Lucia Del Grosso

Grande è la confusione sotto il cielo ……..

PISAPIA E I FENOMENI DI REPUBBLICA

giugno10

Mentre nel resto d’Europa la sinistra riscopre quel classico intramontabile che è la lotta di classe, in Italia la sinistra tutte le mattine si alza, apre i giornali e medita sui misteri di Repubblica.

Repubblica è veramente convinta di essere il Verbo della sinistra, solo che a differenza di quello vero, che si è incarnato una sola volta, in principio si fece carne in Veltroni, poi in Renzi e adesso in Pisapia.

E tutte le volte la sinistra fa atto di fede e crede, fortissimamente crede.

E mica crede con qualche dubbio o tentativo di razionalità, no, crede proprio quia absurdum.

E infatti quella di Pisapia che sfida Renzi alle primarie è proprio grossa, si posiziona vicino a quella della verginità della Madonna (con tutto il rispetto, lungi da me offendere i Cristiani, ma non è un caso che sia un dogma), però Repubblica ci spara un titolone. Domani vedremo la messa i Scalfari.

E’ che Repubblica ha deciso di crocifiggere Renzi che non fa i miracoli e ha bisogno di un nuovo Figlio che predichi l’amore e la pace se no la sinistra riprende con la sua fissa della lotta di classe e magari ci mette pure un po’ di cattiveria.

Invece in Italia i poteri forti le loro beghe interne se la devono vedere in santa pace senza una sinistra di disturbo. Perciò ogni volta che il fenomeno di distrazione si usura ne presentano un altro e la sinistra puntualmente abbocca e inizia a giocare.

Quando la smetterà la sinistra di partecipare a queste lotte di potere degli interessi forti del Paese allineandosi al più subdolo di questi, cioè De Benedetti?

E’ così difficile capire che De Benedetti e il grumo di potere economico che fa riferimento a lui sono decenni che usano la sinistra come truppe per posizionarsi al governo contro altri gruppi di potere?

Ma possibile che non sorga di default a tutti il sospetto che non è credibile che un sindaco, tomo tomo cacchio cacchio, si proponga all’improvviso come leader della sinistra solo grazie al suo carisma? E invece c’è sempre qualcuno che liquida come dietrologia la tesi più che plausibile che abbia le spalle coperte all’armamentario mediatico di Repubblica, che fa e disfa leader.

E quello che fa incazzare di più è che qualcuno lo sa, ma siccome è convinto che non si vince contro i poteri forti, si accoda a quello al volto più umano. Vero Bersani?

Ma varrà qualcosa l’esempio di Corbyn che invece fa avanzare la sinistra di dieci punti in un anno sotto il bullismo dei media che l’hanno selvaggiamente dileggiato e massacrato?

Solo che nel caso di Corbyn la famosa talpa ha scavato, mentre la talpa della sinistra italiana non ha voglia di lavorare, perché ricostruire una connessione sentimentale con il proprio popolo costa fatica e sacrifici, meglio allontanare il calice, proseguendo con le metafore religiose.

Quanto a Pisapia si sta prestando consapevolmente a questo gioco che Repubblica sta preparando a tempo, già da quando ha rifiutato i ricandidarsi come sindaco. E quella della sfida a Renzi sulle primarie è spacconeria come quella di Renzi, solo che ammantata di uno stile più mite ed educato. E che i coraggioso non ha niente i niente se si sa i avere il super supporto di Repubblica. Semmai è un atto incosciente. A parte la ripetizione dello schema classico di scelta della leadership come scontro tra personalità, ma su quale programma non si sa, pensa veramente di vincere lui? Ahahahahah! E se non vince che si fa, si appoggia Renzi?

Io direi di finirla con la storia della sinistra che si vuole frazionare per forza: è che con le teste di minchia non ci può essere prospettiva comune.

 

 

 

 

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E FACCIAMOLA QUESTA UNITA’ DELLA SINISTRA

giugno3

Che la questione dell’unità delle forze a sinistra del PD sia all’ordine del giorno non può che farmi piacere, anzi mi stavo preoccupando che nessuno ponesse il tema. 

Però in genere una volta deciso che si prova a stare insieme ci si domanda: “E adesso che si fa?”.

Ci sarebbe cioè il piccolo dettaglio del programma che si intende presentare agli elettori nell’immediato, il che è già un’impresa. Ma non solo: la desertificazione della sinistra in Italia impone una profonda riflessione per recuperare tutto il tempo perso dalla sinistra che si è dilettata a partire da 4-5 decenni a sperperare il suo patrimonio di valori. 

E la guida di tutto questo la dovrebbe assumere Pisapia che, tomo tomo cacchio cacchio si è candidato con il suo mite approccio frou frou a questo lavoro immane. Ma lasciamo perdere, se ne parlerà e riparlerà in seguito.

Dicevamo dell’unità della sinistra e della ricerca di una cifra comune che non si infranga il giorno dopo le elezioni.

Non è per il vizio antico del frazionismo e del gusto tutto nostro di dividere il capello in quattro, ma mi pare che sui “paletti” posti da Bersani almeno una sessione di dibattito vada aperta.

Dice Bersani che “nel nuovo patto europeo, che inevitabilmente verrà fuori dal corso internazionale, l’Italia deve esserci. Sul piano interno, tenere alti sia gli investimenti sia l’avanzo primario”.

Siccome li chiama paletti ne deduco che si tratti di principi irrinunciabili, su quelli si mettono i paletti, il resto può essere sempre oggetto di mediazione. 

E invece io vorrei che la sinistra che si va a federare, proprio perché deve proseguire il suo percorso anche dopo le urne per rielaborare un orizzonte dovrebbe ridiscutere questi due totem. 

E’ chiaro cosa significa ottenere un avanzo primario? Significa che in un esercizio di bilancio le entrate sono più delle uscite. Significa che lo Stato preleva dai cittadini più di quanto dà loro in termini di spesa pubblica. Significa che lo Stato insiste nel non invertire la sua tendenza pluridecennale a ritrarsi nel Paese. E poco importa se le maggiori entrate deriveranno da una patrimoniale che toglie ai ricchi: c’è poco da fare, se lo Stato spende meno di quando incamera l’effetto sull’economia, quando non si è in presenza di piena occupazione, è recessivo. Vi risulta che siamo in una situazione di piena occupazione? Quindi il gettito di un’eventuale patrimoniale va destinato a spesa pubblica, altrimenti si aggrava la crisi.

E si aggrava pure di molto: ancora nel 2010-2011 il mainstream che una diminuzione della spesa pubblica di 10, per esempio, avrebbe determinato una diminuzione del PIL di 5. La previsione è stata smentita a numerosi studi che invece calcolano un crollo di almeno 15. Questo ovviamente comporta un minore gettito e quindi invece di avere un avanzo come si voleva si ottiene l’effetto contrario. Dopo avre fatto spargere un po’ di lacrime e sangue, si intende.

Ma è la fisima ideologica che sottende questo “paletto” che mi infastidisce: è la stessa che ha portato la sinistra una volta arrivata al governo a fare le privatizzazioni quanto e più della destra per risanare i conti pubblici: si è visto il risultato.

Si può fare un bilancio non in avanzo, non si può per via del vincolo esterno e dell’Europa, in che misura si possa fare sono tutte questioni che dipenderanno dalla forza contrattuale dell’Italia, dato che non possiamo uscire dall’Euro domani mattina. Ma che l’avanzo primario venga considerato un comandamento di Dio non è proprio concepibile.

E’ un pilastro delle destre, non può essere un vessillo delle sinistre, se non vogliono ripercorrere gli stessi errori degli ulivi, delle socialdemocrazie e di tutte quelle forme di scimmiottamento degli avversari.

La sinistra ha una ragione d’essere se guarda il mondo così com’è, ma oltre il muro ne vede uno diverso e prova a abbattere quel muro.

Può non riuscirci, ma almeno vede il muro e quello che c’è oltre.

Se vede solo i vincoli al di qua del muro poi non può lamentasi se si pasokizza, sono gli stessi che vede la destra.

P.S.: anche Pisapia parla di avanzo primario.

 

 

 

 

 

 

 

 

I ROLEX, DESTRA/SINISTRA, ALTO/BASSO

maggio20

Provo un certo disagio, come un tarlo che mi rode la coscienza (morale e politica e non so in quale composizione percentuale) di fronte a questa brutta faccenda dei Rolex, uno o tre che siano. 

La Vicari fa riferimento a Alfano e quindi è donna di destra. Ma la sedicente sinistra ha le sue lady like e non sono l’eccezione, sono la regola. E condividono senza problemi il gusto pacchiano per gli status symbol. I maschi frivoli e vanitosi idem. Per cui parliamone come se la vicenda coinvolgesse un personaggio della sinistra che abbiamo conosciuto in questi anni, nessuno potrebbe dissentire, se non è pazzo o in malafede.

 E non è l’episodio di malcostume politico il piano del discorso che mi interessa in questo momento.

Si sarebbe potuto trattare, e è questo il caso che voglio fare, di un leader che si presenta in televisione a pontificare sulla luminosa missione storica della sinistra riformista che combatte la barbarie e i populismi di destra e di sinistra facendo sbrilluccicare un Rolex che gli ha regalato la moglie. E che poi prosegue con il rigore dei conti pubblici che è per garantire un futuro ai giovani. E che va avanti insistendo che questo è di sinistra, al contrario di quanto sostiene a vanvera la sinistra minoritaria e disfattista, perché restituisce ai giovani l’avvenire che i vecchi privilegiati hanno negato ai propri figli e nipoti.

Immaginiamo poi all’altro lato dello schermo tre generazioni, nonno, figlio e nipote, rispettivamente pensionato al minimo, impiegato a 1.100 euro al mese e precaro/disoccupato. E nessun Rolex nel raggio di 10 KM. 

Si incomincia a capire perché un Rolex, anche legittimamente posseduto, al braccio di un politico della sinistra emancipata, a suo dire, delle categorie del Novecento, è una di quelle immagini che feriscono come un pugno la pancia del corpo sociale, e riconvertono immediatamente la contrapposizione destra/sinistra  in alto/basso, élite/popolo?

Quello che si capisce meno è perché nel dibattito sulla rifondazione di una sinistra che torni ad essere realmente riferimento politico del popolo delle periferie sia completamente assente, come irrilevante e inconferente, un qualsiasi richiamo ai valori della sobrietà. Si mette in discussione tutto dell’attuale modello di sviluppo, ma si rimuove la frase ambigua di Olof Palme: “La battaglia da sostenere non è contro la ricchezza, è contro la povertà“. Tanto strumentalizzabile da aver sdoganato l’amore per il lusso tra le giovani generazioni dei dirigenti della sinistra e nessun ritegno a desiderarlo e ostentarlo. Che è, beninteso, cosa diversa dall’essere ricchi per provenienza sociale: anche nel PCI alcuni erano ricchi e benestanti e non hanno certo venduto tutti i beni e distribuito il ricavato ai poveri, ma si ponevano un problema, questo: noi rappresentiamo una comunità di destino, quella degli ultimi e degli svantaggiati, non possiamo usare il proverbio “noi” rivolgendoci ai lavoratori e a chi soffre il disagio sociale, però sbattendo loro in faccia i simboli della ricchezza; né tantomeno dobbiamo scivolare nell’avidità, l’avvenire di solidarietà e giustizia sociale inizia dai comportamenti privati.

Quanta parte dell’involuzione del conflitto destra/sinistra in alto/basso origina dagli sbrilluccichii dei Rolex? Chiediamolo a quei tre nonno-pensione al minimo, figlio-1.100 euro al mese e nipote-disoccupato/precario  se quella distanza di condizioni di benessere vissuta con naturalezza non renda impronunciabile quel “noi”, senza il quale non c’è sinistra, ma c’è alto che confonde destra e sinistra.

P.S.: che poi il Rolex secondo me è brutto. 

 

 

 

 

LA BOSCHI, LA SERRACCHIANI E L’INCAPACITA’ AL POTERE

maggio13

Tanto per soffermarci sui casi degli ultimi giorni la Boschi e la Serracchiani sono la prova provata che in Italia le elezioni sono state vinte dal Partito degli Incapaci che pertanto governa il Paese e la maggioranza delle Regioni.

La Boschi è addirittura fiera di questa appartenenza e ritira tutta orgogliosa e per niente imbarazzata il Tapiro, che è il premio che spetta a chi eccelle nel casinismo politico.

Sarebbe bastato che si fosse fatta i fatti suoi di ministro delle riforme (tra le cui competenze non c’è la compravendita di banche, e meno che mai di quelle dei parenti) e avesse lasciato fare a Delrio, deputato anche a risolvere le crisi aziendali con sensibili riflessi sui territori, che ci stava appunto pensando. Non sarebbe incorsa in conflitto di interesse e non avrebbe dovuto mentire in Parlamento con tutto quello che consegue. Incapace numero 1.

Incapace numero 2: la Serracchiani si è fatta fregare la sua intelligente dichiarazione da Forza Nuova, niente meno, che l’ha scelta come faccia di una campagna social xenofoba, con tanto di pernacchia, della serie: “Ah, visto che ci siete arrivati pure voi?“. Un capolavoro. 

Qui non mi interessa soffermarmi sulla (in)cultura che fa da sfondo a quella frase scema, cioè l’immigrato visto come uomo di serie B, debitore della carità di chi lo accoglie e quindi marchiato di doppia infamità in caso di delinquenza. E’ roba di destra, ma si sa che il PD è ormai intriso dei valori dell’altra parte del campo politico, anzi ne è parte integrante. Mi interessa sottolineare il ridicolo.

Poi sono curiosa di vedere come se la caverà la Serracchiani quando il PD giocherà alle elezioni la carta della contrapposizione responsabili/populisti e Forza Nuova lancerà lo slogan: “Serracchiani, una di noi“.

Ma se oggi ce la prendiamo con la Boschi e la Serracchiani per l’inconsistenza politica, chiediamoci pure da quando data questa asinaggine.

Come sempre nei processi storici non c’è anno, mese, giorno e ora X. Ma un momento in cui c’è stata un’accelerazione sì. E quel momento è stato il Lingotto, quando con la nascita del partito liquido, destrutturato e quindi incapace di produrre intelligenze, sono state poste anche le premesse della liquidità dei cervelli del partito.

E il capo teorico più estremista di questa brillante strategia fu Veltroni su mandato di Repubblica (che oggi fa strigliare la Serracchiani da Giannini), tanto per parlare di geni. Ho detto più estremista, non il solo. 

Tenetelo presente, compagni che vagheggiate un ritorno al centrosinistra derenzizzato: Renzi è l’effetto, non la causa dello sfacelo della sinistra italiana, che risale a molto prime e prima rileggeremo quelle pagine di storia e meglio sarà. 

La stupidità politica della Boschi e della Serracchiani è ereditaria. 

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