Lucia Del Grosso

Grande è la confusione sotto il cielo ……..

I ROLEX, DESTRA/SINISTRA, ALTO/BASSO

maggio20

Provo un certo disagio, come un tarlo che mi rode la coscienza (morale e politica e non so in quale composizione percentuale) di fronte a questa brutta faccenda dei Rolex, uno o tre che siano. 

La Vicari fa riferimento a Alfano e quindi è donna di destra. Ma la sedicente sinistra ha le sue lady like e non sono l’eccezione, sono la regola. E condividono senza problemi il gusto pacchiano per gli status symbol. I maschi frivoli e vanitosi idem. Per cui parliamone come se la vicenda coinvolgesse un personaggio della sinistra che abbiamo conosciuto in questi anni, nessuno potrebbe dissentire, se non è pazzo o in malafede.

 E non è l’episodio di malcostume politico il piano del discorso che mi interessa in questo momento.

Si sarebbe potuto trattare, e è questo il caso che voglio fare, di un leader che si presenta in televisione a pontificare sulla luminosa missione storica della sinistra riformista che combatte la barbarie e i populismi di destra e di sinistra facendo sbrilluccicare un Rolex che gli ha regalato la moglie. E che poi prosegue con il rigore dei conti pubblici che è per garantire un futuro ai giovani. E che va avanti insistendo che questo è di sinistra, al contrario di quanto sostiene a vanvera la sinistra minoritaria e disfattista, perché restituisce ai giovani l’avvenire che i vecchi privilegiati hanno negato ai propri figli e nipoti.

Immaginiamo poi all’altro lato dello schermo tre generazioni, nonno, figlio e nipote, rispettivamente pensionato al minimo, impiegato a 1.100 euro al mese e precaro/disoccupato. E nessun Rolex nel raggio di 10 KM. 

Si incomincia a capire perché un Rolex, anche legittimamente posseduto, al braccio di un politico della sinistra emancipata, a suo dire, delle categorie del Novecento, è una di quelle immagini che feriscono come un pugno la pancia del corpo sociale, e riconvertono immediatamente la contrapposizione destra/sinistra  in alto/basso, élite/popolo?

Quello che si capisce meno è perché nel dibattito sulla rifondazione di una sinistra che torni ad essere realmente riferimento politico del popolo delle periferie sia completamente assente, come irrilevante e inconferente, un qualsiasi richiamo ai valori della sobrietà. Si mette in discussione tutto dell’attuale modello di sviluppo, ma si rimuove la frase ambigua di Olof Palme: “La battaglia da sostenere non è contro la ricchezza, è contro la povertà“. Tanto strumentalizzabile da aver sdoganato l’amore per il lusso tra le giovani generazioni dei dirigenti della sinistra e nessun ritegno a desiderarlo e ostentarlo. Che è, beninteso, cosa diversa dall’essere ricchi per provenienza sociale: anche nel PCI alcuni erano ricchi e benestanti e non hanno certo venduto tutti i beni e distribuito il ricavato ai poveri, ma si ponevano un problema, questo: noi rappresentiamo una comunità di destino, quella degli ultimi e degli svantaggiati, non possiamo usare il proverbio “noi” rivolgendoci ai lavoratori e a chi soffre il disagio sociale, però sbattendo loro in faccia i simboli della ricchezza; né tantomeno dobbiamo scivolare nell’avidità, l’avvenire di solidarietà e giustizia sociale inizia dai comportamenti privati.

Quanta parte dell’involuzione del conflitto destra/sinistra in alto/basso origina dagli sbrilluccichii dei Rolex? Chiediamolo a quei tre nonno-pensione al minimo, figlio-1.100 euro al mese e nipote-disoccupato/precario  se quella distanza di condizioni di benessere vissuta con naturalezza non renda impronunciabile quel “noi”, senza il quale non c’è sinistra, ma c’è alto che confonde destra e sinistra.

P.S.: che poi il Rolex secondo me è brutto. 

 

 

 

 

LA BOSCHI, LA SERRACCHIANI E L’INCAPACITA’ AL POTERE

maggio13

Tanto per soffermarci sui casi degli ultimi giorni la Boschi e la Serracchiani sono la prova provata che in Italia le elezioni sono state vinte dal Partito degli Incapaci che pertanto governa il Paese e la maggioranza delle Regioni.

La Boschi è addirittura fiera di questa appartenenza e ritira tutta orgogliosa e per niente imbarazzata il Tapiro, che è il premio che spetta a chi eccelle nel casinismo politico.

Sarebbe bastato che si fosse fatta i fatti suoi di ministro delle riforme (tra le cui competenze non c’è la compravendita di banche, e meno che mai di quelle dei parenti) e avesse lasciato fare a Delrio, deputato anche a risolvere le crisi aziendali con sensibili riflessi sui territori, che ci stava appunto pensando. Non sarebbe incorsa in conflitto di interesse e non avrebbe dovuto mentire in Parlamento con tutto quello che consegue. Incapace numero 1.

Incapace numero 2: la Serracchiani si è fatta fregare la sua intelligente dichiarazione da Forza Nuova, niente meno, che l’ha scelta come faccia di una campagna social xenofoba, con tanto di pernacchia, della serie: “Ah, visto che ci siete arrivati pure voi?“. Un capolavoro. 

Qui non mi interessa soffermarmi sulla (in)cultura che fa da sfondo a quella frase scema, cioè l’immigrato visto come uomo di serie B, debitore della carità di chi lo accoglie e quindi marchiato di doppia infamità in caso di delinquenza. E’ roba di destra, ma si sa che il PD è ormai intriso dei valori dell’altra parte del campo politico, anzi ne è parte integrante. Mi interessa sottolineare il ridicolo.

Poi sono curiosa di vedere come se la caverà la Serracchiani quando il PD giocherà alle elezioni la carta della contrapposizione responsabili/populisti e Forza Nuova lancerà lo slogan: “Serracchiani, una di noi“.

Ma se oggi ce la prendiamo con la Boschi e la Serracchiani per l’inconsistenza politica, chiediamoci pure da quando data questa asinaggine.

Come sempre nei processi storici non c’è anno, mese, giorno e ora X. Ma un momento in cui c’è stata un’accelerazione sì. E quel momento è stato il Lingotto, quando con la nascita del partito liquido, destrutturato e quindi incapace di produrre intelligenze, sono state poste anche le premesse della liquidità dei cervelli del partito.

E il capo teorico più estremista di questa brillante strategia fu Veltroni su mandato di Repubblica (che oggi fa strigliare la Serracchiani da Giannini), tanto per parlare di geni. Ho detto più estremista, non il solo. 

Tenetelo presente, compagni che vagheggiate un ritorno al centrosinistra derenzizzato: Renzi è l’effetto, non la causa dello sfacelo della sinistra italiana, che risale a molto prime e prima rileggeremo quelle pagine di storia e meglio sarà. 

La stupidità politica della Boschi e della Serracchiani è ereditaria. 

DALL’UNION SACREE ANTIFASCISTA ALL’UNION SACREE PER L’EUROPA

maggio9

Mi rivolgo agli opinion leader della sinistra in stato confusionale che hanno rivolto il drammatico invito ai cittadini francesi a votare, o turandosi il naso, o dando di stomaco, o contorcendosi per terra, non importa, quel campione di democrazia che sarebbe Macron, per sbarrare il passo a quella caricatura di fascismo che sarebbe la Le Pen: ma non vi siete sentiti un po’ ridicoli leggendo i giornali la mattina dopo, che titolavano sulla grande vittoria dell’Europa? Archiviato il mostro fascista. Sparito in nemmeno 24 ore, anzi quella stessa stessa notte.

Ora il fronte non passa più tra fascisti e antifascisti, non serve più l’appello no pasaran, il discrimine è tra forze responsabili e forze populiste, come ha tradotto oggi per i meno attenti Franceschini, a scanso di equivoci sul mainstream partito già a chiusura delle urne. Depennando il conflitto destra/sinistra: ma quale sinistra? Esistono i tecnocrati che fanno le cose per benino e i pagliacci che agitano il popolo contro l’Europa, la sinistra che sarà mai, una porzione del caos degli irresponsabili, per carità! Invece è affidabile Berlusconi, il Banana, capito? Dal che si deduce che va bene pure una destra in bandana, ma di più, con le orecchie d’asino, purché non metta in discussione l’ordine europeo. 

E questo è il ringraziamento per aver starnazzato allarme i fascisti come se ci fossero stati i carrarmati con le svastiche alle porte di Parigi. E pensare che avete quasi dato del rossobruno a Mélenchon per aver sparigliato il giochetto o Macron o morte. Invece di riconoscergli che possiede almeno una delle doti di un leader: quella di capire la reale portata di un fenomeno e in base a tale comprensione elaborare la tattica opportuna. Nel caso che ci riguarda: la probabilità di vincere della Le Pen era pari alla mia di vincere il Nobel, per cui era tatticamente sbagliato fare professione di codismo. Che peraltro non paga mai, ci si consegna all’irrilevanza politica e ci si preclude il ruolo di terzo polo, autonomo e non gregario.

Ma poi perché tutto questo soccorso rosso strumentalizzato e poi disprezzato? Ed è tanto sicuro che sia antifascismo e solo antifascismo? O invece si aggiunge un sovrappiù che carica di enfasi e devia la difesa dei principi costituzionali? 

Che non sia la paranoia antipopulista, una sorta di monomania che alberga in certa sinistra e che dilata la percezione di questo pericolo impedendone un’analisi centrata e corrette previsioni?

Già non ci siamo con la descrizione dei rapporti di causa ed effetto tra sistema malato e populismo: non è che il sistema è malato a causa del populismo, è il populismo che è effetto del sistema malato. Eppure c’è nel dibattito a sinistra la tendenza ad invertire i termini. E non è nemmeno una tendenza minoritaria.

Ma vogliamo parlare di quell’altro equivoco, l’equazione non dimostrata populismo uguale fascismo?  Come se tra i due termini corresse una corrispondenza biunivoca, che invece nei fatti non sussiste: ci può essere populismo senza fascismo. 

 Però attenzione, perché la paranoia è il contrario della lucidità e in politica non è ammessa: imparate da Mélenchon, che non conosce isterie e sa riconoscere una tigre da una gatta spelacchiata.  In alternativa ci sono le lezioni di Franceschini. 

 

 

 

 

 

 

 

 

I 2 EURO PEGGIO SPESI DELLA STORIA

maggio1

Saranno pure solo due euro, ma sono comunque l’equivalente di un caffè e una bomba alla crema. E solo il cielo lo sa perché mai quelli che “al congresso ci riprendiamo il partito” siano andati ai gazebo invece che al bar.

E invece di una bella colazione vi siete, come si dice dalle mie parti, accattati:

  1. la pietra tombale su un dato di fatto che solo voi non ritenevate scontato: il PD è un partito occupato militarmente da Renzi. Se così non fosse la sua percentuale di consensi alle primarie, dopo le ripetute sconfitte passate e le prevedibili future, sarebbe stata come minimo scalfita. E invece nemmeno la disfatta al referendum riesce a convincere il popolo del PD che sia il migliore dei segretari possibili;
  2. la scusa per far dire a Giannini, tanto per fare un esempio, rincretinito pure lui dalla retorica delle primarie-festa della democrazia, che la flessione c’è stata, ma quasi 2 milioni di votanti sono un buon indice di resistenza. Solo che la resistenza non l’attribuiscono a voi, ma a Renzi, che ha trionfato, come hanno scritto i giornali che non vedevano l’ora, con il 70%;
  3. la figura dei pirla che prima lanciano allarmi sulle primarie-flop e poi corrono a rinforzare i numeri: sono state un flop colossale, e solo la stampa nostrana è capace di negare che un milione di voti in meno non siano un insuccesso epocale, ma voi certamente non avete dato una mano. Eppure era facile capire che l’unica sconfitta che potevate infliggere a Renzi era lasciarlo solo ai gazebo. Ed era carta fatta, come diciamo noi meridionali, ma voi non sapete approfittare nemmeno  delle carte fatte;
  4. la funzione avvilente di portatori d’acqua alla strategia renziana di apparecchiare le primarie per stravincerle, legittimarsi come leader di popolo e mettere in crisi Gentiloni, che, come tutti quelli che, in questa democrazia italiana un po’ cialtrona, non ha avuto un’investitura plebiscitaria,  diventa più debole. Eppure questo giochetto l’aveva già fatto Veltroni  con Prodi, ma ve ne siete dimenticati. Per la cronaca perse rovinosamente come perderà anche Renzi, ma siccome non siamo più in regime bipolare rimarrà artefice insieme al giglio magico delle sorti del Paese, grazie a larghe intese con le destre. Con buona pace di Orlando che chiede pateticamente di rilanciare il centrosinistra;
  5. un contributo anche al tatticismo opaco di Orlando, anche questo compreso nel pacchetto dei due euro. E’ evidente che aspetta Renzi al varco delle amministrative, che già si preannunciano una disfatta per il PD. E’ buffo come le speri tutte le disgrazie del partito per riprenderselo: ma l’ha capito che a Renzi non frega una beneamata cippa di perdere sia le amministrative che le politiche, perché tanto nel quadro frammentato che si profila conta di avere sempre un ruolo centrale? E il suo fido popolo dei gazebo lo seguirà in questo percorso acriticamente, per cui non c’è trippa per il gatto Orlando;
  6.  in omaggio una lustrata alle primarie, il più stupido sistema di selezione delle classi dirigenti, confezionati nei gazebo da votanti sempre più in calo e disaffezionati.

Un affarone alla modica cifra di 2 euro. 

 

 

 

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