Lucia Del Grosso

Grande è la confusione sotto il cielo ……..

DACCI OGGI IL NOSTRO APPELLO ALL’UNITA’ QUOTIDIANO

dicembre10

Se non proprio quotidiani sono a frequenza superiore alla soglia di sopportazione gli appelli all’unità delle sinistre (vere e sedicenti) per battere alle elezioni le destre, i populismi, i sovranismi, gli squadrismi e già che ci siamo Dart Fenner, il calcare, le smagliature e i nani nei giardini. 

Ieri è stata la volta di Franco Monaco che, ricordo, prima della nascita di MDP aveva proposto la scissione consensuale, della serie “Andate, che la Madonna vi accompagni, però fate piano con la porta“. 

Mai registrata nella storia una scissione di partito consensuale, ma per Franco Monaco tutto è possibile; e infatti ora per l’alleanza elettorale “Tutti gli uomini di buona volontà con il PD” si affida a un miracolo, sdoganando così anche le visioni mistiche, che in effetti mancavano.

Non mi risultano repliche o risposte se non quella indiretta, ma ugualmente esplicita, di Renzi, che ha augurato a Grasso e Boldrini la sorte di Fini e ha avvertito che chi vota per loro vota per le destre, i populismi e tutte le disgrazie che si possano abbattere su un Paese.

Ah, il Bomba ha detto pure che non farà mai un governo con Berlusconi, ma per precauzione ha mandato un messaggio WhatsApp al suo staff di non inserire questa dichiarazione nel report delle Fake News che stanno diligentemente compilando.

E così in queste ultime 48 ore abbiamo avuto un trailer della campagna elettorale che ci attende: Renzi che mena fendenti more solito e la sinistra interna al PD non ancora giunta, nonostante tutto, al livello di consapevolezza che è il momento di entrare in terapia. Cuperlo, per esempio, ha detto che non si candiderebbe mai nello stesso collegio di Bersani per non avere la tentazione di votarlo: c’è bisogno o no di un analista?

Una campagna elettorale violenta nei toni e vacua nei contenuti: le mirabolanti imprese dei governi PD e il voto utile per battere le destre e i populismi.

Soprattutto le seconda vacuità: l’antifascismo è un valore fondante delle Repubblica, non un programma di governo. E quindi dire che la sinistra è unita nella Resistenza ha un’utilità ai fini di un’alleanza di governo prossima allo zero: per il resto che si fa, chiedo a Franco Monaco, l’art. 18 lo si ripristina o no, il Jobs Act lo si cancella o no, la Buona Scuola va bene o no?

Ah, a proposito, nemmeno sull’antifascismo siamo tanto d’accordo, al di fuori dell’affermazione di principio: inutile far fare a giuovanotti scemi vestiti da Carnevale i porci comodi per poi promuovere commoventi manifestazioni: le leggi ci sono, sbatteteli dentro. 

Siamo per un antifascismo fattivo, noi. 

 

 

 

 

 

SOLO UNA SPERANZA DI SOCIALISMO CI SALVERA’

novembre19

Caro Cuperlo, mi ostino a leggere le interviste e le dichiarazioni che rilasci, sempre con la speranza di trovarvi qualche contraddizione risolta, qualche nodo sciolto, qualche punto fermo. Macché! 

Anzi, l’ultima tua uscita sull’Huffinghton Post inanella un intrico ancora più arruffato del solito di pensieri che perdono il filo. Come questo: “Infatti nessuno deve chiedergli di dire questo (cioè l’abrogazione del Jobs Act) perché nella domanda sarebbe implicita la fine di ogni dialogo. Ma a sua volta Renzi non può intestarsi i quattro anni da leader come una successione di successi perché la storia non è andata così. Tanto nel giudizio popolare sulle riforme portate avanti che nel conteggio delle urne. La realtà è che ci sono stati risultati importanti e che è giusto rivendicare, ma ci sono state anche riforme che si sono rivelate fragili e talvolta dannose, e altre che semplicemente sono fallite a cominciare dalla riscrittura di un terzo della Costituzione”

Appena qualche rigo sotto dici che quella legge non l’hai votata perché in disaccordo con la sua impostazione di fondo, cioè più lavoro in cambio di meno diritti. Il che taglia la testa al toro, non ti pare? Ma no, tu inviti a entrare nel merito. E quale sarebbe il merito secondo te? Che il Jobs Act ha creato nuova occupazione all’inizio, ma precaria, e che poi finiti gli incentivi le nuove assunzioni sono cessate. Non è un’aggiunta mia, lo dici tu nell’intervista. E perché, sempre secondo te? Perché non si sono destinate risorse ai centri per l’impiego.

Come dire che se invece i centri per l’impiego avessero funzionato sai che magnifiche sorti e progressive per i lavoratori: passare da un’occupazione all’altra, senza radicare nessuna identità professionale, fare il gioco dei quattro cantoni da un’impresa all’altra e da un mestiere all’altro, una meraviglia, no? A un intellettuale fine come te non dovrebbe sfuggire che questa è la quintessenza della società liquida, ossia dell’alienazione. A meno che non sia questa la risposta che suggerisci a “un mondo che ribalta valori, poteri, classi e pare riscrivere gli equilibri delle democrazie in tutto l’Occidente“.

E qui siamo al punto, caro Cuperlo. A furia di cercare giustificazioni al tuo abbarchicamento a quell’infernale arnese che è il PD ti sei piegato pure tu alla postmodernità, e non poteva essere altrimenti. Sei la prova provata che il ragionamento “provo a cambiare il PD dal di dentro” non funziona, accade puntualmente il contrario.

Non può perciò che cadere nel vuoto il tuo appello a non consegnare l’Italia alle destre e ai populismi, partendo però dal merito e non dalla somma di sigle, perché a questo punto ho il sospetto che parliamo di orizzonti diversi.

E comunque la strada per portare al governo queste grandi iatture la indichi proprio tu, come un Pisapia qualsiasi, esortando la sinistra a rinunciare alla sua ragione d’essere pur di mantenere viva la facciata, dietro la quale ci sono solo macerie, di una sinistra puramente nominale, che, come negli anni 30, regalerà tutti gli esclusi dal benessere, che crescono sempre di più, ai nipotini del fascismo. 

E perciò tranquilli, Cuperlo, Pisapia qualsiasi, Prodi, Fassino e Veltroni: questo giro è andato, come si dice dalle mie parti. 

Perderete con o senza i nostri voti, mettetevi l’anima in pace. 

Perderemo anche noi da soli, ne siamo coscienti, al massimo possiamo sperare di portare in Parlamento una piccola pattaglia di deputati e senatori che riprendano a parlare la lingua dei lavoratori, del disagio e delle periferie.

E che se anche adesso tentennano e procedono per perifrasi arrivino presto a pronunciare l’unica parola del riscatto, l’unica speranza che può salvare questo mondo in rovina: socialismo. SO-CIA-LI-SMO. 

Verrà il momento in cui non ci gireremo più intorno.  

 

 

 

 

 

 

 

 

UN LEADER ANAFFETTIVO

novembre4

Dice Formica che la politica è sangue e merda e ha ragione.

Ma i veri leader ne spargono il meno possibile e non avvelenano i pozzi.

Tutto può darsi in politica: ipocrisie, menzogne, tradimenti. Per Machiavelli se si vuole la salvezza dell’anima ci si fa preti, il Principe deve pensare a salvare lo Stato.

E’ questo il punto: il politico può trovarsi nella situazione di compiere atti non irreprensibili, ma deve essere sempre guidato da un interesse superiore. Poi nessuno è ingenuo e sa che l’uomo è un impasto misterioso di terra e cielo: nessuno pretende che l’ambizione personale non faccia parte di questo impasto, ma mai e poi mai può essere l’unico fine a cui tutto può essere sacrificato.

Di Berlinguer si diceva che era una brava persona, di Togliatti un po’ meno, qualche ombra gli è stata rimproverata. Ma nessuno ha mai messo in discussione che il suo pensiero e i suoi atti erano orientati dal bene del Paese e del Partito.

Ora trasponiamo queste considerazioni alla biografia di Renzi. Ce lo vedete il peggior politico della Prima Repubblica, ma proprio il più miserabile, dire di un candidato del proprio partito che lo voterebbe, ma chissenefrega, vinca il migliore, tanto è stato indicato da un altro? 

Tradotto, ma non ce n’è bisogno:  per me il PD siciliano può pure sprofondare nello Stretto di Messina e portarsi dietro il partito nazionale, non muovo un dito per limitare i danni, metti che a qualcuno viene in mente che c’entro qualcosa con questo disastro.

Penso che Renzi, oltre che un pessimo uomo politico, sia anche anaffettivo. E’ un difetto persino più grave dell’essere carogne, perché una carogna non è detto che non provi qualche sentimento disinteressato verso la collettività. A Renzi invece non frega niente di nulla al di fuori della sua famiglia se non ne ricava beneficio. Tutto deve essere piegato alla sua ambizione. Anche il principio di realtà. Perché è inutile scappare come i bambini dopo aver fatto una marachella: arriverà il 6 novembre e non senza conseguenze per un partito ridotto a sperare in un indecoroso terzo posto. Sarà l’armageddon senza però la sua epicità, sarà una comica con le torte in faccia. Un fuggi fuggi con planate a gambe all’aria sicuramente in Sicilia, ma con effetto domino in tutta Italia.

E in questo ridicolo epilogo c’è una parte del mondo della sinistra dispersa che prende ancora sul serio il circo piddino e il suo capocomico anaffettivo e un po’ fa il gioco del cerino, un po’ misura il grado di renzismo dei superstiti nel PD, un po’ si lascia tentare da alleanze alle elezioni regionali.

Dico anche a voi, compagni con la sindrome nonregaliamolaRegionealledestreeaigrillini che arriverà il momento di andare a cercare voti per gente magari perbene, si spera, ma sputtanata politicamente e senza credibilità. E ai mercati stracceranno i volantini in faccia anche a voi. 

Lasciate annegare il PD o trascinerà nel gorgo di ridicolo anche voi. 

 

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RENZI, IL CERINO E IL POVERO SPERANZA di Paolo Desogus

ottobre23

Il nostro ex presidente del Consiglio ha tanti difetti. Su una cosa bisogna però dargli atto: Renzi non è ipocrita, non nasconde la sua arroganza e la sua simpatia per la destra.

Non so quanti del vecchio centrosinistra avrebbero avuto il coraggio di mostrarsi vicino a Marchionne pur avendo anticipato la stessa politica di Renzi, il quale al contrario non si è fatto scrupoli a mostrarsi con lui a braccetto.

Renzi non si nasconde, e questo è un vantaggio per lui, soprattutto se l’avversario, privo di un briciolo di visione del mondo, ha come unica tattica quella del cerino per “stanare” l’avversario. Chissà quante risate si è fatto ieri leggendo sulle colonne di Repubblica, l’intervista di Speranza.

La foto di questo post credo che dica tutto di Renzi. E se ci fate caso, non si tratta di una foto casuale. Questa immagine è stata studiata a tavolino: è l’immagine di uno che se ne fotte delle regole, va dritto per la sua strada esibendo i propri difetti. Non è allora col gioco del cerino che si sfida uno così.

Renzi combatte a viso aperto, mentre i vecchi rottami del centrosinistra vivono nascosti nei cumuli di ipocrisia ammucchiati in anni e anni di politiche fallimentari.

 

 

 

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