
  4. altre amenità del tipo “il Paese ha bisogno di noi” detto sempre dal refettorio dell’asilo Mariuccia;
  5. qualcuno ha provato ad abbozzare un’analisi della drammatica situazione sociale dell’Italia, opinando che forse la batosta referendaria originava da lì, ma non è stato ascoltato perché i bimbi si stavano divertendo a tirare le treccine alle bimbe, a lanciare gli aereoplanini e a fare le boccacce.

Una volta i partiti investiti da una crisi mettevano in campo tutte le loro energie per risolverla; poi si sono dati allo psicodramma, che come sintesi razionale non era il massimo, ma almeno dimostrava un minimo di coscienza della cacca in cui si era sprofondati; oggi precipitano nella regressione infantile e con la cacca ci giocano.

E c’è qualcuno a sinistra del PD che, paventando il pericolo populista, si vuole unire al gioco. Tipo Smeriglio, ma non è il solo, che è disposto ad alleanze con il PD purché torni indietro su art. 18, voucher e altre carognate di cui si è reso artefice. 

Mi sorge il sospetto che non abbia capito cosa stia avvenendo nel mondo. La riforma costituzionale, il Jobs Act, ecc. ecc. sono funzionali all’accettazione dello spazio politico sovranazionale in cui la sovranità non è del popolo, ma dei mercati. Per cui la faglia passa tra questi due fronti:

  • o si accetta il dettato delle scorribande finanziarie in quel contesto senza parlamenti che è la competizione globale, e allora bisogna inghiottire riforme liberiste;
  • o si mettono in campo lotte per ristabilire la sovranità democratica.

Tertium non datur: non esiste stringiamci a coorte con i liberisti più o meno temperati per impedire l’ingresso al governo dei populisti e delle destre. Ci arriveranno lo stesso, spinti dalla macelleria sociale. 

L’unica maniera per impedirlo è contendere con una sinistra radicale uno spazio politico che altrimenti sarà terreno di conquista della destra peggiore. 

Tra le due alternative dove si colloca il PD? E’ credibile che un partito, con o senza Renzi, ridotto a quel livello infimo di discussione e senza immaginazione di un orizzonte diverso dalla dittatura dei mercati, si faccia carico della rappresentanza degli strati più svantaggiati della popolazione?

Rispondetevi da soli.  

 

 

 

 

 

 

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