Lucia Del Grosso

Grande è la confusione sotto il cielo ……..

MA LIBERI E UGUALI NON E’ IL PCI E IL PD NON E’ IL PSI

gennaio15

C’è anche chi sostiene per giustificare l’accordo elettorale tra PD e L&U nel Lazio che il PCI era all’opposizione di governi nazionali di centro-sinistra però poi amministrava gli Enti Locali con il PSI.

No, non potete dire sul serio e per svariati motivi:

  1. vi pare che i rapporti di forza tra PCI e PSI fossero equivalenti a quelli tra L&U e PD? Che cos’è, l’ennesima manifestazione sbilenca di realtà percepita? Erano rapporti di forza ribaltati;
  2. ma anche se i rapporti di forza non fossero stati così favorevoli al PCI, stiamo parlando del PSI, anch’esso partito saldamente ancorato alla rappresentanza dei lavoratori. Il PCI non doveva misurarsi in nessun braccio di ferro con il PSI per imporre scelte  a favore dei lavoratori, dei disoccupati, dei pensionati, nei trasporti, nella sanità, nell’edilizia popolare, nell’idea stessa di città. Il confronto poteva vertere sull’attuazione concreta, su alcune priorità, magari anche su istanze non proprio nobili (tanto del PCI che del PSI), ma non su interessi di classe divergenti: PCI e PSI guardavano allo stesso pezzo di società;
  3. vi pare che L&U e PD condividano lo stesso riferimento sociale, come nel caso di PCI e PSI? Se è così ditemelo, devo essere incorsa in un drammatico equivoco dando la mia adesione a L&U;
  4. quanto all’impegno del PSI nei governi di centro-sinistra: c’era il trattino, che in politica non è un segno di punteggiatura, è l’indicazione della presenza di autonomia e di vivacità dialettica. Infatti il PSI impresse il segno ai governi di centro-sinistra, i socialisti non erano al governo per fare le belle statuine;
  5. e infatti, se vogliamo ricordare solo il primo governo di centro-sinistra, con l’appoggio del PSI di Nenni, nel 1962 viene istituita una commissione per la programmazione economica e, in dicembre, viene nazionalizzata l’industria dell’energia elettrica con la nascita dell’Enel. All’inizio dell’anno successivo vengono adottati i provvedimenti di riforma della scuola, con la realizzazione della scuola media unica e l’estensione a 14 anni della frequenza obbligatoria. I governi del PD ci hanno invece regalato il Jobs Act, la Buona Scuola, un aborto di riforma costituzionale e altre nefandezze;
  6. ma sicuri che non confondete il PSI con la DC? Perché in tal caso il teorema cade: nelle giunte di sinistra la DC non c’era;
  7. assodato comunque che il PD non è il PSI, purtroppo non è nemmeno la DC. Ne siamo stati fieri avversari, ma non si può negare che la DC, con tutti i suoi difetti, non fosse indisponibile alla mediazione. Il PD invece è nato con la tara genetica dell’arroganza maggioritaria: agli alleati non chiede contributo dialettico, ma solo di portare l’acqua con le orecchie;
  8. basta?

ALCUNI CONSIGLI DA UN’ELETTRICE DI LIBERI E UGUALI

gennaio7

Alcuni consigli da un’elettrice di Liberi E Uguali:

  1. Lascerei perdere la retorica della responsabilità. Nella migliore delle ipotesi è pleonastica: esiste una forza politica che si dichiara irresponsabile, che ha nel programma di governo lo sfascio, che rivendica la goliardia al potere? Perfino i 5Stelle tentano di acquisire una patente di responsabilità, al prossimo “resp …… ” un’ondata di crisi isteriche investirà il Paese.
  2. Responsabilità dovrebbe significare pensiero politica rigoroso e coerente. E non è che non ce ne sarebbe tanto bisogno in un Paese dove la forza politica di governo propone di abolire il canone RAI per caricare il servizio pubblico sulla fiscalità generale ahahahahah, i radicali presentano una lista con i cattolici ahahahahah, il partito di maggioranza mette 8 fiducie per far approvare una legge che favorisce l’opposizione ahahahahah e ogni giorno ci riserva una barzelletta.
  3. Ma nell’immaginario collettivo responsabilità non significa quanto sopra, bensì evoca l’accondiscendenza alle ragioni del mercato, che pretende meno Stato, salvo quando deve sgraffignare dal medesimo; evoca la riforma e il chiagni e fotti della Fornero; evoca il doppiopetto dei manager e dei mandarini dei ministeri; evoca la carota al popolo, ma somministrata dalla parte sbagliata.
  4. A proposito, eviterei pure la parola riformismo, che era una bella parola quando il riformismo era progressivo, ma in questi tempi tristi il riformismo è regressivo.
  5. Non mi alleerei con il PD alle elezioni regionali, né in Lombardia, e mi pare che qui il caso sia archiviato, né nel Lazio, dove la tentazione di alcuni è ancora forte. Che c’è, che il problema del PD è solo l’arroganza e la scostumatezza di Renzi, e non un’intera classe dirigente che ne ha condiviso le scelte e persevera? E poi, con quale vantaggio? Il PD è come il mito di Mida al contrario: tutto quello che tocca diventa monnezza.
  6. De Angelis sull’Huffinghton Post registra gli umori della dirigenza di Liberi E Uguali riguardo a Grasso e alla sua poca vivacità e incapacità di scaldare gli elettori di riferimento. Ma va’, viene da Marte Grasso, era sconosciuto ai più? Non era stato scelto per la sua immagine rassicurante di uomo delle istituzioni? E allora cos’è questo sbalzo d’umore? Io sposterei le preoccupazioni dalla figura di Grasso alla strategia complessiva di Liberi E Uguali, vedi punto seguente.
  7. Liberi E Uguali è determinata a uscire dalla sindrome da caduta del muro di Berlino e conseguente accettazione dell’orizzonte senza alternative capitalistico globale? Se sì,  la sua ragione d’essere deve sostanziare: a) una critica radicale dell’esistente; b) una speranza in un futuro senza sfruttati e sfruttatori. Nel mezzo un riformismo progressivo con lo sguardo fermo su a) e b), non per compiacere l’Europa cameriera dei signori padroni del mercato. Di guardiani dell’esistente ce ne sono già troppi, palesi e travestiti, compresi i 5Stelle la cui rivolta antisistema si risolve nell’abbattimento del 40% del rapporto debito/PIL tagliando la spesa pubblica, bel programma liberista. 
  8. Le alleanze post voto? Pazienza se non saremo così responsabili da correre in soccorso di un governo qualsiasi, a me pare più da irresponsabili proseguire nelle dissennate politiche di favori al mercato.
  9. Non vi do consigli sull’Europa, non saprei nemmeno da dove cominciare, mi pare che la riflessione sul tema sia ancora a “caro compagno” e questo non contribuisce certo alla caratterizzazione forte di Liberi E Uguali. 
  10. Non fatemi pentire del mio voto a Liberi E Uguali.

DACCI OGGI IL NOSTRO APPELLO ALL’UNITA’ QUOTIDIANO

dicembre10

Se non proprio quotidiani sono a frequenza superiore alla soglia di sopportazione gli appelli all’unità delle sinistre (vere e sedicenti) per battere alle elezioni le destre, i populismi, i sovranismi, gli squadrismi e già che ci siamo Dart Fenner, il calcare, le smagliature e i nani nei giardini. 

Ieri è stata la volta di Franco Monaco che, ricordo, prima della nascita di MDP aveva proposto la scissione consensuale, della serie “Andate, che la Madonna vi accompagni, però fate piano con la porta“. 

Mai registrata nella storia una scissione di partito consensuale, ma per Franco Monaco tutto è possibile; e infatti ora per l’alleanza elettorale “Tutti gli uomini di buona volontà con il PD” si affida a un miracolo, sdoganando così anche le visioni mistiche, che in effetti mancavano.

Non mi risultano repliche o risposte se non quella indiretta, ma ugualmente esplicita, di Renzi, che ha augurato a Grasso e Boldrini la sorte di Fini e ha avvertito che chi vota per loro vota per le destre, i populismi e tutte le disgrazie che si possano abbattere su un Paese.

Ah, il Bomba ha detto pure che non farà mai un governo con Berlusconi, ma per precauzione ha mandato un messaggio WhatsApp al suo staff di non inserire questa dichiarazione nel report delle Fake News che stanno diligentemente compilando.

E così in queste ultime 48 ore abbiamo avuto un trailer della campagna elettorale che ci attende: Renzi che mena fendenti more solito e la sinistra interna al PD non ancora giunta, nonostante tutto, al livello di consapevolezza che è il momento di entrare in terapia. Cuperlo, per esempio, ha detto che non si candiderebbe mai nello stesso collegio di Bersani per non avere la tentazione di votarlo: c’è bisogno o no di un analista?

Una campagna elettorale violenta nei toni e vacua nei contenuti: le mirabolanti imprese dei governi PD e il voto utile per battere le destre e i populismi.

Soprattutto le seconda vacuità: l’antifascismo è un valore fondante delle Repubblica, non un programma di governo. E quindi dire che la sinistra è unita nella Resistenza ha un’utilità ai fini di un’alleanza di governo prossima allo zero: per il resto che si fa, chiedo a Franco Monaco, l’art. 18 lo si ripristina o no, il Jobs Act lo si cancella o no, la Buona Scuola va bene o no?

Ah, a proposito, nemmeno sull’antifascismo siamo tanto d’accordo, al di fuori dell’affermazione di principio: inutile far fare a giuovanotti scemi vestiti da Carnevale i porci comodi per poi promuovere commoventi manifestazioni: le leggi ci sono, sbatteteli dentro. 

Siamo per un antifascismo fattivo, noi. 

 

 

 

 

 

SOLO UNA SPERANZA DI SOCIALISMO CI SALVERA’

novembre19

Caro Cuperlo, mi ostino a leggere le interviste e le dichiarazioni che rilasci, sempre con la speranza di trovarvi qualche contraddizione risolta, qualche nodo sciolto, qualche punto fermo. Macché! 

Anzi, l’ultima tua uscita sull’Huffinghton Post inanella un intrico ancora più arruffato del solito di pensieri che perdono il filo. Come questo: “Infatti nessuno deve chiedergli di dire questo (cioè l’abrogazione del Jobs Act) perché nella domanda sarebbe implicita la fine di ogni dialogo. Ma a sua volta Renzi non può intestarsi i quattro anni da leader come una successione di successi perché la storia non è andata così. Tanto nel giudizio popolare sulle riforme portate avanti che nel conteggio delle urne. La realtà è che ci sono stati risultati importanti e che è giusto rivendicare, ma ci sono state anche riforme che si sono rivelate fragili e talvolta dannose, e altre che semplicemente sono fallite a cominciare dalla riscrittura di un terzo della Costituzione”

Appena qualche rigo sotto dici che quella legge non l’hai votata perché in disaccordo con la sua impostazione di fondo, cioè più lavoro in cambio di meno diritti. Il che taglia la testa al toro, non ti pare? Ma no, tu inviti a entrare nel merito. E quale sarebbe il merito secondo te? Che il Jobs Act ha creato nuova occupazione all’inizio, ma precaria, e che poi finiti gli incentivi le nuove assunzioni sono cessate. Non è un’aggiunta mia, lo dici tu nell’intervista. E perché, sempre secondo te? Perché non si sono destinate risorse ai centri per l’impiego.

Come dire che se invece i centri per l’impiego avessero funzionato sai che magnifiche sorti e progressive per i lavoratori: passare da un’occupazione all’altra, senza radicare nessuna identità professionale, fare il gioco dei quattro cantoni da un’impresa all’altra e da un mestiere all’altro, una meraviglia, no? A un intellettuale fine come te non dovrebbe sfuggire che questa è la quintessenza della società liquida, ossia dell’alienazione. A meno che non sia questa la risposta che suggerisci a “un mondo che ribalta valori, poteri, classi e pare riscrivere gli equilibri delle democrazie in tutto l’Occidente“.

E qui siamo al punto, caro Cuperlo. A furia di cercare giustificazioni al tuo abbarchicamento a quell’infernale arnese che è il PD ti sei piegato pure tu alla postmodernità, e non poteva essere altrimenti. Sei la prova provata che il ragionamento “provo a cambiare il PD dal di dentro” non funziona, accade puntualmente il contrario.

Non può perciò che cadere nel vuoto il tuo appello a non consegnare l’Italia alle destre e ai populismi, partendo però dal merito e non dalla somma di sigle, perché a questo punto ho il sospetto che parliamo di orizzonti diversi.

E comunque la strada per portare al governo queste grandi iatture la indichi proprio tu, come un Pisapia qualsiasi, esortando la sinistra a rinunciare alla sua ragione d’essere pur di mantenere viva la facciata, dietro la quale ci sono solo macerie, di una sinistra puramente nominale, che, come negli anni 30, regalerà tutti gli esclusi dal benessere, che crescono sempre di più, ai nipotini del fascismo. 

E perciò tranquilli, Cuperlo, Pisapia qualsiasi, Prodi, Fassino e Veltroni: questo giro è andato, come si dice dalle mie parti. 

Perderete con o senza i nostri voti, mettetevi l’anima in pace. 

Perderemo anche noi da soli, ne siamo coscienti, al massimo possiamo sperare di portare in Parlamento una piccola pattaglia di deputati e senatori che riprendano a parlare la lingua dei lavoratori, del disagio e delle periferie.

E che se anche adesso tentennano e procedono per perifrasi arrivino presto a pronunciare l’unica parola del riscatto, l’unica speranza che può salvare questo mondo in rovina: socialismo. SO-CIA-LI-SMO. 

Verrà il momento in cui non ci gireremo più intorno.  

 

 

 

 

 

 

 

 

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