Lucia Del Grosso

Grande è la confusione sotto il cielo ……..

LA BUROCRAZIA OPPRIMENTE DEL CAMPO APERTO DEL CENTROSINISTRA

novembre27

corte-costituzionale“Pensate che abbiamo fatto una legge delega con i decreti legislativi, per rendere licenziabile un dirigente pubblico che non si comporta bene, e la Corte costituzionale ha detto che, siccome non c’è l’intesa con le Regioni, e avevamo chiesto i pareri, il decreto è illegittimo.  E poi mi dicono che non devo cambiare le regole del Titolo V. Siamo circondati da una burocrazia opprimente”. Più ascolto Renzi e più mi convinco che siamo caduti in un loop temporale: Berlusconi, governo tecnico, variante di Berlusconi ………. 

 Solo che ad ogni ritorno della storia i personaggi diventano più cupi e grotteschi.

La dichiarazione di Renzi è quella di un berlusconi qualsiasi senza nemmeno la scusa di essere di destra. La scusa gliela trova Pisapia: siccome non ha la maggioranza allora è costretto a ricercare il consenso a destra, ma se venisse sostenuto da un campo largo del centrosinistra allora potrebbe attuare un programma diverso.

Vorrei tanto chiedere a Pisapia e a tutti i sostenitori del “campo largo del centrosinistra” se secondo loro il giudizio di burocrazia opprimente con cui Renzi incarta tutti gli organismi preposti a far rispettare le regole, inclusa la Corte Costituzionale, è il risultato di una qualche mediazione con il centrodestra a cui è stato costretto tanto per sopravvivere. Davvero, mi piacerebbe tanto sapere se secondo il loro ponderato convincimento è una dichiarazione estorta sotto la minaccia di Alfano di crisi di governo o non è piuttosto la rivelazione dell’anima autocratica e insofferente alle regole che ha assunto tutto il gruppo dirigente del PD (non mi risultano vibrate proteste contro quest’ultima intemerata di Renzi).  

E poi chiedo sempre agli stessi se hanno ben presente la differenza tra programma di governo (che risente delle alleanze e dei rapporti di forza interni all’alleanza, per cui l’azione di governo di una forza politica di sinistra può subire l’influenza moderata del centro) e Costituzione, cioè quella Carta che fissa diritti dei cittadini, equilibrio dei poteri e soprattutto traccia l’orizzonte della società futura, in senso progressivo o regressivo.  Perché di fronte a questa differenza la speranza di Pisapia di un centrosinistra che, liberato dall’alleanza con il centrodestra, può finalmente marciare verso le magnifiche sorti e progressive si infrange: non glielo ha ordinato il medico al PD di riformare la Costituzione per liberare l’Italia dalla burocrazia opprimente, che altro non è che esercizio di controllo affinché nessun potere si trasformi in arbitrio. 

E infine sono veramente curiosa di sapere se gli ottimisti del campo aperto del centrosinistra hanno colto la difficoltà che ha il PD con la parola “intesa”, tanto che i legislatori piddini hanno inserito il correttore automatico per sostituirla con “parere”, di cui, al contrario delle intese, possono fregarsene.  Ed è tanto potente l’idiosincrasia da rischiare di andarsi a schiantare contro la Corte Costituzionale, come è puntualmente avvenuto in occasione della riforma Madia. Sul serio, vorrei tanto sapere come i campoapertisti contano di superare questo blocco a mediare di cui soffre il PD in modo da rendere non completamente superflua la loro presenza nell’alleanza.

P.S. Cuperlo ha già scritto le 26 cartelle di macerazione interiore in cui azzarda che non è bello chiamare la Corte Costituzionale “burocrazia opprimente”?

RENZI, LANDINI E IL TORMENTONE “CHI HA VINTO CHI HA PERSO”

novembre20

renzi-landiniDetesto le arene nella vita civile, figuriamoci se possono piacermi nel dibattito politico. Ma i referendum sono un scontro tra un SI’ e un NO, non ammettono mediazioni, il giorno dopo lo spoglio è legge quello che hanno deciso la metà più uno dei votanti e alla metà meno uno non restano nemmeno le briciole. Perciò i referendum sono quanto di più feroce esista in politica, tanto più in una fase contrassegnata da una cultura politica muscolare e centrata sulla mozione degli affetti più che sul ragionamento.

Perciò rassegnamoci a queste singolar tenzoni che sono tristi anche quando si contengono nei limiti del confronto civile.

A dire la verità non sono nemmeno singolar tenzoni, ognuno di questi scontri è al penultimo sangue: domani se ne annuncerà un altro e l’ultimo intrattenimento durerà giusto il tempo di una raffica di tweet.

Però ora siamo ancora nell’intervallo temporale del “chi ha vinto e chi ha perso” e voglio fare pure io la mia puntata a questo gioco.

Riporto una battuta di Landini che, oltre ad essere un colpo mortale a Renzi, è anche uno specchio dei tempi: “Se vogliamo parlare di fiducia, quando lei mi dice di stare sereno che andrà tutto bene, io con quello che ho visto non mi fido”.

Siamo tutti consapevoli che in un Paese serio nessuno, ma proprio nessuno, si sarebbe potuto permettere di sbeffeggiare così nemmeno un consigliere di un comune di 300 abitanti? 

Landini l’ha fatto e Renzi non dico che avrebbe dovuto tirargli il guanto per sfidarlo a duello, ma almeno si sarebbe dovuto alzare offeso e andarsene. Ma ovviamente non era in condizione di farlo dato la sua infiammabilissima coda di paglia.

Sempre in quel Paese serio che è solo nella mia immaginazione i fan di Renzi avrebbero dovuto disattivare gli account Facebook e Twitter un minuto dopo per la vergogna. E invece staranno lì fino a domani a postare, cliccare, twittare che Renzi ha vinto 10 a 0 e secondo me ne sono pure convinti: semplicemente non hanno nemmeno fatto caso al cazzotto di Landini, come se fosse rimbalzato sulla faccia di gomma di Renzi. Gli dicono in faccia che è infido, ipocrita, inaffidabile, cioè quanto di peggio si possa dire ad un capo di governo, e senza possibilità di controbattere, dato che quell’Enrico stai sereno è diventato proverbiale, ma che volete che sia! Un granello, una mollichina di fronte al vento di un cambiamento a cui credono solo 100 artisti frequentatori più di studi televisivi che di quartieri popolari. 

Non so se Cuperlo ha visto il confronto Renzi/Landini. Sarebbe stato molto istruttivo per lui. C’è rimasto solo lui a fidarsi di Renzi.  E peccato che non vedremo mai un confronto Renzi/Cuperlo, dato che sono nello stesso fronte del SI’. Ma mi è venuta in mente lo stesso la scena di un impossibile faccia a faccia televisivo in cui Cuperlo gli fa professione di fede e Renzi gli scoppia a ridere in faccia.

EUGENIO SCALFARI E IL DISPIEGAMENTO DEL TERRORISMO PSICOLOGICO

novembre13

Eugenio Scalfari durante l'iniziativa 'Il Cortile dei Giornalisti', il 25 settembre 2013 al Tempio di Adriano a Roma. ANSA/ GUIDO MONTANI

Poteva non associarsi Scalfari al dispiegamento di tutti i mezzi per spargere terrorismo psicologico?

In premessa lo vorrei correggere su una previsione: il SI’ non sta assolutamente diminuendo il suo distacco dal NO. E non perché lo dicono i sondaggi, puntualmente disattesi in ogni chiamata elettorale a livello planetario. Perché non c’è una ragione politica, una che sia una, perché ciò debba accadere. Nonostante tutto il bombardamento mediatico, di endorsement, di disinformazione (a proposito, nella lettera di Renzi agli Italiani e alle Italiane all’estero c’è scritto che perderanno la loro rappresentanza al Senato?) le ragioni del SI’ non intercettano quella furia di ribellione all’establishment che sta producendo risultati clamorosi nelle consultazioni elettorali di tutto il mondo. Anzi, la sovraesposizione mediatica, i mezzucci di Sensi (ma veramente pensa che esibire Cuperlo in televisione come un fenomeno di baraccone sposti voti?), le lettere all’estero (non ha pensaro, Jim Messina, che forse qualcuno si chiederà che questo sperpero di denaro è in contraddizione stridente con il messaggio propalato di una riforma che riduce i costi della politica?). E le stesse comparsate di Renzi in giro per l’Italia rimandano un’immagine disastrosa di Renzi in un momento di così furioso rigetto delle élite e dei privilegi: un premier reso invisibile e inavvicinabile da più cordoni di scorta in città blindate: mai fu data dimostrazione più plastica del distacco tra governanti e governati.

Oggi ha voluto dare una mano pure Scalfari a scavare il solco tra Renzi e l’Italia: il più élitario degli élitari che che continua a teorizzare spudoratamente che la democrazia è in fatto di signori illuminati, il popolo non c’entra niente. Proprio quello che la working class e tutti coloro che pagano il prezzo della crisi, depredati di reddito e di diritti da decenni di governo delle classi dirigenti illuminate di Scalfari, vogliono sentirsi dire. 

E le élite ordoliberaliste cosmopolite (cioè quelle che propugnano le costituzioni della democrazia svuotata, esattamente come quella che stanno apparecchiando in Italia, in modo che tutto il potere confluisca ad un ordine sovranazionale che non risponde a nessuno) affidano al portavoce Scalfari l’esplicitazione del loro terrore: Renzi, cambia l’Italicum se no al ballottaggio vinceranno i populisti. Capito? Non solo svuotano i parlamenti, ma vogliono scegliersi anche chi governa con una legge elettorale cucita su misura. Prima era cucito su misura l’Italicum, ora è stretto, ma tanto basta dare un ordine da Repubblica e si rimedia un nuovo vestito. 

Quindi il futuro che lor signori ci stanno confezionando, e che Scalfari carinamente ci sta descrivendo in modo che ne siamo tutti consapevoli è: non abbiamo nessuna intenzione di cambiare la rotta che sta conducendo alla macelleria sociale le classi lavoratrici e medie, sappiamo bene che questo alimenterà i populismi, ma noi ovvieremo agendo sugli ordinamenti, cioè costituzioni e leggi elettorali che arginino le forze antisistema, in modo che questi fenomeni non avranno rappresentanza politica. Ah, no, non ce ne siamo dimenticati, c’è anche la rabbia sociale che può sfociare in disdicevoli episodi di proteste con tutti quei cartelloni e quegli strilli sguaiati: nessun problema, ci sono i manganelli. Quest’ultimo risvolto Scalfari non lo rivela, ma si sa che il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi e non c’è nessun coperchio in grado di contenere l’esasperazione popolare.

Perciò è il SI’ alla riforma costituzionale, caro Scalfari, che è pericoloso e foriero di instabilità, non il NO, come predichi tu: se il disagio sociale non ha rappresentanza, cioè quella che gli volete togliere manomettendo le regole della democrazia, esplode fragorosamente.

Perciò votiamo NO, per fermare questo disegno e da lì ripartire per ricostruire una democrazia partecipata e ancorata sulla rappresentanza, in cui il conflitto sociale, che è connaturato in ogni società, trovi composizione in un Parlamento sovrano e non ancillare nei confronti di un esecutivo lanciato ad eseguire i programmi di austerità e di distruzione dello stato sociale dettato dall’ordoliberlismo. 

PERCHE’ CUPERLO HA PERSO DEFINITIVAMENTE LA MIA STIMA

novembre7

cuperlo-con-boschiCaro Cuperlo, sono stata una Sua sostenitrice convinta alle primarie, ma purtroppo devo ammettere amaramente di aver riposto male la mia fiducia. La brutalità del mio sfogo è direttamente proporzionale alla delusione, le ferite fanno male e rendono anche un po’ cattivi. 

Già nel corso della campagna per le primarie, pur tributandole una stima che peraltro poi si rivelò immeritata, avevo seri dubbi sulla Sua capacità di contrastare Renzi, ma questo non intaccava il giudizio di intellettuale dall’intelletto robusto e di uomo di grande rigore morale che Le attribuivo. Le mie perplessità derivavano semmai dalla complessità del Suo pensiero che lo rendeva non sufficientemente reattivo alla rapidità dell’azione di Renzi. Un pensiero povero agisce con velocità e spariglia; questa è la ragione per cui un pensiero più rigoroso può trovarsi spiazzato e costretto a giocare di rimessa. Ma mi dicevo che doveva pur avere termine questa barbarie politica e che sarebbe tornata l’era dei cuperlo dalla riflessione profonda.

Quello che non immaginavo era che il pensiero complesso si potesse innamorare di sé stesso e nel delirio auroreferenziale si trasformasse in contorto. E’ una forma di reazione all’impotenza.

Per cui Lei è sprofondato in uno sterile autocompiacimento della Sua coerenza (avevo detto che se si fosse modificato l’Italicum avrei votato SI’? Eh, Guerini mi ha fatto vedere quel pezzo di carta, diobuono, mi potevo smentire?) e nel giustificare questa Sua supposta coerenza si è incartato in passaggi logici francamente imbarazzanti. Senta questo: il bene assoluto è l’unità, quello è il fine che devo perseguire, per cui l’adesione al SI’ salva questo principio.

Quale unità, scusi? Parlare di unità in occasione di un referendum, che per definizione contrappone due fronti, è un’indiscutibile boiata; questo referendum, a dispetto dei Suoi inutili sforzi non riesce a compattare nemmeno il PD, tanto è vero che numerosi esponenti di primo piano e vaste aree del partito voteranno NO. Quindi motivare la Sua scelta con la ricerca dell’unità è una autentica presa in giro. In realtà, caro Cuperlo, Lei si è schierato, per la precisione con le ragioni del SI’ contro quelle del NO. Quindi La prego di smetterla con questa balla dell’unità.

Ne consegue che Lei è alleato di una parte del PD e avversario, sissignore, avversario politico dell’altra parte. Non è una scelta di mediazione, come tenta di far credere, c’è un referendum, Cuperlo, o si sta con il SI’ o si sta con il NO. E Lei ha scelto di stare dalla parte opposta di quelli che l’hanno sostenuta alle primarie e dalla parte di quelli della Leopolda, abbia la decenza di ammetterlo.

Per cui, mi comprenda, ora non posso confermarLe la mia stima, ora La devo annoverare tra gli avversari, anche se poco convinto e aggrappato ad un improbabile ragionamento dove si rincorrono incongruamente concetti come unità, coerenza e altre menate. Il che rende la Sua scelta ancora più sconcertante.

Buone cose, Onorevole Cuperlo, schierato a Sua insaputa. 

 

« Older Entries

befana

like box

contatore

adv prove webmaster