Lucia Del Grosso

Grande è la confusione sotto il cielo ……..

SCALFARI E IL POPOLO SOVRANO

luglio24

EUGENIO SCALFARIOggi Scalfari ci dice su Repubblica senza ipocrisie quello che avevamo già capito: che lui non crede nel popolo sovrano e che il governo deve essere affidato ad un’oligarchia che sa governare. Perché non crede nel popolo sovrano lo dice qualche riga sopra: perché per metà non va a votare e quindi se ne fotte dell’interesse generale e un’altra metà dei rimanenti vota in base ad interesso particolari e quindi anche questa se ne fotte degli interessi generali. Insomma solo un quarto del popolo è moralmente e intellettualmente degno di esercitare la sovranità. Invece la sua oligarchia è integerrima e vocata alla cura dello Stato, non sbaglia, non ruba, non ha il vizio del nepotismo e meno che mai ha interesse a conservare la sua poltrona: su cosa ripone questa illimitata fiducia?

Ma ha espresso anche un altro concetto interessante: questa schiatta di oligarchi cervelloni ha bisogno del sostegno popolare. “Non più di questo”, si premura di sottolineare, ma se questa base cede, la classe dirigente va in crisi e lo Stato va a puttane. In altri termini: popolo, non sovrano perché sei una capra, mi raccomando fai la claque ai geni che ti governano perché hanno studiato nelle migliori università e sono illuminati. Il popolo come serbatoio di consenso, ma per carità per il resto lasciamolo stare perché non capisce niente.

Paragonati a Scalfari gli élitisti Mosca e Pareto erano più progressisti. Ma anche Erodoto, che almeno apriva il dibattito sulla migliore forma di governo, se la monarchia di Dario, l’oligarchia di Magabizo o la democrazia di Otane.

A parte il fatto che solo l’utopia (o distopia) della democrazia diretta ha ipotizzato il superamento delle classi dirigenti nelle funzioni di governo, e che quindi il senso della democrazia risiede nella selezione operata dai cittadini della classe dirigente, una domanda a Scalfari mi sorge spontanea: se il popolo è una schiappa, chi legittima questa élite adamantina? Come tutti gli elitisti Scalfari risponderà: il merito.

Il merito è quella bella parola che campeggia nelle slides della sinistra leopoldina e che viene spacciata come il principio primo della democrazia: cosa c’è di più democratico dell’assegnare i ruoli nella società, e quindi pure di governo, del merito, che può essere posseduto da tutti, ricchi o poveri, figli di papà o figli di nessuno, basta solo farsi il mazzo?

Già. Peccato che non esista un metodo oggettivo per misurare il merito delle élite al governo, a meno che non l’abbiano trovato per giustificare il ministero della Boschi. Immagino il test: grado di vicinanza con il premier.

Perché che lo ammetta o no, caro Scalfari, l’oligotecnocrazia senza popolo a cui pensa Lei è selezionata per cooptazione, non per doti politiche, profondità di pensiero e visione lunga. E’ associata al governo dai predecessori perché nulla cambi dell’esistente: l’austerità, i conti in ordine, lo smantellamento dello stato sociale, la flessibilità del mercato del lavoro. Polli di allevamento covati in università prestigiose senza mai aver avuto a che fare con una battaglia o un conflitto sociale. Monti ha mai visto un lavoratore che guadagna 800 euro al mese?

L’unica classe dirigente degna è quella che si fa le ossa metà giornata studiando e metà entrando nei conflitti del lavoro, nei disagi del quartiere, tra il “popolo sovrano”. Con uno scambio continuo di sapere tra élite politica e base popolare. Da quando la Sua eccellente classe dirigente, tra cui l’apparato del Suo giornale, ha dichiarato guerra ai partiti, qualcuno ha fatto più questo esercizio? Da quando Repubblica ha fatto la scoperta del partito liquido veltroniano, senza nerbo di popolo, qualcuno ha più tessuto i fili tra governanti e governati?

Ora invece Lei invece di fare autocritica ed ammettere seppure in ritardo, che sì, i partiti erano l’anello di congiunzione tra classe dirigente e “popolo sovrano”, il crogiuolo in cui si formavano ed elevavano entrambi, in cui la democrazia trasformava la massa senza qualità, per dirla alla Tocqueville, in cittadinanza attiva e consapevole, vuole eliminare il “popolo sovrano”.

Siete furbi voi di Repubblica.

 

ERDOGAN E LA COMUNITA’ INTERNAZIONALE BAMBOLINA IMBAMBOLATA

luglio18

TORTURE TURCHEUno dei commenti più sensati alla vicenda turca è quello di Scaglione su Famiglia Cristiana: golpe fallito o autogolpe riuscito non cambia, conta quello che sta accadendo ora.

E quello che sta accadendo ora è terrificante. Ma non la reazione di Erdogan (da uno sterminatore di curdi che cosa ci sia può aspettare?), bensì la NON reazione della comunità Internazionale.

In meno di 24 ore Erdogan aveva già fatto arrestare circa 3000 militari e altrettanti giudici erano stati rimossi. E di fronte a questa ammirevole efficienza l’Occidente che pretende di difendere i principi liberali se n’è fatta una ragione: beh, in fin dei conti c’era stato un golpe. Ah sì? E su quali indizi è stato ipotizzato il coinvolgimento? Ok, i militari possono essere stati beccati mentre giravano con i carrarmati, ma i giudici di quale intelligenza con i golpisti potevano essere sospettati? Che hanno comprato le bottiglie di spumante appena hanno saputo del golpe?

Poi però Erdogan ha ventilato il ripristino della pena di morte e alla Merkel si è scompigliata la messinpiega: eh, no, la pena di morte no, non si entra in Europa con la pena di morte, scherziamo?

Invece un cittadino può essere rimosso della sua funzione, cioè essere privato del suo lavoro, solo perché appartenente ad un’improbabile lista e questa atrocità non fa muovere nemmeno un capello sulle teste della Merkel e di Hollande. E sarebbe poco male perché il parrucchiere di Hollande costa 10.000 euro al mese, così almeno se li guadagna.

Fare in santa pace il proprio lavoro senza capitare in una retata di polizia per avere espresso solo qualche opinione (3000 magistrati tutti attivisti dell’opposizione? E se anche fosse?) non rientra nell’orizzonte dei diritti intangibili, secondo questa classe politica post-post-post democratica, che assiste come una bambolina imbambolata, secondo il frasario di De Luca, allo scempio delle vite di migliaia di cittadini. Siamo fortunati che rientri nel pacchetto minimo delle garanzie il diritto di respirare: no, la pena di morte no. Com’è buono lei!

Ma ti puoi aspettare il rispetto della dignità del lavoro e il diritto di non esserne privati ingiustamente da chi lo tratta a Jobs Act e Loi du Travail? 

Però almeno dovrebbero sapere che le atrocità fasciste e naziste del secolo scorso iniziarono con il licenziamento di migliaia di dipendenti statali, decretato da Mussolini approfittando dell’attentato progettato da Tito Zaniboni nel 1925.

E questa sarebbe la classe politica che ci dovrebbe difendere dalla deriva autoritaria dei populismi?

IL BARBIERE DI HOLLANDE

luglio13

HollandeHo appena letto una notizia che pensavo fosse stata pubblicata da Lercio e invece è riportata da “La Stampa”: Hollande ha un parrucchiere personale pagato con soldi pubblici che costa 10.000 (diecimila) euro al mese.

Guadagna quanto i ministri ed è stato assunto pochi giorni dopo la vittoria di Hollande alle elezioni per tutta la durata del mandato.

Non mi guardate così, non è una bufala è una notizia vera.

Roba che nemmeno i re si potevano permettere, c’era un tesoriere che controllava i conti, chiedete a Filippo il Bello come era tenuto a stecchetto dai Templari (poi li ha bruciati tutti, ma quella è un’altra storia).

Sarebbe interessante fare il conto di quanto costa a capello: una fortuna, considerata la non fluente chioma. Almeno avessero fatto un contratto fino ad esaurimento dell’oggetto su cui eseguire la prestazione: secondo me mancano due shampoo e un giro di vespa e non rimarrà più niente da pettinare.

Che dicevo? Nemmeno i re. Già, perché nel Medioevo il potere non era illimitato: non incontrava limiti nei diritti dei sudditi, ma c’era pur sempre un rigido sistema di valori che sorvegliava le voglie sfrenate. Se gli girava il papa emanava una bolla con tanti bei complimenti tipo depravato e adoratore di mammona e il re passava brutti momenti.

Poi ci fu la primavera dell’era moderna e si pensò di poter impedire i capricci del potere a prescindere dal papa.

Ma poi arrivò l’era postmoderna, talmente post che fa un giro di circumnavigazione attorno all’era moderna e torna al medioevo: c’è una parvenza di democrazia, ma pare che serva per la governabilità e non per la rappresentatività; c’è informazione, ma ce n’è talmente tanta che niente fa scandalo; c’è ricambio della classe dirigente ad intervalli definiti, ma nel frattempo il principe è solo e senza un popolo di riferimento o l’ancoraggio ad un sistema di valori. Siede su un trono e da lì sopra ritiene di potere arraffare tutto: prendere decisioni mi stressa, me la potrò prendere o no la soddisfazione di farmi pettinare quei quattro capelli che ho in testa quando mi pare e piace?

E non ditemi che la scelleratezza di Hollande è ancora più grave perché è un socialista. Socialista che? Il socialismo è sia un progetto di trasformazione della società, sia la condivisione di principi morali, le due cose insieme. Beh, il progetto di trasformazione della società se n’è andato a puttane perché la loi du travail è la migliore legge di destra che si possa fare; la condivisione di principi morali nella società del mercato debordante e pervasivo e del consumatore compulsivo non ha alcun senso.

Qual è l’accusa che ci fanno? Che vogliamo tornare al Novecento? No, veramente ci vorremmo arrivare al Novecento: ora siamo ai fasti di Versailles.

  

LA VOCE DEL PADRONE DE BENEDETTI

luglio10

De Benedetti non rilascia interviste, parla attraverso il suo giornale, basta e avanza.

L’ha fatto solo quattro volte, in momenti cruciali, come ha tenuto lui stresso a ricordare.

Questa è la razza padrona, quella che crede di essere come il papa: infallibile quando si pronuncia ex cathedra.

La razza padrona che possiede i giornali quando rilascia interviste è ex cathedra, quindi non rilascia interviste per esprimere opinioni, ma detta indirizzi. Cioè dà ordini a quelli che non hanno ancora capito dalla linea del giornale.

E che ha detto ex cathedra la razza padrona? Che se Renzi non si sbriga a cambiare l’Italicum vota NO al referendum e gli smonta il pazziarello (trad.: giocattolo) con cui ha giocato per due anni.

La creatura (trad.: il bambino) si comporta appunto come una creatura che ha combinato un guaio: non se ne assume la responsabilità. Adesso “l’Italicum è una buona legge, ma il Parlamento è libero di cambiarla“, ma un anno fa “Non c’è cosa più democratica di mettere la fiducia. Se passa il governo va avanti, altrimenti va a casa. Cosa c’è di più democratico di chi rischia per le proprie idee? E’ tempo di coraggio, non di rimanere attaccati alle poltrone“. Un anno fa “o così o così”, ora “fate un po’ voi”.

Adesso si tratta di decidere chi è più rintronato: se Renzi che ha combinato il massacro o quelli che glielo hanno fatto fare.

Perché che l’Italicum fosse non solo una pessima legge, ma nemmeno funzionale agli interessi convergenti di Renzi e della razza padrona, era prevedibile già dal 2013, quando le elezioni ci hanno consegnato un’Italia spacchettata in tre. Quindi una potente tempesta di cervelli che riesce a concepire? Una legge elettorale pensata per il bipolarismo in un Paese che in realtà è elettoralmente tripolare. Complimenti.

Le emeroteche sono piene di avvertimenti a Renzi, ma lui se ne accorge solo ora, cioè quando si sveglia il padrone e insieme alla colazione ordina pure le modifiche all’Italicum. Complimenti pure alla razza padrona per i riflessi pronti.

Quindi in questa gara di rincoglioniti non saprei a chi consegnare la medaglia, anche se forse la razza padrona un punto l’ha messo a segno: distruggere la memoria storica di almeno due delle tradizioni politiche che erano confluite nel PD, cioè quella del PCI e quella della sinistra democristiana. Asfaltate completamente per lasciare il campo libero al liberismo più sfrenato e ai porci comodi di “lor signori”.

E’ gente che non cambierà mai: tutta presa dal “particulare” e dai propri interessi immediati, senza capacità di alzare lo sguardo all’orizzonte e di curare il destino della nazione: pagine e pagine accorate di intellettuali hanno raccontato questo vizio storico delle classi dominanti italiane, cioè assecondare e non guidare i processi e arraffare il risultato immediato, senza una visione lucida. Ma mi pare che in questo ultimo arco di storia i signori del vapore abbiano raggiunto l’acme della cialtroneria: chi ha accompagnato con la banda la marcia trionfale di Renzi mentre pasticciava i suoi capolavori di riforme? Io o Repubblica?

Ora fanno dire a Franceschini che la partita è tra “sistemici” (e complimenti pure al vocabolario) e forze antisistema. Ideona! Basta una ritoccatina all’Italicum e il tripolarismo torna bipolarismo e si è risolto il problema. E sempre senza il terzo incomodo di una sinistra di classe che rappresenti i lavoratori e si opponga efficacemente all’ordoliberismo dell’austerità a spese dei più deboli.

No, grazie, non è questo il mio “sistema”.

P.S.: il mio pensiero è sempre rivolto a quei compagni impegnati nella costruzione del nuovo soggetto politico Sinistra Italiana, ma ancora sensibili al richiamo della foresta tutti-insieme-appassionatamente-contro-i-barbari-e-i-cavenicoli. Vi è chiaro, dopo quest’ultima farsa, che in realtà lo scontro non è tra civiltà, seppure da emendare, del centrosinistra e barbarie grillo-legaiola, ma tra due cupio dissolvi uno più devastante dell’altro? E che  il soccorso rosso alle giunte di centrosinistra non farà altro che puntellare il bipolarismo alla Franceschini, ultima trovata di una élite padronale che aveva fatto male i conti? Busseranno alla vostra porta per pasticciare l’armata Brancaleone “sistemica”. Ma anche a quella di tipi come Verdini. Non aprite quella porta.

 

 

 

« Older Entries

befana

like box

contatore

adv prove webmaster